Innerload – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


Intervista ai veneti Innerload, band formata nel 2009 che parte in quarta con “React”, sette tracce di hard ‘n’ heavy roccioso proiettato nei gloriosi ottanta…..

1.    Benvenuti ragazzi, iniziamo con le presentazioni ufficiali ai nostri lettori

E’ sempre difficile fare le presentazioni a freddo, d’altronde cerchiamo anche dal vivo di limitare le presentazioni, lasciando spazio alla musica che deve parlare molto più di noi. Il progetto Innerload è l’ultima fase comune di un cammino che ognuno di noi ha fatto da ormai quasi 20 anni di musica suonata, cantata, con diverse esperienze ma tutte accomunate dal metal degli anni 80 e 90 che ci è entrato in qualche modo nel sangue e che ora esce e trova nuove forme nei pezzi che suoniamo. Penso che non vi stupiate se dico che siamo cresciuti a Metallica, Megadeth, Maiden, Anthrax,… e tutti abbiamo sentito la crisi della fine degli anni 90 quando dopo l’ultimo sussulto del grunge, il vero metal si è andato disperdendo in forme secondo noi meno interessanti ed autentiche.

Innerload è l’evoluzione di un progetto precedente iniziato da Musa (batteria) e Alex (Basso) che hanno poi coinvolto Cortez alla voce, partendo come tutti dalle cover dei gruppi che ci accomunavano. A questo punto il salto è stato con l’ingresso nel 2009 di Ray alla chitarra e con la decisione di dare una svolta, lasciando stare le cover e iniziando a tirare fuori la nostra anima. L’energia e creatività portate da Ray sono state vitali, anche se ci sono costate in boccette di valium per tenerlo calmo!!!

L’ultimo importante contributo è arrivato con Giorgio (chitarra) ci permette di spaziare ancor meglio nei generi e soprattutto nelle performance dal vivo e rendere pienamente le idee partorite in sala prove ed studio. La cosa più bella è sentire che il gruppo c’è, che lo siamo nell’anima, anche se abbiamo esperienze ed età diverse, perché nonostante la distanza (veniamo da Padova, San Donà, Venezia…) c’è un qualcosa che ci tiene uniti. Questo è quello che noi chiamiamo inner-load.

2.    Vi siete formati nel 2009 e, senza neanche rodare gli ingranaggi con un demo apripista, siete arrivati direttamente a registrare React sotto SG Records. Possiamo dire che avete le idee chiare?

Beh, come ti dicevo, in realtà gli ingranaggi abbiamo iniziato a rodarli anche prima, ma tutto è diventato chiaro quando abbiamo iniziato a lavorare ai nostri pezzi. La storia è molto bella perché siamo partiti con l’idea di lavorare ad un demo, come è normale che fosse, ma già in fase di composizione ci siamo resi conto che era un periodo molto creativo e positivo: le cose uscivano da sole, e i pezzi risultavano orecchiabili e potenti allo stesso tempo, e noi stessi, nonostante ci lavorassimo in modo assiduo, non ci stancavamo mai di ascoltarli e di canticchiarli. Siamo quindi partiti con l’idea di un demo, ma avendoci lavorato molto in fase di arrangiamento, volevamo toglierci lo sfizio di fare un lavoro fatto bene anche in registrazione.

Qui è arrivato un primo incontro importante, quello con Marino della Majestic che ha capito l’anima del disco e l’ha tirata fuori in tutta la sua forza. E’ come se ci fossimo resi conto tutti all’improvviso che davanti avevamo dei pezzi veramente buoni, pieni di energia e melodia. E che a questo punto era uno spreco lasciarli li, quindi abbiamo deciso di approfondire le sessioni fino ad avere un prodotto decisamente di buon livello anche se partito in sordina.

E’ come se la genesi di questo album fosse sotto un influsso positivo di qualche stella, perché senza alcuna pretesa iniziale, è in realtà fluita da sola, a partire dalla composizione, all’incontro con la Silos che ha creduto in noi e ci ha fatto girare un video, al passaggio in studio di registrazione dove siamo usciti con molto di più di quanto pensassimo di ottenere.

E qui c’è l’altro importantissimo incontro: quello con la SG Records. Come sapete bene, la musica emergente alla fine sbatte contro un muro di indifferenza e difficoltà del settore musicale, soprattutto in fase di produzione. Quindi, nonostante la nostra convinzione, non ci aspettavamo attenzione da case o etichette discografiche. E invece la nostra stella si è di nuovo presentata sotto forma di Lorenzo della SGRecords che non finiremo mai di ringraziare per aver ascoltato e creduto nel nostro progetto.

Ecco come nasce il nostro album in soli due anni. Tanto lavoro, tanata grinta e applicazione (questo lo dico soprattutto per i più giovani che pensano che tutto debba essere facile e venire da solo). E un segno del destino. Lasciamo a lui decidere dove ci porterà, di sicuro noi faremo la nostra parte.

Quindi per rispondere alla tua domanda: si, abbiamo le idee chiare. Adesso si.

3.    React è un album hard ‘n’ heavy tipico degli anni ottanta in cui emerge spesso l’ombra dei Maiden, dotato di una registrazione moderna, pulita e rocciosa. Suppongo siate soddisfatti del mastering finale gestito dai Majestic Studio, giusto?

