Aeternal Seprium – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Interviste


Aeternal Seprium, band epic metal della Lombardia che con “Against Oblivion’s Shade” ci fa rivivere le meraviglie di un sound debitore alla Domine, ricco di pathos e saggezza stilistica.

1.    benvenuti sulle nostre pagine ragazzi ,raccontateci un po’ la vostra storia?

Ciao Ermanno grazie dello spazio concessoci. Il gruppo originario si forma all’inizio del 2000, sotto altro nome, da 3/5 degli attuali membri degli Aeternal Seprium ovvero Leonardo, Santino, Matteo. All’inizio il gruppo era sostanzialmente una cover band che suonava la musica dei grandi gruppi che facevano sognare gli adolescenti metallari di quei tempi. Gli stessi componenti del gruppo di allora erano molto giovani, quasi tutti diciassettenni, con molta passione e talento. Nel 2002 lo split con il loro primo cantante permette il mio inserimento nella line up, e una decisiva virata nelle proposte musicali della band. Dopo un paio d’anni di rodaggio l’affiatamento tra noi ci convinse a tentare la composizione di pezzi personali e nel 2007, successivamente alla vittoria ad un contest musicale, uscì il nostro primo demo sotto l’attuale monicker di Aeternal Seprium. Nel 2009 l’entrata di Adriano alla seconda chitarra arricchisce il nostro bagaglio musicale e nel 2010 partoriamo il secondo demo nella formazione classica a due chitarre. Ed ora sotto Nadir Music presentiamo il nostro debut album.

2.    Da dove nasce il vostro monicker? Suppongo sia collegato al vostro paese d’origine

Si lo spunto per il nome del gruppo è preso da un lembo di territorio, attualmente si potrebbe identificare con l’estensione della provincia di Varese,
che in passato si chiamava Seprio. È una porzione di terra ricca di storia incastrato tra Milano, la Svizzera,  il Comasco e il Piemonte. Ti lascio immaginare come in passato questo poteva essere un territorio nevralgico per gli scambi commerciali, come crocevia di culture e come posizione militarmente strategica.
Quando decidemmo di cambiar il nome, alcune canzoni del repertorio erano già state composte e le tematiche in esse contenute tributavano tutte la storia delle nostre regioni e le gesta di uomini che segnarono in modo decisivo i costumi dei paesi che furono teatro delle loro gesta. Il Seprio, oltre ad avere una storia avvincente e gloriosa, è stato teatro della storia della nostra vita passata, lo è di quella attuale e lo sarà per quella futura sopravvivendo. Quindi finchè ci saranno persone che lo vivranno rendendogli tributo il Seprio sarà …. eterno

3.    In 12 anni fuori con appena due demo e ora finalmente con il primo full lenght, come mai così poco materiale a vostra disposizione in così tanto tempo?

Come citato sopra l’inizio della  composizione dei pezzi di nostra produzione avviene circa dal 2007. Ci abbiamo messo parecchio a scoprire che le cover ci andavano strette, ma il tempo ci è servito per crescere e formarci musicalmente facendo affiorare la nostra personalità e quindi la voglia di comunicarla attraverso la nostra musica. Nei due demo e nell’album però non compaiono tutte le nostre composizione, le tracce inserite sono state scelte per coerenza stilista sia nei demo che nell’album. Inoltre non è stato facile trovare una label interessata alla nostra proposta musicale pur avendo veramente spedito tantissimi cd a svariate case discografiche. Le recensioni sulla nostra musica erano molto positive e le svariate esibizioni live fatte di spalla a grandi gruppi confermavano praticamente il biglietto da visita proposto nei demo, ma niente silenzio assoluto per quasi due anni.


4.    Parliamo di “Against oblivion’s shade” 10 tracce di rovente epic metal che di primo acchito mi ha ricordato i Domine di “Champion Eternal “ soddisfatti al 100% del risultato finale?

Grazie dell’accostamento ad un grande gruppo italiano come i Domine spesso il loro nome viene evocato quando parlano di noi e non possiamo che esserne orgogliosi.
“Champion Eternal” è senz’altro un album interessante dove la personalità dei Domine è forte, esso è intenso e non semplice per l’ascoltatore ma per questo non banale.
“Against…” è un po’ così… difficile a volte ostico ma essenzialmente rappresenta una sorta di filo storico degli Aeternal seprium. Le canzoni in esso contenute sono coerenti ma composte in epoche anche lontane fra loro e questo lo potrebbe penalizzare da una parte arricchire da un’altra. Siamo soddisfatti del lavoro finale e lavorare con Tommy Talamanca, un autentico genio del suono, ci è stato molto utile. Tommy è molto diretto e propenso per un suono molto moderno e sparato dritto in faccia, noi pensavamo di fare un disco di “cliche” visto il genere e la proposta musicale.
Con il passare delle sessioni di registrazione però lui ha fatto affiorare un suono molto crudo e spoglio di effetti, direi più “vivo” che “prodotto,” che ci è sembrato nel momento decisionale soddisfacente e azzardato contemporaneamente mettendoci in discussione su tutte le altre produzioni. Ora attendiamo i responsi.

5.    Delle dieci tracce presenti quante appartengono ai vostri precedenti demo?

7 sono le tracce già comparse in passato anche se per “Against…” sono state riarrangiate.
VAINGLORY, SOLILOQUY OF THE SENTENCED e VICTIMULA’S STONE comparirono nel primo demo targato 2007, eravamo con formazione ad una chitarra sola.
SOLSTICE OF BURNING SOULS, IN SIGN OF BRENNO, THE OAK AND THE CROSS e UNDER FLAG OF SEPRIUM sono all’interno del demo del 2010.  Le ultime due tracce sono le prime canzoni composte con formazione a due chitarre.
THE MAN AMONG TWO WORLDS, SAILING LIKE THE GODS OF THE SEA e L’ERESIARCA rappresentano gli inediti per l’album.

6.    L’ artwork a mio avviso è un perfetto biglietto da visita per chi non conosce il vostro nome, chi è l’artefice dell’opera?

Ti ringraziamo per il complimento e di questo te ne sarà grato anche l’autore TOMMASO BIANCHI (http://tommybianchi.deviantart.com).
Tommaso è un talentuoso fumettista della nostra provincia, discepolo del maestro Corrado Roi (Dilan Dog etc.) e collaboratore di svariate testate del settore fumettistico e disegnatore per la Marvel.
L’incontro con lui è stato segnato dal caso in quanto, in questo periodo, Tommaso sta realizzando un ciclo di fumetti narranti la storia di diversi comuni del Seprio tra cui Cairate, paese in cui abito. Un giorno vidi nell’edicola del paese una sua tavola originale esposta come pubblicità al fumetto in realizzazione. Pensai che sarebbe stato veramente bello avere un disegnatore della nostra zona come autore della copertina dell’album e dopo vari contatti e passaparola riuscimmo a trovarci con lui ed a esporgli il soggetto per la copertina. Ne fu entusiasta anche perché anch’egli musicista e ascoltatore di musica metal. Da quel momento ci ha dedicato anima e corpo dimostrandosi estremamente professionale oltre ad essere una ragazzo affabile e umilissimo.
Ha disegnato praticamente tutto a mano e all’interno del libretto sono presenti alcuni suoi sketch. Le opere originali sono visionabili sul suo sito e sono veramente mozzafiato non solo perché sono la copertina del nostro cd ma proprio perché sono bellissime. Ha praticamente centrato in pieno l’idea originaria che rappresenta il salvare la nostra patria Italia (la Donna ) dalla dimenticanza e l’oblio( il Cratere) per mezzo di chi non dimentica la storia così gloriosa della nostra terra (il guerriero).  l’unica cosa che abbiamo dovuto fare è stato ogni tanto tirare il freno a mano alla sua bravura (Ah! Ah!)

