Necroadeth – nuovo Tour 2010!

Autore: Ermanno M. | Categoria: Concerti


In attesa dell’imminente uscita del nuovo capitolo Necrodeath dal titolo “Old Skull” per i 25 anni di carriera che comprende la partecipazione illustre di ex-membri della band:

  • membri di Bulldozer
  • ex-Skizo

vi esponiamo le nuove date dei prossimi concerti.

Per ulteriori informazioni:

http://www.necrodeath.net/
http://www.myspace.com/necrodeath100x100

Fly Tour 2010

(A cura di Ermanno Martignano)

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Mandragora Scream – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Gothic metal, Interviste


Mandragora Scream, band nota ai fruitori di sonorità gothic dark metal, capitanata dalla bella vocalist Morgan Lacroix, freschi di uscita con il full-leght  “Volturna”. Cogliamo l’occasione per fare qualche domanda…

1.    MandragorA  ScreaM, benvenuti su Eraskor, felice ritorno sulle scene.

Morgan:
Ciao e grazie per questa intervista. In questo periodo sono cambiate un pò di cose soprattutto per quanto riguarda la questione manageriale. C’è voluto un pò di tempo ma adesso finalmente abbiamo “messo in moto la macchina” e sembra che tutto funzioni alla grande!

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2.    “Volturna” si dimostra un album pieno zeppo di mid tempo e suoni elettronici, che differenze possiamo riscontrare tra questa nuova release e le precedenti.

Morgan:
In realtà la differenza sta solo nella scelta delle sonorità, abbiamo inserito più elementi elettronici e loops ritmici cercando di miscelarli con le atmosfere che amiamo tanto.

3.    Complimenti per la grande voce Morgan, come nasce una vostra canzone, prima testo o sound?

Terry:
Si Morgan ha una gran voce! È stimolante scrivere per lei perchè ti permette di spaziare anche su estensioni vocali da contralto! …cosa molto rara in una voce femminile…
Non esiste un unico modo…è un’ispirazione improvvisa e può nascere da un testo di Morgan che mi dà l’idea per una musica o in altri casi compongo e registro dei brevi brani che poi sviluppiamo in modo più articolato.

4.    Quale track in “Volturna” esprime in voi maggior emozione e carica adrenalinica nel suonarla, e perché?

Terry:
sicuramente “The Killing Game” e “The Circus”, hanno qualcosa di mistico e sensuale allo stesso tempo e  quando le suoniamo si crea un’energia incredibile che ti va a smuovere le famose “farfalle nello stomaco”.

5.    Penso che non erro asserendo che siete state una delle prime band italiane a collaborare con la Nuclear Blast nei primi anni di carriera, quale è il ricordo più bello di quel periodo, il sapere di essere sotto contratto con una dell’etichette più in voga del panorama metal.

Terry:
Il momento più bello è stato quando ci hanno proposto il contratto e successivamente quando è arrivato il pacco con dentro le nostre copie del disco…puoi immaginare che cosa incredibile! Devo dire che successivamente non siamo rimasti poi così soddisfatti della loro collaborazione e piano piano per poter crescere abbiamo dovuto cercare altre vie…

6.    Anche questo album ripercorre trame fantasy horror?

Morgan ART LIGHT VIOLET piccola

Morgan:
La storia è stata concepita da me durante un viaggio che ho fatto un anno dopo la morte di mio padre nelle  “Vie Cave “ a Sovana vicino a Volterra. Un posto veramente magico e pieno di energia
“VOLTURNA” è un concept album e questa è  la trama:
Che Le danze dell’antico vampiro  abbiano inizio, mio padre …

Londra 1805 “Varnya”  vampira da molti secoli improvvisamente perde suo padre “Lui”  da sempre suo  confidente e maestro  della fredda  notte e delle arti oscure . Varnya  sentendosi  completamente  perduta nel limbo della  solitudine cerca di “abbracciare”  un giovane  “Moldan” credendo così di colmare l’immenso senso  di vuoto che attimo dopo attimo l’avvolge. L’amore per Moldan con il passare del tempo rende Varnya sempre più debole conducendola fino alla cecità. Varnya decide così di recarsi  in un piccolo paesino italiano Sovana,  dove sembra  esistere  dopo un lungo cammino attraverso le vie cave,  una foresta incantata “Volturna” . L’antico lago dei segreti  “Mesmer” al centro di Volturna é vegliato dalla Dea Delle  Eclissi  “Venihan”,  alla quale Varnya  chiede di svelare il proprio destino ed il motivo della sua cecità.

