Morgana – nuovo video e prime uscite live!!

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Concerti, News


Svelata la line up che accompagnerà Morgana nel tour promozionale del suo nuovo album Rose of Jericho, uscito il maggio scorso per Nadir Music/Audioglobe.

Ad affiancare la cantante torinese, oltre a Tommy Talamanca (Sadist) alle chitarre e tastiere, ci saranno Federico Pennazzato (Hell in the Club/Secret Sphere) alla batteria e Jacopo Rossi (Nerve) al basso.

La prima uscita, che celebra il ritorno di Morgana sul palco dopo 20 anni sarà il 21 gennaio prossimo a Torino, nello storico United Club. Nell’attesa del primo live set potete gustare in anteprima e per intero a questo link il videoclip ufficiale “Golden Hours”: http://www.youtube.com/watch?v=JEAup0gQ-yo

Info e dettagli: www.morganadelaude.com

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Innerload – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


Intervista ai veneti Innerload, band formata nel 2009 che parte in quarta con “React”, sette tracce di hard ‘n’ heavy roccioso proiettato nei gloriosi ottanta…..

1.    Benvenuti ragazzi, iniziamo con le presentazioni ufficiali ai nostri lettori

E’ sempre difficile fare le presentazioni a freddo, d’altronde cerchiamo anche dal vivo di limitare le presentazioni, lasciando spazio alla musica che deve parlare molto più di noi. Il progetto Innerload è l’ultima fase comune di un cammino che ognuno di noi ha fatto da ormai quasi 20 anni di musica suonata, cantata, con diverse esperienze ma tutte accomunate dal metal degli anni 80 e 90 che ci è entrato in qualche modo nel sangue e che ora esce e trova nuove forme nei pezzi che suoniamo. Penso che non vi stupiate se dico che siamo cresciuti a Metallica, Megadeth, Maiden, Anthrax,… e tutti abbiamo sentito la crisi della fine degli anni 90 quando dopo l’ultimo sussulto del grunge, il vero metal si è andato disperdendo in forme secondo noi meno interessanti ed autentiche.

Innerload è l’evoluzione di un progetto precedente iniziato da Musa (batteria) e Alex (Basso) che hanno poi coinvolto Cortez alla voce, partendo come tutti dalle cover dei gruppi che ci accomunavano. A questo punto il salto è stato con l’ingresso nel 2009 di Ray alla chitarra e con la decisione di dare una svolta, lasciando stare le cover e iniziando a tirare fuori la nostra anima. L’energia e creatività portate da Ray sono state vitali, anche se ci sono costate in boccette di valium per tenerlo calmo!!!

L’ultimo importante contributo è arrivato con Giorgio (chitarra) ci permette di spaziare ancor meglio nei generi e soprattutto nelle performance dal vivo e rendere pienamente le idee partorite in sala prove ed studio. La cosa più bella è sentire che il gruppo c’è, che lo siamo nell’anima, anche se abbiamo esperienze ed età diverse, perché nonostante la distanza (veniamo da Padova, San Donà, Venezia…) c’è un qualcosa che ci tiene uniti. Questo è quello che noi chiamiamo inner-load.

2.    Vi siete formati nel 2009 e, senza neanche rodare gli ingranaggi con un demo apripista, siete arrivati direttamente a registrare React sotto SG Records. Possiamo dire che avete le idee chiare?

Beh, come ti dicevo, in realtà gli ingranaggi abbiamo iniziato a rodarli anche prima, ma tutto è diventato chiaro quando abbiamo iniziato a lavorare ai nostri pezzi. La storia è molto bella perché siamo partiti con l’idea di lavorare ad un demo, come è normale che fosse, ma già in fase di composizione ci siamo resi conto che era un periodo molto creativo e positivo: le cose uscivano da sole, e i pezzi risultavano orecchiabili e potenti allo stesso tempo, e noi stessi, nonostante ci lavorassimo in modo assiduo, non ci stancavamo mai di ascoltarli e di canticchiarli. Siamo quindi partiti con l’idea di un demo, ma avendoci lavorato molto in fase di arrangiamento, volevamo toglierci lo sfizio di fare un lavoro fatto bene anche in registrazione.

Qui è arrivato un primo incontro importante, quello con Marino della Majestic che ha capito l’anima del disco e l’ha tirata fuori in tutta la sua forza. E’ come se ci fossimo resi conto tutti all’improvviso che davanti avevamo dei pezzi veramente buoni, pieni di energia e melodia. E che a questo punto era uno spreco lasciarli li, quindi abbiamo deciso di approfondire le sessioni fino ad avere un prodotto decisamente di buon livello anche se partito in sordina.

E’ come se la genesi di questo album fosse sotto un influsso positivo di qualche stella, perché senza alcuna pretesa iniziale, è in realtà fluita da sola, a partire dalla composizione, all’incontro con la Silos che ha creduto in noi e ci ha fatto girare un video, al passaggio in studio di registrazione dove siamo usciti con molto di più di quanto pensassimo di ottenere.

E qui c’è l’altro importantissimo incontro: quello con la SG Records. Come sapete bene, la musica emergente alla fine sbatte contro un muro di indifferenza e difficoltà del settore musicale, soprattutto in fase di produzione. Quindi, nonostante la nostra convinzione, non ci aspettavamo attenzione da case o etichette discografiche. E invece la nostra stella si è di nuovo presentata sotto forma di Lorenzo della SGRecords che non finiremo mai di ringraziare per aver ascoltato e creduto nel nostro progetto.

Ecco come nasce il nostro album in soli due anni. Tanto lavoro, tanata grinta e applicazione (questo lo dico soprattutto per i più giovani che pensano che tutto debba essere facile e venire da solo). E un segno del destino. Lasciamo a lui decidere dove ci porterà, di sicuro noi faremo la nostra parte.

Quindi per rispondere alla tua domanda: si, abbiamo le idee chiare. Adesso si.

3.    React è un album hard ‘n’ heavy tipico degli anni ottanta in cui emerge spesso l’ombra dei Maiden, dotato di una registrazione moderna, pulita e rocciosa. Suppongo siate soddisfatti del mastering finale gestito dai Majestic Studio, giusto?

Dire soddisfatti è poco. Come dicevamo prima, essendo la prima esperienza, siamo partiti senza sapere cosa ne sarebbe uscito, e il grande Marino ha tirato fuori l’anima e l’energia dell’album. E’ comunque la prima esperienza ed abbiamo imparato moltissime cose, e ne abbiamo ancora molte da imparare. Perché la registrazione e la produzione finale possono davvero cambiare anima all’album. Probabilmente ci sono punti di miglioramento e accorgimenti da seguire, che sicuramente prenderemo in considerazione nel prossimo album, ma ancora una volta Majestic Studio ha avuto la capacità di capire dove stava l’energia e di tirarla fuori tutta.

4.    Sette tracce più un videoclip, quanto ritenete sia importante la pubblicazione di un video, contando il fatto che l’Italia non dispone molto (o meglio non supporta) tale diffusione?