7.    Come è nata la collaborazione con Nadir Music?

Come dissi sopra alla fine delle registrazioni del secondo demo spedimmo svariate copie alle label dislocate in Europa, ma in pochi ci risposero anche solo per rifiutare la nostra richiesta.
Poche  label nostrane parvero interessate ma la loro professionalità e chiarezza lasciavamo molto a desiderare. Un giorno poi leggemmo su una rivista di settore la nascita di una nuova label chiamata “buill2kill record” alla ricerca di bands.
Li contattammo scoprendo che questa label era un ramo di Nadir Music così li incontrammo. L’impatto professionale la fece vincere ad armi basse su tutte. Ci esposero le loro linee promozionali e le loro produzioni e ci accorgemmo di aver a che fare con persone molto serie, umane e disponibili fattori che oggi è molto raro trovare. Le nostre brutte esperienze passate ci misero un po’ a freno all’inizio ma loro furono sempre disponibili e pazienti, cosi la nostra collaborazione iniziò.

8.    Suppongo che presto suonerete dal vivo per dare il giusto supporto al nuovo lavoro, volete proporci qualche data?

Alla data in cui ti scrivo purtroppo ci sono saltate delle date per il mese di febbraio e l’unica che ti posso proporre è per il 13 Gennaio 2012 presso il locale AMNESY di Lainate (Mi) in compagnia di LONGOBARDEATH e STEEL VIOLIN.
Per informazioni sulle date potete sempre visionare myspace.com/aeternalseprium
Facebook.it/aeternalseprium
E siamo anche su twitter

9.    Avete già qualche idea di come sarà il successore di AOS?

Ci sono già canzoni pronte e molte in cantiere, quelle pronte sono canzoni che abbiamo estromesso su AOS perché non coerenti di suono e tematica. Esse sono particolarmente prog e le tematiche in esse contenute narrano di storia contemporanea. Forse la via sarà questa ma non è detto. Senz’altro le composizioni di ora saranno figlie di un complesso più amalgamato maturo e affiatato ma sempre fottutamente metal!

10.    Buona fortuna per tutto , a voi un messaggio finale per i fans…

Grazie Ermanno sei stato veramente gentile e vorrei ringraziare tutti quelli che hanno avuto la pazienza e la voglia di leggere questa intervista e se fossi risultato un po’ formale scusatemi.
Ricordate di supportare sempre le band di casa nostra perché non sono seconde a nessuno!
In our Land we trust!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Unscriptural – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Classic metal, Horror Metal, Interviste


Unscriptural, provenienti da Vibo Valentia e attivi da 11 anni, ritornano con il nuovo demo Oblivion caratterizzato da sonorità a cavallo tra black metal e heavy metal horrorifico, intervistiamoli per saperne di più…

1.    Rieccoci qui Tat0, ormai possiamo dire che sei di casa, partiamo subito con la presentazione di Oblivion e la rivoluzione in line up

Tat0 – Ciao Ermanno è sempre un piacere ,)!
Oblivion possiamo definirlo in qualche modo come l‘ inizio di un nuovo corso degli Unscriptural caratterizzato prevalentemente appunto dall‘ ingresso in formazione dei nuovi membri Francesco Messina alla voce, Gaetano Bianco alla batteria, e Gabriele Gigliucci alle tastiere, più Peppe Carleo alle chitarre e me che proveniamo dalla vecchia formazione;  fino ad oggi  il gruppo, fondato nel 1990, ha prodotto diversi mini e singoli usciti in maniera molto underground, oggi grazie alla stabilità ed all’entusiasmo apportato da questa nuova formazione abbiamo deciso di muoverci in maniera un pò più completa rispetto a prima, producendo il disco in studio, al SoundFarm studio di Catanzaro ( gli altri lavori li abbiamo sempre fatti in casa ) e promuovendolo tramite l‘ utilizzo della rete così da farlo ascoltare e farlo girare il più possibile

2.    Mi sembra di notare che in questo nuovo demo ci siano pezzi registrati in passato, tipo Pact With Satan di cui avete intitolato un demo; sono tutti pezzi ri-registrati o c’è qualcosa di nuovo?

Peppe – Ci sono tre pezzi già conosciuti in passato, ma completamente riarrangiati grazie all’apporto musicale di ogni singolo componente della nuova line-up, e due pezzi inediti,  “The Ritual” scritto da poco e quindi del tutto inedito ed “Unscriptural” scritto nel 2001 ma mai registrato in modo ufficiale.

3. L’etichetta che vi siete cuciti addosso è quella di black e death metal, per come la vedo io direi black heavy horror metal, mi avete ricordato qualcosa dei Death SS e Mortuary Drape. Concordate?

Tat0 – diciamo più che altro che ormai è necessario darsi una definizione, anche per raggiungere meglio eventuali ascoltatori che potrebbero essere interessati all‘ ascolto ma che sempre di più si lasciano condizionare da paletti quali appunto il genere e le varie e tante volte pittoresche definizioni con le quali i gruppi amano presentarsi … sinceramente viene difficile a noi per primi categorizzare  che facciamo, questo perchè pur avendo ognuno di noi un impronta diversa si cerca di far confluire il tutto in un unico sound il più personale possibile … io lo definirei semplicemente metal … ,)!

Peppe -  Per quanto riguarda i Death SS, come negarlo?? Sono una delle Band che hanno segnato la mia infanzia e se la nostra musica te li ricorda non può che farmi piacere.

4. Ci descrivereste l’artwork?

Peppe – Si voleva dare all‘ immagine  di copertina un senso compiuto verso il nuovo cammino intrapreso, optando così per un’ immagine quasi post-atomica ma piena di speranza in cui vi sono quattro braccia che spuntano da un ipotetico lago di oblio verso quello che sarebbe l’albero della vita, o ciò che ne rimane , chiaro riferimento alle fatiche che in tutti questi anni il gruppo ha dovuto far fronte per giungere quest’ anno finalmente alla nuova rinascita.

5. Di chi è la voce leggiadra della corista presente nei pezzi?

Gabriele – Ho avuto il piacere di conoscere Roberta Serrao qualche anno fa, ed essendo Lei già impegnata in altri progetti ho potuto apprezzarne le qualità artistiche. Quando è sorta la necessità di trovare una voce femminile che ci supportasse mi è subito venuta in mente Lei, che ben volentieri ha accettato questa collaborazione.

6. The Ritual è il pezzo che reputo più inquietante, descrivetecelo

Tat0 – oltre ad essere forse il più inquietante, sono d’ accordo con te, si tratta anche dell‘ unico pezzo nuovo del mini cd, creato nella sua parte musicale praticamente tutto in sala prove con la nuova formazione, arrangiamenti struttura e riffs, e contenente tematiche a noi care da sempre, quali l‘occulto e la presenza del Male come entità imprescindibile e pregnate in tutto ciò che riguarda il normale svolgersi della quotidianeità … in lato stretto il pezzo è  volto a descrivere ed a rivivere quello che potrebbe essere un rituale per l’appunto, nei suoi significati e nelle sue forme procedure e fini ..

Peppe – Il tutto nasce da un sogno fatto qualche tempo fa, in cui mi trovavo a vivere l’esperienza di un rituale satanico come in terza persona, quasi come un’esperienza mistica. Quella notte stessa buttai giù in pratica tutto il testo, il resto lo finimmo poi in sala prove con i ragazzi.