Dire soddisfatti è poco. Come dicevamo prima, essendo la prima esperienza, siamo partiti senza sapere cosa ne sarebbe uscito, e il grande Marino ha tirato fuori l’anima e l’energia dell’album. E’ comunque la prima esperienza ed abbiamo imparato moltissime cose, e ne abbiamo ancora molte da imparare. Perché la registrazione e la produzione finale possono davvero cambiare anima all’album. Probabilmente ci sono punti di miglioramento e accorgimenti da seguire, che sicuramente prenderemo in considerazione nel prossimo album, ma ancora una volta Majestic Studio ha avuto la capacità di capire dove stava l’energia e di tirarla fuori tutta.

4.    Sette tracce più un videoclip, quanto ritenete sia importante la pubblicazione di un video, contando il fatto che l’Italia non dispone molto (o meglio non supporta) tale diffusione?

A dire il vero si tratta di un insieme di coincidenze, partendo dall’aver incontrato nel nostro cammino la Silos Production che ci ha dato l’opportunità di girare un video professionale con un approccio che è stato per noi molto interessante. Infatti l’idea era di mettere assieme le loro competenze nel mondo video e le nostre più musicali e relative alla cultura dei video musicali del nostro genere. E come nelle migliori esperienze: grande spazio alla creatività che porta a dei bei risultati anche quando i mezzi a disposizione non sono quelli di una produzione di prima linea. Questo ha permesso ad entrambi di avere in mano un prodotto di cui siamo molto orgogliosi, e per il quale continuiamo a ringraziare gli amici della Silos.

Non si tratta quindi di una scelta a tavolino, ma allo stesso tempo siamo figli dell’era di internet, di facebook, di youtube, dove l’utente è sempre più pigro ed abituato a fruire di contenuti multimediali. Una volta si aspettavano i mesi per comprare un bel disco di vinile e lo si consumava. Oggi deve essere tutto disponibile in “un click”, ed il video è sicuramente la risposta migliore. La nostra fortuna è di poter dare questo contenuto in modo serio e professionale, e di non dover fare come fanno molte band emergenti, che sono costrette ad arrangiarlo con mezzi di fortuna. Siamo convinti che la qualità in qualche modo premia.
E’ indicativo che il video ha raccolto tantissime visualizzazioni, molte più dei samples messi sul sito e promossi sulle pagine facebook.

Continueremo quindi su questa strada. Ovviamente prima di tutto viene la musica, ma sono sicuro che ne usciranno anche idee nuove, soprattutto valorizzando la collaborazione anche con artisti emergenti nel mondo del multimedia.

5.    Come nasce una vostra song, prima base musicale o testo?

Anche in questo caso dipende molto dal periodo, ma fondamentalmente di solito arriva uno di noi con un riff o anche una struttura per un pezzo, e qui inizia l’opera “titanica” di smontarla e rimontarla. Sebbene sia il nostro primo album, cerchiamo sempre di mantenere i piedi per terra e con umiltà sappiamo che, anche se il pezzo che ne esce sembra il più bello del mondo, va poi affinato, arrangiato, ascoltato anche con le orecchie “esterne”. Nel mezzo succede che il riff stimoli un tema per il testo, che viene proposto, ma poi magari basta una parola, un suono per decidere di cambiare un passaggio, un arrangiamento. A volte il testo nasce sull’improvvisazione vocale sopra al pezzo, ma poi viene comunque rivisto.

Ci sono dei pezzi che già dal riff raccontano una storia, evocano una atmosfera… e qui basta scambiarsi uno sguardo e dirne il titolo. Poi il testo arriva.

6.    Chi è l’autore dei testi e quali temi preferite trattare?

I testi sono in gran parte scritti da Cortez, ovviamente solo dopo aver superato la sua storica indolenza. Di fatto c’è che spesso serve anche l’ispirazione, per non dover scrivere pezzi su temi dettati dal genere, ma per poter scrivere quello che davvero pensiamo. Ed in questo abbiamo cercato di mantenere la nostra coerenza perché alla fine la musica deve essere espressione di emozioni e di idee. La scelta di non dover sottostare a schemi “di genere” ci ha permesso di spaziare da atmosfere fantastiche come in “The Wizard” (qui il contributo nei testi è fondamentalmente di Ray), a temi introspettivi come in “Dancing Queen” dove l’attrazione e l’amore fanno breccia anche in un contesto metal, perchè anche quella dell’attrazione è energia, anzi forse è una delle più potenti che ci siano.

Ma la cosa a cui teniamo di più è la voglia di dire quello che pensiamo del mondo in cui siamo, a testa alta, senza ipocrisie o anticonformismi di ruolo. Qualcuno ci dice che sono temi politici, ma in realtà sono solo la nostra idea su temi che coinvolgono la nostra vita e quella dei nostri figli: il rispetto per la natura,  la lotta contro l’inquinamento dettato da semplici tornaconti economici che muovono questo mondo. Un mondo che valorizza l’immagine e la ricchezza, a scapito del benessere e della felicità. Il mondo che ci propongono è sostanzialmente finto, svuotato di valori, e drogato di bisogni inutili che alla fine ci rendono infelici (Fake World). E semplicemente noi vogliamo dire che non ci stiamo. Non lo accettiamo. Ma non per questo mettiamo la testa sotto terra come lo struzzo, o critichiamo in modo preconcetto delegando sempre ad altri il fare, perché noi siamo parte di questo mondo e di come si evolve, con le nostre scelte, le nostre azioni. Il titolo dell’album sta proprio a significare questo: “Reagisci! Usa la tua testa, spegni quella TV che ti ruba i pensieri”.