A dire il vero si tratta di un insieme di coincidenze, partendo dall’aver incontrato nel nostro cammino la Silos Production che ci ha dato l’opportunità di girare un video professionale con un approccio che è stato per noi molto interessante. Infatti l’idea era di mettere assieme le loro competenze nel mondo video e le nostre più musicali e relative alla cultura dei video musicali del nostro genere. E come nelle migliori esperienze: grande spazio alla creatività che porta a dei bei risultati anche quando i mezzi a disposizione non sono quelli di una produzione di prima linea. Questo ha permesso ad entrambi di avere in mano un prodotto di cui siamo molto orgogliosi, e per il quale continuiamo a ringraziare gli amici della Silos.

Non si tratta quindi di una scelta a tavolino, ma allo stesso tempo siamo figli dell’era di internet, di facebook, di youtube, dove l’utente è sempre più pigro ed abituato a fruire di contenuti multimediali. Una volta si aspettavano i mesi per comprare un bel disco di vinile e lo si consumava. Oggi deve essere tutto disponibile in “un click”, ed il video è sicuramente la risposta migliore. La nostra fortuna è di poter dare questo contenuto in modo serio e professionale, e di non dover fare come fanno molte band emergenti, che sono costrette ad arrangiarlo con mezzi di fortuna. Siamo convinti che la qualità in qualche modo premia.
E’ indicativo che il video ha raccolto tantissime visualizzazioni, molte più dei samples messi sul sito e promossi sulle pagine facebook.

Continueremo quindi su questa strada. Ovviamente prima di tutto viene la musica, ma sono sicuro che ne usciranno anche idee nuove, soprattutto valorizzando la collaborazione anche con artisti emergenti nel mondo del multimedia.

5.    Come nasce una vostra song, prima base musicale o testo?

Anche in questo caso dipende molto dal periodo, ma fondamentalmente di solito arriva uno di noi con un riff o anche una struttura per un pezzo, e qui inizia l’opera “titanica” di smontarla e rimontarla. Sebbene sia il nostro primo album, cerchiamo sempre di mantenere i piedi per terra e con umiltà sappiamo che, anche se il pezzo che ne esce sembra il più bello del mondo, va poi affinato, arrangiato, ascoltato anche con le orecchie “esterne”. Nel mezzo succede che il riff stimoli un tema per il testo, che viene proposto, ma poi magari basta una parola, un suono per decidere di cambiare un passaggio, un arrangiamento. A volte il testo nasce sull’improvvisazione vocale sopra al pezzo, ma poi viene comunque rivisto.

Ci sono dei pezzi che già dal riff raccontano una storia, evocano una atmosfera… e qui basta scambiarsi uno sguardo e dirne il titolo. Poi il testo arriva.

6.    Chi è l’autore dei testi e quali temi preferite trattare?

I testi sono in gran parte scritti da Cortez, ovviamente solo dopo aver superato la sua storica indolenza. Di fatto c’è che spesso serve anche l’ispirazione, per non dover scrivere pezzi su temi dettati dal genere, ma per poter scrivere quello che davvero pensiamo. Ed in questo abbiamo cercato di mantenere la nostra coerenza perché alla fine la musica deve essere espressione di emozioni e di idee. La scelta di non dover sottostare a schemi “di genere” ci ha permesso di spaziare da atmosfere fantastiche come in “The Wizard” (qui il contributo nei testi è fondamentalmente di Ray), a temi introspettivi come in “Dancing Queen” dove l’attrazione e l’amore fanno breccia anche in un contesto metal, perchè anche quella dell’attrazione è energia, anzi forse è una delle più potenti che ci siano.

Ma la cosa a cui teniamo di più è la voglia di dire quello che pensiamo del mondo in cui siamo, a testa alta, senza ipocrisie o anticonformismi di ruolo. Qualcuno ci dice che sono temi politici, ma in realtà sono solo la nostra idea su temi che coinvolgono la nostra vita e quella dei nostri figli: il rispetto per la natura,  la lotta contro l’inquinamento dettato da semplici tornaconti economici che muovono questo mondo. Un mondo che valorizza l’immagine e la ricchezza, a scapito del benessere e della felicità. Il mondo che ci propongono è sostanzialmente finto, svuotato di valori, e drogato di bisogni inutili che alla fine ci rendono infelici (Fake World). E semplicemente noi vogliamo dire che non ci stiamo. Non lo accettiamo. Ma non per questo mettiamo la testa sotto terra come lo struzzo, o critichiamo in modo preconcetto delegando sempre ad altri il fare, perché noi siamo parte di questo mondo e di come si evolve, con le nostre scelte, le nostre azioni. Il titolo dell’album sta proprio a significare questo: “Reagisci! Usa la tua testa, spegni quella TV che ti ruba i pensieri”.

7.    A quanto possiamo vedere, anche l’artwork rimembra le prime copertine  heavy metal. Chi è l’artefice? E’ così che lo immaginavate?

L’idea è come sempre nata davanti ad una birra e bisogna dire che Musa è riuscito a dargli la forma giusta che rappresenta davvero il nostro inner-load che buca e distrugge le barriere del conformismo, da quello musicale a quello del pensiero.

Poi abbiamo ovviamente dato in mano il materiale a chi di mestiere si occupa di grafica, ma mi fa piacere questa domanda, perché ancora una volta il progetto innerload non è solo fatto di musica, ma di idee, di emozioni, di video, di grafica.

8.    Quali sono i vostri progetti live?

Questo è sicuramente un argomento complicato. Veniamo tutti da 20 anni di musica, di cover e di esperienze proprie. E da sempre il vero problema è poter suonare dal vivo. E se posso togliermi un sassolino, negli ultimi 10 anni la situazione è stata ulteriormente peggiorata dalle tribute-band e dalle trasmissioni Talent-Format come X-Factor, dove quello che conta è la cover, è l’immagine, è la totale snaturalizzazione della musica, e la sua mercificazione. Questo ha ulteriormente diminuito la possibilità di fare concerti live, figuriamoci con musica propria e del genere metal…
A me questo fa molto incazzare perché di tutto, la performance live è quella dove gira l’energia più forte, dove ti metti in gioco, dove scambi sguardi e parole, dove vedi la gente saltare e sta a te farla saltare.
Ma siamo fiduciosi, stiamo iniziando a partecipare a diversi contest, e finora la risposta è decisamente positiva, e stiamo ovviamente cercando di strutturarci con una booking agency  che ci permetta di accedere a eventi di maggior rilievo. Ma intanto il primo passo è fatto.

A Marzo suoneremo anche a Bologna, indice che iniziamo anche ad uscire dal territorio più locale, e stiamo partecipando a diversi concorsi a livello nazionale ed internazionale.