7. La band è attiva da 11 anni ormai, come mai non è ancora supportata da un’etichetta discografica?

Tat0 – Oggi giorno l’ unica cosa che un etichetta può offrire è una buona e vasta distribuzione, senza dubbio un servizio importantissimo ed utilissimo, ma mancando il mercato del disco anche una buona distribuzione può diventare inutile, se a questo aggiungiamo che ormai  la maggior parte delle  label proprio per far fronte al calo di vendite  hanno  mutato i propri affari nel chiedere soldi ai gruppi allora la vera funzione, ed utilità, di una label viene a sparire completamente  …  in passato come ti dicevo muovendoci in maniera molto “soft” neanche ci si era posto il “problema”, oggi se spunta fuori qualcosa di interessante ben venga, ma non è sicuramente una tappa nè uno scopo, ormai per un gruppo l‘autoproduzione è la via più conveniente sotto ogni aspetto e punto di vista …

8. Avete in mente progetti live? Dopo questo eccitante ritorno, quali sono i vostri progetti futuri?

Tat0 – certo, al momento stiamo facendo un pò di pezzi nuovi sia in vista di eventuali concerti  e sia in previsione di un altra uscita che non si farà attendere e che presenteremo come full-lenght … ma al di là di questo di progetti meglio non farne troppi, nessuno ci corre dietro ed abbiamo voglia di continuare serenamente a fare la nostra musica senza metterci ansie ,)

9. Buona fortuna per tutto e alla prossima!

Tat0 – Ancora  grazie Ermanno per  lo spazio che ci concedi, invitiamo chi potesse essere interessato a visitare le nostre pagine web: www.myspace.com/unscriptural, su myspace trovate i collegamento anche ai profili youtube e facebook. Colgo anche l‘occasione per invitare i lettori a scaricare gratuitamente il mini che abbiamo appena pubblicato, Oblivion, all’indirizzo http://www.megaupload.com/?d=3E3V9UQM.

Peppe – Grazie Ermanno, colgo  l’occasione per ringraziare tutte le persone che hanno creduto in questo progetto e soprattutto i miei fratelli di viaggio … gli “Unscriptural”.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Morgana – nuovo video e prime uscite live!!

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Concerti, News


Svelata la line up che accompagnerà Morgana nel tour promozionale del suo nuovo album Rose of Jericho, uscito il maggio scorso per Nadir Music/Audioglobe.

Ad affiancare la cantante torinese, oltre a Tommy Talamanca (Sadist) alle chitarre e tastiere, ci saranno Federico Pennazzato (Hell in the Club/Secret Sphere) alla batteria e Jacopo Rossi (Nerve) al basso.

La prima uscita, che celebra il ritorno di Morgana sul palco dopo 20 anni sarà il 21 gennaio prossimo a Torino, nello storico United Club. Nell’attesa del primo live set potete gustare in anteprima e per intero a questo link il videoclip ufficiale “Golden Hours”: http://www.youtube.com/watch?v=JEAup0gQ-yo

Info e dettagli: www.morganadelaude.com

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Innerload – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


Intervista ai veneti Innerload, band formata nel 2009 che parte in quarta con “React”, sette tracce di hard ‘n’ heavy roccioso proiettato nei gloriosi ottanta…..

1.    Benvenuti ragazzi, iniziamo con le presentazioni ufficiali ai nostri lettori

E’ sempre difficile fare le presentazioni a freddo, d’altronde cerchiamo anche dal vivo di limitare le presentazioni, lasciando spazio alla musica che deve parlare molto più di noi. Il progetto Innerload è l’ultima fase comune di un cammino che ognuno di noi ha fatto da ormai quasi 20 anni di musica suonata, cantata, con diverse esperienze ma tutte accomunate dal metal degli anni 80 e 90 che ci è entrato in qualche modo nel sangue e che ora esce e trova nuove forme nei pezzi che suoniamo. Penso che non vi stupiate se dico che siamo cresciuti a Metallica, Megadeth, Maiden, Anthrax,… e tutti abbiamo sentito la crisi della fine degli anni 90 quando dopo l’ultimo sussulto del grunge, il vero metal si è andato disperdendo in forme secondo noi meno interessanti ed autentiche.

Innerload è l’evoluzione di un progetto precedente iniziato da Musa (batteria) e Alex (Basso) che hanno poi coinvolto Cortez alla voce, partendo come tutti dalle cover dei gruppi che ci accomunavano. A questo punto il salto è stato con l’ingresso nel 2009 di Ray alla chitarra e con la decisione di dare una svolta, lasciando stare le cover e iniziando a tirare fuori la nostra anima. L’energia e creatività portate da Ray sono state vitali, anche se ci sono costate in boccette di valium per tenerlo calmo!!!

L’ultimo importante contributo è arrivato con Giorgio (chitarra) ci permette di spaziare ancor meglio nei generi e soprattutto nelle performance dal vivo e rendere pienamente le idee partorite in sala prove ed studio. La cosa più bella è sentire che il gruppo c’è, che lo siamo nell’anima, anche se abbiamo esperienze ed età diverse, perché nonostante la distanza (veniamo da Padova, San Donà, Venezia…) c’è un qualcosa che ci tiene uniti. Questo è quello che noi chiamiamo inner-load.

2.    Vi siete formati nel 2009 e, senza neanche rodare gli ingranaggi con un demo apripista, siete arrivati direttamente a registrare React sotto SG Records. Possiamo dire che avete le idee chiare?

Beh, come ti dicevo, in realtà gli ingranaggi abbiamo iniziato a rodarli anche prima, ma tutto è diventato chiaro quando abbiamo iniziato a lavorare ai nostri pezzi. La storia è molto bella perché siamo partiti con l’idea di lavorare ad un demo, come è normale che fosse, ma già in fase di composizione ci siamo resi conto che era un periodo molto creativo e positivo: le cose uscivano da sole, e i pezzi risultavano orecchiabili e potenti allo stesso tempo, e noi stessi, nonostante ci lavorassimo in modo assiduo, non ci stancavamo mai di ascoltarli e di canticchiarli. Siamo quindi partiti con l’idea di un demo, ma avendoci lavorato molto in fase di arrangiamento, volevamo toglierci lo sfizio di fare un lavoro fatto bene anche in registrazione.

Qui è arrivato un primo incontro importante, quello con Marino della Majestic che ha capito l’anima del disco e l’ha tirata fuori in tutta la sua forza. E’ come se ci fossimo resi conto tutti all’improvviso che davanti avevamo dei pezzi veramente buoni, pieni di energia e melodia. E che a questo punto era uno spreco lasciarli li, quindi abbiamo deciso di approfondire le sessioni fino ad avere un prodotto decisamente di buon livello anche se partito in sordina.

E’ come se la genesi di questo album fosse sotto un influsso positivo di qualche stella, perché senza alcuna pretesa iniziale, è in realtà fluita da sola, a partire dalla composizione, all’incontro con la Silos che ha creduto in noi e ci ha fatto girare un video, al passaggio in studio di registrazione dove siamo usciti con molto di più di quanto pensassimo di ottenere.

E qui c’è l’altro importantissimo incontro: quello con la SG Records. Come sapete bene, la musica emergente alla fine sbatte contro un muro di indifferenza e difficoltà del settore musicale, soprattutto in fase di produzione. Quindi, nonostante la nostra convinzione, non ci aspettavamo attenzione da case o etichette discografiche. E invece la nostra stella si è di nuovo presentata sotto forma di Lorenzo della SGRecords che non finiremo mai di ringraziare per aver ascoltato e creduto nel nostro progetto.

