Intervista ai veneti Innerload, band formata nel 2009 che parte in quarta con “React”, sette tracce di hard ‘n’ heavy roccioso proiettato nei gloriosi ottanta…..
1. Benvenuti ragazzi, iniziamo con le presentazioni ufficiali ai nostri lettori
E’ sempre difficile fare le presentazioni a freddo, d’altronde cerchiamo anche dal vivo di limitare le presentazioni, lasciando spazio alla musica che deve parlare molto più di noi. Il progetto Innerload è l’ultima fase comune di un cammino che ognuno di noi ha fatto da ormai quasi 20 anni di musica suonata, cantata, con diverse esperienze ma tutte accomunate dal metal degli anni 80 e 90 che ci è entrato in qualche modo nel sangue e che ora esce e trova nuove forme nei pezzi che suoniamo. Penso che non vi stupiate se dico che siamo cresciuti a Metallica, Megadeth, Maiden, Anthrax,… e tutti abbiamo sentito la crisi della fine degli anni 90 quando dopo l’ultimo sussulto del grunge, il vero metal si è andato disperdendo in forme secondo noi meno interessanti ed autentiche.
Innerload è l’evoluzione di un progetto precedente iniziato da Musa (batteria) e Alex (Basso) che hanno poi coinvolto Cortez alla voce, partendo come tutti dalle cover dei gruppi che ci accomunavano. A questo punto il salto è stato con l’ingresso nel 2009 di Ray alla chitarra e con la decisione di dare una svolta, lasciando stare le cover e iniziando a tirare fuori la nostra anima. L’energia e creatività portate da Ray sono state vitali, anche se ci sono costate in boccette di valium per tenerlo calmo!!!
L’ultimo importante contributo è arrivato con Giorgio (chitarra) ci permette di spaziare ancor meglio nei generi e soprattutto nelle performance dal vivo e rendere pienamente le idee partorite in sala prove ed studio. La cosa più bella è sentire che il gruppo c’è, che lo siamo nell’anima, anche se abbiamo esperienze ed età diverse, perché nonostante la distanza (veniamo da Padova, San Donà, Venezia…) c’è un qualcosa che ci tiene uniti. Questo è quello che noi chiamiamo inner-load.
2. Vi siete formati nel 2009 e, senza neanche rodare gli ingranaggi con un demo apripista, siete arrivati direttamente a registrare React sotto SG Records. Possiamo dire che avete le idee chiare?
Beh, come ti dicevo, in realtà gli ingranaggi abbiamo iniziato a rodarli anche prima, ma tutto è diventato chiaro quando abbiamo iniziato a lavorare ai nostri pezzi. La storia è molto bella perché siamo partiti con l’idea di lavorare ad un demo, come è normale che fosse, ma già in fase di composizione ci siamo resi conto che era un periodo molto creativo e positivo: le cose uscivano da sole, e i pezzi risultavano orecchiabili e potenti allo stesso tempo, e noi stessi, nonostante ci lavorassimo in modo assiduo, non ci stancavamo mai di ascoltarli e di canticchiarli. Siamo quindi partiti con l’idea di un demo, ma avendoci lavorato molto in fase di arrangiamento, volevamo toglierci lo sfizio di fare un lavoro fatto bene anche in registrazione.
Qui è arrivato un primo incontro importante, quello con Marino della Majestic che ha capito l’anima del disco e l’ha tirata fuori in tutta la sua forza. E’ come se ci fossimo resi conto tutti all’improvviso che davanti avevamo dei pezzi veramente buoni, pieni di energia e melodia. E che a questo punto era uno spreco lasciarli li, quindi abbiamo deciso di approfondire le sessioni fino ad avere un prodotto decisamente di buon livello anche se partito in sordina.
E’ come se la genesi di questo album fosse sotto un influsso positivo di qualche stella, perché senza alcuna pretesa iniziale, è in realtà fluita da sola, a partire dalla composizione, all’incontro con la Silos che ha creduto in noi e ci ha fatto girare un video, al passaggio in studio di registrazione dove siamo usciti con molto di più di quanto pensassimo di ottenere.
E qui c’è l’altro importantissimo incontro: quello con la SG Records. Come sapete bene, la musica emergente alla fine sbatte contro un muro di indifferenza e difficoltà del settore musicale, soprattutto in fase di produzione. Quindi, nonostante la nostra convinzione, non ci aspettavamo attenzione da case o etichette discografiche. E invece la nostra stella si è di nuovo presentata sotto forma di Lorenzo della SGRecords che non finiremo mai di ringraziare per aver ascoltato e creduto nel nostro progetto.
Ecco come nasce il nostro album in soli due anni. Tanto lavoro, tanata grinta e applicazione (questo lo dico soprattutto per i più giovani che pensano che tutto debba essere facile e venire da solo). E un segno del destino. Lasciamo a lui decidere dove ci porterà, di sicuro noi faremo la nostra parte.
