H-George – Primo singolo tratto dal nuovo disco in uscita il 26/02/2012

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, News


Gli H-GEORGE con il nuovo cantante Lupo hanno terminato la pre-produzione di 8 nuovi brani e sono entrati in studio per le registrazidi quello che sarà il successore di “Slave Of Society”.

Dopo l’aggressività di Trevor e il graffiante Rock di Max, sarà la volta della timbrica motorheadiana di Lupo, a dare voce a questo nuovo album in studio e on stage. Nel frattempo il primo singolo sarà disponibile dal 26 febbraio prossimo.
Info: http://www.nadirpromotion.com

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Innerload – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


Intervista ai veneti Innerload, band formata nel 2009 che parte in quarta con “React”, sette tracce di hard ‘n’ heavy roccioso proiettato nei gloriosi ottanta…..

1.    Benvenuti ragazzi, iniziamo con le presentazioni ufficiali ai nostri lettori

E’ sempre difficile fare le presentazioni a freddo, d’altronde cerchiamo anche dal vivo di limitare le presentazioni, lasciando spazio alla musica che deve parlare molto più di noi. Il progetto Innerload è l’ultima fase comune di un cammino che ognuno di noi ha fatto da ormai quasi 20 anni di musica suonata, cantata, con diverse esperienze ma tutte accomunate dal metal degli anni 80 e 90 che ci è entrato in qualche modo nel sangue e che ora esce e trova nuove forme nei pezzi che suoniamo. Penso che non vi stupiate se dico che siamo cresciuti a Metallica, Megadeth, Maiden, Anthrax,… e tutti abbiamo sentito la crisi della fine degli anni 90 quando dopo l’ultimo sussulto del grunge, il vero metal si è andato disperdendo in forme secondo noi meno interessanti ed autentiche.

Innerload è l’evoluzione di un progetto precedente iniziato da Musa (batteria) e Alex (Basso) che hanno poi coinvolto Cortez alla voce, partendo come tutti dalle cover dei gruppi che ci accomunavano. A questo punto il salto è stato con l’ingresso nel 2009 di Ray alla chitarra e con la decisione di dare una svolta, lasciando stare le cover e iniziando a tirare fuori la nostra anima. L’energia e creatività portate da Ray sono state vitali, anche se ci sono costate in boccette di valium per tenerlo calmo!!!

L’ultimo importante contributo è arrivato con Giorgio (chitarra) ci permette di spaziare ancor meglio nei generi e soprattutto nelle performance dal vivo e rendere pienamente le idee partorite in sala prove ed studio. La cosa più bella è sentire che il gruppo c’è, che lo siamo nell’anima, anche se abbiamo esperienze ed età diverse, perché nonostante la distanza (veniamo da Padova, San Donà, Venezia…) c’è un qualcosa che ci tiene uniti. Questo è quello che noi chiamiamo inner-load.

2.    Vi siete formati nel 2009 e, senza neanche rodare gli ingranaggi con un demo apripista, siete arrivati direttamente a registrare React sotto SG Records. Possiamo dire che avete le idee chiare?

Beh, come ti dicevo, in realtà gli ingranaggi abbiamo iniziato a rodarli anche prima, ma tutto è diventato chiaro quando abbiamo iniziato a lavorare ai nostri pezzi. La storia è molto bella perché siamo partiti con l’idea di lavorare ad un demo, come è normale che fosse, ma già in fase di composizione ci siamo resi conto che era un periodo molto creativo e positivo: le cose uscivano da sole, e i pezzi risultavano orecchiabili e potenti allo stesso tempo, e noi stessi, nonostante ci lavorassimo in modo assiduo, non ci stancavamo mai di ascoltarli e di canticchiarli. Siamo quindi partiti con l’idea di un demo, ma avendoci lavorato molto in fase di arrangiamento, volevamo toglierci lo sfizio di fare un lavoro fatto bene anche in registrazione.

Qui è arrivato un primo incontro importante, quello con Marino della Majestic che ha capito l’anima del disco e l’ha tirata fuori in tutta la sua forza. E’ come se ci fossimo resi conto tutti all’improvviso che davanti avevamo dei pezzi veramente buoni, pieni di energia e melodia. E che a questo punto era uno spreco lasciarli li, quindi abbiamo deciso di approfondire le sessioni fino ad avere un prodotto decisamente di buon livello anche se partito in sordina.

E’ come se la genesi di questo album fosse sotto un influsso positivo di qualche stella, perché senza alcuna pretesa iniziale, è in realtà fluita da sola, a partire dalla composizione, all’incontro con la Silos che ha creduto in noi e ci ha fatto girare un video, al passaggio in studio di registrazione dove siamo usciti con molto di più di quanto pensassimo di ottenere.

E qui c’è l’altro importantissimo incontro: quello con la SG Records. Come sapete bene, la musica emergente alla fine sbatte contro un muro di indifferenza e difficoltà del settore musicale, soprattutto in fase di produzione. Quindi, nonostante la nostra convinzione, non ci aspettavamo attenzione da case o etichette discografiche. E invece la nostra stella si è di nuovo presentata sotto forma di Lorenzo della SGRecords che non finiremo mai di ringraziare per aver ascoltato e creduto nel nostro progetto.

Ecco come nasce il nostro album in soli due anni. Tanto lavoro, tanata grinta e applicazione (questo lo dico soprattutto per i più giovani che pensano che tutto debba essere facile e venire da solo). E un segno del destino. Lasciamo a lui decidere dove ci porterà, di sicuro noi faremo la nostra parte.

Quindi per rispondere alla tua domanda: si, abbiamo le idee chiare. Adesso si.

3.    React è un album hard ‘n’ heavy tipico degli anni ottanta in cui emerge spesso l’ombra dei Maiden, dotato di una registrazione moderna, pulita e rocciosa. Suppongo siate soddisfatti del mastering finale gestito dai Majestic Studio, giusto?

Dire soddisfatti è poco. Come dicevamo prima, essendo la prima esperienza, siamo partiti senza sapere cosa ne sarebbe uscito, e il grande Marino ha tirato fuori l’anima e l’energia dell’album. E’ comunque la prima esperienza ed abbiamo imparato moltissime cose, e ne abbiamo ancora molte da imparare. Perché la registrazione e la produzione finale possono davvero cambiare anima all’album. Probabilmente ci sono punti di miglioramento e accorgimenti da seguire, che sicuramente prenderemo in considerazione nel prossimo album, ma ancora una volta Majestic Studio ha avuto la capacità di capire dove stava l’energia e di tirarla fuori tutta.