Ecco come nasce il nostro album in soli due anni. Tanto lavoro, tanata grinta e applicazione (questo lo dico soprattutto per i più giovani che pensano che tutto debba essere facile e venire da solo). E un segno del destino. Lasciamo a lui decidere dove ci porterà, di sicuro noi faremo la nostra parte.

Quindi per rispondere alla tua domanda: si, abbiamo le idee chiare. Adesso si.

3.    React è un album hard ‘n’ heavy tipico degli anni ottanta in cui emerge spesso l’ombra dei Maiden, dotato di una registrazione moderna, pulita e rocciosa. Suppongo siate soddisfatti del mastering finale gestito dai Majestic Studio, giusto?

Dire soddisfatti è poco. Come dicevamo prima, essendo la prima esperienza, siamo partiti senza sapere cosa ne sarebbe uscito, e il grande Marino ha tirato fuori l’anima e l’energia dell’album. E’ comunque la prima esperienza ed abbiamo imparato moltissime cose, e ne abbiamo ancora molte da imparare. Perché la registrazione e la produzione finale possono davvero cambiare anima all’album. Probabilmente ci sono punti di miglioramento e accorgimenti da seguire, che sicuramente prenderemo in considerazione nel prossimo album, ma ancora una volta Majestic Studio ha avuto la capacità di capire dove stava l’energia e di tirarla fuori tutta.

4.    Sette tracce più un videoclip, quanto ritenete sia importante la pubblicazione di un video, contando il fatto che l’Italia non dispone molto (o meglio non supporta) tale diffusione?

A dire il vero si tratta di un insieme di coincidenze, partendo dall’aver incontrato nel nostro cammino la Silos Production che ci ha dato l’opportunità di girare un video professionale con un approccio che è stato per noi molto interessante. Infatti l’idea era di mettere assieme le loro competenze nel mondo video e le nostre più musicali e relative alla cultura dei video musicali del nostro genere. E come nelle migliori esperienze: grande spazio alla creatività che porta a dei bei risultati anche quando i mezzi a disposizione non sono quelli di una produzione di prima linea. Questo ha permesso ad entrambi di avere in mano un prodotto di cui siamo molto orgogliosi, e per il quale continuiamo a ringraziare gli amici della Silos.

Non si tratta quindi di una scelta a tavolino, ma allo stesso tempo siamo figli dell’era di internet, di facebook, di youtube, dove l’utente è sempre più pigro ed abituato a fruire di contenuti multimediali. Una volta si aspettavano i mesi per comprare un bel disco di vinile e lo si consumava. Oggi deve essere tutto disponibile in “un click”, ed il video è sicuramente la risposta migliore. La nostra fortuna è di poter dare questo contenuto in modo serio e professionale, e di non dover fare come fanno molte band emergenti, che sono costrette ad arrangiarlo con mezzi di fortuna. Siamo convinti che la qualità in qualche modo premia.
E’ indicativo che il video ha raccolto tantissime visualizzazioni, molte più dei samples messi sul sito e promossi sulle pagine facebook.

Continueremo quindi su questa strada. Ovviamente prima di tutto viene la musica, ma sono sicuro che ne usciranno anche idee nuove, soprattutto valorizzando la collaborazione anche con artisti emergenti nel mondo del multimedia.

5.    Come nasce una vostra song, prima base musicale o testo?

Anche in questo caso dipende molto dal periodo, ma fondamentalmente di solito arriva uno di noi con un riff o anche una struttura per un pezzo, e qui inizia l’opera “titanica” di smontarla e rimontarla. Sebbene sia il nostro primo album, cerchiamo sempre di mantenere i piedi per terra e con umiltà sappiamo che, anche se il pezzo che ne esce sembra il più bello del mondo, va poi affinato, arrangiato, ascoltato anche con le orecchie “esterne”. Nel mezzo succede che il riff stimoli un tema per il testo, che viene proposto, ma poi magari basta una parola, un suono per decidere di cambiare un passaggio, un arrangiamento. A volte il testo nasce sull’improvvisazione vocale sopra al pezzo, ma poi viene comunque rivisto.

Ci sono dei pezzi che già dal riff raccontano una storia, evocano una atmosfera… e qui basta scambiarsi uno sguardo e dirne il titolo. Poi il testo arriva.

6.    Chi è l’autore dei testi e quali temi preferite trattare?

I testi sono in gran parte scritti da Cortez, ovviamente solo dopo aver superato la sua storica indolenza. Di fatto c’è che spesso serve anche l’ispirazione, per non dover scrivere pezzi su temi dettati dal genere, ma per poter scrivere quello che davvero pensiamo. Ed in questo abbiamo cercato di mantenere la nostra coerenza perché alla fine la musica deve essere espressione di emozioni e di idee. La scelta di non dover sottostare a schemi “di genere” ci ha permesso di spaziare da atmosfere fantastiche come in “The Wizard” (qui il contributo nei testi è fondamentalmente di Ray), a temi introspettivi come in “Dancing Queen” dove l’attrazione e l’amore fanno breccia anche in un contesto metal, perchè anche quella dell’attrazione è energia, anzi forse è una delle più potenti che ci siano.

Ma la cosa a cui teniamo di più è la voglia di dire quello che pensiamo del mondo in cui siamo, a testa alta, senza ipocrisie o anticonformismi di ruolo. Qualcuno ci dice che sono temi politici, ma in realtà sono solo la nostra idea su temi che coinvolgono la nostra vita e quella dei nostri figli: il rispetto per la natura,  la lotta contro l’inquinamento dettato da semplici tornaconti economici che muovono questo mondo. Un mondo che valorizza l’immagine e la ricchezza, a scapito del benessere e della felicità. Il mondo che ci propongono è sostanzialmente finto, svuotato di valori, e drogato di bisogni inutili che alla fine ci rendono infelici (Fake World). E semplicemente noi vogliamo dire che non ci stiamo. Non lo accettiamo. Ma non per questo mettiamo la testa sotto terra come lo struzzo, o critichiamo in modo preconcetto delegando sempre ad altri il fare, perché noi siamo parte di questo mondo e di come si evolve, con le nostre scelte, le nostre azioni. Il titolo dell’album sta proprio a significare questo: “Reagisci! Usa la tua testa, spegni quella TV che ti ruba i pensieri”.

7.    A quanto possiamo vedere, anche l’artwork rimembra le prime copertine  heavy metal. Chi è l’artefice? E’ così che lo immaginavate?

L’idea è come sempre nata davanti ad una birra e bisogna dire che Musa è riuscito a dargli la forma giusta che rappresenta davvero il nostro inner-load che buca e distrugge le barriere del conformismo, da quello musicale a quello del pensiero.

Poi abbiamo ovviamente dato in mano il materiale a chi di mestiere si occupa di grafica, ma mi fa piacere questa domanda, perché ancora una volta il progetto innerload non è solo fatto di musica, ma di idee, di emozioni, di video, di grafica.