Venihan  confida a Varnya che può riavere la vista e riportare suo padre in vita alla sola condizione di uccidere Moldan e cercare il vero amore a lei destinato. Le rivela che la perdita della vista era causata da un cambiamento del destino Varnya  aveva fatto ma non scritto dagli Dei.

Varnya  accetta anche se straziata dal dolore e torna Londra dove vive il resto dei suoi giorni  fin quando  accadde l’inaspettato…  In una  notte dove non vi è più confine fra il mondo dei vivi ed il mondo dei morti , durante un  eclissi di luna , una donna bussa alla sua porta donandole un bambino … Varnya vagamente ricorda il volto di quella donna, è la dea del lago che porgendole il piccolo Principe vampiro, le dice: “ Prenditi cura di lui,  lui sarà il tuo futuro, il tuo infinito, non portarlo mai sotto la luce del sole …  nutrilo con lacrime di sangue lui è il tuo destino ! … il suo Nome è Volturna.

7.    Come mai l’idea di due cover così differenti tra loro nel genere e anno di uscita.

Terry:
Semplicemente ci piacevano ed era già un pò che erano in repertorio, addirittura dovevamo suonarle al Gothica Festival a Budapest nel 2006

8.    Vi esibirete dal vivo per promuovere il nuovo disco? Se e sì, quando e dove?

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Terry:
Si! Saremo in tour 3 mesi con i 69 Eyes. Il tour partirà il 13 gennaio da Stoccolma e toccheremo molti paesi europei fino ad arrivare in Inghilterra e Scozia a metà marzo.

9.    Progetti futuri dopo “Volturna” ?

Morgan:
Ovviamente il nuovo album, forse anche una opera rock in collaborazione con lo scrittore spagnolo Julio Angel Olivares Merino, ed infine c’è l’idea di produrre qualche band che già teniamo d’occhio…

10.    Fine, grazie per il tempo concessoci, in bocca al lupo per tutto, chiudete voi l’intervista!

Morgan:
Grazie a voi! E grazie a tutti i nostri fans che non mollano mai! Grazie infinite, un caldo abbraccio e un dolce morso a tutti…

(A cura di Ermanno Martignano)

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Mandragora Scream – Volturna (Lunatic Asylum records 2009)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Gothic metal, Recensioni


mardragora screa, artworkMandragora Scream, band toscana attiva dall’ormai lontano 1997 per mano della vocalist Morgan Lacroix, è una delle prime band italiane a poter vantare (anni addietro) una collaborazione con la celebre etichetta tedesca Nuclear Blast.

Dopo 3 album all’insegna di trame vampiriche, tornano con “Volturna”, album che segue gli stessi stilemi ma in maniera più matura e con un sound più moderno che abbraccia l’electro gothic vicino a gli ultimi Theatre Des Vampires.

Incluse nel pacchetto delle tredici canzoni, potrete ascoltare due cover, “bang bang” di “Cher”, versione ricca di romanticismo e seconda,  “fade to gray” dei “Visage”celebre song anni ottanta in stile dark gothic rock  ben arrangiata e molto fedele all’originale.

Tutti i pezzi seguono le medesime coordinate stilistiche, dove i mid tempo la fanno da padrone per tutta la durata dell’album. Pezzi che inchiodano sicuramente l’ascoltatore, sono “Im going Alone” per il suo ritornello di facile presa, la bellissima “The Circus” “Deceveir” e la superlativa e romantica “Breakin’ Dawn”, dove Morgana incanta con la sua speldida voce, infine citiamo la romantica “Bluindness”, “Farewell” dal sapore anni ’80, “The calling from isaiah”, e “Nails”.