4.    Sette tracce più un videoclip, quanto ritenete sia importante la pubblicazione di un video, contando il fatto che l’Italia non dispone molto (o meglio non supporta) tale diffusione?

A dire il vero si tratta di un insieme di coincidenze, partendo dall’aver incontrato nel nostro cammino la Silos Production che ci ha dato l’opportunità di girare un video professionale con un approccio che è stato per noi molto interessante. Infatti l’idea era di mettere assieme le loro competenze nel mondo video e le nostre più musicali e relative alla cultura dei video musicali del nostro genere. E come nelle migliori esperienze: grande spazio alla creatività che porta a dei bei risultati anche quando i mezzi a disposizione non sono quelli di una produzione di prima linea. Questo ha permesso ad entrambi di avere in mano un prodotto di cui siamo molto orgogliosi, e per il quale continuiamo a ringraziare gli amici della Silos.

Non si tratta quindi di una scelta a tavolino, ma allo stesso tempo siamo figli dell’era di internet, di facebook, di youtube, dove l’utente è sempre più pigro ed abituato a fruire di contenuti multimediali. Una volta si aspettavano i mesi per comprare un bel disco di vinile e lo si consumava. Oggi deve essere tutto disponibile in “un click”, ed il video è sicuramente la risposta migliore. La nostra fortuna è di poter dare questo contenuto in modo serio e professionale, e di non dover fare come fanno molte band emergenti, che sono costrette ad arrangiarlo con mezzi di fortuna. Siamo convinti che la qualità in qualche modo premia.
E’ indicativo che il video ha raccolto tantissime visualizzazioni, molte più dei samples messi sul sito e promossi sulle pagine facebook.

Continueremo quindi su questa strada. Ovviamente prima di tutto viene la musica, ma sono sicuro che ne usciranno anche idee nuove, soprattutto valorizzando la collaborazione anche con artisti emergenti nel mondo del multimedia.

5.    Come nasce una vostra song, prima base musicale o testo?

Anche in questo caso dipende molto dal periodo, ma fondamentalmente di solito arriva uno di noi con un riff o anche una struttura per un pezzo, e qui inizia l’opera “titanica” di smontarla e rimontarla. Sebbene sia il nostro primo album, cerchiamo sempre di mantenere i piedi per terra e con umiltà sappiamo che, anche se il pezzo che ne esce sembra il più bello del mondo, va poi affinato, arrangiato, ascoltato anche con le orecchie “esterne”. Nel mezzo succede che il riff stimoli un tema per il testo, che viene proposto, ma poi magari basta una parola, un suono per decidere di cambiare un passaggio, un arrangiamento. A volte il testo nasce sull’improvvisazione vocale sopra al pezzo, ma poi viene comunque rivisto.

Ci sono dei pezzi che già dal riff raccontano una storia, evocano una atmosfera… e qui basta scambiarsi uno sguardo e dirne il titolo. Poi il testo arriva.

6.    Chi è l’autore dei testi e quali temi preferite trattare?

I testi sono in gran parte scritti da Cortez, ovviamente solo dopo aver superato la sua storica indolenza. Di fatto c’è che spesso serve anche l’ispirazione, per non dover scrivere pezzi su temi dettati dal genere, ma per poter scrivere quello che davvero pensiamo. Ed in questo abbiamo cercato di mantenere la nostra coerenza perché alla fine la musica deve essere espressione di emozioni e di idee. La scelta di non dover sottostare a schemi “di genere” ci ha permesso di spaziare da atmosfere fantastiche come in “The Wizard” (qui il contributo nei testi è fondamentalmente di Ray), a temi introspettivi come in “Dancing Queen” dove l’attrazione e l’amore fanno breccia anche in un contesto metal, perchè anche quella dell’attrazione è energia, anzi forse è una delle più potenti che ci siano.

Ma la cosa a cui teniamo di più è la voglia di dire quello che pensiamo del mondo in cui siamo, a testa alta, senza ipocrisie o anticonformismi di ruolo. Qualcuno ci dice che sono temi politici, ma in realtà sono solo la nostra idea su temi che coinvolgono la nostra vita e quella dei nostri figli: il rispetto per la natura,  la lotta contro l’inquinamento dettato da semplici tornaconti economici che muovono questo mondo. Un mondo che valorizza l’immagine e la ricchezza, a scapito del benessere e della felicità. Il mondo che ci propongono è sostanzialmente finto, svuotato di valori, e drogato di bisogni inutili che alla fine ci rendono infelici (Fake World). E semplicemente noi vogliamo dire che non ci stiamo. Non lo accettiamo. Ma non per questo mettiamo la testa sotto terra come lo struzzo, o critichiamo in modo preconcetto delegando sempre ad altri il fare, perché noi siamo parte di questo mondo e di come si evolve, con le nostre scelte, le nostre azioni. Il titolo dell’album sta proprio a significare questo: “Reagisci! Usa la tua testa, spegni quella TV che ti ruba i pensieri”.

7.    A quanto possiamo vedere, anche l’artwork rimembra le prime copertine  heavy metal. Chi è l’artefice? E’ così che lo immaginavate?

L’idea è come sempre nata davanti ad una birra e bisogna dire che Musa è riuscito a dargli la forma giusta che rappresenta davvero il nostro inner-load che buca e distrugge le barriere del conformismo, da quello musicale a quello del pensiero.

Poi abbiamo ovviamente dato in mano il materiale a chi di mestiere si occupa di grafica, ma mi fa piacere questa domanda, perché ancora una volta il progetto innerload non è solo fatto di musica, ma di idee, di emozioni, di video, di grafica.