8.    Quali sono i vostri progetti live?

Questo è sicuramente un argomento complicato. Veniamo tutti da 20 anni di musica, di cover e di esperienze proprie. E da sempre il vero problema è poter suonare dal vivo. E se posso togliermi un sassolino, negli ultimi 10 anni la situazione è stata ulteriormente peggiorata dalle tribute-band e dalle trasmissioni Talent-Format come X-Factor, dove quello che conta è la cover, è l’immagine, è la totale snaturalizzazione della musica, e la sua mercificazione. Questo ha ulteriormente diminuito la possibilità di fare concerti live, figuriamoci con musica propria e del genere metal…
A me questo fa molto incazzare perché di tutto, la performance live è quella dove gira l’energia più forte, dove ti metti in gioco, dove scambi sguardi e parole, dove vedi la gente saltare e sta a te farla saltare.
Ma siamo fiduciosi, stiamo iniziando a partecipare a diversi contest, e finora la risposta è decisamente positiva, e stiamo ovviamente cercando di strutturarci con una booking agency  che ci permetta di accedere a eventi di maggior rilievo. Ma intanto il primo passo è fatto.

A Marzo suoneremo anche a Bologna, indice che iniziamo anche ad uscire dal territorio più locale, e stiamo partecipando a diversi concorsi a livello nazionale ed internazionale.

9.    Dopo React quali idee avete per il prossimo futuro?

Non riusciamo a stare fermi, e per fortuna il momento di creatività non si esaurisce, anzi si arricchisce dell’esperienza fatta in fase di registrazione, e ci spinge a comporre pezzi sempre più energetici e speriamo maturi.
Abbiamo già 6 pezzi nuovi pronti, ma questo è il futuro: oggi è il tempo di “React!” di farlo ascoltare il più possibile, di farlo girare, sia live che in qualsiasi forma come l’opportunità che ci state dando voi.
Credeteci: la prima cosa che ci spinge è la consapevolezza di aver prodotto dei pezzi di cui andiamo orgogliosi, e la voglia è quella di farli sentire, proprio perché ci piacciono. Siamo sufficientemente grandi, e non suoniamo più per essere ammirati o per impersonare l’immagine del rocker nostalgico. Noi suoniamo la musica che ci piace, e come tutte le cose belle la vogliamo far girare. Poi la gente dirà quello che pensa e cosa questa musica gli comunica.

10.    Grazie per la disponibilità, buona fortuna per tutto! Lascio a voi le conclusioni di questa intervista.

Grazie a voi dello spazio che ci avete dedicato. Posso solo dirvi (ovviamente) di passare i nostri pezzi, di far alzare il volume e farvi travolgere da tutta l’energia ed il sudore che ci sono dentro.

Approfitto di questa occasione per lasciarvi i riferimenti che partono dal nostro sito www.innerload.com ma ci trovate sia su myspace che facebook. Per acquistare il disco trovate indicazioni anche sul sito della SGRecords, ma contattateci anche ad info@innerload.com sia per merchandising che per serate live.

Noi stiamo lavorando sia per le performance live che al nuovo album, ma senza di voi e della gente che ci ascolta, non esisteremmo. Quindi grazie ancora… e buon ascolto.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Tyrants – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Classic metal, Interviste


Tyrants, duo proveniente dalla provincia di Pescara, attivo dal 2011. Dopo due demo arriva il momento di registrare Ruchus, un capolavoro di black metal sinfonico figlio della Norvegia in chiave fantasy. Intervistiamo i diretti interessati…

1. Benvenuti ragazzi, partiamo con una breve biografia della band

Salve a tutti. Per iniziare vogliamo ringraziare Ermanno Martignano per questa intervista. I Tyrants nascono a Roma,ma siamo di Penne un piccolo paese nella provincia di Pescara. Io Aerioch mi sono ormai stabilito a Roma da diversi anni, mentre Sinthoras continua a vivere in Abruzzo. Nel 2006 vivevamo a Centocelle ed e’ propio li’ che abbiamo deciso di far partire il progetto Tyrants.

2. In 10 anni di attività come mai avete registrato solo due demo?

Inizialmente eravamo ancora alle prime armi per quel che riguarda le registrazioni. Anche i mezzi a nostra disposizione erano molto rudimentali, poi col tempo Sinthoras ha iniziato ad appassionarsi alla fonia ed abbiamo iniziato a curare la qualita’ audio. Inoltre la distanza e problemi personali ci hanno impedito di produrre altri lavori.


3. Ruchus è un gran bel lavoro, le contaminazioni norvegesi si sentono spiccatamente;
la caratteristica che fa scalpore è il connubio di soluzioni epic fantasy che lo rendono ancor più maestoso. Quali sono le vostre influenze principali?

Noi siamo molto istintivi e lasciamo che le nostre emozioni ci guidino nella creazione delle nostre canzoni. Come ho detto prima siamo abruzzesi e la natura che ci circonda entra molto facilmente nelle nostre composizioni.

4. Quante canzoni presenti in Ruchus appartengono ai due precedenti demo e quali sono le novità assolute?

5 sono le canzoni appartenenti ai precedenti demo, ma sono tutte state riregistrate.
Ruchus, Beyond The Tyrants’ Land, Reborn, e la bonus track sono le novita’ di questo lavoro.

5. Quali temi trattate nei vostri testi, chi è l’autore? Come mai la decisione di coverizzare i Doors?

I testi sono scritti da me, ed i temi trattati possono spaziare dalla rabbia nei confronti societa’ finta fatta di solo apparire (basta ascoltare Revenge) all ‘amore (Beyond Death). Abbiamo deciso di coverizzare Break On Through per 4 motivi:

I non volevamo riproporre la solita canzone metal fatta piu’ veloce, ma prendere una canzone di un altro genere e riuscire a trasformarla

II io personalmente ho iniziato ad ascoltare la musica propio grazie ai Doors ( mio padre mi regalo’ un best of dei Doors)

III per l’idea che racchiude questa canzone, ossia quella di abbattere il muro, di andare oltre le apparenze

IV perche’ un giorno io e Sinthoras stavamo guardando una puntata dei Simpson,dove Krusty il clown cantava questa canzone, e alla fine dell’ esibizione sviene collassato propio come Jim Morrison; e li ci ammazzammo dalle risate.

6. Come nasce un vostro pezzo, quali ritenete siano le vostre ispirazioni?

Diciamo che si parte da un riff portante, con in testa gia’ qualche idea sul testo e la sensazione che si vuole trasmettere. Una volta fatto cio’ Sinthoras inizia a dare la forma; come quando si prende un pugno di argilla e lo si modella fino a che non diventa un vaso. Poi s’inizia ad adattare il testo alla canzone. Una volta che il pezzo prende vita lo si riascolta per vedere cosa cambiare, cosa aggiungere.

7. Il vostro art work sembra un incrocio tra l’oscura figura dell’horror movie anni ottanta Hellraiser e un’armatura medioevale rudimentale. Cosa simboleggia questo tetro personaggio che lacrima sangue?

Questo e’ un viso che si affaccia sul nostro mondo. Ogni punta rappresenta un male presente sulla nostra societa’, e piange sangue nero nel solo vedere come stiamo riducendo la nostra terra, che siamo perennemente l’uno contro l’altro.

8. Aprendo il booklet ho appreso che l’album è interamente registrato in casa, non si direbbe visto il risultato. Nessuna etichetta si è fatta avanti per un contratto?

Si! L’album e’ interamente registrato in casa. Per quanto riguarda l’ etichetta non ci ha contattato nessuno. Ma a noi detto siceramente non ci frega niente, tanto di etichette che fanno bene il loro lavoro ne sono rimaste poche. A noi Tyrants interessa soltanto che la nostra musica venga ascoltata e possibilmente anche apprezzata, la nostra forza sono propio le persone che ci supportano ed e’ propio di queste che noi siamo alla ricerca. Tutto il resto per noi conta poco.