In definitiva un album che coinvolge appieno e convince dopo pochi ascolti, sicuramente non possiamo gridare al miracolo,  ma di questo passo chi può dirlo che prima o poi non si concretizzi..
Prova convincente!

Tracklist:
1.    Lui
2.    I’m goin’ alone
3.    The circus
4.    Deceiver
5.    Brekin’ dawn
6.    Killin’ game
7.    Blindness
8.    Farewell
9.    A chance from him
10.    The calling from Isaiah
11.    Bang bang (Cher cover)
12.    The seagull’s creed
13.    Fade to grey (Visage cover)
14.    Nails
15.    Heartbound Eve

Line up:

Morgan Lacroix – voce
Terry Horn – chitarra ,voce,keys, program
Max Rivers – basso
Furyo  – bateria

Discografia:

•    Fairy Tales From Hell’s Caves (2001)
•    A Whisper of Dew (2002)
•    Madhouse (2006)

(A cura di Ermanno Martignano)

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Adveniat Hiems – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Interviste


Quale migliore situazione per ricordare le gloriose origini del black metal caratterizzate da quelle tenebrose litanie logoranti e piene di pathos.
E’ proprio in questo passato che ci proiettano gli Advenit Hiems, band black ambient proveniente da Milano, sulla scena con il loro nuovo EP “Loki”.

1.    Salve Adveniat, benvenuti su Eraskor!

Ciao, grazie di averci invitati!
Gli Adveniat Hiems sono una band piuttosto atipica: siamo un gruppo giovane infatti, nato all’inizio del 2008, ma formato da membri che hanno già una lunga esperienza nel campo della musica estrema. Tutti noi suoniamo da più di dieci anni in differenti progetti e solo dopo un lungo percorso individuale ci siamo riuniti: questo fa sì che la band abbia una storia breve ma una base che definiamo senza falsa modestia solida e ben radicata, sia stilisticamente che come idee creative.

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2.    Da dove prende vita il nome Advenit Hiems?

Devi sapere che quando abbiamo composto il gruppo, per prima cosa ci siamo chiesti quale impressione volevamo suscitare nell’ascoltatore, quale idea volevamo far sorgere in chi avesse messo un nostro brano nello stereo; in base a questo abbiamo poi costruito ogni aspetto del gruppo, dal suono fino all’immagine.
La sensazione che gli Adveniat Hiems vogliono risvegliare è il freddo, il gelo delle terre vaste e desolate, l’inverno fatto di ghiaccio e racconti antichi e suggestivi. Per questo il nostro nome è stato tratto da un’invocazione latina che significa “Che l’inverno giunga!”

3.    Il vostro EP, è riuscito a proiettarmi nei primi anni novanta, ricordandomi i compianti Nihil Locus, Burzum, Satyricon, Astral, Anubi etc…
I tempi misti tra una certa litania e suoni ambient fanno dedurre che amate supportare più la vecchia scuola che le sonorità odierne…

Si, è proprio così. Non che non ci piaccia ascoltare il black contemporaneo, ma le nostre preferenze vanno verso le composizioni delle band che hanno fatto le origini del genere. Ci piacciono le atmosfere che sanno evocare, la semplicità a volte delle idee trasmesse unita alla loro efficacia, spesso anche la convinzione con cui sono stati composti e suonati i loro pezzi, che non sempre si ritrova nelle band odierne.
Il primo Burzum per noi ha fatto scuola ad esempio, insieme agli album dei primi anni 90 dei Gehenna oppure alcuni brani dei Mactatus. Il tutto senza dimenticare le atmosfere del bellissimo “For all tid” che è stato l’esordio magnifico dei Dimmu Borgir oppure il cupo “Dark medieval times” dei Satyricon.

4.    Nella vostra biografia, ho letto che prima vi chiamavate “Lustnotes”, come mai questo nome ha cessato la sua esistenza? Che differenze stilistiche possiamo riscontrare con il nuovo progetto musicale?