8.    Quali sono i vostri progetti live?

Questo è sicuramente un argomento complicato. Veniamo tutti da 20 anni di musica, di cover e di esperienze proprie. E da sempre il vero problema è poter suonare dal vivo. E se posso togliermi un sassolino, negli ultimi 10 anni la situazione è stata ulteriormente peggiorata dalle tribute-band e dalle trasmissioni Talent-Format come X-Factor, dove quello che conta è la cover, è l’immagine, è la totale snaturalizzazione della musica, e la sua mercificazione. Questo ha ulteriormente diminuito la possibilità di fare concerti live, figuriamoci con musica propria e del genere metal…
A me questo fa molto incazzare perché di tutto, la performance live è quella dove gira l’energia più forte, dove ti metti in gioco, dove scambi sguardi e parole, dove vedi la gente saltare e sta a te farla saltare.
Ma siamo fiduciosi, stiamo iniziando a partecipare a diversi contest, e finora la risposta è decisamente positiva, e stiamo ovviamente cercando di strutturarci con una booking agency  che ci permetta di accedere a eventi di maggior rilievo. Ma intanto il primo passo è fatto.

A Marzo suoneremo anche a Bologna, indice che iniziamo anche ad uscire dal territorio più locale, e stiamo partecipando a diversi concorsi a livello nazionale ed internazionale.

9.    Dopo React quali idee avete per il prossimo futuro?

Non riusciamo a stare fermi, e per fortuna il momento di creatività non si esaurisce, anzi si arricchisce dell’esperienza fatta in fase di registrazione, e ci spinge a comporre pezzi sempre più energetici e speriamo maturi.
Abbiamo già 6 pezzi nuovi pronti, ma questo è il futuro: oggi è il tempo di “React!” di farlo ascoltare il più possibile, di farlo girare, sia live che in qualsiasi forma come l’opportunità che ci state dando voi.
Credeteci: la prima cosa che ci spinge è la consapevolezza di aver prodotto dei pezzi di cui andiamo orgogliosi, e la voglia è quella di farli sentire, proprio perché ci piacciono. Siamo sufficientemente grandi, e non suoniamo più per essere ammirati o per impersonare l’immagine del rocker nostalgico. Noi suoniamo la musica che ci piace, e come tutte le cose belle la vogliamo far girare. Poi la gente dirà quello che pensa e cosa questa musica gli comunica.

10.    Grazie per la disponibilità, buona fortuna per tutto! Lascio a voi le conclusioni di questa intervista.

Grazie a voi dello spazio che ci avete dedicato. Posso solo dirvi (ovviamente) di passare i nostri pezzi, di far alzare il volume e farvi travolgere da tutta l’energia ed il sudore che ci sono dentro.

Approfitto di questa occasione per lasciarvi i riferimenti che partono dal nostro sito www.innerload.com ma ci trovate sia su myspace che facebook. Per acquistare il disco trovate indicazioni anche sul sito della SGRecords, ma contattateci anche ad info@innerload.com sia per merchandising che per serate live.

Noi stiamo lavorando sia per le performance live che al nuovo album, ma senza di voi e della gente che ci ascolta, non esisteremmo. Quindi grazie ancora… e buon ascolto.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Alessandro Bevivino – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, death metal, Folk rock, Gothic metal, Interviste, Thrash metal


Intervista ad Alessandro Bevivino, cantante / chitarrista di Cyber Cross, Tron, The Fabulous Concerto, New Branch e I Corti Di Verbo Nero. Facciamo due chiacchiere con lui per sapere da dove trae tutta questa ispirazione artistica…

1. Ciao Alessandro, nuovamente benvenuto tra le nostre pagine

Ciao Ermanno, è un piacere essere nuovamente qui a parlare di musica.

2. Veniamo subito al sodo, Cyber Cross, Tron, The Fabulous Concerto, New Branch e I Corti Di Verbo Nero, da dove nasce tutta questa ispirazione musicale? Possiamo considerarti uno stacanovista a tempo pieno?

Diciamo di si, sono uno STACANOVISTA / SPERIMENTATORE, queste band o progetti solisti sono solo una parte (IMPORTANTISSIMA) di quello che faccio.
Mi piace muovermi in varie situazioni anche fuori dal contesto”ROCK è METAL” questo perché amo la musica in tutte le sue espressioni.
L’ispirazione nasce dal fatto che muoversi in vari ambienti musicali dà la possibilità di conoscere situazioni diverse, persone diverse, dunque diversificare, sperimentare e fondere le varie conoscenze, influenze musicali.

3. Di questi 5 progetti, quali dobbiamo considerare vere e proprie band e quali solo un side project generato per ammazzare il tempo?

Parlare di band vere e proprie è molto difficile, per me sono tutte ENORMI esperienze che mi danno l’incredibile fortuna di conoscere persone magnifiche con le quali mi diverto a fare musica.
I The Fabulous Concerto ahimè sono un’esperienza passata, con i TRON c’è un progetto in corso, con i CYBER CROSS forse ci sarà un new ALBUM tra qualche tempo, I CORTI / NEW BRANCH è un mio progetto acustico x cui non finirà mai, come il mio amore per la musica.

4. Vorrei soffermarmi un attimo su I CORTI DEL VERBO NERO, suppongo tu sia un amante dei film di Sergio Leone per aver messo su questo progetto musicale che spero avrà un seguito…

Io venero Sergio Leone e gli SPAGHETTI WESTERN in generale, musicalmente nasco con la musica WESTERN di quei film che mi hanno dato grandi emozioni, fin da piccolissimo 4, 5 anni.
Ci sarà sicuramente un seguito, anzi ci sto già lavorando.

5. Illuminaci sul cd bonus “Disco Samurai”, il sound sembra andare nella stessa direzione dei ICDVB, quali sono le differenze?

DISCO SAMURAI è la continuazione de I CORTI DI VERBO NERO, ho diviso i due cd per dare modo agli ascoltatori di assimilare con calma la musica, se i 2 dischi fossero stati messi in un unico cd (penso io) che per chi non è amante del genere sarebbe stato difficoltoso arrivare alla fine. Come se a uno che non ascolta musica METAL gliène facessero ascoltare un’ora di seguito forse non gli piacerebbe.

6. Parliamo Dei Cyber Cross: “Mega Trip” ha visto la luce nello scorso 2010 ed ora siamo alle soglie del 2012, bolle qualcosa in pentola? E’ previsto un nuovo album?

Come sopra scritto forse in futuro, ma attualmente siamo tutti impegnatissimi con i nostri progetti.

7. Una domanda di curiosità, Revolution Counter è una cover? Lo reputo un pezzo fantastico ma non saprei immaginare quale band possa averla suonata…come mai è presente solo in versione live?

