Dark Age – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Gothic metal, Interviste, Progressive


Dark Age, band che nel 1991 esordì con Saturnalia. Dopo varie vicissitudini e cambi di line up, tornano con un’opera prima che ci auguriamo raggiunga il successo che merita: Teumman (part one).

1.    Benvenuti Dark Age, sono trascorsi 20 anni dal vostro unico album. Probabilmente alcuni si ricorderanno di voi ma la nuova generazione di metallari sicuramente no, volete farci un breve resoconto della vostra storia?

R: Beh che dire… il primo embrione della band prende vita nel lontano 1982 ma la prima formazione stabile è quella che ha portato alla realizzazione del primo album “Saturnalia”. E’ un disco realizzato da musicisti giovani e per certi versi inesperti, ovvio che questi difetti sono poi usciti nell’album; non vogliamo certo rinnegare nulla del passato, ma il fatto che poco tempo dopo la line up di Saturnalia ha cominciato a perdere elementi per strada è segno che alcune scelte non erano di sicuro le migliori. Abbiamo passato poi qualche anno tra vari cambi di formazione limitandoci a suonare covers fino all’arrivo di Davide alla voce. Da subito era maturata l’idea di un nuovo lavoro ma purtroppo abbiamo atteso ancora per avere le persone giuste. Eccoci quindi al 2008: Angela entra in sala prove e porta con se il fratello Carlo che si siede alla batteria… tutti pronti per Teumman.

2.    Veniamo subito a Teumman, quali differenze sostanziali si possono percepire tra questo lavoro e Saturnalia?

R: Sostanzialmente sono due lavori molto diversi tra loro e difficili da paragonare. Come già accennato Saturnalia è un lavoro che presenta dei limiti, in parte per la tenera età ed inesperienza dei musicisti, ma anche per i tempi ristretti che avevamo a disposizione per realizzarlo. Teumman è un’opera più complessa sia nella struttura che negli arrangiamenti; i temi principali e i riff sono nati sì da idee spontanee ma, trattandosi di un concept, è stato necessario impiegare molto tempo per costruire passo dopo passo ogni brano e con esso la storia che lo accompagna e curare gli arrangiamenti nei minimi particolari. Le registrazioni infatti sono durate sei mesi durante i quali si è creata un’ottima intesa con il fonico della sala d’incisione che è diventato il sesto elemento della band in quanto si è dimostrato subito entusiasta delle nostre idee aiutandoci al meglio per portarle a termine.


3.    A quanto si capisce, questa è solo la prima parte, quando potremo ascoltare la seconda parte?

R: Il materiale che avevamo pronto al momento delle registrazioni era troppo per poter stare in un unico cd quindi abbiamo pensato di dividere la storia in due parti creando così anche la suspance dell’epilogo. La seconda parte è già in lavorazione abbiamo molta “carne al fuoco” come si suol dire. Il nostro intento è di far uscire il seguito entro il 2012, salvo imprevisti, anche perché la prima parte si interrompe proprio nel pieno della tensione del protagonista, non vediamo l’ora di raccontare il finale.

4.    Il vostro progressive rock, radicato nel metal classico, ha una eleganza sopraffine e raramente alzate il tiro come in Oath. Perché questo pezzo è più “cattivo” del resto delle songs?

R: La musica nelle nostre canzoni è strettamente legata al significato del testo. Molti arrangiamenti sono stati concepiti chiudendo gli occhi e immaginando il sipario che si apre e compaiono gli attori quindi la musica fa da colonna sonora alle scene che si susseguono. Oath è il momento del patto che Teumman fa col Signore dell’Oscurità quindi il momento fondamentale della vicenda una scelta che lascia il segno come un riff “cattivo” di chitarra e un quattro quarti a martello di batteria a sostegno dell’ aggressiva linea vocale.

5.    Quali sono state le vostre maggiori  influenze che vi hanno indotto a plasmare questo sound intimista e incisivo? Non vorrei dire un’eresia, ma a mio avviso il progressive rock italiano è ben presente in voi, dico bene?

R: Hai perfettamente ragione! Il progressive rock italiano fa parte dell’infanzia di tutta la band nessuno escluso! Oltre a questo di sicuro ha influito il metal degli anni ’80, la musica classica, il prog metal moderno anche se dire con precisione quali sono state le nostre maggiori influenze è difficile date le numerose differenze tra i membri della band. Tutti e cinque arriviamo dalle più diverse esperienze musicali e quando abbiamo iniziato a lavorare a Teumman mettendole insieme si è creata una miscela che ci ha soddisfatto molto al punto che nessuno di noi cambierebbe una sola nota del cd.

6     Nella recensione  ho voluto solo accennare il concept di Teumman per lasciare un alone di mistero e curiosità, volete completare voi l’opera riassumendo il tutto?

R: Tutta la vicenda è circondata da un alone di mistero a maggior ragione la prima parte che viene interrotta proprio nel momento di massima tensione.
Il sipario si apre su un campo di battaglia alla fine di uno scontro sul quale giacciono i cadaveri di vincitori e vinti. Ma un’ombra si aggira nel silenzio in cerca di un corpo per portarlo con sé negli inferi. Il corpo è quello di Teumman, principe elamita caduto in battaglia. Egli si ritrova nel Regno dei Morti e davanti a lui c’è Oriax, un demone che gli annuncia la possibilità di evitare la dannazione eterna. Entra in scena Berkaal, il Signore dell’Oscurità, che propone al principe un patto: se accetta di tornare sulla terra e far innamorare di sé Namrad, la fedele sposa del re assiro Agares, facendo così in modo che ella perda la sua anima, avrà in cambio l’immortalità. Teumman accetta, torna sulla terra e si presenta al palazzo di Re Agares. Il Re lo accoglie come un figlio ma un oscuro presagio gli ottenebra l’animo. Una volta a palazzo il principe incontra Namrad e sente nascere un forte sentimento nei suoi confronti che lei ricambia a sua volta e subito dopo è dilaniato dal dubbio perché si sente in colpa per essere parte di questo inganno. A questo punto evoca Berkaal e gli manifesta la sua intenzione di rinunciare al patto, ma ormai non può più tirarsi indietro, non gli resta che portare a termine il suo compito… e sui violenti scambi di battute di Regret la storia si interrompe…

7    Quale è il pezzo contenuto in Teumman che secondo voi può rappresentare al meglio il vostro ritorno sulle scene con una line up rinnovata e così affiatata?