Prima di formare gli Adveniat Hiems, i tre memebri della band hanno militato insieme nei Lustnotes per diversi anni. E’ proprio in seno a questa band che la nostra collaborazione ha trovato il suo equilibrio e la sua forma d’espressione che manteniamo ancora oggi: abbiamo imparato a conoscerci musicalmente e interpretare reciprocmente le nostre idee, amalgamando i nostri background per trovare un equilibrio che piacesse a tutti e tre.
Quando i Lustnotes si sono sciolti dopo la pubblicazione del CD “Graveyard Ballades”, alla fine del 2006, abbiamo voluto proseguire la collaborazione che si era creata, dando vita ad un progetto che raccogliesse gli interessi e i gusti che ci accomunano, tralasciando gli aspetti della precedente band che non sentivamo più nostri. Ad esempio abbiamo accantonato le atmosfere più barocche dei Lustnotes per lasciare spazio a uno stile più medievale; abbiamo sostituito il virtuisismo delle chitarre con riff improntati alla creazione dell’atmosfera e arpeggi più suggestivi; abbiamo sostituito l’orientamento esclusivamente black metal delle sezioni ritmiche con ispirazioni più vicine al doom. In conclusione ci siamo spostati verso sonorità che sentivamo più adatte a rappresentarci e che potessero caratterizzarci meglio nel panorama musicale odierno.

5.    Il concept di questo mini EP, è legato alla mitologia, al folklore e alla storia del nord-Europa. Potete farci una sintesi della storia e dei suoi personaggi?

“Loki” è un breve album ispirato alla figura dell’omonima divinità e quelle dei suoi tre figli, che giocano negli eventi del Ragnarok (la fine del mondo secondo la mitologia nordica) un ruolo di primo piano.
A parte l’introduzione strumentale dell’album, che riprende in musica uno dei temi caratteristici dell’avvio degli eventi del Ragnarok, la gelata del fiume che separa le terre degli dei da quelle dei mortali, ogni traccia presenta uno dei personaggi dell’album e ne sottoliena le caratteristiche fondamentali. Abbiamo voluto ritrarre con pochi accenni basilari ogni divinità, sottolineando al contempo un tratto per noi significativo che viene richiamato nelle musiche. Di Loki viene ritratta la volontà di vendetta e l’attesa dello scontro con Odino e gli altri dei. Il lupo Fenrir ad esempio viene descritto mentre attende nelle nebbiose pianure dove è incatenato che giunga il momento di divorare il sole e far così piombare il mondo nell’oscurità: la contrapposizione tra i suoi pensieri inquieti e l’immobilità del paesaggio si riflette nei cambi del brano e nell’alternanza tra voce scream e narrazione. Del serpente Midgardsorm invece viene messa in luce la natura simbolica e quasi mistica, specchio dell’eterno fluire di cicli e stagioni, sottolineata dal rincorrersi delle parti portanti delle musiche, mentre Hel, regina degli inferi, domina la chiusura dell’album con la malinconia ma anche l’implacabile spietatezza della sua figura.

6.    Vi esibirete dal vivo per promuovere il vostro prodotto? Con chi vi piacerebbe condividere il palco?

Probabilmente non ci esibiremo live. Innanzitutto la nostra band è composta da pochi membri che svolgono più di un ruolo all’interno del gruppo e dunque sarebbero necessari dei sessionist per un performance dal vivo che al momento non abbiamo a disposizione. Inoltre, nella scena italiana, promuovere una serata black risulta complesso, vista la scarsa popolarità del genere. Preferiamo perciò affidare la promozione dell’album a mezzi a più ampio spettro, come le webzine e internet.
In caso ci capitasse di suonare live però, saremmo molto felici di condividere il nostro palco con altre band dell’underground, che, lo sappiamo bene, è ricco di talento e buone creazioni. Non siamo interessati al rilievo mediatico che molte band bramano, dunque non sogniamo grandi nomi accanto a cui comparire, ma piuttosto ci piacerebbe avere vicino altre band come la nostra, che con convinzione, passione e dedizione portano avanti un progetto che amano e in cui credono fermamente.