No, non è una cover, sono felice che ti piaccia, la versione live è una mia trovata, un’anticipazione della versione reale che già sta andando in rotation in qualche piccola emittente radio, ma non voglio anticipare nulla.
Ti posso dire che REVOLUTION COUNTER l’ho fatta e registrata nel 2002 ed era già stata inserita nell’album NEW BRANCH del 2005 (Stessa versione).

8. Quali di questi progetti (apparte Cyber Cross) hai già portato o porterai su un palco per la dimensione live?

Li ho gia portati tutti tranne i TRON che non mancherò di portare spero entro breve, per quanto riguarda I CORTI e New Branch essendo miei progetti solisti faccio tantissimi live, sono agevolato dal fatto di poter muovermi da solo, oppure in duo, trio o band di 5 elementi.

9. Tra tutti i progetti messi in piedi possiamo dire che hai toccato gran parte degli stili del metal e del rock, dobbiamo aspettarci ancora qualche nuovo progetto o pensi che 5 sia il numero perfetto?

Entro breve uscirà ancora qualche altro mio progetto, ti anticipo il titolo MINIMAL CROSS / ALEX B. PROJECT

10. Considerazioni finali, libero di lasciare un messaggio ai tuoi fans. Alla prossima e in bocca al lupo per tutto!

Ringrazio di cuore tutti gli amici e i musicisti che mi seguono e mi sopportano, ringrazio te Ermanno per la possibilità che mi dai di far conoscere la mia musica, ringrazio i tuoi lettori e tutta la redazione di ERASKOR. Sicuramente ci troveremo in LIVE (Questa è una MINACCIA) HA HA HA.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Alessandro Bevivino – I Corti Di Verbo Nero

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Recensioni


ALESSANDRO BEVIVINO – I Corti Di Verbo Nero (Original Sound Track (Autoprodotto 2011)

Ultima fatica discografica di questo 2011 (si presuppone ndr.) per lo stacanovista Alessandro Bevivino, chitarrista / cantante che in progetti come Tron, The Fabulous Concerto e Cyber Cross  ha fatto sempre evidenziare il suo innato talento.

Questo progetto alquanto singolare si dimostra come uno dei più originali, la definizione esatta  “spaghetti Western Music”, come da lui descritta, ci sta veramente tutta. Ascoltando queste 7 tracce più le 4 del cd bonus “Disco Samurai”, è un po’ come essere proiettati negli anni dei capolavori di Sergio Leone con Estwood e le favolose colonne sonore di Morricone.
Molto suggestivo anche il cantato italiano della settima traccia Verbo Nero dove incredibilmente son saltati in mente i primissimi Litfiba di Cangaceiro e Tex.

Musica d’altri tempi se vogliamo descriverla così ma che ancora oggi sa stregare come negli anni settanta, maestria nel cantato di Alessandro e divine soluzioni chitarristiche per un doppio cd che, se anche di metal non ha nulla, consigliamo vivamente  a chi si ritiene di avere una mente aperta.

VOTO:  80 / 100

Tracklist:

1. Flood Of Tears (Il Fiume)
2. Kill Me (Tentato Suicidio)
3. Baradeida (Il Coca Party)
4. Koko B. Ware
5. Desert Race
6. First November Butterfly (Moth)
7. Verbo Nero (L’Esperto)

Bonus CD:
Disco Samurai Original Sound Track:

1. Primitive Nature
2. Black Water
3. My Celebration
4. This Is For You

Line Up:

•    Alessandro Bevivino – voci, chitarre, basso
•    Eric Lucon – basso (Special Guest)

MY SPACE:
Myspace New Branch

(A cura di Ermanno Martignano)

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Dark Age – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Gothic metal, Interviste, Progressive


Dark Age, band che nel 1991 esordì con Saturnalia. Dopo varie vicissitudini e cambi di line up, tornano con un’opera prima che ci auguriamo raggiunga il successo che merita: Teumman (part one).

1.    Benvenuti Dark Age, sono trascorsi 20 anni dal vostro unico album. Probabilmente alcuni si ricorderanno di voi ma la nuova generazione di metallari sicuramente no, volete farci un breve resoconto della vostra storia?

R: Beh che dire… il primo embrione della band prende vita nel lontano 1982 ma la prima formazione stabile è quella che ha portato alla realizzazione del primo album “Saturnalia”. E’ un disco realizzato da musicisti giovani e per certi versi inesperti, ovvio che questi difetti sono poi usciti nell’album; non vogliamo certo rinnegare nulla del passato, ma il fatto che poco tempo dopo la line up di Saturnalia ha cominciato a perdere elementi per strada è segno che alcune scelte non erano di sicuro le migliori. Abbiamo passato poi qualche anno tra vari cambi di formazione limitandoci a suonare covers fino all’arrivo di Davide alla voce. Da subito era maturata l’idea di un nuovo lavoro ma purtroppo abbiamo atteso ancora per avere le persone giuste. Eccoci quindi al 2008: Angela entra in sala prove e porta con se il fratello Carlo che si siede alla batteria… tutti pronti per Teumman.

2.    Veniamo subito a Teumman, quali differenze sostanziali si possono percepire tra questo lavoro e Saturnalia?

R: Sostanzialmente sono due lavori molto diversi tra loro e difficili da paragonare. Come già accennato Saturnalia è un lavoro che presenta dei limiti, in parte per la tenera età ed inesperienza dei musicisti, ma anche per i tempi ristretti che avevamo a disposizione per realizzarlo. Teumman è un’opera più complessa sia nella struttura che negli arrangiamenti; i temi principali e i riff sono nati sì da idee spontanee ma, trattandosi di un concept, è stato necessario impiegare molto tempo per costruire passo dopo passo ogni brano e con esso la storia che lo accompagna e curare gli arrangiamenti nei minimi particolari. Le registrazioni infatti sono durate sei mesi durante i quali si è creata un’ottima intesa con il fonico della sala d’incisione che è diventato il sesto elemento della band in quanto si è dimostrato subito entusiasta delle nostre idee aiutandoci al meglio per portarle a termine.