R: Risposta difficile… ognuno di noi sceglierebbe un brano diverso! Questo a testimonianza di quanto sia eterogenea la band. Se proprio dobbiamo scegliere diciamo Battlefield. E’ il brano che per noi ha maggiore significato sia perché segna l’inizio della storia sia perchè è stato il primo brano al quale abbiamo lavorato insieme, suonarla dal vivo ci emoziona ogni volta.

8    Avete in programma dei live in supporto al nuovo album?

R: Pensa che il cd è uscito il 13 maggio e il 14 abbiamo avuto la data di presentazione. Tempismo perfetto! E da li non ci siamo più fermati fino a fine agosto, adesso stiamo pianificando alcune serate per la stagione invernale anche se vogliamo rallentare un po’ la frequenza per lasciare lo spazio al completamento della “part 2”.

9    Quello che abbiamo potuto ascoltare è materiale dopo la reunion, oppure qualche song è stata concepita in passato e riarrangiata per l’occasione?

R: Possiamo dire che in realtà non si tratta di “ reunion” in quanto la band è comunque rimasta attiva in tutti questi anni nonostante l’avvicendamento di diversi musicisti. L’idea di quest’opera è nata nelle menti di Davide e Simone e qualche tema risale a parecchi anni fa, tuttavia ascoltando quei primi riff rispetto al risultato finale è più corretto dire che il lavoro più grande è stato svolto dall’attuale formazione.

10    Siamo in chiusura….
In bocca al lupo, a voi le considerazioni finali…

R: crepi il lupo! Ti ringraziamo per la chiacchierata. Vogliamo solo aggiungere che cercheremo mantenere l’impegno di esibirci il più possibile in live che è il nostro divertimento maggiore anche perché pensiamo che dal vivo si possa trasmettere la vera anima di Teumman. Siamo coscienti che il periodo non è dei migliori, viviamo in un’epoca dove gli spazi per suonare sono limitati, ma confidiamo nel fatto che ci siano ancora persone che supportano la musica originale.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Lost Reflection – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Hard rock, Interviste


Lost Reflection, gruppo proveniente da Ostia ma radicato nel sound americano: glam / hard rock come non ne sentivamo da tempo…intervistiamo la band…

1.    Benvenuti ragazzi, cominciamo subito dalla nascita dei Lost Reflection, come mai l’esigenza di mettere in piedi una band dalle sonorità glam e rock anni ottanta?

E’ il genere che più ci appartiene, se prendiamo uno strumento in mano esce fuori quel sound, non è una cosa programmata. Abbiamo tutti un background molto classico in effetti.  Forse solo il glam, a parte l’amore che alcuni di noi hanno per Ratt e Dokken (se consideriamo glam queste bands), influisce in maniera minore.

2.    Domanda per Fabrizio Fulco: il moniker, come scritto in biografia è un tributo ai Crimson Glory, tu sei andato ben oltre avendo avuto l’onore di collaborare con Ben Jackson, ci puoi raccontare questa esperienza?

Sì certo, brevemente: avevo letto su internet che Ben cercava un bassista per il suo progetto hard rock, Ben Jackson Group, e inviai subito dei demo e dopo un provino fui preso nella band.
Avevano un album in uscita ‘All Over You’, io entrando negli USA con visto turistico (quello più facile da ottenere) ho avuto solo 3 mesi a disposizione e non ho potuto partecipare alle registrazioni di ‘Gold and Dragons’, il disco successivo, su cui già stavano lavorando. Registrai 2 pezzi acustici (con un bellissimo Ibanez acustico) inseriti come bonus tracks per la versione giapponese di ‘All Over You’ in un piccolo studio dove qualche tempo prima Midnight aveva appena ultimato il suo album solista, sono stato anche ai Morrysound Studios di Tampa ma solo per il remastering dei pezzi. Le prove invece le facevamo in una sala condivisa anche dai Kamelot (ed in seguito anche dai Crimson Glory per una delle loro sporadiche reunion).
Senz’altro un’esperienza che mi ha arricchito dal punto di vista musicale e non solo, Ben mi ha accolto come uno di famiglia, è stato incredibile vivere a Sarasota, la città dei Crimson Glory!


3.    A parer mio “Florida” è un lavoro incredibilmente coinvolgente, bello in ogni sua parte. Come scritto in sede di recensione, sembra che veniate da un quartiere di Los Angeles; nel vostro sound si respira la sensazione di sostare in un pub per motociclisti situato nel bel mezzo del deserto (sempre americano ndr.), concordate?

Grazie, ci fa piacere che apprezzi l’album, .il maggior compositore dei brani è fortemente influenzato dal metal americano e questo probabilmente si sente ed è positivo, l’immagine che hai descritto del pub per motociclisti nel deserto ci piace, è molto da film!

4.    L’hard rock come lo suonate voi, cioè indistintamente contaminato dal glam, sembra proliferare poco in questi anni dove le sonorità estreme hanno il predominio. Quanto è importante per voi rimanere ancorati a questo filone e non andare incontro alle “esigenze”  odierne del mercato discografico?

E’ importantissimo suonare quello che viene spontaneo, nel corso degli anni il metal ha subito varie evoluzioni e seguito vari trends, noi restiamo legati a quello che amiamo di più.