7.    Secondo voi, quali differenze sostanziali si riscontrano ancora oggi tra il vecchio black metal e quello odierno?

La differenza tra il black di vecchia scuola e quello odierno è secondo noi abissale. Innanzitutto, ci colpisce sempre come la sincerità dei prodotti delle origini sia stata troppo spesso completamente dimenticata dalle band di oggi. Abbiamo l’impressione che ci si basi sull’apparenza e a volte addirittura sugli effetti speciali per fare colpo sull’ascoltatore, impressionarlo con esplosioni di violenza, con virtuosismi, a volte anche con trasgressioni esagerate fino ad essere comiche, piuttosto che rapirlo con un messaggio o con una suggestione ben curata. Il black odierno spesso somiglia ai programmi tv di qualità scadente: pochi messaggi, quasi nessuna idea originale, ma l’esasperazione di quelli che sono ormai gli standard, la provocazione finalizzata solo alla vendita, la creazione di icone che poi si scoprono vuote e prive di basi o di storia.

8.    State valutando qualche etichetta discografica per una migliore promozione di “Loki” ?

No, o almeno nessuna Major. Abbiamo deciso di promuovere noi in prima persona questo album e di occuparci della sua distribuzione tramite i canali che il web ci offre. Abbiamo provveduto da soli alla commercializzazione dei brani in alta qualità sui principali motori di musica come iTunes ed Amazon, affiancandoli alla distribuzione nel mondo dell’underground indipendente con l’appoggio di alcune net-label che offrono gli MP3 gratuiti al loro pubblico. La stampa del CD invece avviene on-demand ed è dunque disponibile per chiunque la desideri con pochi semplici click.

9.    Progetti futuri? Quale sarà il seguito di questo concept?

Vogliamo continuare con il filone mitologico/folkloristico legato al nord Europa. Il prossimo progetto tratterà probabilmente di una delle saghe nate in questi territori e sarà sempre, poiché questo è lo stile che vogliamo dare al progetto, un album breve composto di pochi brani.

10.    Vi ringraziamo per essere stati con noi, in bocca a lupo per tutto!

Grazie dello spazio che ci avete dedicato, speriamo di risentirci presto per il prossimo EP!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Adveniat Hiems – Loky (Ep autoprodotto 2009)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Recensioni


Adveniat Hiems – Loky (Ep autoprodotto 2009)

artwork ADVENIAT HIEMS Advenit Hiems, band milanese formatasi nel 2008 ed un tempo conosciuta con il nome di “Lustnotes”. Il loro sound mi ricorda le prime release black metal anni novanta, tenebrose ed oscure, ricche di ritmi semplici e ridotti quasi a litanie catacombali.

I gruppi che riaffiorano in mente, sono sicuramente, Burzum, Nihil Locus, Ascaroth, Behemoth (primi), Satyricon (primi), Kawir, Anubi e Limbonic art (per alcuni aspetti).  Il sound come già detto, ha quel particolare “litanilico”, ma che è sapientemente concepito su ogni strumento, il tutto diretto come un’orchestra da una fantastica voce che spazia tra screaming e parti evocative, oserei dire astrali.

Cinque brani, intro compreso, che risultano una vera manna dal cielo, fanno subito capire l’importanza del gruppo legato ad un notevole background musicale coltivato negl’anni.

In conclusione, ottimo lavoro che si ascolta e si apprezza con piacere sin dal primo ascolto.

Un elogio va anche all’artwork, molto fedele ai canoni del genere e consigliato a chi ama il glorioso passato, o a chi ha voglia di scoprire da dove iniziava a prender vita l’ “arte nera”!

Tracklist:

1.    Iving (intro) 1:57
2.    Loki 4:45
3.    Midgardsorm 4:19
4.    Fenrir 5:08
5.    Hel 4:35

Line up:

Aganush – basso / chitarra
Ragno – batteria
Ishtar – Keyboards

(A cura di Ermanno Martignano)

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Adveniat Hiems – Biografia

Autore: Ermanno M. | Categoria: Biografie


Gli “Adveniat Hiems” nascono nel 2008 a Milano, fondati da tre musicisti già in precedenza impegnati in una stretta collaborazione e uniti ora dal comune obiettivo di creare un suond freddo e atmosferico che hanno in mente da tempo. Anche il nome che scelgono per la band è infatti l’equivalente latino dell’invocazione “venga l’inverno”, che vuole porprio sottolineare il gelo che il gruppo si propone di evocare con i suoi brani.