7.    A quanto possiamo vedere, anche l’artwork rimembra le prime copertine  heavy metal. Chi è l’artefice? E’ così che lo immaginavate?

L’idea è come sempre nata davanti ad una birra e bisogna dire che Musa è riuscito a dargli la forma giusta che rappresenta davvero il nostro inner-load che buca e distrugge le barriere del conformismo, da quello musicale a quello del pensiero.

Poi abbiamo ovviamente dato in mano il materiale a chi di mestiere si occupa di grafica, ma mi fa piacere questa domanda, perché ancora una volta il progetto innerload non è solo fatto di musica, ma di idee, di emozioni, di video, di grafica.

8.    Quali sono i vostri progetti live?

Questo è sicuramente un argomento complicato. Veniamo tutti da 20 anni di musica, di cover e di esperienze proprie. E da sempre il vero problema è poter suonare dal vivo. E se posso togliermi un sassolino, negli ultimi 10 anni la situazione è stata ulteriormente peggiorata dalle tribute-band e dalle trasmissioni Talent-Format come X-Factor, dove quello che conta è la cover, è l’immagine, è la totale snaturalizzazione della musica, e la sua mercificazione. Questo ha ulteriormente diminuito la possibilità di fare concerti live, figuriamoci con musica propria e del genere metal…
A me questo fa molto incazzare perché di tutto, la performance live è quella dove gira l’energia più forte, dove ti metti in gioco, dove scambi sguardi e parole, dove vedi la gente saltare e sta a te farla saltare.
Ma siamo fiduciosi, stiamo iniziando a partecipare a diversi contest, e finora la risposta è decisamente positiva, e stiamo ovviamente cercando di strutturarci con una booking agency  che ci permetta di accedere a eventi di maggior rilievo. Ma intanto il primo passo è fatto.

A Marzo suoneremo anche a Bologna, indice che iniziamo anche ad uscire dal territorio più locale, e stiamo partecipando a diversi concorsi a livello nazionale ed internazionale.

9.    Dopo React quali idee avete per il prossimo futuro?

Non riusciamo a stare fermi, e per fortuna il momento di creatività non si esaurisce, anzi si arricchisce dell’esperienza fatta in fase di registrazione, e ci spinge a comporre pezzi sempre più energetici e speriamo maturi.
Abbiamo già 6 pezzi nuovi pronti, ma questo è il futuro: oggi è il tempo di “React!” di farlo ascoltare il più possibile, di farlo girare, sia live che in qualsiasi forma come l’opportunità che ci state dando voi.
Credeteci: la prima cosa che ci spinge è la consapevolezza di aver prodotto dei pezzi di cui andiamo orgogliosi, e la voglia è quella di farli sentire, proprio perché ci piacciono. Siamo sufficientemente grandi, e non suoniamo più per essere ammirati o per impersonare l’immagine del rocker nostalgico. Noi suoniamo la musica che ci piace, e come tutte le cose belle la vogliamo far girare. Poi la gente dirà quello che pensa e cosa questa musica gli comunica.

10.    Grazie per la disponibilità, buona fortuna per tutto! Lascio a voi le conclusioni di questa intervista.

Grazie a voi dello spazio che ci avete dedicato. Posso solo dirvi (ovviamente) di passare i nostri pezzi, di far alzare il volume e farvi travolgere da tutta l’energia ed il sudore che ci sono dentro.

Approfitto di questa occasione per lasciarvi i riferimenti che partono dal nostro sito www.innerload.com ma ci trovate sia su myspace che facebook. Per acquistare il disco trovate indicazioni anche sul sito della SGRecords, ma contattateci anche ad info@innerload.com sia per merchandising che per serate live.

Noi stiamo lavorando sia per le performance live che al nuovo album, ma senza di voi e della gente che ci ascolta, non esisteremmo. Quindi grazie ancora… e buon ascolto.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Metaltrashfactory – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: death metal, Doom metal, Hard rock, Interviste, Punk Rock, Thrash metal


Provenienti da Crocetta Del Montello (TV), i Metaltrashfactory dopo1 demo e 1 ep arrivano all’uscita del full lenght in stile thrash, rock n roll, sludge e attitudine punk. Three Bodies Layer è una partenza del tutto convincente!