9.    Dopo React quali idee avete per il prossimo futuro?

Non riusciamo a stare fermi, e per fortuna il momento di creatività non si esaurisce, anzi si arricchisce dell’esperienza fatta in fase di registrazione, e ci spinge a comporre pezzi sempre più energetici e speriamo maturi.
Abbiamo già 6 pezzi nuovi pronti, ma questo è il futuro: oggi è il tempo di “React!” di farlo ascoltare il più possibile, di farlo girare, sia live che in qualsiasi forma come l’opportunità che ci state dando voi.
Credeteci: la prima cosa che ci spinge è la consapevolezza di aver prodotto dei pezzi di cui andiamo orgogliosi, e la voglia è quella di farli sentire, proprio perché ci piacciono. Siamo sufficientemente grandi, e non suoniamo più per essere ammirati o per impersonare l’immagine del rocker nostalgico. Noi suoniamo la musica che ci piace, e come tutte le cose belle la vogliamo far girare. Poi la gente dirà quello che pensa e cosa questa musica gli comunica.

10.    Grazie per la disponibilità, buona fortuna per tutto! Lascio a voi le conclusioni di questa intervista.

Grazie a voi dello spazio che ci avete dedicato. Posso solo dirvi (ovviamente) di passare i nostri pezzi, di far alzare il volume e farvi travolgere da tutta l’energia ed il sudore che ci sono dentro.

Approfitto di questa occasione per lasciarvi i riferimenti che partono dal nostro sito www.innerload.com ma ci trovate sia su myspace che facebook. Per acquistare il disco trovate indicazioni anche sul sito della SGRecords, ma contattateci anche ad info@innerload.com sia per merchandising che per serate live.

Noi stiamo lavorando sia per le performance live che al nuovo album, ma senza di voi e della gente che ci ascolta, non esisteremmo. Quindi grazie ancora… e buon ascolto.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Tyrants – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Classic metal, Interviste


Tyrants, duo proveniente dalla provincia di Pescara, attivo dal 2011. Dopo due demo arriva il momento di registrare Ruchus, un capolavoro di black metal sinfonico figlio della Norvegia in chiave fantasy. Intervistiamo i diretti interessati…

1. Benvenuti ragazzi, partiamo con una breve biografia della band

Salve a tutti. Per iniziare vogliamo ringraziare Ermanno Martignano per questa intervista. I Tyrants nascono a Roma,ma siamo di Penne un piccolo paese nella provincia di Pescara. Io Aerioch mi sono ormai stabilito a Roma da diversi anni, mentre Sinthoras continua a vivere in Abruzzo. Nel 2006 vivevamo a Centocelle ed e’ propio li’ che abbiamo deciso di far partire il progetto Tyrants.

2. In 10 anni di attività come mai avete registrato solo due demo?

Inizialmente eravamo ancora alle prime armi per quel che riguarda le registrazioni. Anche i mezzi a nostra disposizione erano molto rudimentali, poi col tempo Sinthoras ha iniziato ad appassionarsi alla fonia ed abbiamo iniziato a curare la qualita’ audio. Inoltre la distanza e problemi personali ci hanno impedito di produrre altri lavori.


3. Ruchus è un gran bel lavoro, le contaminazioni norvegesi si sentono spiccatamente;
la caratteristica che fa scalpore è il connubio di soluzioni epic fantasy che lo rendono ancor più maestoso. Quali sono le vostre influenze principali?

Noi siamo molto istintivi e lasciamo che le nostre emozioni ci guidino nella creazione delle nostre canzoni. Come ho detto prima siamo abruzzesi e la natura che ci circonda entra molto facilmente nelle nostre composizioni.

4. Quante canzoni presenti in Ruchus appartengono ai due precedenti demo e quali sono le novità assolute?

5 sono le canzoni appartenenti ai precedenti demo, ma sono tutte state riregistrate.
Ruchus, Beyond The Tyrants’ Land, Reborn, e la bonus track sono le novita’ di questo lavoro.

5. Quali temi trattate nei vostri testi, chi è l’autore? Come mai la decisione di coverizzare i Doors?

I testi sono scritti da me, ed i temi trattati possono spaziare dalla rabbia nei confronti societa’ finta fatta di solo apparire (basta ascoltare Revenge) all ‘amore (Beyond Death). Abbiamo deciso di coverizzare Break On Through per 4 motivi:

I non volevamo riproporre la solita canzone metal fatta piu’ veloce, ma prendere una canzone di un altro genere e riuscire a trasformarla

II io personalmente ho iniziato ad ascoltare la musica propio grazie ai Doors ( mio padre mi regalo’ un best of dei Doors)

III per l’idea che racchiude questa canzone, ossia quella di abbattere il muro, di andare oltre le apparenze

IV perche’ un giorno io e Sinthoras stavamo guardando una puntata dei Simpson,dove Krusty il clown cantava questa canzone, e alla fine dell’ esibizione sviene collassato propio come Jim Morrison; e li ci ammazzammo dalle risate.

6. Come nasce un vostro pezzo, quali ritenete siano le vostre ispirazioni?

Diciamo che si parte da un riff portante, con in testa gia’ qualche idea sul testo e la sensazione che si vuole trasmettere. Una volta fatto cio’ Sinthoras inizia a dare la forma; come quando si prende un pugno di argilla e lo si modella fino a che non diventa un vaso. Poi s’inizia ad adattare il testo alla canzone. Una volta che il pezzo prende vita lo si riascolta per vedere cosa cambiare, cosa aggiungere.

7. Il vostro art work sembra un incrocio tra l’oscura figura dell’horror movie anni ottanta Hellraiser e un’armatura medioevale rudimentale. Cosa simboleggia questo tetro personaggio che lacrima sangue?

Questo e’ un viso che si affaccia sul nostro mondo. Ogni punta rappresenta un male presente sulla nostra societa’, e piange sangue nero nel solo vedere come stiamo riducendo la nostra terra, che siamo perennemente l’uno contro l’altro.

8. Aprendo il booklet ho appreso che l’album è interamente registrato in casa, non si direbbe visto il risultato. Nessuna etichetta si è fatta avanti per un contratto?

Si! L’album e’ interamente registrato in casa. Per quanto riguarda l’ etichetta non ci ha contattato nessuno. Ma a noi detto siceramente non ci frega niente, tanto di etichette che fanno bene il loro lavoro ne sono rimaste poche. A noi Tyrants interessa soltanto che la nostra musica venga ascoltata e possibilmente anche apprezzata, la nostra forza sono propio le persone che ci supportano ed e’ propio di queste che noi siamo alla ricerca. Tutto il resto per noi conta poco.

9. Come sono nate le collaborazioni con Martina Di Marcoberardino, Alessandro “Lord Vampyr” Nunziati e Riccardo “Endymion” Studer?

Per quanto riguarda Martina Di Marcoberardino e’ propio una nostra cara amica e le saremo sempre riconoscenti per averci regalato la sua bellissima voce. Con Alessandro “Lord Vampyr” Nunziati e Riccardo “Endymion” Studer piu’ che collaborazione e’ propio amicizia in quanto io Aerioch suono con loro nei Lord Vampyr dal 2008; e sia io che Sinthoras potevamo solo che provare piacere che due amici partecipassero ad un nostro lavoro.