I tre membri del gruppo risorgono dalle ceneri della precedente band “Lustnotes”, scioltasi dopo la pubblicazione dell’album “Graveyard Ballades” (Label: Cimitero records, 2006 Distribuzione: Masterpiece) e uniscono background musicali differenti, che sono andati integrandosi con il tempo fino a creare il sound caratteristico che li distingue.

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Il suono della band trae le proprie origini dal black metal nelle sue diverse forme, da quella più classica (Burzum, Carpatian Forest) fino alla commistione sinfonica di band come Dimmu Borgir, Enslaved e Novembre.

Già reduci da una precedente collaborazione , in questo nuovo progetto il risultato sonoro dei tre è già fluido e preciso, pronto per essere indirizzato nel miglior modo per esprimere le tematiche trattate.
L’attività di composizione avviene in una sala prove di Milano, dove due o tre volte a settimana la band si riunisce per discutere i brani. La familiarità con la propria strumentazione e la libertà dai ritmi obbligati delle sale ad affitto orario permettono un lavoro più organico e concentrato, che fa nascere un prodotto coerente e ben definito in ogni suo aspetto, dal suono alla grafica per giungere poi ai testi.

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Il Grande Scisma D’oriente – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Gothic metal, Interviste


Ecco la chiacchierata con la band romana “Il Grande scisma d’Oriente”, band prog-death metal che da pochi mesi ha dato alle stampe il primo lavoro intitolato “Synesthesia”.

Risponde: Emanuele Capparelli

1) Diamo il benvenuto a Emanuele Capparelli , vocalist de “Il Grande Scisma d’Oriente”. Complimenti per il vostro primo lavoro, potresti descrivere ai nostri lettori come nacque questo progetto?
Si può dire che questo progetto sia nato con l’ingresso nella formazione del nostro attuale chitarrista, Gabriele Gaudino, alla fine del 2007. A quel tempo giravamo sotto il monicker “Novalis”, un omaggio al famoso poeta romantico tedesco, ma la nostra linea musicale non era per niente definita.
Le composizioni erano davvero di basso livello, c’erano parecchie influenze thrash, e il tutto risultava una mera sequenza di riff senza un preciso scopo. Io stesso abbozzavo un finto scream, e riascoltando oggi qualche vecchia registrazione, devo dire che ero abbastanza penoso! Cambiando batterista, alla fine dello scorso anno, siamo riusciti a rimetterci in carreggiata, e a ridefinire il nostro approccio alla musica, avvicinandoci sempre più a quello che potete ascoltare oggi nel nostro promo Synesthesia, con bene chiaro in testa l’obiettivo di fare buona musica, ma soprattutto di divertirci.

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2) Come è nata l’idea di usare come monicker il nome “Il Grande Scisma d’Oriente?
L’idea è stata mia, siamo stati spinti a cambiar monicker dal fatto che il precedente, Novalis, era già occupato da una formazione prog tedesca con una decina di full lenght all’attivo, il che sarebbe risultato un grosso problema una volta rilasciate le nostre prime pubblicazioni. Questo nome in realtà si riferisce ad un mio altro progetto personale, ovvero la stesura di un romanzo di impostazione fantasy/fantascientifica, che porto avanti da un pò di tempo.
La scrittura e la musica sono indubbiamente due cose fondamentali per me, e ho pensato che le due cose in qualche modo potessero fondersi, cercando di raccontare in due modi differenti diversi aspetti della stessa storia. Le due cose sono complementari, lì dove finisce la narrazione scritta, comincia quella raccontata attraverso la nostra musica, e viceversa. Avere un monicker così lungo e in italiano è sicuramente un punto a nostro sfavore, (difatti abbiamo dovuto ingannare il nostro bassista, del tutto contrario, dicendogli che avevamo già accettato delle date sotto questo nome, e che oramai eravamo obbligati!), ma sicuramente questo progetto non avrebbe altrimenti avuto, almeno per me, lo stesso significato.