Quindi per rispondere alla tua domanda: si, abbiamo le idee chiare. Adesso si.

3. React è un album hard ‘n’ heavy tipico degli anni ottanta in cui emerge spesso l’ombra dei Maiden, dotato di una registrazione moderna, pulita e rocciosa. Suppongo siate soddisfatti del mastering finale gestito dai Majestic Studio, giusto?
Dire soddisfatti è poco. Come dicevamo prima, essendo la prima esperienza, siamo partiti senza sapere cosa ne sarebbe uscito, e il grande Marino ha tirato fuori l’anima e l’energia dell’album. E’ comunque la prima esperienza ed abbiamo imparato moltissime cose, e ne abbiamo ancora molte da imparare. Perché la registrazione e la produzione finale possono davvero cambiare anima all’album. Probabilmente ci sono punti di miglioramento e accorgimenti da seguire, che sicuramente prenderemo in considerazione nel prossimo album, ma ancora una volta Majestic Studio ha avuto la capacità di capire dove stava l’energia e di tirarla fuori tutta.
4. Sette tracce più un videoclip, quanto ritenete sia importante la pubblicazione di un video, contando il fatto che l’Italia non dispone molto (o meglio non supporta) tale diffusione?
A dire il vero si tratta di un insieme di coincidenze, partendo dall’aver incontrato nel nostro cammino la Silos Production che ci ha dato l’opportunità di girare un video professionale con un approccio che è stato per noi molto interessante. Infatti l’idea era di mettere assieme le loro competenze nel mondo video e le nostre più musicali e relative alla cultura dei video musicali del nostro genere. E come nelle migliori esperienze: grande spazio alla creatività che porta a dei bei risultati anche quando i mezzi a disposizione non sono quelli di una produzione di prima linea. Questo ha permesso ad entrambi di avere in mano un prodotto di cui siamo molto orgogliosi, e per il quale continuiamo a ringraziare gli amici della Silos.
Non si tratta quindi di una scelta a tavolino, ma allo stesso tempo siamo figli dell’era di internet, di facebook, di youtube, dove l’utente è sempre più pigro ed abituato a fruire di contenuti multimediali. Una volta si aspettavano i mesi per comprare un bel disco di vinile e lo si consumava. Oggi deve essere tutto disponibile in “un click”, ed il video è sicuramente la risposta migliore. La nostra fortuna è di poter dare questo contenuto in modo serio e professionale, e di non dover fare come fanno molte band emergenti, che sono costrette ad arrangiarlo con mezzi di fortuna. Siamo convinti che la qualità in qualche modo premia.
E’ indicativo che il video ha raccolto tantissime visualizzazioni, molte più dei samples messi sul sito e promossi sulle pagine facebook.
Continueremo quindi su questa strada. Ovviamente prima di tutto viene la musica, ma sono sicuro che ne usciranno anche idee nuove, soprattutto valorizzando la collaborazione anche con artisti emergenti nel mondo del multimedia.
5. Come nasce una vostra song, prima base musicale o testo?
Anche in questo caso dipende molto dal periodo, ma fondamentalmente di solito arriva uno di noi con un riff o anche una struttura per un pezzo, e qui inizia l’opera “titanica” di smontarla e rimontarla. Sebbene sia il nostro primo album, cerchiamo sempre di mantenere i piedi per terra e con umiltà sappiamo che, anche se il pezzo che ne esce sembra il più bello del mondo, va poi affinato, arrangiato, ascoltato anche con le orecchie “esterne”. Nel mezzo succede che il riff stimoli un tema per il testo, che viene proposto, ma poi magari basta una parola, un suono per decidere di cambiare un passaggio, un arrangiamento. A volte il testo nasce sull’improvvisazione vocale sopra al pezzo, ma poi viene comunque rivisto.
Ci sono dei pezzi che già dal riff raccontano una storia, evocano una atmosfera… e qui basta scambiarsi uno sguardo e dirne il titolo. Poi il testo arriva.
6. Chi è l’autore dei testi e quali temi preferite trattare?
I testi sono in gran parte scritti da Cortez, ovviamente solo dopo aver superato la sua storica indolenza. Di fatto c’è che spesso serve anche l’ispirazione, per non dover scrivere pezzi su temi dettati dal genere, ma per poter scrivere quello che davvero pensiamo. Ed in questo abbiamo cercato di mantenere la nostra coerenza perché alla fine la musica deve essere espressione di emozioni e di idee. La scelta di non dover sottostare a schemi “di genere” ci ha permesso di spaziare da atmosfere fantastiche come in “The Wizard” (qui il contributo nei testi è fondamentalmente di Ray), a temi introspettivi come in “Dancing Queen” dove l’attrazione e l’amore fanno breccia anche in un contesto metal, perchè anche quella dell’attrazione è energia, anzi forse è una delle più potenti che ci siano.