10. Grazie, lascio a voi le considerazioni conclusive…

Grazie ancora a Ermanno Martignano per averci dato la possibilita’ di esprimerci. Seguiteci su www.facebook.com/tyrantsita
oppure www.myspace.com/tyrantsband che presto ci saranno delle novita’.
Un grande abbraccio a tutti e alla prossima!!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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The Ritual – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Interviste, Progressive, Thrash metal


Intervista a Marco Pastorino, chitarrista del gruppo heavy melodic metal / core The Ritual. Analizziamo meglio il loro primo cd “Beyond The Horizon Fragile”.

1.    Ciao Marco, dopo l’intervista con i Secret Sphere e le mie congratulazioni per l’entrata nei Bejelit, lieto di poterti fare alcune domande sul primo lavoro dei  The Ritual

Ciao Ermanno! E’ un grosso piacere per me! Partiamo!!!

2.    Comincio subito chiedendoti, come mai il vostro album ha un titolo così malinconico

Ti dirò, il titolo può essere anche visto in questa maniera, ma il nostro modo di vedere le tematiche dei testi e le argomentazioni, ci portano a vedere quest’orizzonte come un qualcosa che noi vogliamo superare prepotentemente, un limite che vogliamo valicare. Il concetto è tutto qui; non vogliamo fermarci di fronte a niente.

3.    Quali temi trattate nelle dieci tracce presenti nell’album?

Si parla d’amore, d’amicizia, dalle paura che ci sconvolgono la vita di ogni giorno. Preferiamo scrivere senza troppi giri di parole. Parliamo di quei sentimenti che ti distruggono dentro giorno dopo giorno , che ti mettono completamente ko. Ma non c’è solo negatività ; degli spiragli positivi sono sempre dietro l’angolo – per fortuna -

4.    Chi è l’artefice dell’artwork, cosa rappresenta esattamente?

Il nostro carissimo amico Davide Nadalin di Nerve Design ha creato questo piccolo capolavoro; negli anni ero rimasto sconvolto dai suoi lavori con Nile, Legion Of The Damned, Threshold e lo abbiamo voluto avere ad ogni costo. Le fiamme nell’artwork fanno parte di noi, del nostro essere così diretti e senza tanti fronzoli, ma la bellezza di questa cover, esplode completamente nei due visi sofferenti che pare come se vedessero dentro alla profondità di questo lavoro.

5.    Le tracce presenti in “Beyond The Horizon Fragile” sono tutte nuove, oppure qualcuna è stata presa dal vostro demo targato 2008 e riarrangiata per l’occasione?

Inizialmente avrebbero dovuto comparire nell’album, tutte e 3 le canzoni del promo del 2008, ma nei mesi di lavoro successivi , abbiamo continuato a scrivere materiale sempre diverso , modificandolo e riscrivendo interamente brani più e più volte , fino ad arrivare alla sua forma completa . Abbiamo voluto mantenere Sacrifice, canzone a cui siamo legatissimi, perché è un modo molto chiaro per non rinnegare tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni, e d’altra parte è anche un modo per aprire nuove porte, con questo sound fresco e moderno che stiamo tirando fuori

6.    Voi vi definite Heavy Melodic Metal / Core, secondo me la vostra musica oltre ad avere la tipica caratteristica dell’heavy classico, ha delle parti di thrash moderno che evocano un po’ i The Defaced…. mi sono sbagliato?

La tua definizione mi fa moltissimo piacere in quanto è molto simile a quello che ci sentiamo di avere. Obiettivamente suoniamo heavy metal, attingendo però a piene mani da spunti più moderni, che siano break down core oppure arrangiamenti vocali molto vicini al rock americano. A mio parere c’è un bel mix di tante varie influenze e stili, che mescolati insieme appunto, creano tutto quello che è il sound di Beyond The Fragile Horizon

7.    Ci puoi anticipare qualcosa sui prossimi album dei Secret e Bejelit?

Con Secret Sphere siamo agli sgoccioli ormai… entreremo in studio a brevissimo per questo nuovo album che segnerà molti cambiamenti nel nostro sound, ma , concedimelo, non vorrei rivelare troppi particolari. Posso solo dire che c’abbiamo messo il cuore e il risultato è un disco trascinante ed emozionante. E così forte che lo considero senz’ombra di dubbio uno dei capitoli più riusciti della storia Secret.
Per quel che riguarda Bejelit invece, anche lì siamo in punto d’arrivo, in quanto stiamo concludendo proprio in questi giorni le registrazioni dell’album e ne siamo davvero entusiasti… all’interno c’è un po’ di tutto e sono sicuro che sarà un disco molto apprezzato, o almeno lo spero ahah.

8.    Baker Team Records mi suona nuova come etichetta e suppongo sia molto piccola. Come è nato il contratto con loro? Soddisfatti del loro operato?

Conosciamo bene i ragazzi della Baker Team e oltre ad essere persone professionali e ricche d’esperienza, stiamo vedendo con i nostri occhi tutta la loro voglia di portare The Ritual il più in alto possibile, con una promozione ben studiata e tanto tanto entusiasmo. Non potevamo chiedere di meglio per il nostro debut-album.

9.    Suonerete dal vivo per sponsorizzare BTHF?  Grazie, lascio a te le considerazioni finali…

Certo, stiamo cercando di fare un buon lavoro di promozione soprattutto in quell’ottica e quindi… suonare, suonare, suonare… siamo al primo album e abbiamo bisogno di far girare il più possibile il nostro nome!
Ringrazio te Ermanno per il tempo concessoci! Un saluto a tutti i lettori e speriamo vivamente che Beyond The Fragile Horizon vi trasmetta anche solo una parte delle emozioni che abbiamo provato nel registrarlo, nel comporlo e nel pensarlo. Ci vediamo on stage!!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Eldritch – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Interviste, Power metal, Progressive


Con immenso piacere intervistiamo un gruppo icona del prog metal italiano, Eldritch, una band che ha regalato tante emozioni dal 1991 ad oggi. Fuori da pochi giorni con il nuovissimo “Gaia’s Legacy”, scopriamone le peculiarità sotto la loro ottica

Risponde Eugene Simone (chitarra solista)

 

1. Lieti di poter intervistare una band che ha dato tanto al progressive italiano, benvenuti sulle nostre pagine ragazzi

Eugene: Grazie!