9. Come sono nate le collaborazioni con Martina Di Marcoberardino, Alessandro “Lord Vampyr” Nunziati e Riccardo “Endymion” Studer?

Per quanto riguarda Martina Di Marcoberardino e’ propio una nostra cara amica e le saremo sempre riconoscenti per averci regalato la sua bellissima voce. Con Alessandro “Lord Vampyr” Nunziati e Riccardo “Endymion” Studer piu’ che collaborazione e’ propio amicizia in quanto io Aerioch suono con loro nei Lord Vampyr dal 2008; e sia io che Sinthoras potevamo solo che provare piacere che due amici partecipassero ad un nostro lavoro.

10. Grazie, lascio a voi le considerazioni conclusive…

Grazie ancora a Ermanno Martignano per averci dato la possibilita’ di esprimerci. Seguiteci su www.facebook.com/tyrantsita
oppure www.myspace.com/tyrantsband che presto ci saranno delle novita’.
Un grande abbraccio a tutti e alla prossima!!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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The Ritual – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Interviste, Progressive, Thrash metal


Intervista a Marco Pastorino, chitarrista del gruppo heavy melodic metal / core The Ritual. Analizziamo meglio il loro primo cd “Beyond The Horizon Fragile”.

1.    Ciao Marco, dopo l’intervista con i Secret Sphere e le mie congratulazioni per l’entrata nei Bejelit, lieto di poterti fare alcune domande sul primo lavoro dei  The Ritual

Ciao Ermanno! E’ un grosso piacere per me! Partiamo!!!

2.    Comincio subito chiedendoti, come mai il vostro album ha un titolo così malinconico

Ti dirò, il titolo può essere anche visto in questa maniera, ma il nostro modo di vedere le tematiche dei testi e le argomentazioni, ci portano a vedere quest’orizzonte come un qualcosa che noi vogliamo superare prepotentemente, un limite che vogliamo valicare. Il concetto è tutto qui; non vogliamo fermarci di fronte a niente.

3.    Quali temi trattate nelle dieci tracce presenti nell’album?

Si parla d’amore, d’amicizia, dalle paura che ci sconvolgono la vita di ogni giorno. Preferiamo scrivere senza troppi giri di parole. Parliamo di quei sentimenti che ti distruggono dentro giorno dopo giorno , che ti mettono completamente ko. Ma non c’è solo negatività ; degli spiragli positivi sono sempre dietro l’angolo – per fortuna -

4.    Chi è l’artefice dell’artwork, cosa rappresenta esattamente?

Il nostro carissimo amico Davide Nadalin di Nerve Design ha creato questo piccolo capolavoro; negli anni ero rimasto sconvolto dai suoi lavori con Nile, Legion Of The Damned, Threshold e lo abbiamo voluto avere ad ogni costo. Le fiamme nell’artwork fanno parte di noi, del nostro essere così diretti e senza tanti fronzoli, ma la bellezza di questa cover, esplode completamente nei due visi sofferenti che pare come se vedessero dentro alla profondità di questo lavoro.

5.    Le tracce presenti in “Beyond The Horizon Fragile” sono tutte nuove, oppure qualcuna è stata presa dal vostro demo targato 2008 e riarrangiata per l’occasione?

Inizialmente avrebbero dovuto comparire nell’album, tutte e 3 le canzoni del promo del 2008, ma nei mesi di lavoro successivi , abbiamo continuato a scrivere materiale sempre diverso , modificandolo e riscrivendo interamente brani più e più volte , fino ad arrivare alla sua forma completa . Abbiamo voluto mantenere Sacrifice, canzone a cui siamo legatissimi, perché è un modo molto chiaro per non rinnegare tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni, e d’altra parte è anche un modo per aprire nuove porte, con questo sound fresco e moderno che stiamo tirando fuori

6.    Voi vi definite Heavy Melodic Metal / Core, secondo me la vostra musica oltre ad avere la tipica caratteristica dell’heavy classico, ha delle parti di thrash moderno che evocano un po’ i The Defaced…. mi sono sbagliato?

La tua definizione mi fa moltissimo piacere in quanto è molto simile a quello che ci sentiamo di avere. Obiettivamente suoniamo heavy metal, attingendo però a piene mani da spunti più moderni, che siano break down core oppure arrangiamenti vocali molto vicini al rock americano. A mio parere c’è un bel mix di tante varie influenze e stili, che mescolati insieme appunto, creano tutto quello che è il sound di Beyond The Fragile Horizon

7.    Ci puoi anticipare qualcosa sui prossimi album dei Secret e Bejelit?

Con Secret Sphere siamo agli sgoccioli ormai… entreremo in studio a brevissimo per questo nuovo album che segnerà molti cambiamenti nel nostro sound, ma , concedimelo, non vorrei rivelare troppi particolari. Posso solo dire che c’abbiamo messo il cuore e il risultato è un disco trascinante ed emozionante. E così forte che lo considero senz’ombra di dubbio uno dei capitoli più riusciti della storia Secret.
Per quel che riguarda Bejelit invece, anche lì siamo in punto d’arrivo, in quanto stiamo concludendo proprio in questi giorni le registrazioni dell’album e ne siamo davvero entusiasti… all’interno c’è un po’ di tutto e sono sicuro che sarà un disco molto apprezzato, o almeno lo spero ahah.

8.    Baker Team Records mi suona nuova come etichetta e suppongo sia molto piccola. Come è nato il contratto con loro? Soddisfatti del loro operato?

Conosciamo bene i ragazzi della Baker Team e oltre ad essere persone professionali e ricche d’esperienza, stiamo vedendo con i nostri occhi tutta la loro voglia di portare The Ritual il più in alto possibile, con una promozione ben studiata e tanto tanto entusiasmo. Non potevamo chiedere di meglio per il nostro debut-album.

9.    Suonerete dal vivo per sponsorizzare BTHF?  Grazie, lascio a te le considerazioni finali…

Certo, stiamo cercando di fare un buon lavoro di promozione soprattutto in quell’ottica e quindi… suonare, suonare, suonare… siamo al primo album e abbiamo bisogno di far girare il più possibile il nostro nome!
Ringrazio te Ermanno per il tempo concessoci! Un saluto a tutti i lettori e speriamo vivamente che Beyond The Fragile Horizon vi trasmetta anche solo una parte delle emozioni che abbiamo provato nel registrarlo, nel comporlo e nel pensarlo. Ci vediamo on stage!!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Eldritch – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Interviste, Power metal, Progressive


Con immenso piacere intervistiamo un gruppo icona del prog metal italiano, Eldritch, una band che ha regalato tante emozioni dal 1991 ad oggi. Fuori da pochi giorni con il nuovissimo “Gaia’s Legacy”, scopriamone le peculiarità sotto la loro ottica

Risponde Eugene Simone (chitarra solista)

 

1. Lieti di poter intervistare una band che ha dato tanto al progressive italiano, benvenuti sulle nostre pagine ragazzi

Eugene: Grazie!

2. Tre anni fa, “Live Quake” a sugellare i vostri lavori registrati fino al 2007, oggi, vi riaffacciate sulla scena con il nuovo Gaia’s Legacy, come mai la gestazione dell’album ha richiesto questo lasso di tempo, tra le vostre uscite solo fra “El Nino” e “Reverse” sono passati tre anni… per gli altri lavori siete stati sempre più rapidi

Eugene: In realtà non si è trattato di una decisione presa a tavolino. L’attività live, alcuni avvicendamenti nella lineup e l’idea di dare un’ennesima svolta al sound, ci hanno spinti a reinserire le tastiere. A seguito di questo ci siamo dedicati al nuovo disco con la massima calma in modo da dare modo al nuovo entrato (Gabriele Caselli) di inserirsi e riuscire a tirare fuori quanto di meglio potevamo, senza scadenze.