5.    Ci fareste un track by track?

Media Violence: l’abbiamo scelta come opener per l’impatto che ha, le liriche trattano dell’influenza che i media hanno sulle nostre scelte imponendoci chi votare, cosa comprare, come vestire, ecc… quasi una violenza mediatica.

Bad Love: è un pezzo che sicuramente riprende il sound americano di cui parlavamo, l’ho immaginata come la colonna sonora di un b-movie anni 80, parla di una relazione tra un motociclista e una ragazza della provincia americana, studente di una high school e lavora in un fast food. Il tutto chiaramente non è visto di buon occhio dalla comunità bigotta dell’ipotetica cittadina di provincia (quelle con lo sceriffo, per intenderci).

On Your Skin: risente di influenze di gruppi come gli Him sia per il sound che per le liriche che in questo caso affrontano il tema dell’amore anche in senso fisico. E’ uno dei pezzi dove abbiamo utilizzato anche la chitarra acustica.

Blame It On Love: molto ratt-iana, anche per il testo, siamo soddisfatti dell’incedere grooveggiante che siamo riusciti a dare al pezzo.

Crucified:  un mid tempo che non tocca l’argomento religioso in se, piuttosto fa una metafora su quello che la nostra società e il nostro stile di vita ci impongono ogni giorno se non vogliamo vivere ai margini.

Don’t Leave Me Alone: il tema di amore e sofferenza è ricorrente nell’album, per questo abbiamo voluto le rose in copertina con le gocce di sangue sopra (anche se ci hanno detto che fa troppo gothic rock) ed anche perché la Florida è stata chiamata così dagli spagnoli quando la colonizzarono perché era Pasqua, il periodo dei fiori. E’ la ballad dell’album, anche qui in studio abbiamo utilizzato un’acustica per le parti arpeggiate.

Here We R: si basa su un riff alla Cinderella, è un pezzo molto breve e diretto, il testo fa una sorta di constatazione sulla vita che ci scorre insieme alle persone che amiamo

Wings of Glory: la strumentale dell’album, si sentono anche vaghe influenze Iron Maiden e qualche accenno prog, senza però avventurarci in territori che non ci competono. Divertente da suonare alle prove.

Our Drug is Our Heart: uno dei pezzi preferiti del nostro batterista, il riffing molto classic-heavy contrasta con il testo più soft che parla dei sentimenti di cui non possiamo fare a meno e che sono la nostra droga.

Nitefall: questo pezzo si discosta un po’ dagli altri essendo quasi totalmente acustico, nel titolo ho voluto usare la dicitura in slang Nite invece che Night per renderlo  ancora più particolare ma in generale mi piace utilizzare lo slang qualche volta nei testi. Ci sono anche dei tappeti di tastiere suonate da Piero che abbiamo unito ai cori fatti a voce, il pezzo esalta le sensazioni particolari di quando si fa sera e sta per calare la notte. Nel breve assolo acustico ho provato a  mettere qualche nota dissonante per dare un tocco ‘mistico’. In seguito abbiamo aggiunto l’outro che è anche l’outro del disco.

6.    Quale è il pezzo che ritenete sia il vostro vero cavallo di battaglia in sede live?

Sicuramente Bad Love ma ho notato che anche Blame it on Love è trascinante dal vivo.

7.    Che differenze si possono riscontrare tra i precedenti demo e questo primo atto?

I precedenti demo li considero un percorso per arrivare al sound attuale, per me in particolare (Fabrizio) c’è stato un lavoro su come impostare le timbriche vocali e la voce in generale per sposarsi al meglio col sound delle chitarre. Le mie esperienze precedenti come cantante si limitavano ad una cover band dei Ramones, ma quel tipo di cantato troppo punk e pulito non si adattava al suono dei LR. Ho lavorato sull’incisività e grazie ai vari demo ho capito in che direzione andare.

8.    Come siete entrati in contatto con la SG Records, soddisfatti del loro operato?

Abbiamo spedito i promo alle etichette che pensavamo potessero essere interessate a noi, ci troviamo molto bene con SG, valorizzano i gruppi italiani ed il livello delle band è molto alto, noi siamo onorati di far parte di tutto ciò in più è uno stimolo a migliorarci sempre (specialmente per me e Piero visto i chitarristi mostruosi che hanno sotto contratto) .

9.    Progetti futuri…

Oltre a promuovere il più possibile questo album stiamo lavorando al prossimo, abbiamo già pronti 4-5 pezzi.

10.    Lascio a voi le considerazioni finali…

Per noi è il primo album e dopo tanti anni siamo molto felici, la speranza è che cambi qualcosa anche nell’industria discografica e la gente torni ad amare i dischi e non solo a scaricarli per lo più illegalmente da internet. Rock on !!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Guido Campiglio – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


Nuova intervista al chitarrista bergamasco Guido Campiglio che ci presenta il nuovissimo Rumble In The Jungle, sempre sotto l’ala protettiva della SG Records.

1.    Ber ritrovato sul Blog di Eraskor.com Guido

Piacere mio, ricordo ancora con gioia la nostra conoscenza e la chiacchierata in occasione dell’uscita di Saturn.

2.    Parliamo subito di Rumble In The Jungle, a mio avviso un lavoro più diretto e meno intricato del precedente Saturn, concordi?

A mio parere “Rumble in the jungle” è un lavoro in grado di raggiungere molta più gente, non è riservato solo ai chitarristi o agli amanti della chitarra di genere rock, e ciò è dovuto sia alla composizione dei pezzi –decisamente più orecchiabili- che al sound complessivo del disco –ricco di elettronica- che ho voluto conferire al lavoro.

