Giunti al loro terzo album, il primo per Punishment 18 Records, intervistiamo Sandro Capone, chitarrista dei Novaresi “Bejelit” e scopriamo le peculiarità di “You die and i…”
1. Ciao Sandro, un benvenuto a te e i tuoi compagni
Ciao Ermanno e ciao a tutti quelli che ci stanno leggendo! Grazie per il benvenuto e per lo spazio che ci dedichi!
2. Complimenti per “You die and I….”, descrivilo dal tuo punto di vista
You Die and I… è il nostro terzo disco e per noi rappresenta un’importante ritorno sulla scena dopo il silenzio discografico degli ultimi 4 anni. Dal mio punto di vista questo non è solo un traguardo ma un nuovo punto di partenza. Siamo maturati poiché ora sappiamo con certezza quello che vogliamo da questo gruppo, abbiamo degli obbiettivi e piano piano cerchiamo di raggiungerli con pazienza e dedizione. In “You die and I…” ci siamo noi, ci sono le nostre emozioni, le nostre esperienze.. quello che abbiamo dentro trasformato in musica. Non è semplice descriverlo e credo che molti recensori abbiano fatto un ottimo lavoro che magari io stesso non sarei stato in grado di fare: è un disco che non deve colpire solo l’orecchio ma deve stimolare le corde delle emozioni di una persona.

3. Quali differenze stilistiche si possono riscontrare tra il nuovo capitolo e i 2 precedenti “Hellgate” e Age of Wars”?
La più evidente sono di sicuro i testi: nei primi due album seguivamo il concept di Berserk, il noto manga di Kentaro Miura da cui abbiam preso spunto per lo stesso nome del gruppo. Durante la stesura del disco abbiamo involontariamente abbandonato questo filone, e man mano che i pezzi prendevano vita ci siam resi conto che avevamo dentro qualcosa di nuovo da dire. A livello di produzione You die and I.. è un disco molto più curato, anche grazie al fatto che lo abbiamo registrato presso il nostro studio di registrazione, che ci ha permesso di dedicarci tutto il tempo che volevamo.
Infine musicalmente siamo sempre noi, si sente il nostro stile nel songwriting per quanto in fase di arrangiamento ci siamo lasciati andare maggiormente a sperimentazioni, senza mai però esagerare.
4. Cosa rappresenta il sinistro artwork?
L’artwork, realizzato da Robert Hoyem, è stato scelto per rappresentare l’atmosfera del disco. Un uomo piegato, in ginocchio, trafitto da numerosi chiodi piantati nella schiena: se noti non vi è sangue ne alcuna ferita. Si tratta di un’immagine tutt’altro che “gore”, molto più psicologica. L’uomo non ha alcun tratto distintivo, rappresenta l’essere umano, che durante la sua vita viene colpito alla schiena dal fato o dai suoi simili e porta con se tutti questi colpi fino ad essere piegato in due, a non farcela quasi a rialzarsi.
Se noti sul collo vi è tatuato l’Ouroboros, il serpente che si morde la coda, immagine che rappresenta la natura ciclica di ogni cosa. E tuttavia, in questa immagine cupa, vi è comunque una luce.. forse una speranza di potersi rialzare sempre.
5. Quali sono state le tracks più impegnative?
Tutte! Nel senso che ci siamo impegnati in tutte, nessuna è stata fatta velocemente come riempitivo per raggiungere le 10 tracce ma ciascuna ha avuto la sua storia, la sua evoluzione e ovviamente qualche imprecazione quando non veniva.
6. A prodotto finito, avreste aggiunto delle migliorie o vi ritenete soddisfatti al 100%?
Ogni “artista” è sempre autocritico quindi sicuramente a posteriori potrei dire che qualcosa da sistemare c’è per forza. Noi ci riteniamo molto soddisfatti: questo disco è il meglio che potevamo fare in questo momento. Siamo noi e di metterci a elucubrare su cosa poteva modificare o migliorare non serve più a nulla. Possiamo prendere spunto sicuramente per fare ancora meglio al prossimo disco;)
7. Come è nata la collaborazione con la Punishment18 Records, siete soddisfatti del loro operato?
Corrado lo conoscevo già da qualche anno poiché al tempo avevo messo in piedi una piccola etichetta discografica, proprio nel periodo in cui nasceva la Punishment18. Tuttavia mai avrei pensato che avremmo firmato per lui poiché il genere fino a questo momento trattato dall’etichetta si muoveva su sonorità più estreme. Ci troviamo molto bene con loro, il disco sta girando molto in diverse parti del mondo e la cosa non può che farci piacere. Inoltre è un’etichetta che nasce dalla passione per il metal con la voglia e lo scopo di far girare soprattutto molti nomi dell’underground Italiano.
8. Avete in progetto dei Live?
Altrochè! I Bejelit sono prima di tutto una band live: sicuramente per noi salire su un palco e dare la nostra musica al pubblico è il momento più intenso, il vero risultato che sta dietro alla registrazione di un disco. Da febbraio ad oggi abbiamo già calcato una decina di palchi Italiani. Ora per l’estate parteciperemo a 3 diversi festival nel mese di Luglio: il 9 al Twilight di Fabbrico con 5th Element e White Skull, il 17 al Metal Brigade Festival a Pavia e il 18 al Rock inn Somma a Somma Lombardo (Va). A Settembre ricominceremo di nuovo a girare l’Italia e punteremo anche ad alcune date live nel resto dell’Europa. Invitiamo tutti i lettori a venirci a sentire, non vi deluderemo;)
9. State già pensando al successore di “You die and I…”?
Abbiamo già in cantiere diversi nuovi brani e da Agosto, con la prima pausa dai live, inizieremo la preproduzione del nuovo album.
Non so darvi altre anticipazioni su quando registreremo l’album e quando vedrà la luce ma ci siamo fatti una promessa.. non faremo più attendere 4 anni!!
10. Vi ringraziamo per la disponibilità e rinnoviamo i complimenti. Lascio a te il messaggio finale ai nostri lettori…
Grazie a te Ermanno! Un saluto a tutti i lettori, speriamo davvero che la nostra musica possa emozionarvi come ha già fatto con noi!
(A cura di Ermanno Martignano)
http://www.eraskor.com/product_info.php/products_id/444 (you die and i…)
http://www.eraskor.com/product_info.php/products_id/443 (Age of Wars)
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