Tutto questo ovviamente ha richiesto del tempo che si è tradotto in circa tre anni dall’uscita di Livequake. Anche tra Reverse e Portrait Of The Abyss Within successe una cosa analoga e infatti trascorsero tre anni prima dell’uscita di quest’ultimo. Per gli album successivi, trovata una certa stabilità, siamo stati molto più rapidi.


3. Secondo voi, quali differenze sostanziali si scorgono tra il nuovo e i precedenti act

Eugene: Credo di poter dire che Gaia’s Legacy si avvicina molto di più alle nostre prime cose piuttosto che alle ultime. Tutto l’album contiene pezzi molto complessi sia negli arrangiamenti che nella struttura ritmica. Un pò come è sempre stato nel DNA dei primi Eldritch.

Neighbourhell e Blackenday sono molto più diretti, all’epoca volevamo realizzare qualcosa più catchy in sede live ma la nostra vera essenza è sempre stata quella di riuscire a non essere mai scontati. Ritengo Gaia’s Legacy il nostro album più maturo in quanto riesce a fondere melodia e aggressività con grande impatto pur essendo un disco piuttosto tecnico e articolato.

4. Devo dire che il pezzo apripista “Deviaton” è fulminante, una fortissima carica adrenalinica che in sede live saprà creare un vero sconquasso, concordate?

Eugene: E’ uno dei pezzi su cui puntiamo maggiormente infatti. E non è escluso che sarà tra i candidati per un prossimo ipotetico videoclip. Abbiamo già avuto modo di proporlo dal vivo al Progpower USA e farà parte sicuramente del nostro liveset per un bel pò di tempo.

5. Gaia’s Legacy è un concept? Guardando il bellissimo art work e dal video che gironzola in rete da qualche giorno, deduco che i testi siano incentrati sui problemi principali che l’uomo ha inferto alla terra in nome del progresso.. inquinamento in primis…

Eugene: Si è proprio così. Tengo però a precisare che il nostro non è affatto uno slogan politico. Spero vivamente che non venga inteso come tale. Semplicemente una presa di coscienza di quanto sta accadendo ultimamente e di quanto purtroppo probabilmente accadrà.

E’ un problema di cui ancora forse si parla troppo poco…o meglio, se ne parla ma ancora sembra che poche persone stiano davvero realizzando quali siano le dimensioni dei danni che sta subendo il nostro pianeta e soprattutto quali siano le dimensioni delle conseguenze di tali danni…abbiamo sentito l’esigenza di affrontare queste tematiche piuttosto che situazioni interpersonali come fatto nei precedenti lavori.

6. Come anticipato, in rete possiamo già vedere il videoclip di “Everything’s Burning”, come mai è stato scelto questo pezzo per la presentazione di “GsL, quanto è importante secondo voi il riscontro pubblicitario che può portare un video

Eugene: Abbiamo scelto Everything’s Burning perchè è il pezzo dell’album che rappresenta in modo estremo il nostro lato più tecnico e aggressivo sebbene abbia un ritornello piuttosto immediato. Da un immagine forte di quello che esprimiamo nei testi ma anche di quello che è presente musicalmente nel cd.

Mi rendo conto che sia un pò azzardato scegliere un pezzo come questo come primo video, avendone altri molto più melodici a disposizione. Ma come penso ormai un pò tutti sanno, a noi è sempre piaciuto azzardare hehe…al giorno d’oggi grazie ad internet anche il videoclip può avere la sua importanza. Chiunque ha la possibilità di vedere e sentire la band in qualsiasi momento senza dover aspettare le ore notturne per vedere i video metal in TV come succedeva qualche anno fa…

7. Cosa ha scaturito il passaggio da Limb Music a Scarlet Records?

Eugene: Con LMP non eravamo più in sintonia su vari fronti…anzi forse non lo siamo mai stati. Ci sono stati problemi per la realizzazione del Livequake che ci hanno creato non poche rogne di cui preferirei non parlare. Abbiamo realizzato il master per poi mandarlo in giro alle etichette europee più accreditate, Scarlet compresa. Ad essere sinceri un paio di etichette piuttosto importanti si erano fatte avanti ma la Scarlet è stata la più concreta e non abbiamo esitato a firmare con loro, visto anche l’ottimo supporto che danno alle proprie band.

8. Siete giunti all’arrivo dei venti anni di carriera, come ricordate i vostri esordi e le prime realese? Come è cambiata la scena in tutti questi anni secondo voi, in meglio o in peggio?

Eugene: Ovviamente abbiamo un fantastico ricordo del periodo dei nostri esordi. Dalla realizzazione dei primi demo, alle prime release discografiche coincise col primo tour europeo di supporto agli Angra che ritengo sia stato il momento in assoluto che ricordo con maggior nostalgia. La cosa bella è che nonostante ci siano state anche pagine meno belle in tutti questi anni, il pensiero va sempre e comunque ai momenti che ci hanno dato le gioie maggiori e devo dire che non sono stati pochi.

Se ti riferisci alla scena italiana devo dire che nella seconda metà degli anni 90 il metal italiano ha vissuto un momento che mai aveva vissuto prima. Più di una band ha realizzato bellissime cose e ha diviso il palco con nomi importanti della scena mondiale. Purtroppo a mio avviso dal 2000 fino a pochi anni fa, a parte i Lacuna Coil, c’è stato un visibile calo. Mi sembra di vedere però che la tendenza si sta nuovamente invertendo visti gli eventi importanti a cui alcune band italiane stanno partecipando. Spero davvero che questo momento prosegua…

9. Ci sarà un tour nazionale ed estero in supporto a Gaia’s Legacy?

Eugene: Lo spero. Stiamo lavorando con la Scarlet per il prossimo anno anche se ti confesso che sta già iniziando la stesura dei brani che probabilmente faranno parte del successore di Gaia’s Legacy…l’obbiettivo è comunque quello di continuare a partecipare ad eventi importanti come è stato a Settembre scorso in occasione del Progpower USA.

10. Congedandovi e ringraziarvi per il tempo concessoci, lascio a voi il compito di concludere questa piccola chiacchierata virtuale…

Eugene: Grazie a te! :) I responsi iniziali di Gaia’s Legacy sono ottimi, sia come critica che come vendite e il vostro supporto sarà sicuramente prezioso affinchè l’interesse verso di noi continui ad essere vivo.

 

Facebook:
http://www.facebook.com/Eldritchband?sk=info

 

(A cura di Ermanno Martignano)

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Dark Age – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Gothic metal, Interviste, Progressive


Dark Age, band che nel 1991 esordì con Saturnalia. Dopo varie vicissitudini e cambi di line up, tornano con un’opera prima che ci auguriamo raggiunga il successo che merita: Teumman (part one).

1.    Benvenuti Dark Age, sono trascorsi 20 anni dal vostro unico album. Probabilmente alcuni si ricorderanno di voi ma la nuova generazione di metallari sicuramente no, volete farci un breve resoconto della vostra storia?