3.    Perché intitolarlo rombo nella jungla? La jungla rappresenta il mondo, ormai privo di regole?

Il titolo di questo lavoro ha davvero un’origine curiosa; il mio stile compositivo, per natura, è ricco di componenti tribali, etniche ed esotiche ed avevo già in mente di scrivere un lavoro in cui dare via libera a queste componenti. Quello che mi ha dato l’illuminazione su come intitolarlo è stata una enorme festa in Germania, dove mi trovavo l’anno scorso, era organizzata in un locale nelle vicinanze di Francoforte, che si chiama appunto “Rumble in the jungle”, questo nome mi e’ entrato in testa e conquistato da subito! Riguardo alla tua domanda… bè direi che  se le regole del mondo fossero più simili a quelle della jungla…sarebbe di sicuro un mondo migliore, privo di falsità!

4.    In sede di recensione ho paragonato il tuo sound ai gloriosi anni ottanta, specialmente riferendomi al periodo 83/84, (anche se si scorgono altri stili musicali sparsi in tutto l’album ndr.). In parole povere, un sound più schietto ma pur sempre tecnologico, sei d’accordo con me?

Io mi riconosco pienamente in tutta la decade anni ’80, a partire dalle scelte stilistiche fino ad arrivare a quelle foniche. Per “Rumble in the jungle” è stata fatta la scelta di ricorrere a tappeti elettronici per arricchire il tutto e per far emergere ulteriormente alcune scelte tribali (si pensi a quante percussioni sono incluse in un pezzo come “Dhalsim”, “Tomahawk” o in “Drakkar”), per quanto riguarda il suono della mia chitarra, invece, direi che e’ compatibile con sonorità di fine anni ’80, lo paragonerei al suono Cacophony o al Malmsteen epoca ‘Eclipse’.

5.    Quale è il pezzo che hai composto più velocemente e quello che ti ha dato maggior soddisfazione?

Il pezzo che si e’ letteralmente scritto in un’unica mattinata e’ stato “Tomahawk”, un bellissimo brano che pare uscito da una tribù di nativi americani (da qui il titolo ), che ho notato essere già stato apprezzato parecchio; c’e’ un pezzo che pero mi inorgoglisce maggiormente ed è “Butterfly suite op no 1”, ha un tema inquietante e misterioso ed uno svolgimento articolato. E’ un brano che si è generato quasi autonomamente, senza che operassi delle scelte, un vero frutto di ispirazione!

6.    Credo che un chitarrista attivo come te non smetta mai di essere in tour, sai già quali palchi solcherai in questo autunno / inverno?

Quest’anno l’attività live è sorprendente, non solo per il numero di date ma anche per la loro natura, ho notato che  viene apprezzata la musica originale maggiormente che le cover, e devo dire che questa e’ una conquista, forse i tempi stanno cambiando. Aggiungo con un po’ di autostima che il nuovo materiale sta venendo davvero apprezzato contribuisce a questo. Ho suonato praticamente in tutta Italia e sono in programma un sacco di date anche in regioni finora mai toccate, come la Liguria. Segnalo con particolare piacere una realtà che e’ nata quest’anno ed e’ il vero e proprio sodalizio con un’altra band targata SG Records, gli IBRIDOMA, la maggior parte delle date viene realizzata come un doppio live in loro compagnia, questo ha aiutato parecchio ad aumentare la visibilità di entrambi, ho avuto piacere anche di suonare concretamente in formazione con loro alcuni spettacoli di cover, e’ stato un vero piacere! Vi anticipo poi che il prossimo anno ci sarà anche una novità a stelle e strisce, ma è tutto ancora in fase organizzativa.

7.    Wood nel 2009, Saturn nel 2010 e Rumble In The Jungle nel 2011, in pratica sforni un lavoro all’anno e sempre diversi tra loro. Possiamo dire che l’ispirazione è sempre dietro l’angolo?

Ho sempre avuto la predilezione per la musica originale, perfino quando ero molto più giovane, ogni volta che scrivo un lavoro genero sempre materiale che viene scartato e che rappresenta una miniera da cui riciclare idee, ed è anche una sorpresa il rimaneggiamento che ne viene fuori, “C.D.T. Simphony”, il pezzo che apre il nuovo album, era addirittura precedente a Saturn nella sua forma embrionale.

8.    Quante ore di allenamento dedichi al giorno al tuo strumento? Hai qualche buon consiglio da dare a chi inizia ad imbracciare una chitarra?

Io passo praticamente tutto il giorno con la chitarra addosso, ciò è dovuto anche al fatto che insegno in diversi corsi in provincia di Bergamo, dedico settimanalmente almeno due mattinate allo studio personale. Come dico ai miei allievi l’importante è stabilire una buona routine di allenamento con esercizi validi e successivamente a questi dedicarsi allo studio di un solo brano, come fosse una specie di premio.

9.    Secondo te quale è il chitarrista più letale al mondo da quando è stata inventata la chitarra?

Bellissima domanda,  e ti rispondo che complessivamente,  relativamente all’epoca, alla maturità musicale, allo stile mi viene in mente subito questo nome: Randy Roads!  Chissà cosa sarebbe venuto fuori se non fosse morto cosi giovane. Devo dire che ha un discendente che mi ha davvero steso quando l’ho sentito dal vivo, parlo di Gus G, il nuovo chitarrista di Ozzy. Chi non avesse ancora sentito questo chitarrista non se lo perda!

10.    Grazie e alla prossima occasione!

Grazie a te Ermanno, è stato un piacere e devo dire che erano domande davvero valide ad inquadrare il mio recente lavoro, ti ringrazio davvero! Un abbraccio, shred on!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Sic! Sic! – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Interviste, Rock Alternative


Intervista a Fabio Messana (ex Almasfera) che da vita a questo progetto dal nome bizzarro SIC! SIC! Più un’esclamazione che un nome per una band. Prima fatica dal titolo omonimo: metal, rock e tanta elettronica.

1.    Salve Fabio, benvenuto sulle nostre pagine, come mai l’uscita dagli Almasfera e la messa in piedi del progetto personale SIC! SIC!?

Salve a tutti, grazie a voi dello spazio concesso. L’uscita dagli AlmaSfera è causa di una serie di eventi che hanno portato allo scioglimento del gruppo, dall’altra parte è stata l’esigenza di esprimermi in modo molto personale, cosa che in un gruppo non emerge con tanta evidenza.