Ma la cosa a cui teniamo di più è la voglia di dire quello che pensiamo del mondo in cui siamo, a testa alta, senza ipocrisie o anticonformismi di ruolo. Qualcuno ci dice che sono temi politici, ma in realtà sono solo la nostra idea su temi che coinvolgono la nostra vita e quella dei nostri figli: il rispetto per la natura, la lotta contro l’inquinamento dettato da semplici tornaconti economici che muovono questo mondo. Un mondo che valorizza l’immagine e la ricchezza, a scapito del benessere e della felicità. Il mondo che ci propongono è sostanzialmente finto, svuotato di valori, e drogato di bisogni inutili che alla fine ci rendono infelici (Fake World). E semplicemente noi vogliamo dire che non ci stiamo. Non lo accettiamo. Ma non per questo mettiamo la testa sotto terra come lo struzzo, o critichiamo in modo preconcetto delegando sempre ad altri il fare, perché noi siamo parte di questo mondo e di come si evolve, con le nostre scelte, le nostre azioni. Il titolo dell’album sta proprio a significare questo: “Reagisci! Usa la tua testa, spegni quella TV che ti ruba i pensieri”.
7. A quanto possiamo vedere, anche l’artwork rimembra le prime copertine heavy metal. Chi è l’artefice? E’ così che lo immaginavate?
L’idea è come sempre nata davanti ad una birra e bisogna dire che Musa è riuscito a dargli la forma giusta che rappresenta davvero il nostro inner-load che buca e distrugge le barriere del conformismo, da quello musicale a quello del pensiero.
Poi abbiamo ovviamente dato in mano il materiale a chi di mestiere si occupa di grafica, ma mi fa piacere questa domanda, perché ancora una volta il progetto innerload non è solo fatto di musica, ma di idee, di emozioni, di video, di grafica.
8. Quali sono i vostri progetti live?
Questo è sicuramente un argomento complicato. Veniamo tutti da 20 anni di musica, di cover e di esperienze proprie. E da sempre il vero problema è poter suonare dal vivo. E se posso togliermi un sassolino, negli ultimi 10 anni la situazione è stata ulteriormente peggiorata dalle tribute-band e dalle trasmissioni Talent-Format come X-Factor, dove quello che conta è la cover, è l’immagine, è la totale snaturalizzazione della musica, e la sua mercificazione. Questo ha ulteriormente diminuito la possibilità di fare concerti live, figuriamoci con musica propria e del genere metal…
A me questo fa molto incazzare perché di tutto, la performance live è quella dove gira l’energia più forte, dove ti metti in gioco, dove scambi sguardi e parole, dove vedi la gente saltare e sta a te farla saltare.
Ma siamo fiduciosi, stiamo iniziando a partecipare a diversi contest, e finora la risposta è decisamente positiva, e stiamo ovviamente cercando di strutturarci con una booking agency che ci permetta di accedere a eventi di maggior rilievo. Ma intanto il primo passo è fatto.
A Marzo suoneremo anche a Bologna, indice che iniziamo anche ad uscire dal territorio più locale, e stiamo partecipando a diversi concorsi a livello nazionale ed internazionale.
9. Dopo React quali idee avete per il prossimo futuro?
Non riusciamo a stare fermi, e per fortuna il momento di creatività non si esaurisce, anzi si arricchisce dell’esperienza fatta in fase di registrazione, e ci spinge a comporre pezzi sempre più energetici e speriamo maturi.
Abbiamo già 6 pezzi nuovi pronti, ma questo è il futuro: oggi è il tempo di “React!” di farlo ascoltare il più possibile, di farlo girare, sia live che in qualsiasi forma come l’opportunità che ci state dando voi.
Credeteci: la prima cosa che ci spinge è la consapevolezza di aver prodotto dei pezzi di cui andiamo orgogliosi, e la voglia è quella di farli sentire, proprio perché ci piacciono. Siamo sufficientemente grandi, e non suoniamo più per essere ammirati o per impersonare l’immagine del rocker nostalgico. Noi suoniamo la musica che ci piace, e come tutte le cose belle la vogliamo far girare. Poi la gente dirà quello che pensa e cosa questa musica gli comunica.
10. Grazie per la disponibilità, buona fortuna per tutto! Lascio a voi le conclusioni di questa intervista.
Grazie a voi dello spazio che ci avete dedicato. Posso solo dirvi (ovviamente) di passare i nostri pezzi, di far alzare il volume e farvi travolgere da tutta l’energia ed il sudore che ci sono dentro.
Approfitto di questa occasione per lasciarvi i riferimenti che partono dal nostro sito www.innerload.com ma ci trovate sia su myspace che facebook. Per acquistare il disco trovate indicazioni anche sul sito della SGRecords, ma contattateci anche ad info@innerload.com sia per merchandising che per serate live.
Noi stiamo lavorando sia per le performance live che al nuovo album, ma senza di voi e della gente che ci ascolta, non esisteremmo. Quindi grazie ancora… e buon ascolto.
(A cura di Ermanno Martignano)
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