3.    A quanto si capisce, questa è solo la prima parte, quando potremo ascoltare la seconda parte?

R: Il materiale che avevamo pronto al momento delle registrazioni era troppo per poter stare in un unico cd quindi abbiamo pensato di dividere la storia in due parti creando così anche la suspance dell’epilogo. La seconda parte è già in lavorazione abbiamo molta “carne al fuoco” come si suol dire. Il nostro intento è di far uscire il seguito entro il 2012, salvo imprevisti, anche perché la prima parte si interrompe proprio nel pieno della tensione del protagonista, non vediamo l’ora di raccontare il finale.

4.    Il vostro progressive rock, radicato nel metal classico, ha una eleganza sopraffine e raramente alzate il tiro come in Oath. Perché questo pezzo è più “cattivo” del resto delle songs?

R: La musica nelle nostre canzoni è strettamente legata al significato del testo. Molti arrangiamenti sono stati concepiti chiudendo gli occhi e immaginando il sipario che si apre e compaiono gli attori quindi la musica fa da colonna sonora alle scene che si susseguono. Oath è il momento del patto che Teumman fa col Signore dell’Oscurità quindi il momento fondamentale della vicenda una scelta che lascia il segno come un riff “cattivo” di chitarra e un quattro quarti a martello di batteria a sostegno dell’ aggressiva linea vocale.

5.    Quali sono state le vostre maggiori  influenze che vi hanno indotto a plasmare questo sound intimista e incisivo? Non vorrei dire un’eresia, ma a mio avviso il progressive rock italiano è ben presente in voi, dico bene?

R: Hai perfettamente ragione! Il progressive rock italiano fa parte dell’infanzia di tutta la band nessuno escluso! Oltre a questo di sicuro ha influito il metal degli anni ’80, la musica classica, il prog metal moderno anche se dire con precisione quali sono state le nostre maggiori influenze è difficile date le numerose differenze tra i membri della band. Tutti e cinque arriviamo dalle più diverse esperienze musicali e quando abbiamo iniziato a lavorare a Teumman mettendole insieme si è creata una miscela che ci ha soddisfatto molto al punto che nessuno di noi cambierebbe una sola nota del cd.

6     Nella recensione  ho voluto solo accennare il concept di Teumman per lasciare un alone di mistero e curiosità, volete completare voi l’opera riassumendo il tutto?

R: Tutta la vicenda è circondata da un alone di mistero a maggior ragione la prima parte che viene interrotta proprio nel momento di massima tensione.
Il sipario si apre su un campo di battaglia alla fine di uno scontro sul quale giacciono i cadaveri di vincitori e vinti. Ma un’ombra si aggira nel silenzio in cerca di un corpo per portarlo con sé negli inferi. Il corpo è quello di Teumman, principe elamita caduto in battaglia. Egli si ritrova nel Regno dei Morti e davanti a lui c’è Oriax, un demone che gli annuncia la possibilità di evitare la dannazione eterna. Entra in scena Berkaal, il Signore dell’Oscurità, che propone al principe un patto: se accetta di tornare sulla terra e far innamorare di sé Namrad, la fedele sposa del re assiro Agares, facendo così in modo che ella perda la sua anima, avrà in cambio l’immortalità. Teumman accetta, torna sulla terra e si presenta al palazzo di Re Agares. Il Re lo accoglie come un figlio ma un oscuro presagio gli ottenebra l’animo. Una volta a palazzo il principe incontra Namrad e sente nascere un forte sentimento nei suoi confronti che lei ricambia a sua volta e subito dopo è dilaniato dal dubbio perché si sente in colpa per essere parte di questo inganno. A questo punto evoca Berkaal e gli manifesta la sua intenzione di rinunciare al patto, ma ormai non può più tirarsi indietro, non gli resta che portare a termine il suo compito… e sui violenti scambi di battute di Regret la storia si interrompe…

7    Quale è il pezzo contenuto in Teumman che secondo voi può rappresentare al meglio il vostro ritorno sulle scene con una line up rinnovata e così affiatata?

R: Risposta difficile… ognuno di noi sceglierebbe un brano diverso! Questo a testimonianza di quanto sia eterogenea la band. Se proprio dobbiamo scegliere diciamo Battlefield. E’ il brano che per noi ha maggiore significato sia perché segna l’inizio della storia sia perchè è stato il primo brano al quale abbiamo lavorato insieme, suonarla dal vivo ci emoziona ogni volta.

8    Avete in programma dei live in supporto al nuovo album?

R: Pensa che il cd è uscito il 13 maggio e il 14 abbiamo avuto la data di presentazione. Tempismo perfetto! E da li non ci siamo più fermati fino a fine agosto, adesso stiamo pianificando alcune serate per la stagione invernale anche se vogliamo rallentare un po’ la frequenza per lasciare lo spazio al completamento della “part 2”.

9    Quello che abbiamo potuto ascoltare è materiale dopo la reunion, oppure qualche song è stata concepita in passato e riarrangiata per l’occasione?

R: Possiamo dire che in realtà non si tratta di “ reunion” in quanto la band è comunque rimasta attiva in tutti questi anni nonostante l’avvicendamento di diversi musicisti. L’idea di quest’opera è nata nelle menti di Davide e Simone e qualche tema risale a parecchi anni fa, tuttavia ascoltando quei primi riff rispetto al risultato finale è più corretto dire che il lavoro più grande è stato svolto dall’attuale formazione.

10    Siamo in chiusura….
In bocca al lupo, a voi le considerazioni finali…

R: crepi il lupo! Ti ringraziamo per la chiacchierata. Vogliamo solo aggiungere che cercheremo mantenere l’impegno di esibirci il più possibile in live che è il nostro divertimento maggiore anche perché pensiamo che dal vivo si possa trasmettere la vera anima di Teumman. Siamo coscienti che il periodo non è dei migliori, viviamo in un’epoca dove gli spazi per suonare sono limitati, ma confidiamo nel fatto che ci siano ancora persone che supportano la musica originale.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Lost Reflection – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Hard rock, Interviste


Lost Reflection, gruppo proveniente da Ostia ma radicato nel sound americano: glam / hard rock come non ne sentivamo da tempo…intervistiamo la band…

1.    Benvenuti ragazzi, cominciamo subito dalla nascita dei Lost Reflection, come mai l’esigenza di mettere in piedi una band dalle sonorità glam e rock anni ottanta?