2.    Perché dare questo monicker che sembra più un’esclamazione?

Beh, in realtà lo è. (Sic!) significa ‘così, esattamente, in questo modo’, è un latinismo molto usato in letteratura per indicare che la parola o la frase appena riportata è citata testualmente.
Non voglio fare l’intellettuale della situazione che tira fuori il latino ma partendo da questo concetto ho sviluppato in concept del disco che grida: questo sono io, sono così!!

3.    Il tuo album è praticamente strumentale, come mai non hai voluto inserire veri e propri testi?

Più che una volontà è stata una conseguenza. Io sono un musicista e mi esprimo con gli strumenti, in primis la chitarra. Quando sono andato in studio quindi, ho iniziato a registrare e con molta naturalezza è nato un disco strumentale nel quale fa eccezione il brano ‘Take a Ride’, cantato dall’amico Nanocaino che, dopo aver sentito il brano, mi ha regalato una bella melodia.

4.    Il tuo sound si addentra nel metal, rock e molta elettronica. Mi è parso di capire che Gabriele Bellini è un po’ il tuo mentore, ma quali ritieni siano le tue influenze più radicate in queste tracce?

Esattamente! Il maestro Gabriele Bellini è più di un semplice maestro di chitarra, è infatti una guida a trecentosessanta gradi che mi ha aiutato molto in questi anni nella mia carriera da musicista e non solo. A lui vanno i miei più grandi ringraziamenti. Per quanto riguarda le influenze, sinceramente trovo molto riduttivo fare dei nomi in quanto sono vorace di musica e ascolto di tutto.
Sicuramente come hai citato, la scena metal, rock ed elettronica è quella che prediligo.

5.    Quale è il pezzo che a lavoro finito ti da maggior soddisfazione ascoltare?

Penso che per un musicista che da vita ad un progetto solista, sudando e vivendo un pezzo dopo l’altro, non sia possibile avere preferenze. La più grande soddisfazione è tenere il disco tra le mani ed ascoltarlo al massimo volume. Questo soddisfazione la devo anche all’ottimo lavoro di registrazione e mixaggio ad opera della ‘Fucina Studio’ e dalla professionalità di Giacomo Salani e Luca Fucci.

6.    Chi è l’artefice della cover? Ha l’aria di essere uno schizzo goliardico…

La cover e l’artwork sono farina del mio sacco. L’idea è stata quella di trasformare i brani del disco in immagini, scarnificandole il più possibile per coerenza con il (sic!). Ho quindi affidato a dei bambini delle elementari il compito di disegnare quello che io gli suggerivo, lasciandoli liberi nell’interpretazione.
Ho poi scelto i disegni che mi sembravano più appropriati e ho creato l’intero artwork.
L’effetto è quello di disegni che apparentemente non hanno collegamento ma che in realtà sono tenuti insieme dalla musica.

7.    Porterai sul palco le nuove tracce?

In questo momento sono alla ricerca di musicisti che mi aiutino a portare sul palco questi brani ed intanto sto lavorando a nuove tracce.

8.    Progetti futuri…

L’idea è quella di preparare dei bei live e girare un po’. Poi, come ho detto, sto già pensando ad un nuovo disco.

9.    Come è nata la collaborazione con la New Idols Records, soddisfatto del loro operato?

La collaborazione con ‘New Idols Records’  è nata grazie a Gabriele che già da anni collabora con Simone Gagliardi (che qui approfitto per ringraziare) patron dell’etichetta.
Anche se è davvero poco che collaboriamo, sono soddisfattissimo di quello fatto fino ad adesso, oggi non è facile trovare qualcuno che crede in progetti…coraggiosi!

10.     Lascio a te le conclusioni di questa chiacchierata.

Vi ringrazio ancora per questa intervista, gli spazi concessi alle band emergenti sono molto pochi ma le band di talento sono tantissime.  Occasioni come queste sono preziose e danno all’artista il modo di spiegare un po’ quello che vuole esprimere. Per capire fino in fondo però c’è un solo modo: comprare i dischi! :)

(A cura di Ermanno Martignano)

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Sutuana – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


I Sutuana sono una band proveniente da Mantova. Nati nel 2006, registrano in cinque anni  un promo e un full lenght autoprodotto. Dopo essersi accasati alla SG Records, registrano Araba Fenice regalando un rock italiano sincero e graffiante.

1. Eccoci qui ragazzi, benvenuti sulle nostre pagine!
Come prende idea il progetto Sutuana, cosa significa questa parola?

LORENZO: Ciao a tutti! Il progetto Sutuana nasce da quattro musicisti della città di Mantova intenzionati sin da subito a produrre musica propria, consci però di dover farsi un po’ di gavetta in giro per locali. Per questo motivo, una volta studiata una scaletta di sano hard rock con pezzi che hanno fatto la storia, iniziammo a girar locali facendoci conoscere! Quando è stato il momento di decidere il nome… diciamo che riuniti ad un tavolo, dopo aver proposto innumerevoli nomi e bevuto qualche birra…  uno di noi se n’è uscito con “Sutuana”: parola partorita dal sistema t9 dei cellulari (provate per capire che vuol dire) ci è piaciuta da subito!!!