2. Tre anni fa, “Live Quake” a sugellare i vostri lavori registrati fino al 2007, oggi, vi riaffacciate sulla scena con il nuovo Gaia’s Legacy, come mai la gestazione dell’album ha richiesto questo lasso di tempo, tra le vostre uscite solo fra “El Nino” e “Reverse” sono passati tre anni… per gli altri lavori siete stati sempre più rapidi

Eugene: In realtà non si è trattato di una decisione presa a tavolino. L’attività live, alcuni avvicendamenti nella lineup e l’idea di dare un’ennesima svolta al sound, ci hanno spinti a reinserire le tastiere. A seguito di questo ci siamo dedicati al nuovo disco con la massima calma in modo da dare modo al nuovo entrato (Gabriele Caselli) di inserirsi e riuscire a tirare fuori quanto di meglio potevamo, senza scadenze.

Tutto questo ovviamente ha richiesto del tempo che si è tradotto in circa tre anni dall’uscita di Livequake. Anche tra Reverse e Portrait Of The Abyss Within successe una cosa analoga e infatti trascorsero tre anni prima dell’uscita di quest’ultimo. Per gli album successivi, trovata una certa stabilità, siamo stati molto più rapidi.


3. Secondo voi, quali differenze sostanziali si scorgono tra il nuovo e i precedenti act

Eugene: Credo di poter dire che Gaia’s Legacy si avvicina molto di più alle nostre prime cose piuttosto che alle ultime. Tutto l’album contiene pezzi molto complessi sia negli arrangiamenti che nella struttura ritmica. Un pò come è sempre stato nel DNA dei primi Eldritch.

Neighbourhell e Blackenday sono molto più diretti, all’epoca volevamo realizzare qualcosa più catchy in sede live ma la nostra vera essenza è sempre stata quella di riuscire a non essere mai scontati. Ritengo Gaia’s Legacy il nostro album più maturo in quanto riesce a fondere melodia e aggressività con grande impatto pur essendo un disco piuttosto tecnico e articolato.

4. Devo dire che il pezzo apripista “Deviaton” è fulminante, una fortissima carica adrenalinica che in sede live saprà creare un vero sconquasso, concordate?

Eugene: E’ uno dei pezzi su cui puntiamo maggiormente infatti. E non è escluso che sarà tra i candidati per un prossimo ipotetico videoclip. Abbiamo già avuto modo di proporlo dal vivo al Progpower USA e farà parte sicuramente del nostro liveset per un bel pò di tempo.

5. Gaia’s Legacy è un concept? Guardando il bellissimo art work e dal video che gironzola in rete da qualche giorno, deduco che i testi siano incentrati sui problemi principali che l’uomo ha inferto alla terra in nome del progresso.. inquinamento in primis…

Eugene: Si è proprio così. Tengo però a precisare che il nostro non è affatto uno slogan politico. Spero vivamente che non venga inteso come tale. Semplicemente una presa di coscienza di quanto sta accadendo ultimamente e di quanto purtroppo probabilmente accadrà.

E’ un problema di cui ancora forse si parla troppo poco…o meglio, se ne parla ma ancora sembra che poche persone stiano davvero realizzando quali siano le dimensioni dei danni che sta subendo il nostro pianeta e soprattutto quali siano le dimensioni delle conseguenze di tali danni…abbiamo sentito l’esigenza di affrontare queste tematiche piuttosto che situazioni interpersonali come fatto nei precedenti lavori.

6. Come anticipato, in rete possiamo già vedere il videoclip di “Everything’s Burning”, come mai è stato scelto questo pezzo per la presentazione di “GsL, quanto è importante secondo voi il riscontro pubblicitario che può portare un video

Eugene: Abbiamo scelto Everything’s Burning perchè è il pezzo dell’album che rappresenta in modo estremo il nostro lato più tecnico e aggressivo sebbene abbia un ritornello piuttosto immediato. Da un immagine forte di quello che esprimiamo nei testi ma anche di quello che è presente musicalmente nel cd.

Mi rendo conto che sia un pò azzardato scegliere un pezzo come questo come primo video, avendone altri molto più melodici a disposizione. Ma come penso ormai un pò tutti sanno, a noi è sempre piaciuto azzardare hehe…al giorno d’oggi grazie ad internet anche il videoclip può avere la sua importanza. Chiunque ha la possibilità di vedere e sentire la band in qualsiasi momento senza dover aspettare le ore notturne per vedere i video metal in TV come succedeva qualche anno fa…

7. Cosa ha scaturito il passaggio da Limb Music a Scarlet Records?

Eugene: Con LMP non eravamo più in sintonia su vari fronti…anzi forse non lo siamo mai stati. Ci sono stati problemi per la realizzazione del Livequake che ci hanno creato non poche rogne di cui preferirei non parlare. Abbiamo realizzato il master per poi mandarlo in giro alle etichette europee più accreditate, Scarlet compresa. Ad essere sinceri un paio di etichette piuttosto importanti si erano fatte avanti ma la Scarlet è stata la più concreta e non abbiamo esitato a firmare con loro, visto anche l’ottimo supporto che danno alle proprie band.

8. Siete giunti all’arrivo dei venti anni di carriera, come ricordate i vostri esordi e le prime realese? Come è cambiata la scena in tutti questi anni secondo voi, in meglio o in peggio?

Eugene: Ovviamente abbiamo un fantastico ricordo del periodo dei nostri esordi. Dalla realizzazione dei primi demo, alle prime release discografiche coincise col primo tour europeo di supporto agli Angra che ritengo sia stato il momento in assoluto che ricordo con maggior nostalgia. La cosa bella è che nonostante ci siano state anche pagine meno belle in tutti questi anni, il pensiero va sempre e comunque ai momenti che ci hanno dato le gioie maggiori e devo dire che non sono stati pochi.

Se ti riferisci alla scena italiana devo dire che nella seconda metà degli anni 90 il metal italiano ha vissuto un momento che mai aveva vissuto prima. Più di una band ha realizzato bellissime cose e ha diviso il palco con nomi importanti della scena mondiale. Purtroppo a mio avviso dal 2000 fino a pochi anni fa, a parte i Lacuna Coil, c’è stato un visibile calo. Mi sembra di vedere però che la tendenza si sta nuovamente invertendo visti gli eventi importanti a cui alcune band italiane stanno partecipando. Spero davvero che questo momento prosegua…

9. Ci sarà un tour nazionale ed estero in supporto a Gaia’s Legacy?

Eugene: Lo spero. Stiamo lavorando con la Scarlet per il prossimo anno anche se ti confesso che sta già iniziando la stesura dei brani che probabilmente faranno parte del successore di Gaia’s Legacy…l’obbiettivo è comunque quello di continuare a partecipare ad eventi importanti come è stato a Settembre scorso in occasione del Progpower USA.

10. Congedandovi e ringraziarvi per il tempo concessoci, lascio a voi il compito di concludere questa piccola chiacchierata virtuale…

Eugene: Grazie a te! :) I responsi iniziali di Gaia’s Legacy sono ottimi, sia come critica che come vendite e il vostro supporto sarà sicuramente prezioso affinchè l’interesse verso di noi continui ad essere vivo.