3) Quali sono le tematiche di “Synesthesia”? Chi si occupa della stesura dei testi e della composizione della musica?
Synesthesia, come già accennato, è un primo approccio al mio progetto letterario. Ho composto personalmente i testi, mentre la musica viene soprattutto da idee di Gabriele, il nostro chitarrista, a cui poi abbiamo lavorato tutti assieme. I tre pezzi di cui si compone sono legati da un filo narrativo, bozza di un possibile futuro concept. Riassumo qui brevemente: il protagonista è un uomo affetto da una grave malattia, che lo tiene sin dalla nascita isolato dalla realtà, come se in verità non si fosse mai accorto d’essere.
Ad un tratto la sua mente si accende, ma comincia ad immaginare il mondo così come la sua mente può, associando in maniera errata i sensi (da qui la sinestesia), creando una propria realtà fittizia. Col tempo egli percepisce di vivere nel sogno e cerca un modo per evaderne, riuscendovi infine; passando “al di là dello specchio”, forte della propria esperienza onirica, riconosce che anche il mondo reale in realtà è dettato dalle stesse leggi dei sogni, e comincia un suo viaggio personale, attraverso luoghi ed epoche, alla ricerca di sé stesso.

4) Ti porgo i miei più sinceri complimenti per la tua voce , hai un growl e un timbro davvero invidiabili! Entrambi richiamano molto la voce di Akerfeldt. Sono gli Opeth la vostra più grande influenza? Avete voluto in qualche modo omaggiare i “mostri” svedesi?
Ti ringrazio per i complimenti, sono autodidatta, perciò la soddisfazione è doppia! Sebbene possa sembrare innegabile il nostro legame ad una band come quella di Mikael Akerfeldt, il nostro intento non è mai stato quello di omaggiare la loro bravura o il loro stile, perlomeno non direttamente.
Come ho già accennato infatti le composizioni sono sempre avvenute prendendo come base le idee del nostro chitarrista Gabriele, il quale, e la cosa può davvero sembrare impossibile, è digiuno di swedish o comunque non conosce quasi per niente i gruppi che ci vengono associati come maggiori influenzatori, siano essi gli Opeth, i Katatonia o i Novembre. Stesso discorso vale per i nostri ex chitarrista e batterista, Giacomo e Andrea. Gli unici due ad aver subito pesantemente l’influenza dei sopracitati gruppi siamo io e Matteo, il nostro bassista, e per questo dico che l’influenza è stata indiretta, in quanto abbiamo partecipato in minima parte alla stesura dei pezzi.

5 )Ritornando al discorso influenze musicali : quali sono gli ascolti maggiori tuoi e del resto della band?
Personalmente ho maturato nel tempo una visione molto aperta della musica, cercando soprattutto di avere una conoscenza a 360 gradi del metal, che mi ha portato a preferire di volta in volta uno stilema ad un altro.
Poco tempo fa avrei potuto dirti che i miei ascolti maggiori puntavano sul technical death americano moderno, stile The Faceless o Born of Osiris, mentre oggi potresti più facilmente trovarmi ad un concerto grindcore, ma anche stoner! Matteo, il bassista, condivide più o meno i miei stessi gusti musicali, con una predilezione particolare per la visione alternativa di gruppi come i Tool e gli Anathema. Il chitarrista Gabriele, invece, ha un modo tutto suo di vedere la musica, che ancora non mi è chiaro, perciò, per non fare errori, salto alla prossima domanda.

6) Il disco possiede un’ottima produzione , merito dagli Acme Recording Studio. Come è stato lavorare in questo studio? Siete soddisfatti del prodotto finale?
Siamo più che soddisfatti! Davide, il proprietario dell’Acme Recording Studio, è stato davvero fondamentale nella buona riuscita del prodotto. Sicuramente senza la sua esperienza tecnica e musicale non saremmo riusciti a fare tanto. Lo studio è ottimamente attrezzato, e lui si è rivelato al di sopra delle nostre migliori aspettative.