2. Descriveteci Araba Fenice

LORENZO: Dodici tracce, tra cui una strumentale, di sano hard rock cantato in italiano. Si divide tra episodi musicali orecchiabili e classici a brani più introversi, quasi sperimentali. Sempre con chitarre potenti, robusti riff di basso, incalzati dalla batteria e voce rocciosa! A dirla tutta secondo noi nel nostro rock si cela pure una punta di prog… ma questo sta a voi tutti, una volta ascoltato il nostro cd, smentirlo o meno…
MARCO: Un’ottima commistione di più generi rock insieme a testi che potrebbero parlare, e sparlare, di ognuno di noi e di chi ci circonda, questo è il nostro “Araba Fenice”…

3. Il vostro rock così roccioso mi ha ricordato un po’ i Negrita e i Timoria, con vari accenni hard rock, concordate?

LORENZO: Dunque senza toglier niente agli artisti da te citati che rispetto ed ammiro, ti assicuro che non ci siamo mai ispirati a queste band. Io e Marco veniamo da un mondo fatto di hard rock/metal/prog/blues/dark in lingua inglese. Il nostro bagaglio musicale quindi si è riversato nei nostri brani imprimendo sicuramente innumerevoli accenni hard rock.
MARCO: Diciamo che tenderemmo ad esser un po’ più “spinti” rispetto alle band da te citate, provando sempre e comunque ad innovare un panorama italiano che attualmente percepiamo un po’ stanco; quello che band come i Queensryche hanno dato in ambito internazionale noi stiamo provando a farlo emergere a livello nazionale.

4. Quanto tempo ha richiesto la preparazione di questo lavoro? Che differenze stilistiche possiamo scorgere tra il nuovo e il precedente “Perdutamente”?

MARCO: La stesura dei pezzi non più di un anno, tre mesi circa per le registrazioni ed altrettanti per mixing e mastering. Per quanto riguarda le differenze stilistiche abbiamo cercato di definire maggiormente il nostro playing, anche perché mescolando così tanti generi abbiamo voluto trovare una linea appunto stilistica che accomunasse tutte le song dell’album. Pensiamo di aver migliorato molto anche la produzione, e sentirete il prossimo…

5. Quale pezzo vi ha dato maggior stimoli in fase di composizione?

LORENZO: Hehehe… tutti senza distinzione! Sarebbe come chiedere ad una madre qual’è il figlio preferito…

6. Come mai in “Follia” avete deciso di carpire alcuni passaggi della famosa filastrocca girotondo casca  il mondo…(da premettere che è il mio pezzo preferito ndr.)?

LORENZO: Questo è uno dei pochi brani di cui ho scritto il testo, quindi ne rispondo in prima persona! Ho immaginato una persona psicologicamente instabile che, oppressa dallo sguardo sputasentenze della società, preso da raptus opera una strage, senza badare a chi ha attorno, falciando come un ciclone chiunque gli si trovi nelle vicinanze. Immaginando questa scena al rallenty ed un po’ annebbiata, offuscata dalla mente malata, come nei migliori film horror che si rispettino l’accostamento di filastrocche per bambini rende sempre più agghiacciante la scena. Cosi la frase del ritornello ” giro giro tondo casca il mondo con voi” sottolinea come non mai la scena straziante e folle della mattanza.

7. Ci descriveste l’artwork?

MARCO: Un artwork vero, composto dalle foto della nostra sala prove arsa a causa di un incendio doloso ad opera di ignoti… Abbiamo così deciso di dedicare (e solo dedicare: a parte “ArdenteMente…”, le tematiche trattate nelle song riguardano la vita di tutti i giorni) l’album alla nostra prima “culla” di idee musicali. Un sentito ringraziamento ad Andrea Lami per le splendide foto!

8. Come vi trovate in casa SG Records?
MARCO/LORENZO: Prossima domanda?!?

9.Illustrateci i vostri progetti futuri

LORENZO: Un nuovo album sicuramente, al quale stiamo già lavorando. Vogliamo cercare di uscire solo con i nostri pezzi, senza cover, veramente un ardua impresa per qualsiasi band underground.
MARCO: Nuovi album, nuovi tour, suonare suonare suonare…

10. Grazie per il tempo concessoci, buona fortuna per tutto.

Grazie a te, allo staff e a chi è arrivato fino in fondo a leggere le nostre parole, a chi sta ascoltando o ascolterà dopo queste quattro chiacchiere il nostro cd.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Double Malt – intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Interviste


Intervistiamo i Double Malt, band abruzzese che registra il suo primo promo che ci riporta a quarant’anni addietro…chiediamo loro il perché di questa scelta così azzardata…

1.    Benvenuti ragazzi, chi sono i Double Malt?

I Double Malt sono sei ragazzi marsicani che hanno iniziato la loro avventura musicale con un intento ben preciso: divertirsi nel creare musica propria. Il punto di incontro tra tutte le nostre influenze è stato l’hard rock classico degli anni 70 ed 80, genere che ci mette tutti d’accordo.

2.    La vostra musica riporta l’ascoltatore indietro nel tempo, hard rock anni settanta molto alla Deep Purple, Led Zeppelin, Rolling Stone set simila… come mai dei ragazzi giovani come voi si sono focalizzati in quel periodo non facendosi catturare dalla modernità e estremizzazione del metal odierno? Pensate che la musica di oggi sia troppo artificiale?

Beh, da una parte si. Riteniamo che negli anni settanta ed ottanta il rock abbia raggiunto il culmine, e il nostro intento è quello di riproporre di nuovo la musica di allora. Per quanto riguarda il discorso sull’estremizzazione del metal, non lo scartiamo completamente, ma semplicemente non fa per noi.

3.  Di cosa parlano i vostri testi, chi è la penna del gruppo

I testi sono opera di Angelo Lo Tesoriere (chitarra) e Vittoriano Palerma (tastiere). Le tematiche sono quelle classiche del genere: sex, drugs & rock n’ roll!

4. Descriveteci il vostro artwork

Il soggetto principale, come dice il nome stesso dell’ep (Woman), è una donna. Una donna perché la figura femminile ricorre molto spesso nei nostri brani, e con l’artwork abbiamo cercato di rappresentare tutti gli aspetti che caratterizzano le “nostre” donne.

5 . Dato che avete rotto il ghiaccio con questo primo promo, cosa bolle in pentola per il futuro

Senza dubbio non ci fermeremo così, continuiamo a buttare giù nuovo materiale ogni giorno…

6 . Qualche etichetta sta dimostrando interessi nei vostri confronti?