E’ il genere che più ci appartiene, se prendiamo uno strumento in mano esce fuori quel sound, non è una cosa programmata. Abbiamo tutti un background molto classico in effetti.  Forse solo il glam, a parte l’amore che alcuni di noi hanno per Ratt e Dokken (se consideriamo glam queste bands), influisce in maniera minore.

2.    Domanda per Fabrizio Fulco: il moniker, come scritto in biografia è un tributo ai Crimson Glory, tu sei andato ben oltre avendo avuto l’onore di collaborare con Ben Jackson, ci puoi raccontare questa esperienza?

Sì certo, brevemente: avevo letto su internet che Ben cercava un bassista per il suo progetto hard rock, Ben Jackson Group, e inviai subito dei demo e dopo un provino fui preso nella band.
Avevano un album in uscita ‘All Over You’, io entrando negli USA con visto turistico (quello più facile da ottenere) ho avuto solo 3 mesi a disposizione e non ho potuto partecipare alle registrazioni di ‘Gold and Dragons’, il disco successivo, su cui già stavano lavorando. Registrai 2 pezzi acustici (con un bellissimo Ibanez acustico) inseriti come bonus tracks per la versione giapponese di ‘All Over You’ in un piccolo studio dove qualche tempo prima Midnight aveva appena ultimato il suo album solista, sono stato anche ai Morrysound Studios di Tampa ma solo per il remastering dei pezzi. Le prove invece le facevamo in una sala condivisa anche dai Kamelot (ed in seguito anche dai Crimson Glory per una delle loro sporadiche reunion).
Senz’altro un’esperienza che mi ha arricchito dal punto di vista musicale e non solo, Ben mi ha accolto come uno di famiglia, è stato incredibile vivere a Sarasota, la città dei Crimson Glory!


3.    A parer mio “Florida” è un lavoro incredibilmente coinvolgente, bello in ogni sua parte. Come scritto in sede di recensione, sembra che veniate da un quartiere di Los Angeles; nel vostro sound si respira la sensazione di sostare in un pub per motociclisti situato nel bel mezzo del deserto (sempre americano ndr.), concordate?

Grazie, ci fa piacere che apprezzi l’album, .il maggior compositore dei brani è fortemente influenzato dal metal americano e questo probabilmente si sente ed è positivo, l’immagine che hai descritto del pub per motociclisti nel deserto ci piace, è molto da film!

4.    L’hard rock come lo suonate voi, cioè indistintamente contaminato dal glam, sembra proliferare poco in questi anni dove le sonorità estreme hanno il predominio. Quanto è importante per voi rimanere ancorati a questo filone e non andare incontro alle “esigenze”  odierne del mercato discografico?

E’ importantissimo suonare quello che viene spontaneo, nel corso degli anni il metal ha subito varie evoluzioni e seguito vari trends, noi restiamo legati a quello che amiamo di più.

5.    Ci fareste un track by track?

Media Violence: l’abbiamo scelta come opener per l’impatto che ha, le liriche trattano dell’influenza che i media hanno sulle nostre scelte imponendoci chi votare, cosa comprare, come vestire, ecc… quasi una violenza mediatica.

Bad Love: è un pezzo che sicuramente riprende il sound americano di cui parlavamo, l’ho immaginata come la colonna sonora di un b-movie anni 80, parla di una relazione tra un motociclista e una ragazza della provincia americana, studente di una high school e lavora in un fast food. Il tutto chiaramente non è visto di buon occhio dalla comunità bigotta dell’ipotetica cittadina di provincia (quelle con lo sceriffo, per intenderci).

On Your Skin: risente di influenze di gruppi come gli Him sia per il sound che per le liriche che in questo caso affrontano il tema dell’amore anche in senso fisico. E’ uno dei pezzi dove abbiamo utilizzato anche la chitarra acustica.

Blame It On Love: molto ratt-iana, anche per il testo, siamo soddisfatti dell’incedere grooveggiante che siamo riusciti a dare al pezzo.

Crucified:  un mid tempo che non tocca l’argomento religioso in se, piuttosto fa una metafora su quello che la nostra società e il nostro stile di vita ci impongono ogni giorno se non vogliamo vivere ai margini.

Don’t Leave Me Alone: il tema di amore e sofferenza è ricorrente nell’album, per questo abbiamo voluto le rose in copertina con le gocce di sangue sopra (anche se ci hanno detto che fa troppo gothic rock) ed anche perché la Florida è stata chiamata così dagli spagnoli quando la colonizzarono perché era Pasqua, il periodo dei fiori. E’ la ballad dell’album, anche qui in studio abbiamo utilizzato un’acustica per le parti arpeggiate.

Here We R: si basa su un riff alla Cinderella, è un pezzo molto breve e diretto, il testo fa una sorta di constatazione sulla vita che ci scorre insieme alle persone che amiamo

Wings of Glory: la strumentale dell’album, si sentono anche vaghe influenze Iron Maiden e qualche accenno prog, senza però avventurarci in territori che non ci competono. Divertente da suonare alle prove.

Our Drug is Our Heart: uno dei pezzi preferiti del nostro batterista, il riffing molto classic-heavy contrasta con il testo più soft che parla dei sentimenti di cui non possiamo fare a meno e che sono la nostra droga.

Nitefall: questo pezzo si discosta un po’ dagli altri essendo quasi totalmente acustico, nel titolo ho voluto usare la dicitura in slang Nite invece che Night per renderlo  ancora più particolare ma in generale mi piace utilizzare lo slang qualche volta nei testi. Ci sono anche dei tappeti di tastiere suonate da Piero che abbiamo unito ai cori fatti a voce, il pezzo esalta le sensazioni particolari di quando si fa sera e sta per calare la notte. Nel breve assolo acustico ho provato a  mettere qualche nota dissonante per dare un tocco ‘mistico’. In seguito abbiamo aggiunto l’outro che è anche l’outro del disco.

6.    Quale è il pezzo che ritenete sia il vostro vero cavallo di battaglia in sede live?

Sicuramente Bad Love ma ho notato che anche Blame it on Love è trascinante dal vivo.