7) Cosa avete intenzione di fare per il futuro? Siete già alla composizione di nuovo materiale?
L’intenzione è, per ora, quella di chiudere la line-up (cerchiamo infatti sia un batterista che un chitarrista), e di iniziare a comporre nuovo materiale, con l’idea futura di poter far uscire finalmente un full-lenght. Sicuramente il modo di concepire il songwriting cambierà parecchio, soprattutto per cercare di trovare una via più personale che ci svincoli dalle massicce influenze che anche tu hai citato, ad esempio partecipando tutti più attivamente e non lasciando quest’onere a un singolo membro del gruppo, e su questo punto, siamo già sulla giusta strada.

8 ) Bene Emanuele , è stato un piacere fare questa breve chiacchierata. Porgo nuovamente i complimenti alla vostra prima fatica, a te l’ultima parola…
E’ stato un piacere mio, mando un saluto a tutti i lettori di Eraskor.com, e rivolgo loro l’invito ad ascoltare il nostro promo Synesthesia, direttamente dalla nostra pagina Myspace, con l’augurio che l’ascolto sia gradito!

(A cura di Marco Squillino)

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Il Grande Scisma D’oriente – Syneshesia (autoprodotto 2009)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Gothic metal, Recensioni


IL GRANDE SCISMA D’ORIENTE – “SYNESHESIA” (autoprodotto 2009)

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Il grande Scisma d’Oriente: evento storico,  accaduto nel 1054, che divise la Chiesa Orientale Bizantina da quella Occidentale.  La band romana decise di adottare questo inusuale moniker, nel 2009, cambiandone il precedente “Novalis”, per motivi di copyright.

“Synesthesia” è il primo lavoro della band capitolina,  che ha inizio con le note incantevoli della prima track omonima (in realtà la prima parte dell’opening track, ndr).  Ed ecco l’imperante “fantasma” degli Opeth aleggiare già dalla seconda parte dell’opening track.

Un grande plauso al growl del vocalist, che ricorda vagamente quello del maestro Akerfeldt, e alle chitarre prog/death.  Sono presenti anche dei piacevoli intermezzi clean che ricordano davvero molto (fin troppo a volte, ndr) i maestri svedesi; vi sono anche molti riff catchy con un “piglio” death metal che non guasta mai.

Anche il riffing (sia clean che distorto) risente molto dell’influenza opethiana, ma presenta anche interessanti spunti personali, merito dell’ottima prova del vocalist Emanuele Capparelli che possiede un timbro davvero caldo e dilettevole.

Dopo la prima “suite”, spetta ad un nuovo intermezzo sognante e a dei piacevoli arrangiamenti “space”, introdurre il secondo brano chiamato “Hypnogogia”. Nuovamente accolti dal singolare growl, la track presenta degli interessanti spunti, ma anche delle clean vocals, che richiamano nuovamente le opere di Mr. Akerfeldt&Co

La track di chiusura, “Onironauta”, è coerente con le altre tracks di questo disco e lo conclude egregiamente.

Consiglio ai lettori di ascoltare più volte l’album perché ascolto dopo ascolto, il disco tira fuori la sua personalità. La band si destreggia facilmente tra partiture clean e partiture death metal,  voci clean e growl e/o scream, mostra una grande sicurezza e capacità tecnica, ma purtroppo a livello compositivo i Nostri mostrano una spiccata tendenza al “tributo”. Le basi ci sono tutte, la band romana è davvero abile, quindi credo debba mostrare  maggiormente, nel suo prossimo capitolo, una maggiore personalità (pur presente, ndr). Un plauso all’artwork davvero molto visionario e originale e al lavoro dell’Acme Recording Studio.

TRACKLIST:

1-Synesthesia pt.1

2- Synesthesia pt.2

3-Hypnagogia pt.1

4- Hypnagogia pt.2

5- Onironauta

LINE UP:

Emanuele Capparelli – Voce

Gabriele Gaudino – Chitarra

Giacomo Coppini – Chitarra

Matteo  Capozucca – Basso

Andrea Marino – Batteria

(A cura di Marco Squillino)

VOTO : 75/100

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