1.    Benvenuti sulle nostre pagine ragazzi, partiamo con la biografia dei Metaltrashfactory

Il progetto nasce nei primi mesi del 2002 come gruppo punk-rock, appena dopo la registrazione del primo demo”monkey television fucking voodoo” il gruppo si separa in seguito a divergenze musicali. Vengono percio’ reclutati nuovi elementi (basso, chitarra e batteria) che vanno a creare l’attuale formazione e fanno virare le sonorita’ verso un metal a cavallo tra thrash duro e puro e suoni piu’ moderni.
La formazione attuale è composta da Diego “Spino” Spinelli alla voce, Devis Groppo e Davy “Devyl” Lorenzetto alle chitarre, Daniela Vieceli al basso e Luca De Gaspari alla batteria.
Nel 2008 viene registrato, presso i MusicCity Studio di Montebelluna (TV), l’EP autoprodotto “shadows of black” che ottiene interessanti valutazioni dai magazine specializzati: “un riffing molto serrato e sincopato…ma che sa anche andare lento avvicinandosi allo sludge-core di band come i crowbar – metal hammer10/2009″ e ” ..caratterizzato da una lucida follia e dalla ricerca di soluzioni desuete..-rockhard –/2009″. A promozione dell’EP la band inizia a suonare nei locali del Veneto e non solo, componendo nel frattempo nuove canzoni  e cercando di amalgamare, in maniera sempre piu’ omogenea, le diverse influenze (dal doom al rock ‘n’ roll) di ogni singolo componente e fonderle nel creare una violenza sonora che colpisca piu’ alla mente che allo stomaco.
Nel 2011 si arriva al traguardo del 1° full lenght “three bodies layers” registrato sempre al music city studio (impiety, attila csihar, setherial) con l’ausilio di Nicolo’ Gasparini (peterpunk-scacciapensieri) e considerato non un punto di arrivo ma una partenza.

2.    Da dove nasce questo moniker (abbastanza lungo direi ndr.), come mai la decisione di unire i tre aggettivi formando una sola parola?

L’origine del nome è da ricercarsi agli albori del gruppo, in principio era solo la sigla MTF ma successivamente, col cambio di line up, abbiamo deciso di rappresentare il cambiamento senza rinnegare il passato. Ecco che allora si è deciso di dare un significato alle tre lettere del nome precedente e MetalTrashFactory (rigorosamente senza “H”), oltre a richiamare il genere musicale che ci ispira, significa “Fabbrica dei rifiuti metallici”. Ci sembrava efficace e di forte impatto e abbiamo deciso di tenerlo.


3.    Dalle info disponibili in rete la vostra partenza è stata punk rock, come mai questo cambio di rotta? Fattore dovuto alla nuova line up oppure alla voglia di pestare duro!

Un po’ tutti e due. Diciamo che la nuova line up ha voglia di pestare più duro.
Devis e Spino (chitarra e voce), i reduci della precedente esperienza, erano anche quelli che avevano l’anima più metal all’interno del gruppo e con l’arrivo degli altri si è subito voluto puntare ad un sound graffiante e diretto che si avvicinasse allo stile thrash metal degli anni 80.
Detto questo abbiamo cercato di unire il più possibile le varie influenze per personalizzare il genere date dalle esperienze passate dei vari componenti. Da qui la definizione di Hybryd thrash.

4.    Three Bodies Layers, un lavoro che convince sotto ogni punto di vista; trovarsi una band tra le mani che miscela thrash metal, rock n roll, sludge e un pizzico di doom death non capita tutti i giorni! In poche parole siete riusciti a creare un suono incisivo, lasciando invariata l’attitudine sporca del punk, concordate con la mia definizione?

Beh ti ringraziamo per queste belle parole e direi di sì, le condividiamo. Crediamo che il nostro punto di forza sia proprio quello di proporre (o almeno provare a proporre) qualcosa che si differenzi dal resto del panorama metal italiano. Sinceramente siamo stati definiti nei più svariati modi (Black’n roll il più originale) e questo non può farci che piacere.
Oggi che non si può ormai inventare niente di veramente nuovo e perciò crediamo sia diventato fondamentale affidarsi ai “cross-over” per distinguersi.
Come hai detto tu l’attitudine punk, e forse ancor di più quella thrash, fa da base sulla quale costruire un complesso di influenze e variazioni che toccano vari generi restando però ben attenti a conservare intatto il nostro marchio di fabbrica.

5.    Dieci tracce per quaranta minuti di ascolto, a conti fatti quale è la traccia che vi rende maggiormente orgogliosi? Due parole sulla traccia “Comandante”…

La traccia che ci rende più orgogliosi? A dire la verità è difficile dire quale sia, qualcuno di noi è legato più ad alcune tracce e qualcun’altro ad altre, senza tralasciare pezzi che non sono stati inseriti nel disco e che, chissà, speriamo possano andare a far parte di un secondo lavoro.
“Lost in the snow” è la più vecchia, che risale addirittura alla prima formazione ed è stata rielaborata per inserirla nel disco. E’ chiaro quindi che i due elementi storici del gruppo siano legati a quel pezzo. “Roof of mind” invece rappresenta più di tutte le influenze rock’n'roll ed è probabilmente quella che ci piace di più fare dal vivo. Forse però la canzone che rappresenta un po’ tutti è “Desert warm”, sia per sonorità che per stile vero e proprio.
“Comandante” invece è nata un po’ per gioco. Cercavamo una cover che però potesse darci la possibilità di esprimere al massimo le nostre caratteristiche e quindi volevamo un pezzo che non centrasse assolutamente niente col metal per poterlo stravolgere a nostro piacimento. Dopo varie proposte la scelta è caduta su “Comandante Chè Guevara”, scritta da Carlos Pueblo e diventata canto popolare cubano. Indipendentemente dai riferimenti politici che uno può trovarci, a noi interessava rendere omaggio ad una figura storica che portiamo nel cuore.
Crediamo di aver fatto un buon lavoro rendendola nostra il più possibile visto che alla fine, della versione originale, ne è rimasto solo il testo.