 

Facebook:
http://www.facebook.com/Eldritchband?sk=info

 

(A cura di Ermanno Martignano)

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Dark Age – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Gothic metal, Interviste, Progressive


Dark Age, band che nel 1991 esordì con Saturnalia. Dopo varie vicissitudini e cambi di line up, tornano con un’opera prima che ci auguriamo raggiunga il successo che merita: Teumman (part one).

1.    Benvenuti Dark Age, sono trascorsi 20 anni dal vostro unico album. Probabilmente alcuni si ricorderanno di voi ma la nuova generazione di metallari sicuramente no, volete farci un breve resoconto della vostra storia?

R: Beh che dire… il primo embrione della band prende vita nel lontano 1982 ma la prima formazione stabile è quella che ha portato alla realizzazione del primo album “Saturnalia”. E’ un disco realizzato da musicisti giovani e per certi versi inesperti, ovvio che questi difetti sono poi usciti nell’album; non vogliamo certo rinnegare nulla del passato, ma il fatto che poco tempo dopo la line up di Saturnalia ha cominciato a perdere elementi per strada è segno che alcune scelte non erano di sicuro le migliori. Abbiamo passato poi qualche anno tra vari cambi di formazione limitandoci a suonare covers fino all’arrivo di Davide alla voce. Da subito era maturata l’idea di un nuovo lavoro ma purtroppo abbiamo atteso ancora per avere le persone giuste. Eccoci quindi al 2008: Angela entra in sala prove e porta con se il fratello Carlo che si siede alla batteria… tutti pronti per Teumman.

2.    Veniamo subito a Teumman, quali differenze sostanziali si possono percepire tra questo lavoro e Saturnalia?

R: Sostanzialmente sono due lavori molto diversi tra loro e difficili da paragonare. Come già accennato Saturnalia è un lavoro che presenta dei limiti, in parte per la tenera età ed inesperienza dei musicisti, ma anche per i tempi ristretti che avevamo a disposizione per realizzarlo. Teumman è un’opera più complessa sia nella struttura che negli arrangiamenti; i temi principali e i riff sono nati sì da idee spontanee ma, trattandosi di un concept, è stato necessario impiegare molto tempo per costruire passo dopo passo ogni brano e con esso la storia che lo accompagna e curare gli arrangiamenti nei minimi particolari. Le registrazioni infatti sono durate sei mesi durante i quali si è creata un’ottima intesa con il fonico della sala d’incisione che è diventato il sesto elemento della band in quanto si è dimostrato subito entusiasta delle nostre idee aiutandoci al meglio per portarle a termine.


3.    A quanto si capisce, questa è solo la prima parte, quando potremo ascoltare la seconda parte?

R: Il materiale che avevamo pronto al momento delle registrazioni era troppo per poter stare in un unico cd quindi abbiamo pensato di dividere la storia in due parti creando così anche la suspance dell’epilogo. La seconda parte è già in lavorazione abbiamo molta “carne al fuoco” come si suol dire. Il nostro intento è di far uscire il seguito entro il 2012, salvo imprevisti, anche perché la prima parte si interrompe proprio nel pieno della tensione del protagonista, non vediamo l’ora di raccontare il finale.

4.    Il vostro progressive rock, radicato nel metal classico, ha una eleganza sopraffine e raramente alzate il tiro come in Oath. Perché questo pezzo è più “cattivo” del resto delle songs?

R: La musica nelle nostre canzoni è strettamente legata al significato del testo. Molti arrangiamenti sono stati concepiti chiudendo gli occhi e immaginando il sipario che si apre e compaiono gli attori quindi la musica fa da colonna sonora alle scene che si susseguono. Oath è il momento del patto che Teumman fa col Signore dell’Oscurità quindi il momento fondamentale della vicenda una scelta che lascia il segno come un riff “cattivo” di chitarra e un quattro quarti a martello di batteria a sostegno dell’ aggressiva linea vocale.

5.    Quali sono state le vostre maggiori  influenze che vi hanno indotto a plasmare questo sound intimista e incisivo? Non vorrei dire un’eresia, ma a mio avviso il progressive rock italiano è ben presente in voi, dico bene?

R: Hai perfettamente ragione! Il progressive rock italiano fa parte dell’infanzia di tutta la band nessuno escluso! Oltre a questo di sicuro ha influito il metal degli anni ’80, la musica classica, il prog metal moderno anche se dire con precisione quali sono state le nostre maggiori influenze è difficile date le numerose differenze tra i membri della band. Tutti e cinque arriviamo dalle più diverse esperienze musicali e quando abbiamo iniziato a lavorare a Teumman mettendole insieme si è creata una miscela che ci ha soddisfatto molto al punto che nessuno di noi cambierebbe una sola nota del cd.

6     Nella recensione  ho voluto solo accennare il concept di Teumman per lasciare un alone di mistero e curiosità, volete completare voi l’opera riassumendo il tutto?

R: Tutta la vicenda è circondata da un alone di mistero a maggior ragione la prima parte che viene interrotta proprio nel momento di massima tensione.
Il sipario si apre su un campo di battaglia alla fine di uno scontro sul quale giacciono i cadaveri di vincitori e vinti. Ma un’ombra si aggira nel silenzio in cerca di un corpo per portarlo con sé negli inferi. Il corpo è quello di Teumman, principe elamita caduto in battaglia. Egli si ritrova nel Regno dei Morti e davanti a lui c’è Oriax, un demone che gli annuncia la possibilità di evitare la dannazione eterna. Entra in scena Berkaal, il Signore dell’Oscurità, che propone al principe un patto: se accetta di tornare sulla terra e far innamorare di sé Namrad, la fedele sposa del re assiro Agares, facendo così in modo che ella perda la sua anima, avrà in cambio l’immortalità. Teumman accetta, torna sulla terra e si presenta al palazzo di Re Agares. Il Re lo accoglie come un figlio ma un oscuro presagio gli ottenebra l’animo. Una volta a palazzo il principe incontra Namrad e sente nascere un forte sentimento nei suoi confronti che lei ricambia a sua volta e subito dopo è dilaniato dal dubbio perché si sente in colpa per essere parte di questo inganno. A questo punto evoca Berkaal e gli manifesta la sua intenzione di rinunciare al patto, ma ormai non può più tirarsi indietro, non gli resta che portare a termine il suo compito… e sui violenti scambi di battute di Regret la storia si interrompe…

7    Quale è il pezzo contenuto in Teumman che secondo voi può rappresentare al meglio il vostro ritorno sulle scene con una line up rinnovata e così affiatata?

R: Risposta difficile… ognuno di noi sceglierebbe un brano diverso! Questo a testimonianza di quanto sia eterogenea la band. Se proprio dobbiamo scegliere diciamo Battlefield. E’ il brano che per noi ha maggiore significato sia perché segna l’inizio della storia sia perchè è stato il primo brano al quale abbiamo lavorato insieme, suonarla dal vivo ci emoziona ogni volta.