7.    Che differenze si possono riscontrare tra i precedenti demo e questo primo atto?

I precedenti demo li considero un percorso per arrivare al sound attuale, per me in particolare (Fabrizio) c’è stato un lavoro su come impostare le timbriche vocali e la voce in generale per sposarsi al meglio col sound delle chitarre. Le mie esperienze precedenti come cantante si limitavano ad una cover band dei Ramones, ma quel tipo di cantato troppo punk e pulito non si adattava al suono dei LR. Ho lavorato sull’incisività e grazie ai vari demo ho capito in che direzione andare.

8.    Come siete entrati in contatto con la SG Records, soddisfatti del loro operato?

Abbiamo spedito i promo alle etichette che pensavamo potessero essere interessate a noi, ci troviamo molto bene con SG, valorizzano i gruppi italiani ed il livello delle band è molto alto, noi siamo onorati di far parte di tutto ciò in più è uno stimolo a migliorarci sempre (specialmente per me e Piero visto i chitarristi mostruosi che hanno sotto contratto) .

9.    Progetti futuri…

Oltre a promuovere il più possibile questo album stiamo lavorando al prossimo, abbiamo già pronti 4-5 pezzi.

10.    Lascio a voi le considerazioni finali…

Per noi è il primo album e dopo tanti anni siamo molto felici, la speranza è che cambi qualcosa anche nell’industria discografica e la gente torni ad amare i dischi e non solo a scaricarli per lo più illegalmente da internet. Rock on !!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Guido Campiglio – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


Nuova intervista al chitarrista bergamasco Guido Campiglio che ci presenta il nuovissimo Rumble In The Jungle, sempre sotto l’ala protettiva della SG Records.

1.    Ber ritrovato sul Blog di Eraskor.com Guido

Piacere mio, ricordo ancora con gioia la nostra conoscenza e la chiacchierata in occasione dell’uscita di Saturn.

2.    Parliamo subito di Rumble In The Jungle, a mio avviso un lavoro più diretto e meno intricato del precedente Saturn, concordi?

A mio parere “Rumble in the jungle” è un lavoro in grado di raggiungere molta più gente, non è riservato solo ai chitarristi o agli amanti della chitarra di genere rock, e ciò è dovuto sia alla composizione dei pezzi –decisamente più orecchiabili- che al sound complessivo del disco –ricco di elettronica- che ho voluto conferire al lavoro.

3.    Perché intitolarlo rombo nella jungla? La jungla rappresenta il mondo, ormai privo di regole?

Il titolo di questo lavoro ha davvero un’origine curiosa; il mio stile compositivo, per natura, è ricco di componenti tribali, etniche ed esotiche ed avevo già in mente di scrivere un lavoro in cui dare via libera a queste componenti. Quello che mi ha dato l’illuminazione su come intitolarlo è stata una enorme festa in Germania, dove mi trovavo l’anno scorso, era organizzata in un locale nelle vicinanze di Francoforte, che si chiama appunto “Rumble in the jungle”, questo nome mi e’ entrato in testa e conquistato da subito! Riguardo alla tua domanda… bè direi che  se le regole del mondo fossero più simili a quelle della jungla…sarebbe di sicuro un mondo migliore, privo di falsità!

4.    In sede di recensione ho paragonato il tuo sound ai gloriosi anni ottanta, specialmente riferendomi al periodo 83/84, (anche se si scorgono altri stili musicali sparsi in tutto l’album ndr.). In parole povere, un sound più schietto ma pur sempre tecnologico, sei d’accordo con me?

Io mi riconosco pienamente in tutta la decade anni ’80, a partire dalle scelte stilistiche fino ad arrivare a quelle foniche. Per “Rumble in the jungle” è stata fatta la scelta di ricorrere a tappeti elettronici per arricchire il tutto e per far emergere ulteriormente alcune scelte tribali (si pensi a quante percussioni sono incluse in un pezzo come “Dhalsim”, “Tomahawk” o in “Drakkar”), per quanto riguarda il suono della mia chitarra, invece, direi che e’ compatibile con sonorità di fine anni ’80, lo paragonerei al suono Cacophony o al Malmsteen epoca ‘Eclipse’.

5.    Quale è il pezzo che hai composto più velocemente e quello che ti ha dato maggior soddisfazione?

Il pezzo che si e’ letteralmente scritto in un’unica mattinata e’ stato “Tomahawk”, un bellissimo brano che pare uscito da una tribù di nativi americani (da qui il titolo ), che ho notato essere già stato apprezzato parecchio; c’e’ un pezzo che pero mi inorgoglisce maggiormente ed è “Butterfly suite op no 1”, ha un tema inquietante e misterioso ed uno svolgimento articolato. E’ un brano che si è generato quasi autonomamente, senza che operassi delle scelte, un vero frutto di ispirazione!

6.    Credo che un chitarrista attivo come te non smetta mai di essere in tour, sai già quali palchi solcherai in questo autunno / inverno?

Quest’anno l’attività live è sorprendente, non solo per il numero di date ma anche per la loro natura, ho notato che  viene apprezzata la musica originale maggiormente che le cover, e devo dire che questa e’ una conquista, forse i tempi stanno cambiando. Aggiungo con un po’ di autostima che il nuovo materiale sta venendo davvero apprezzato contribuisce a questo. Ho suonato praticamente in tutta Italia e sono in programma un sacco di date anche in regioni finora mai toccate, come la Liguria. Segnalo con particolare piacere una realtà che e’ nata quest’anno ed e’ il vero e proprio sodalizio con un’altra band targata SG Records, gli IBRIDOMA, la maggior parte delle date viene realizzata come un doppio live in loro compagnia, questo ha aiutato parecchio ad aumentare la visibilità di entrambi, ho avuto piacere anche di suonare concretamente in formazione con loro alcuni spettacoli di cover, e’ stato un vero piacere! Vi anticipo poi che il prossimo anno ci sarà anche una novità a stelle e strisce, ma è tutto ancora in fase organizzativa.

7.    Wood nel 2009, Saturn nel 2010 e Rumble In The Jungle nel 2011, in pratica sforni un lavoro all’anno e sempre diversi tra loro. Possiamo dire che l’ispirazione è sempre dietro l’angolo?

Ho sempre avuto la predilezione per la musica originale, perfino quando ero molto più giovane, ogni volta che scrivo un lavoro genero sempre materiale che viene scartato e che rappresenta una miniera da cui riciclare idee, ed è anche una sorpresa il rimaneggiamento che ne viene fuori, “C.D.T. Simphony”, il pezzo che apre il nuovo album, era addirittura precedente a Saturn nella sua forma embrionale.