6.    Il vostro art work ha l’aria di essere un capannone in disuso (suppongo sia una foto), chi è l’autore? E’ proprio come lo immaginavate?

E’ proprio come ce lo immaginavamo anche perchè ci siamo occupati noi anche dell’artwork, Luca (batterista) e Spino (voce) in particolare.
La foto di copertina (fronte, retro e inside) in realtà è un collage di foto che abbiamo mescolato assieme per ottenere l’effetto che cercavamo. Volevamo insistere sul concetto di fabbrica per richiamare al nome del gruppo.
Le foto all’interno del booklet invece sono state scattate da Fabricio Selestrino Laurenco ( detto Ramones) e Paolo Dalto all’interno di un ex fornace da anni in disuso e abbandonata a se stessa. Quando l’abbiamo vista per la prima volta ce ne siamo subito innamorati tanto che, dopo alcuni mesi, ci siamo tornati per usarla come location del nostro videoclip “New life pt.II” in uscita a fine novembre.

7.    Mi chiedevo se le tracce contenute nel cd sono tutte nuove oppure qualcuna appartiene al vostro demo (o ep) ed è stata riarrangiata per l’occasione…

Ben 3 delle 5 tracce dell’EP  “Shadows of black” sono state riproposte nell’album e cioè “Lost in the snow”, “Nothing zero dead” e “New life pt.I”. Il motivo è principalmente la necessità di riproporle con una qualità superiore a quella dell’EP sia per quanto riguarda l’arrangiamento sia per quanto riguarda la registrazione. Tutti gli altri invece sono pezzi che abbiamo scritto nel periodo tra i due.
Poi, quando si devono scegliere dieci tracce da inserire in un disco non è mai un lavoro facile. Bisogna fare una cernita cercando di seguire un filo logico e a volte si finisce per escludere pezzi che invece avrebbero meritato di essere pubblicati.

8.    Essendo un lavoro autoprodotto devo dire che è molto professionale, manca solo il nome di un’etichetta discografica…come vi state muovendo in tal senso?

Il merito della qualità del prodotto va diviso con Nicolò Gasparini (ex Peter Punk, ora Scacciapensieri) del MusicCity Studio di Montebelluna (TV) che ha registrato e mixato le dieci tracce presenti nell’album fornendoci una consulenza molto importante anche su una serie di piccoli accorgimenti che hanno contribuito a migliorare il lavoro.
Per quanto riguarda il riconoscimento di un etichetta stiamo inviando il cd a svariate realtà grandi e piccole, così come alle varie agenzie promozionali e di booking. Stiamo a vedere quali saranno i riscontri. A dire la verità una proposta l’abbiamo già ricevuta, stiamo cercando di capire come accordarci ma per scaramanzia preferiamo non parlare ancora di questo…

9.    Immagino che non mancheranno le serate live per sponsorizzare a dovere le nuove tracce…

Infatti, non è così facile però riuscire a trovare date al giorno d’oggi, specie se fai metal e soprattutto se proponi pezzi inediti anziché cover…Ma scuse a parte ci stiamo muovendo per cercare date anche fuori da quello che è stato il nostro “raggio d’azione” in questi anni e cioè la zona del Veneto delle provincia di Treviso, Venezia e Belluno. Ci piacerebbe magari riuscire ad aprire per band importanti o comunque già lanciate nel panorama musicale.
Intanto abbiamo una data importante venerdì 25 novembre al Revolver di San Donà di Piave (VE), per chi fosse in zona…durante la quale presenteremo ufficialmente il nostro videoclip “New life pt.II”, ispirato al film culto “Fight club” e realizzato a fine estate da IrideVideo.

10.     Lascio a voi le battute finali per esprimere il vostro pensiero su 9 anni di MTF.
In bocca al lupo per tutto!

Prima di tutto vorremmo ringraziare tutti quelli che in questi anni ci hanno seguiti nei concerti e non, in particolare Francesco degli Arkaios e Ramones delle Bambine barbute di donna concetta che hanno cantato come guests nel disco. Vorremmo citare anche Silvia e Ivan che hanno recitato nel video e tutti quelli che come voi sostengono il metal emergente.
Speriamo che i prossimi 9 anni ci regalino altrettante soddisfazioni…crepi il lupo!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Lost Reflection – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Hard rock, Interviste


Lost Reflection, gruppo proveniente da Ostia ma radicato nel sound americano: glam / hard rock come non ne sentivamo da tempo…intervistiamo la band…

1.    Benvenuti ragazzi, cominciamo subito dalla nascita dei Lost Reflection, come mai l’esigenza di mettere in piedi una band dalle sonorità glam e rock anni ottanta?

E’ il genere che più ci appartiene, se prendiamo uno strumento in mano esce fuori quel sound, non è una cosa programmata. Abbiamo tutti un background molto classico in effetti.  Forse solo il glam, a parte l’amore che alcuni di noi hanno per Ratt e Dokken (se consideriamo glam queste bands), influisce in maniera minore.