8    Avete in programma dei live in supporto al nuovo album?

R: Pensa che il cd è uscito il 13 maggio e il 14 abbiamo avuto la data di presentazione. Tempismo perfetto! E da li non ci siamo più fermati fino a fine agosto, adesso stiamo pianificando alcune serate per la stagione invernale anche se vogliamo rallentare un po’ la frequenza per lasciare lo spazio al completamento della “part 2”.

9    Quello che abbiamo potuto ascoltare è materiale dopo la reunion, oppure qualche song è stata concepita in passato e riarrangiata per l’occasione?

R: Possiamo dire che in realtà non si tratta di “ reunion” in quanto la band è comunque rimasta attiva in tutti questi anni nonostante l’avvicendamento di diversi musicisti. L’idea di quest’opera è nata nelle menti di Davide e Simone e qualche tema risale a parecchi anni fa, tuttavia ascoltando quei primi riff rispetto al risultato finale è più corretto dire che il lavoro più grande è stato svolto dall’attuale formazione.

10    Siamo in chiusura….
In bocca al lupo, a voi le considerazioni finali…

R: crepi il lupo! Ti ringraziamo per la chiacchierata. Vogliamo solo aggiungere che cercheremo mantenere l’impegno di esibirci il più possibile in live che è il nostro divertimento maggiore anche perché pensiamo che dal vivo si possa trasmettere la vera anima di Teumman. Siamo coscienti che il periodo non è dei migliori, viviamo in un’epoca dove gli spazi per suonare sono limitati, ma confidiamo nel fatto che ci siano ancora persone che supportano la musica originale.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Guido Campiglio – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


Nuova intervista al chitarrista bergamasco Guido Campiglio che ci presenta il nuovissimo Rumble In The Jungle, sempre sotto l’ala protettiva della SG Records.

1.    Ber ritrovato sul Blog di Eraskor.com Guido

Piacere mio, ricordo ancora con gioia la nostra conoscenza e la chiacchierata in occasione dell’uscita di Saturn.

2.    Parliamo subito di Rumble In The Jungle, a mio avviso un lavoro più diretto e meno intricato del precedente Saturn, concordi?

A mio parere “Rumble in the jungle” è un lavoro in grado di raggiungere molta più gente, non è riservato solo ai chitarristi o agli amanti della chitarra di genere rock, e ciò è dovuto sia alla composizione dei pezzi –decisamente più orecchiabili- che al sound complessivo del disco –ricco di elettronica- che ho voluto conferire al lavoro.

3.    Perché intitolarlo rombo nella jungla? La jungla rappresenta il mondo, ormai privo di regole?

Il titolo di questo lavoro ha davvero un’origine curiosa; il mio stile compositivo, per natura, è ricco di componenti tribali, etniche ed esotiche ed avevo già in mente di scrivere un lavoro in cui dare via libera a queste componenti. Quello che mi ha dato l’illuminazione su come intitolarlo è stata una enorme festa in Germania, dove mi trovavo l’anno scorso, era organizzata in un locale nelle vicinanze di Francoforte, che si chiama appunto “Rumble in the jungle”, questo nome mi e’ entrato in testa e conquistato da subito! Riguardo alla tua domanda… bè direi che  se le regole del mondo fossero più simili a quelle della jungla…sarebbe di sicuro un mondo migliore, privo di falsità!

4.    In sede di recensione ho paragonato il tuo sound ai gloriosi anni ottanta, specialmente riferendomi al periodo 83/84, (anche se si scorgono altri stili musicali sparsi in tutto l’album ndr.). In parole povere, un sound più schietto ma pur sempre tecnologico, sei d’accordo con me?

Io mi riconosco pienamente in tutta la decade anni ’80, a partire dalle scelte stilistiche fino ad arrivare a quelle foniche. Per “Rumble in the jungle” è stata fatta la scelta di ricorrere a tappeti elettronici per arricchire il tutto e per far emergere ulteriormente alcune scelte tribali (si pensi a quante percussioni sono incluse in un pezzo come “Dhalsim”, “Tomahawk” o in “Drakkar”), per quanto riguarda il suono della mia chitarra, invece, direi che e’ compatibile con sonorità di fine anni ’80, lo paragonerei al suono Cacophony o al Malmsteen epoca ‘Eclipse’.

5.    Quale è il pezzo che hai composto più velocemente e quello che ti ha dato maggior soddisfazione?

Il pezzo che si e’ letteralmente scritto in un’unica mattinata e’ stato “Tomahawk”, un bellissimo brano che pare uscito da una tribù di nativi americani (da qui il titolo ), che ho notato essere già stato apprezzato parecchio; c’e’ un pezzo che pero mi inorgoglisce maggiormente ed è “Butterfly suite op no 1”, ha un tema inquietante e misterioso ed uno svolgimento articolato. E’ un brano che si è generato quasi autonomamente, senza che operassi delle scelte, un vero frutto di ispirazione!

6.    Credo che un chitarrista attivo come te non smetta mai di essere in tour, sai già quali palchi solcherai in questo autunno / inverno?

Quest’anno l’attività live è sorprendente, non solo per il numero di date ma anche per la loro natura, ho notato che  viene apprezzata la musica originale maggiormente che le cover, e devo dire che questa e’ una conquista, forse i tempi stanno cambiando. Aggiungo con un po’ di autostima che il nuovo materiale sta venendo davvero apprezzato contribuisce a questo. Ho suonato praticamente in tutta Italia e sono in programma un sacco di date anche in regioni finora mai toccate, come la Liguria. Segnalo con particolare piacere una realtà che e’ nata quest’anno ed e’ il vero e proprio sodalizio con un’altra band targata SG Records, gli IBRIDOMA, la maggior parte delle date viene realizzata come un doppio live in loro compagnia, questo ha aiutato parecchio ad aumentare la visibilità di entrambi, ho avuto piacere anche di suonare concretamente in formazione con loro alcuni spettacoli di cover, e’ stato un vero piacere! Vi anticipo poi che il prossimo anno ci sarà anche una novità a stelle e strisce, ma è tutto ancora in fase organizzativa.

7.    Wood nel 2009, Saturn nel 2010 e Rumble In The Jungle nel 2011, in pratica sforni un lavoro all’anno e sempre diversi tra loro. Possiamo dire che l’ispirazione è sempre dietro l’angolo?

Ho sempre avuto la predilezione per la musica originale, perfino quando ero molto più giovane, ogni volta che scrivo un lavoro genero sempre materiale che viene scartato e che rappresenta una miniera da cui riciclare idee, ed è anche una sorpresa il rimaneggiamento che ne viene fuori, “C.D.T. Simphony”, il pezzo che apre il nuovo album, era addirittura precedente a Saturn nella sua forma embrionale.

8.    Quante ore di allenamento dedichi al giorno al tuo strumento? Hai qualche buon consiglio da dare a chi inizia ad imbracciare una chitarra?