Per ora abbiamo avuto qualche contatto, ma è ancora tutto da vedere!

7.    Come sono stati i responsi da parte dei kids e i media fino a questo momento

La risposta è stata tutto sommato positiva. Certo, ci sono stati alti e bassi, non tutti ci hanno apprezzati, c’è chi ci ha definiti privi di originalità, ma noi sappiamo precisamente come orientarci.

8. Quale è in questo periodo il cd hard rock che gira all’infinito nel vostro hi-fi…

Ascoltiamo continuamente il vecchio e il nuovo: la passione per led zeppelin e ac/dc non finirà mai, ma non disdegnamo di band moderne orientate al passato come i Wolfmother con il loro Cosmic Egg e i Chickenfoot (dei quali attendiamo impazientemente il secondo album).

9.    Siamo in dirittura di arrivo, lasciamo a voi le considerazioni finali.

Sfruttiamo questo spazio per ringraziarvi, perché è sempre più difficile esprimere le proprie idee e considerazioni per noi che facciamo musica rock ed è solo grazie a chi, come voi, dedica il proprio tempo a dar voce alle band che possiamo farci sentire.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Last Frontier – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste, Progressive


Intervista ai Last Frontier, band proveniente dalla città del grande Totò e autori di un primo interessantissimo album “Apocalypse Machine”. Chiediamogli come è nato il loro classic metal / prog / rock ammaliante…

1.    Benvenuti ragazzi, a voi le presentazioni per i nostri lettori

Salve a tutti gente… allora, abbiamo Mimmo Natale (Nitrokill) alle chitarre, Ciro Fasano (Cyrion Faith) alle tastiere, Adriano Di Salvo (Adrian Dèi) al basso, Gaetano Crispo (Zarro B. Cruel) alla batteria e new entry a completare la nuova line-up Antonio D’Ambra (Darka) alla voce.

2.    Dopo tre promo, finalmente un album che merita molta attenzione, svelateci la vostra formula vincente fatta di classic metal, progressive e rock suggestivo.

Una formula specifica non esiste; al di là della passione comune per la musica ciò che ci contraddistingue è il fatto che ogni componente del gruppo ha influenze musicali abbastanza diverse. L’obbiettivo quindi è quello di fonderle in modo concreto.


3.    Come scritto in sede di recensione, credo che gli accostamenti più giusti per voi siano Judas Priest, Crimson Glory e Marillion, concordate?

In parte.
La verità è che cerchiamo di rendere tangibile attraverso la musica una nostra identità. Crediamo che sia questa la chiave della nostra proposta musicale che spesso altri  tentano di “etichettare” in qualche modo cercando di accostarla per forza ad un genere specifico.

4.    Chi è il disegnatore dell’artwork dalla classica impronta progressive metal?

Il concept (anche quello) è del gruppo, il realizzatore una disegnatrice di nostra conoscenza: Livia Sorgente

5.    Chi è l’artefice dei testi, e quali argomenti trattate?

Normalmente scindiamo musica e testi, cercando di lasciare nella maggior parte dei casi carta bianca al cantante. Gli argomenti trattati sono prevalentemente di natura mitologica, biblica, mistica e apocalittica. In alcuni casi sono vere e proprie nostre visioni.

6.    Come mai un cambio di vocalist in line up? Perché Mich Crown ha lasciato la band? Devo dire che in certi frangenti sembra di ascoltare il compianto Midnight.

Perché la mattina sorge il sole? :-)
Sono cose che fanno parte dell’ordinaria amministrazione di una band.  Ad ogni modo l’importante è proseguire e perseguire nelle proprie idee.

7.    Live in supporto all’album?

Ci stiamo lavorando… Il cambio di line up purtroppo ci ha portato via un pò di tempo, ma ora siamo pronti a tornare più carichi e incazzati di prima \m/

8.    Cosa bolle in pentola in casa Last Frontier in questo momento?

Ci stiamo riorganizzando col nuovo vocalist (Darka) col quale stiamo trovando un ottimo feeling, e parallelamente lavoriamo intensamente alla stesura di nuovi brani.

9.    Vi ritenete soddisfatti dell’esito finale di Apocalypse Machine? Avreste cambiato qualcosa con il senno di poi?

Per essere un’autoproduzione al 100% non ci si può lamentare.. anche se potendo tornare indietro avremmo migliorato sicuramente alcuni aspetti.. Esperienza e tempo docet

10.    Siamo giunti alle considerazioni finali, in bocca al lupo per tutto! Lascio a voi l’ultima parola…

Ok, con l’occasione vogliamo ringraziare sicuramente te Ermanno che ci ha dato la possibilità di fare questa intervista dedicandoci un pò del tuo tempo, e sicuramente vogliamo ringraziare a tutti coloro che ci hanno seguiti e supportati in questi anni sperando che lo continuino a fare. La scena underground ne ha bisogno tantissimo ragazzi!!
Ovviamente consigliamo a tutti di ascoltare il nostro nuovo cd Apocalypse Machine (alcune tracce sono free sul nostro sito o myspace).
Se volete potete richiedere la vostra copia sul nostro official store http://lastfrontierofficialshop.bigcartel.com/ oppure tramite facebook sulla nostra pagina!! Inoltre è possibile anche acquistare le singole tracce sui principali webmusic- store ad un prezzo davvero irrisorio..
Grazie ancora a tutti per il supporto grazie a eraskor.com.. stay metal \m/
Last Frontier

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Dubby Dub – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Grunge, Hard rock, Interviste, Punk Rock, Rock Alternative, Stoner Doom


Intervista ai ferraresi Dubby Dub, moniker piuttosto singolare per un rock ‘n’ roll vintage stratificato nello stoner e grunge.