2.    Domanda per Fabrizio Fulco: il moniker, come scritto in biografia è un tributo ai Crimson Glory, tu sei andato ben oltre avendo avuto l’onore di collaborare con Ben Jackson, ci puoi raccontare questa esperienza?

Sì certo, brevemente: avevo letto su internet che Ben cercava un bassista per il suo progetto hard rock, Ben Jackson Group, e inviai subito dei demo e dopo un provino fui preso nella band.
Avevano un album in uscita ‘All Over You’, io entrando negli USA con visto turistico (quello più facile da ottenere) ho avuto solo 3 mesi a disposizione e non ho potuto partecipare alle registrazioni di ‘Gold and Dragons’, il disco successivo, su cui già stavano lavorando. Registrai 2 pezzi acustici (con un bellissimo Ibanez acustico) inseriti come bonus tracks per la versione giapponese di ‘All Over You’ in un piccolo studio dove qualche tempo prima Midnight aveva appena ultimato il suo album solista, sono stato anche ai Morrysound Studios di Tampa ma solo per il remastering dei pezzi. Le prove invece le facevamo in una sala condivisa anche dai Kamelot (ed in seguito anche dai Crimson Glory per una delle loro sporadiche reunion).
Senz’altro un’esperienza che mi ha arricchito dal punto di vista musicale e non solo, Ben mi ha accolto come uno di famiglia, è stato incredibile vivere a Sarasota, la città dei Crimson Glory!


3.    A parer mio “Florida” è un lavoro incredibilmente coinvolgente, bello in ogni sua parte. Come scritto in sede di recensione, sembra che veniate da un quartiere di Los Angeles; nel vostro sound si respira la sensazione di sostare in un pub per motociclisti situato nel bel mezzo del deserto (sempre americano ndr.), concordate?

Grazie, ci fa piacere che apprezzi l’album, .il maggior compositore dei brani è fortemente influenzato dal metal americano e questo probabilmente si sente ed è positivo, l’immagine che hai descritto del pub per motociclisti nel deserto ci piace, è molto da film!

4.    L’hard rock come lo suonate voi, cioè indistintamente contaminato dal glam, sembra proliferare poco in questi anni dove le sonorità estreme hanno il predominio. Quanto è importante per voi rimanere ancorati a questo filone e non andare incontro alle “esigenze”  odierne del mercato discografico?

E’ importantissimo suonare quello che viene spontaneo, nel corso degli anni il metal ha subito varie evoluzioni e seguito vari trends, noi restiamo legati a quello che amiamo di più.

5.    Ci fareste un track by track?

Media Violence: l’abbiamo scelta come opener per l’impatto che ha, le liriche trattano dell’influenza che i media hanno sulle nostre scelte imponendoci chi votare, cosa comprare, come vestire, ecc… quasi una violenza mediatica.

Bad Love: è un pezzo che sicuramente riprende il sound americano di cui parlavamo, l’ho immaginata come la colonna sonora di un b-movie anni 80, parla di una relazione tra un motociclista e una ragazza della provincia americana, studente di una high school e lavora in un fast food. Il tutto chiaramente non è visto di buon occhio dalla comunità bigotta dell’ipotetica cittadina di provincia (quelle con lo sceriffo, per intenderci).

On Your Skin: risente di influenze di gruppi come gli Him sia per il sound che per le liriche che in questo caso affrontano il tema dell’amore anche in senso fisico. E’ uno dei pezzi dove abbiamo utilizzato anche la chitarra acustica.

Blame It On Love: molto ratt-iana, anche per il testo, siamo soddisfatti dell’incedere grooveggiante che siamo riusciti a dare al pezzo.

Crucified:  un mid tempo che non tocca l’argomento religioso in se, piuttosto fa una metafora su quello che la nostra società e il nostro stile di vita ci impongono ogni giorno se non vogliamo vivere ai margini.

Don’t Leave Me Alone: il tema di amore e sofferenza è ricorrente nell’album, per questo abbiamo voluto le rose in copertina con le gocce di sangue sopra (anche se ci hanno detto che fa troppo gothic rock) ed anche perché la Florida è stata chiamata così dagli spagnoli quando la colonizzarono perché era Pasqua, il periodo dei fiori. E’ la ballad dell’album, anche qui in studio abbiamo utilizzato un’acustica per le parti arpeggiate.

Here We R: si basa su un riff alla Cinderella, è un pezzo molto breve e diretto, il testo fa una sorta di constatazione sulla vita che ci scorre insieme alle persone che amiamo

Wings of Glory: la strumentale dell’album, si sentono anche vaghe influenze Iron Maiden e qualche accenno prog, senza però avventurarci in territori che non ci competono. Divertente da suonare alle prove.

Our Drug is Our Heart: uno dei pezzi preferiti del nostro batterista, il riffing molto classic-heavy contrasta con il testo più soft che parla dei sentimenti di cui non possiamo fare a meno e che sono la nostra droga.