R: Beh che dire… il primo embrione della band prende vita nel lontano 1982 ma la prima formazione stabile è quella che ha portato alla realizzazione del primo album “Saturnalia”. E’ un disco realizzato da musicisti giovani e per certi versi inesperti, ovvio che questi difetti sono poi usciti nell’album; non vogliamo certo rinnegare nulla del passato, ma il fatto che poco tempo dopo la line up di Saturnalia ha cominciato a perdere elementi per strada è segno che alcune scelte non erano di sicuro le migliori. Abbiamo passato poi qualche anno tra vari cambi di formazione limitandoci a suonare covers fino all’arrivo di Davide alla voce. Da subito era maturata l’idea di un nuovo lavoro ma purtroppo abbiamo atteso ancora per avere le persone giuste. Eccoci quindi al 2008: Angela entra in sala prove e porta con se il fratello Carlo che si siede alla batteria… tutti pronti per Teumman.

2.    Veniamo subito a Teumman, quali differenze sostanziali si possono percepire tra questo lavoro e Saturnalia?

R: Sostanzialmente sono due lavori molto diversi tra loro e difficili da paragonare. Come già accennato Saturnalia è un lavoro che presenta dei limiti, in parte per la tenera età ed inesperienza dei musicisti, ma anche per i tempi ristretti che avevamo a disposizione per realizzarlo. Teumman è un’opera più complessa sia nella struttura che negli arrangiamenti; i temi principali e i riff sono nati sì da idee spontanee ma, trattandosi di un concept, è stato necessario impiegare molto tempo per costruire passo dopo passo ogni brano e con esso la storia che lo accompagna e curare gli arrangiamenti nei minimi particolari. Le registrazioni infatti sono durate sei mesi durante i quali si è creata un’ottima intesa con il fonico della sala d’incisione che è diventato il sesto elemento della band in quanto si è dimostrato subito entusiasta delle nostre idee aiutandoci al meglio per portarle a termine.


3.    A quanto si capisce, questa è solo la prima parte, quando potremo ascoltare la seconda parte?

R: Il materiale che avevamo pronto al momento delle registrazioni era troppo per poter stare in un unico cd quindi abbiamo pensato di dividere la storia in due parti creando così anche la suspance dell’epilogo. La seconda parte è già in lavorazione abbiamo molta “carne al fuoco” come si suol dire. Il nostro intento è di far uscire il seguito entro il 2012, salvo imprevisti, anche perché la prima parte si interrompe proprio nel pieno della tensione del protagonista, non vediamo l’ora di raccontare il finale.

4.    Il vostro progressive rock, radicato nel metal classico, ha una eleganza sopraffine e raramente alzate il tiro come in Oath. Perché questo pezzo è più “cattivo” del resto delle songs?

R: La musica nelle nostre canzoni è strettamente legata al significato del testo. Molti arrangiamenti sono stati concepiti chiudendo gli occhi e immaginando il sipario che si apre e compaiono gli attori quindi la musica fa da colonna sonora alle scene che si susseguono. Oath è il momento del patto che Teumman fa col Signore dell’Oscurità quindi il momento fondamentale della vicenda una scelta che lascia il segno come un riff “cattivo” di chitarra e un quattro quarti a martello di batteria a sostegno dell’ aggressiva linea vocale.

5.    Quali sono state le vostre maggiori  influenze che vi hanno indotto a plasmare questo sound intimista e incisivo? Non vorrei dire un’eresia, ma a mio avviso il progressive rock italiano è ben presente in voi, dico bene?

R: Hai perfettamente ragione! Il progressive rock italiano fa parte dell’infanzia di tutta la band nessuno escluso! Oltre a questo di sicuro ha influito il metal degli anni ’80, la musica classica, il prog metal moderno anche se dire con precisione quali sono state le nostre maggiori influenze è difficile date le numerose differenze tra i membri della band. Tutti e cinque arriviamo dalle più diverse esperienze musicali e quando abbiamo iniziato a lavorare a Teumman mettendole insieme si è creata una miscela che ci ha soddisfatto molto al punto che nessuno di noi cambierebbe una sola nota del cd.

6     Nella recensione  ho voluto solo accennare il concept di Teumman per lasciare un alone di mistero e curiosità, volete completare voi l’opera riassumendo il tutto?

R: Tutta la vicenda è circondata da un alone di mistero a maggior ragione la prima parte che viene interrotta proprio nel momento di massima tensione.
Il sipario si apre su un campo di battaglia alla fine di uno scontro sul quale giacciono i cadaveri di vincitori e vinti. Ma un’ombra si aggira nel silenzio in cerca di un corpo per portarlo con sé negli inferi. Il corpo è quello di Teumman, principe elamita caduto in battaglia. Egli si ritrova nel Regno dei Morti e davanti a lui c’è Oriax, un demone che gli annuncia la possibilità di evitare la dannazione eterna. Entra in scena Berkaal, il Signore dell’Oscurità, che propone al principe un patto: se accetta di tornare sulla terra e far innamorare di sé Namrad, la fedele sposa del re assiro Agares, facendo così in modo che ella perda la sua anima, avrà in cambio l’immortalità. Teumman accetta, torna sulla terra e si presenta al palazzo di Re Agares. Il Re lo accoglie come un figlio ma un oscuro presagio gli ottenebra l’animo. Una volta a palazzo il principe incontra Namrad e sente nascere un forte sentimento nei suoi confronti che lei ricambia a sua volta e subito dopo è dilaniato dal dubbio perché si sente in colpa per essere parte di questo inganno. A questo punto evoca Berkaal e gli manifesta la sua intenzione di rinunciare al patto, ma ormai non può più tirarsi indietro, non gli resta che portare a termine il suo compito… e sui violenti scambi di battute di Regret la storia si interrompe…

7    Quale è il pezzo contenuto in Teumman che secondo voi può rappresentare al meglio il vostro ritorno sulle scene con una line up rinnovata e così affiatata?

R: Risposta difficile… ognuno di noi sceglierebbe un brano diverso! Questo a testimonianza di quanto sia eterogenea la band. Se proprio dobbiamo scegliere diciamo Battlefield. E’ il brano che per noi ha maggiore significato sia perché segna l’inizio della storia sia perchè è stato il primo brano al quale abbiamo lavorato insieme, suonarla dal vivo ci emoziona ogni volta.

8    Avete in programma dei live in supporto al nuovo album?

R: Pensa che il cd è uscito il 13 maggio e il 14 abbiamo avuto la data di presentazione. Tempismo perfetto! E da li non ci siamo più fermati fino a fine agosto, adesso stiamo pianificando alcune serate per la stagione invernale anche se vogliamo rallentare un po’ la frequenza per lasciare lo spazio al completamento della “part 2”.

9    Quello che abbiamo potuto ascoltare è materiale dopo la reunion, oppure qualche song è stata concepita in passato e riarrangiata per l’occasione?

R: Possiamo dire che in realtà non si tratta di “ reunion” in quanto la band è comunque rimasta attiva in tutti questi anni nonostante l’avvicendamento di diversi musicisti. L’idea di quest’opera è nata nelle menti di Davide e Simone e qualche tema risale a parecchi anni fa, tuttavia ascoltando quei primi riff rispetto al risultato finale è più corretto dire che il lavoro più grande è stato svolto dall’attuale formazione.

10    Siamo in chiusura….
In bocca al lupo, a voi le considerazioni finali…

R: crepi il lupo! Ti ringraziamo per la chiacchierata. Vogliamo solo aggiungere che cercheremo mantenere l’impegno di esibirci il più possibile in live che è il nostro divertimento maggiore anche perché pensiamo che dal vivo si possa trasmettere la vera anima di Teumman. Siamo coscienti che il periodo non è dei migliori, viviamo in un’epoca dove gli spazi per suonare sono limitati, ma confidiamo nel fatto che ci siano ancora persone che supportano la musica originale.

(A cura di Ermanno Martignano)

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