1.    Benvenuti Dubby Dub, a voi le presentazioni per i nostri lettori

Ciao sono Andrea chitarrista cantante dei Dubby Dub , intanto volevo ringraziarvi per lo spazio concesso e raccontarvi un po’ la nostra storia di Dubby Dub.
Il progetto Dubby Dub nasce nel 2001 nella provincia di Ferrara dalle menti dei fratelli Mauro e Andrea Pulga, allora voce e basso degli H-strychnine, conosciuta band della scena hard-core italiana con all’attivo due dischi usciti per AmmoniaRecords-V2/SonyMusic, ed Enrico Negri, noto musicista della zona, nonché cantante dei Noise e batterista dei Charlest One.
Il risultato è di grande effetto ed il trio porta in scena la sua musica calcando palchi in giro per l’Italia, decidendo poi di registrare un disco di 11 brani al Fear Studio di Ravenna. Nel 2005 Enrico e Mauro fondano una nuova band, Sportclub (album “Catchy” uscito per La Baraonda/Self), che li terrà molto impegnati, mentre Andrea continua la sua esperienza nei riformati H-strychnine. I Dubby Dub vengono così messi nel cassetto per qualche anno finché Flavio Tomei, nel tardo 2009, convince i tre amici a ricominciare l’attività troppo presto dimessa. I Dubby Dub ritornano quindi in piena attività live nel 2010, con l’aggiunta della nuova chitarra di Flavio, pubblicando con ALKA record label il loro album “Rock’n’roll head”

2.    Come mai un nome così singolare per la band?

La storia è molto semplice, eravamo all’inizio della nostra carriera musicale (inizio 2001).
A quei tempi registravamo le prove su cassette e feci ascoltare una canzone (credo che fosse una prima versione di ‘I’M OK’ forse l’unico pezzo da noi scritto un po’ lento)  a un mio conoscente dal nome Yak  (un personaggio un po’ insolito e della vecchia guardia) e gli chiesi se gli piaceva il pezzo da me registrato.
Lui disse che era molto bello e che un gruppo cosi’ doveva avere un nome molto importante.
Io gli chiesi:
-Che nome daresti al mio nuovo gruppo
Lui rispose:
-Dubby Dub.
Quello fu il momento della nascita dei Dubby Dub, per quel che ne so di Yak non ebbi piu’ notizie ma qualcuno lo vide su una Mercedes decapottabile scappare da un inseguimento della polizia.

3.    La band ha avuto origine nel 2001, poi la decisione di accantonarla per parecchi anni…come mai
Io penso di aver portato sempre i Dubby Dub nel mio cuore e di non averli mai accantonati, si forse abbiamo avuto un periodo di standby ma quale gruppo che non si rispetti non l’ha avuto?

Non so forse i troppi impegni di ognuno di noi, la vita frenetica o forse non era ancora il momento di fare uscire il disco.

4. Il vostro sound, oltre a ritenerlo originale, contorsionistico e miscelato con acidi,  sembra un tributo a note band come Queen, Nirvana, Blur e The Queen of the Stone Age, concordate?

Mi fa molto piacere queste sono band importanti nella cultura musicale di ogni uno di noi e sicuramente questi gruppi sono stati ascoltati da noi tante volte. Penso che quello che abbiamo voluto trasmettere nel disco e soprattutto quello che vogliamo trasmettere ai nostri concerti sia la naturalezza stessa della musica.

5.    Quali sono i temi trattati nei vostri testi?

Principalmente i testi non parlano di politica, parlano a volte un po’ d’amore  forse a dire la verità alcune volte un po’ naif.
Facciamo un esempio, la nostra canzone Revolt Party, parla di una festa nella quale noi non ci divertiamo e così esponiamo il nostro dissenso e facciamo di tutto per boicottarla.
I testi sono principalmente musicati da me e scritti da Enrico forse il vero autore.

6.    L’artwork possiamo dire che è abbastanza provocatorio, vedere la sigaretta in bocca ad un bambino demonizza maggiormente la dura lotta contro il fumo. Chi è l’autore?

A dire il vero quel bambino rappresentato in copertina è una foto del 1968 di mio zio Marco  estratta dall’album di famiglia. Questa foto rappresenta il giusto compromesso tra ribellione e gioia di vivere .

7.    Come è nata la collaborazione con Alka Records, soddisfatti del loro operato?

In effetti  la collaborazione e nata nel novembre del 2010 anche se è da tanti anni che ci conosciamo. Noi siamo molto soddisfatti e ci riteniamo molto fortunati.
A giugno andremo in studio per registrare il nostro secondo disco di undici nuove tracce e si spera per una nuova collaborazione con Alka Records.
Intanto ringraziamoli.

8.    Live in supporto all’album?

Questi mesi abbiamo suonato abbastanza in Emilia e alcune date anche in Veneto. Il ventisette di questo mese suoniamo in provincia di Ferrara e penso che sia l’ultimo concerto prima della registrazione. Comunque per eventuali informazioni ci trovate sul nostro sito www.dubbydub.com o su www.myspace.com/dubbydubmusic

9.    Ho letto nella biografia che fate parte di altri gruppi musicali, volete dirci quali?

Come abbiamo detto all’inizio noi proveniamo da vari gruppi musicali:
Io e mio fratello Mauro abbiamo suonato per oltre dieci anni in un gruppo gli H-Strychnine forse uno dei gruppi noise-core piu’ importanti nella scena italiana. Io in quel gruppo suonavo il basso e mio fratello Mauro cantava.
Enrico ha cantato per molti anni nei Noise un gruppo grunge Ferrarese e ha suonato la batteria nei Charlest One .
Enrico canta insieme a mio fratello alla chitarra negli Sportclub
Infine io al basso e mio fratello Mauro alla voce abbiamo appena creato un nuovo progetto, i Go Koala

10.    Siamo in chiusura, a voi le considerazioni finali.

Un ringraziamento a tutti a presto l’uscita del nostro video in collaborazione con Pseudofabbrica e speriamo a novembre l’uscita del nostro nuovo album.

(A cura di Ermanno Martignano)

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