Nitefall: questo pezzo si discosta un po’ dagli altri essendo quasi totalmente acustico, nel titolo ho voluto usare la dicitura in slang Nite invece che Night per renderlo  ancora più particolare ma in generale mi piace utilizzare lo slang qualche volta nei testi. Ci sono anche dei tappeti di tastiere suonate da Piero che abbiamo unito ai cori fatti a voce, il pezzo esalta le sensazioni particolari di quando si fa sera e sta per calare la notte. Nel breve assolo acustico ho provato a  mettere qualche nota dissonante per dare un tocco ‘mistico’. In seguito abbiamo aggiunto l’outro che è anche l’outro del disco.

6.    Quale è il pezzo che ritenete sia il vostro vero cavallo di battaglia in sede live?

Sicuramente Bad Love ma ho notato che anche Blame it on Love è trascinante dal vivo.

7.    Che differenze si possono riscontrare tra i precedenti demo e questo primo atto?

I precedenti demo li considero un percorso per arrivare al sound attuale, per me in particolare (Fabrizio) c’è stato un lavoro su come impostare le timbriche vocali e la voce in generale per sposarsi al meglio col sound delle chitarre. Le mie esperienze precedenti come cantante si limitavano ad una cover band dei Ramones, ma quel tipo di cantato troppo punk e pulito non si adattava al suono dei LR. Ho lavorato sull’incisività e grazie ai vari demo ho capito in che direzione andare.

8.    Come siete entrati in contatto con la SG Records, soddisfatti del loro operato?

Abbiamo spedito i promo alle etichette che pensavamo potessero essere interessate a noi, ci troviamo molto bene con SG, valorizzano i gruppi italiani ed il livello delle band è molto alto, noi siamo onorati di far parte di tutto ciò in più è uno stimolo a migliorarci sempre (specialmente per me e Piero visto i chitarristi mostruosi che hanno sotto contratto) .

9.    Progetti futuri…

Oltre a promuovere il più possibile questo album stiamo lavorando al prossimo, abbiamo già pronti 4-5 pezzi.

10.    Lascio a voi le considerazioni finali…

Per noi è il primo album e dopo tanti anni siamo molto felici, la speranza è che cambi qualcosa anche nell’industria discografica e la gente torni ad amare i dischi e non solo a scaricarli per lo più illegalmente da internet. Rock on !!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Sutuana – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


I Sutuana sono una band proveniente da Mantova. Nati nel 2006, registrano in cinque anni  un promo e un full lenght autoprodotto. Dopo essersi accasati alla SG Records, registrano Araba Fenice regalando un rock italiano sincero e graffiante.

1. Eccoci qui ragazzi, benvenuti sulle nostre pagine!
Come prende idea il progetto Sutuana, cosa significa questa parola?

LORENZO: Ciao a tutti! Il progetto Sutuana nasce da quattro musicisti della città di Mantova intenzionati sin da subito a produrre musica propria, consci però di dover farsi un po’ di gavetta in giro per locali. Per questo motivo, una volta studiata una scaletta di sano hard rock con pezzi che hanno fatto la storia, iniziammo a girar locali facendoci conoscere! Quando è stato il momento di decidere il nome… diciamo che riuniti ad un tavolo, dopo aver proposto innumerevoli nomi e bevuto qualche birra…  uno di noi se n’è uscito con “Sutuana”: parola partorita dal sistema t9 dei cellulari (provate per capire che vuol dire) ci è piaciuta da subito!!!

2. Descriveteci Araba Fenice

LORENZO: Dodici tracce, tra cui una strumentale, di sano hard rock cantato in italiano. Si divide tra episodi musicali orecchiabili e classici a brani più introversi, quasi sperimentali. Sempre con chitarre potenti, robusti riff di basso, incalzati dalla batteria e voce rocciosa! A dirla tutta secondo noi nel nostro rock si cela pure una punta di prog… ma questo sta a voi tutti, una volta ascoltato il nostro cd, smentirlo o meno…
MARCO: Un’ottima commistione di più generi rock insieme a testi che potrebbero parlare, e sparlare, di ognuno di noi e di chi ci circonda, questo è il nostro “Araba Fenice”…

3. Il vostro rock così roccioso mi ha ricordato un po’ i Negrita e i Timoria, con vari accenni hard rock, concordate?

LORENZO: Dunque senza toglier niente agli artisti da te citati che rispetto ed ammiro, ti assicuro che non ci siamo mai ispirati a queste band. Io e Marco veniamo da un mondo fatto di hard rock/metal/prog/blues/dark in lingua inglese. Il nostro bagaglio musicale quindi si è riversato nei nostri brani imprimendo sicuramente innumerevoli accenni hard rock.
MARCO: Diciamo che tenderemmo ad esser un po’ più “spinti” rispetto alle band da te citate, provando sempre e comunque ad innovare un panorama italiano che attualmente percepiamo un po’ stanco; quello che band come i Queensryche hanno dato in ambito internazionale noi stiamo provando a farlo emergere a livello nazionale.

4. Quanto tempo ha richiesto la preparazione di questo lavoro? Che differenze stilistiche possiamo scorgere tra il nuovo e il precedente “Perdutamente”?