8.    Quante ore di allenamento dedichi al giorno al tuo strumento? Hai qualche buon consiglio da dare a chi inizia ad imbracciare una chitarra?

Io passo praticamente tutto il giorno con la chitarra addosso, ciò è dovuto anche al fatto che insegno in diversi corsi in provincia di Bergamo, dedico settimanalmente almeno due mattinate allo studio personale. Come dico ai miei allievi l’importante è stabilire una buona routine di allenamento con esercizi validi e successivamente a questi dedicarsi allo studio di un solo brano, come fosse una specie di premio.

9.    Secondo te quale è il chitarrista più letale al mondo da quando è stata inventata la chitarra?

Bellissima domanda,  e ti rispondo che complessivamente,  relativamente all’epoca, alla maturità musicale, allo stile mi viene in mente subito questo nome: Randy Roads!  Chissà cosa sarebbe venuto fuori se non fosse morto cosi giovane. Devo dire che ha un discendente che mi ha davvero steso quando l’ho sentito dal vivo, parlo di Gus G, il nuovo chitarrista di Ozzy. Chi non avesse ancora sentito questo chitarrista non se lo perda!

10.    Grazie e alla prossima occasione!

Grazie a te Ermanno, è stato un piacere e devo dire che erano domande davvero valide ad inquadrare il mio recente lavoro, ti ringrazio davvero! Un abbraccio, shred on!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Sic! Sic! – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Interviste, Rock Alternative


Intervista a Fabio Messana (ex Almasfera) che da vita a questo progetto dal nome bizzarro SIC! SIC! Più un’esclamazione che un nome per una band. Prima fatica dal titolo omonimo: metal, rock e tanta elettronica.

1.    Salve Fabio, benvenuto sulle nostre pagine, come mai l’uscita dagli Almasfera e la messa in piedi del progetto personale SIC! SIC!?

Salve a tutti, grazie a voi dello spazio concesso. L’uscita dagli AlmaSfera è causa di una serie di eventi che hanno portato allo scioglimento del gruppo, dall’altra parte è stata l’esigenza di esprimermi in modo molto personale, cosa che in un gruppo non emerge con tanta evidenza.

2.    Perché dare questo monicker che sembra più un’esclamazione?

Beh, in realtà lo è. (Sic!) significa ‘così, esattamente, in questo modo’, è un latinismo molto usato in letteratura per indicare che la parola o la frase appena riportata è citata testualmente.
Non voglio fare l’intellettuale della situazione che tira fuori il latino ma partendo da questo concetto ho sviluppato in concept del disco che grida: questo sono io, sono così!!

3.    Il tuo album è praticamente strumentale, come mai non hai voluto inserire veri e propri testi?

Più che una volontà è stata una conseguenza. Io sono un musicista e mi esprimo con gli strumenti, in primis la chitarra. Quando sono andato in studio quindi, ho iniziato a registrare e con molta naturalezza è nato un disco strumentale nel quale fa eccezione il brano ‘Take a Ride’, cantato dall’amico Nanocaino che, dopo aver sentito il brano, mi ha regalato una bella melodia.

4.    Il tuo sound si addentra nel metal, rock e molta elettronica. Mi è parso di capire che Gabriele Bellini è un po’ il tuo mentore, ma quali ritieni siano le tue influenze più radicate in queste tracce?

Esattamente! Il maestro Gabriele Bellini è più di un semplice maestro di chitarra, è infatti una guida a trecentosessanta gradi che mi ha aiutato molto in questi anni nella mia carriera da musicista e non solo. A lui vanno i miei più grandi ringraziamenti. Per quanto riguarda le influenze, sinceramente trovo molto riduttivo fare dei nomi in quanto sono vorace di musica e ascolto di tutto.
Sicuramente come hai citato, la scena metal, rock ed elettronica è quella che prediligo.

5.    Quale è il pezzo che a lavoro finito ti da maggior soddisfazione ascoltare?

Penso che per un musicista che da vita ad un progetto solista, sudando e vivendo un pezzo dopo l’altro, non sia possibile avere preferenze. La più grande soddisfazione è tenere il disco tra le mani ed ascoltarlo al massimo volume. Questo soddisfazione la devo anche all’ottimo lavoro di registrazione e mixaggio ad opera della ‘Fucina Studio’ e dalla professionalità di Giacomo Salani e Luca Fucci.

6.    Chi è l’artefice della cover? Ha l’aria di essere uno schizzo goliardico…

La cover e l’artwork sono farina del mio sacco. L’idea è stata quella di trasformare i brani del disco in immagini, scarnificandole il più possibile per coerenza con il (sic!). Ho quindi affidato a dei bambini delle elementari il compito di disegnare quello che io gli suggerivo, lasciandoli liberi nell’interpretazione.
Ho poi scelto i disegni che mi sembravano più appropriati e ho creato l’intero artwork.
L’effetto è quello di disegni che apparentemente non hanno collegamento ma che in realtà sono tenuti insieme dalla musica.

7.    Porterai sul palco le nuove tracce?

In questo momento sono alla ricerca di musicisti che mi aiutino a portare sul palco questi brani ed intanto sto lavorando a nuove tracce.

8.    Progetti futuri…

L’idea è quella di preparare dei bei live e girare un po’. Poi, come ho detto, sto già pensando ad un nuovo disco.

9.    Come è nata la collaborazione con la New Idols Records, soddisfatto del loro operato?

La collaborazione con ‘New Idols Records’  è nata grazie a Gabriele che già da anni collabora con Simone Gagliardi (che qui approfitto per ringraziare) patron dell’etichetta.
Anche se è davvero poco che collaboriamo, sono soddisfattissimo di quello fatto fino ad adesso, oggi non è facile trovare qualcuno che crede in progetti…coraggiosi!

10.     Lascio a te le conclusioni di questa chiacchierata.

Vi ringrazio ancora per questa intervista, gli spazi concessi alle band emergenti sono molto pochi ma le band di talento sono tantissime.  Occasioni come queste sono preziose e danno all’artista il modo di spiegare un po’ quello che vuole esprimere. Per capire fino in fondo però c’è un solo modo: comprare i dischi! :)

(A cura di Ermanno Martignano)

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