Io passo praticamente tutto il giorno con la chitarra addosso, ciò è dovuto anche al fatto che insegno in diversi corsi in provincia di Bergamo, dedico settimanalmente almeno due mattinate allo studio personale. Come dico ai miei allievi l’importante è stabilire una buona routine di allenamento con esercizi validi e successivamente a questi dedicarsi allo studio di un solo brano, come fosse una specie di premio.

9.    Secondo te quale è il chitarrista più letale al mondo da quando è stata inventata la chitarra?

Bellissima domanda,  e ti rispondo che complessivamente,  relativamente all’epoca, alla maturità musicale, allo stile mi viene in mente subito questo nome: Randy Roads!  Chissà cosa sarebbe venuto fuori se non fosse morto cosi giovane. Devo dire che ha un discendente che mi ha davvero steso quando l’ho sentito dal vivo, parlo di Gus G, il nuovo chitarrista di Ozzy. Chi non avesse ancora sentito questo chitarrista non se lo perda!

10.    Grazie e alla prossima occasione!

Grazie a te Ermanno, è stato un piacere e devo dire che erano domande davvero valide ad inquadrare il mio recente lavoro, ti ringrazio davvero! Un abbraccio, shred on!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Winterage – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Folk metal, Gothic metal, Interviste


Winterage, giovane e promettente band alle prese tra metal sinfonico e folk. Primo promo di sei tracce che rievoca film capolavoro dal sapor medioevale, un inizio che fa ben presagire per il futuro della band.

1.    Salve ragazzi, benvenuti sul blog di Eraskor.com, iniziamo con una presentazione della band

Ciao, grazie per la disponibilità e l’accoglienza!
I Winterage sono un gruppo nato nel 2008 dalla comune idea del violinista Gabriele e del tastierista Dario i quali, subito arruolando il chitarrista Riccardo, cugino di Dario, iniziano la composizione dei primi brani, ispirandosi a gruppi dal sound Power Epic e Symphonic. Col tempo entrano stabilmente a far parte della band il batterista Davide ed il bassista Matteo, a completare la formazione per iniziare ad esibirsi sui palchi locali genovesi. Particolarità della band è quella dell’utilizzo del violino, il quale interseca le sue melodie con quelle della voce e lo sviluppo con esso di un sound principalmente Power Symphonic sempre più ricercato.

2.    Il vostro primo ep sa farsi piacere ben presto, il mix tra metal sinfonico e ballate folk si rivela vincente. Quali sono state le vostre fonti di ispirazione?

Ogni membro porta nel gruppo le proprie influenze musicali, ciò assicura un sound molto vario ed originale. Principalmente, per la composizione dei brani la band si ispira a gruppi come Rhapsody of Fire, Stratovarius, Haggard, Sonata Arctica, Nightwish, Turisas…e molte altre bands Power e Symphonic, ma sempre con un forte attaccamento alla musica classica, rinascimentale e folkloristica.

3.    Sei tracce, la maggior parte strumentali, scelte con casualità o con una scelta ponderata per dar maggior risalto al sound?

Inizialmente il progetto è nato strumentale, dove il violino si sostituiva alla voce. Molte delle nostre canzoni perciò sono nate interamente strumentali, con l’intento di creare un sound originale e vario. Con il tempo però ci siamo resi conto, sia in fase compositiva che live, che l’aspetto vocale avrebbe dato una marcia in più alle nostre canzoni. Così, in previsione delle registrazioni dell’EP abbiamo deciso di iniziare ad inserire anche qualche linea vocale, sempre però rimanendo fedeli a quella che era l’idea iniziale del progetto. Essendo rimasti soddisfatti del risultato ottenuto, stiamo continuando a comporre brani vocali, giungendo anche a canzoni con una linea vocale completa.

4.    Nel booklet ho visto che vi siete avvalsi di più collaboratori, volete presentarli voi ai nostri lettori?

Certo: per assicurare al sound un maggiore aspetto sinfonico ci siamo avvalsi di alcuni collaboratori esterni al gruppo. Il cantante Daniele Zampelli che ha registrato le voci maschili; il soprano Silvia Traverso, la quale con molta versatilità ha registrato sia parti prettamente liriche che non; il violoncellista Giacomo Biagi e la flautista Elisabetta Boschi, i quali con i loro strumenti hanno reso più realistiche le atmosfere e le parti sinfoniche dell’EP.

5.    Quanto tempo ha richiesto la preparazione del promo?

La preparazione dell’EP ha richiesto parecchi mesi: anche se le tracce erano già state composte, per una migliore resa sono state molto approfondite, studiate ed arrangiate. Le registrazioni sono durate circa un mese ed è proprio in questa fase che ci si rende conto di quanto sia difficile fare musica ad un buon livello. Infine comunque, il risultato, dal nostro punto di vista, è stato soddisfacente.

6.    Le registrazioni sono avvenute nei rinomati Nadir Studio di Tommy Talamanca, soddisfatti del risultato finale? Quanto è stato importante il contributo di un veterano della scena come Tommy?

Il contributo di Tommy è stato fondamentale. Dobbiamo molto a lui che, con grande professionalità, aiuti, consigli e una buona dose di simpatia è riuscito ad insegnarci molto. Il suo lavoro è stato incredibile: si è occupato infatti sia delle registrazioni di tutti gli strumenti, sia dell’editing che del mastering, in modo professionale, onesto e soprattutto disponibile ed aperto a tutte quelle che erano le esigenze della band…ed il risultato finale è stato sorprendente. Insomma, consiglio a tutti di lavorare con lui e con i suoi collaboratori, assicurando un ottimo prodotto ricavato con onestà e grande professionalità.

7.    Live in promozione al promo?

Il gruppo si sta muovendo per promuovere l’EP con dei live, nella scena genovese e ligure cominciando già dai primi di Settembre. Purtroppo però nel nostro territorio non è facile ottenere delle date: sotto questo aspetto Genova è carente ed i gruppi underground faticano ad ottenere una certa risonanza.

8.    Nessuna etichetta si è fatta avanti per proporvi un contratto?

Ci stiamo muovendo anche sotto questo aspetto, abbiamo spedito l’EP ad alcune etichette italiane e stiamo cercando di promuoverlo in molti modi per farci conoscere il più possibile. Comunque è ancora presto, l’EP è uscito a Giugno e il gruppo sta lavorando sui nuovi pezzi.

9.    Quali sono i vostri progetti futuri?

A partire da ora vogliamo far conoscere il più possibile la nostra musica per mezzo dei live, in collaborazione anche con gruppi già abbastanza affermati in Italia; al contempo lavorare sui nuovi brani cercando di mantenere una buona dose di originalità e di ottenere un livello tecnico e compositivo superiore, per poter poi registrare un full-lenght, prodotto da qualche piccola casa discografica.

10.    Grazie per averci dedicato parte del vostro tempo, lascio a voi le conclusioni di questa chiacchierata.

Grazie a te per la disponibilità! Spero che grazie a questa intervista e recensione altre persone possano apprezzare la nostra musica! Un saluto e grazie ancora!

(A cura di Ermanno Martignano)

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