MARCO: La stesura dei pezzi non più di un anno, tre mesi circa per le registrazioni ed altrettanti per mixing e mastering. Per quanto riguarda le differenze stilistiche abbiamo cercato di definire maggiormente il nostro playing, anche perché mescolando così tanti generi abbiamo voluto trovare una linea appunto stilistica che accomunasse tutte le song dell’album. Pensiamo di aver migliorato molto anche la produzione, e sentirete il prossimo…

5. Quale pezzo vi ha dato maggior stimoli in fase di composizione?

LORENZO: Hehehe… tutti senza distinzione! Sarebbe come chiedere ad una madre qual’è il figlio preferito…

6. Come mai in “Follia” avete deciso di carpire alcuni passaggi della famosa filastrocca girotondo casca  il mondo…(da premettere che è il mio pezzo preferito ndr.)?

LORENZO: Questo è uno dei pochi brani di cui ho scritto il testo, quindi ne rispondo in prima persona! Ho immaginato una persona psicologicamente instabile che, oppressa dallo sguardo sputasentenze della società, preso da raptus opera una strage, senza badare a chi ha attorno, falciando come un ciclone chiunque gli si trovi nelle vicinanze. Immaginando questa scena al rallenty ed un po’ annebbiata, offuscata dalla mente malata, come nei migliori film horror che si rispettino l’accostamento di filastrocche per bambini rende sempre più agghiacciante la scena. Cosi la frase del ritornello ” giro giro tondo casca il mondo con voi” sottolinea come non mai la scena straziante e folle della mattanza.

7. Ci descriveste l’artwork?

MARCO: Un artwork vero, composto dalle foto della nostra sala prove arsa a causa di un incendio doloso ad opera di ignoti… Abbiamo così deciso di dedicare (e solo dedicare: a parte “ArdenteMente…”, le tematiche trattate nelle song riguardano la vita di tutti i giorni) l’album alla nostra prima “culla” di idee musicali. Un sentito ringraziamento ad Andrea Lami per le splendide foto!

8. Come vi trovate in casa SG Records?
MARCO/LORENZO: Prossima domanda?!?

9.Illustrateci i vostri progetti futuri

LORENZO: Un nuovo album sicuramente, al quale stiamo già lavorando. Vogliamo cercare di uscire solo con i nostri pezzi, senza cover, veramente un ardua impresa per qualsiasi band underground.
MARCO: Nuovi album, nuovi tour, suonare suonare suonare…

10. Grazie per il tempo concessoci, buona fortuna per tutto.

Grazie a te, allo staff e a chi è arrivato fino in fondo a leggere le nostre parole, a chi sta ascoltando o ascolterà dopo queste quattro chiacchiere il nostro cd.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Last Frontier – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste, Progressive


Intervista ai Last Frontier, band proveniente dalla città del grande Totò e autori di un primo interessantissimo album “Apocalypse Machine”. Chiediamogli come è nato il loro classic metal / prog / rock ammaliante…

1.    Benvenuti ragazzi, a voi le presentazioni per i nostri lettori

Salve a tutti gente… allora, abbiamo Mimmo Natale (Nitrokill) alle chitarre, Ciro Fasano (Cyrion Faith) alle tastiere, Adriano Di Salvo (Adrian Dèi) al basso, Gaetano Crispo (Zarro B. Cruel) alla batteria e new entry a completare la nuova line-up Antonio D’Ambra (Darka) alla voce.

2.    Dopo tre promo, finalmente un album che merita molta attenzione, svelateci la vostra formula vincente fatta di classic metal, progressive e rock suggestivo.

Una formula specifica non esiste; al di là della passione comune per la musica ciò che ci contraddistingue è il fatto che ogni componente del gruppo ha influenze musicali abbastanza diverse. L’obbiettivo quindi è quello di fonderle in modo concreto.


3.    Come scritto in sede di recensione, credo che gli accostamenti più giusti per voi siano Judas Priest, Crimson Glory e Marillion, concordate?

In parte.
La verità è che cerchiamo di rendere tangibile attraverso la musica una nostra identità. Crediamo che sia questa la chiave della nostra proposta musicale che spesso altri  tentano di “etichettare” in qualche modo cercando di accostarla per forza ad un genere specifico.

4.    Chi è il disegnatore dell’artwork dalla classica impronta progressive metal?

Il concept (anche quello) è del gruppo, il realizzatore una disegnatrice di nostra conoscenza: Livia Sorgente

5.    Chi è l’artefice dei testi, e quali argomenti trattate?

Normalmente scindiamo musica e testi, cercando di lasciare nella maggior parte dei casi carta bianca al cantante. Gli argomenti trattati sono prevalentemente di natura mitologica, biblica, mistica e apocalittica. In alcuni casi sono vere e proprie nostre visioni.

6.    Come mai un cambio di vocalist in line up? Perché Mich Crown ha lasciato la band? Devo dire che in certi frangenti sembra di ascoltare il compianto Midnight.

Perché la mattina sorge il sole? :-)
Sono cose che fanno parte dell’ordinaria amministrazione di una band.  Ad ogni modo l’importante è proseguire e perseguire nelle proprie idee.

7.    Live in supporto all’album?

Ci stiamo lavorando… Il cambio di line up purtroppo ci ha portato via un pò di tempo, ma ora siamo pronti a tornare più carichi e incazzati di prima \m/

8.    Cosa bolle in pentola in casa Last Frontier in questo momento?

Ci stiamo riorganizzando col nuovo vocalist (Darka) col quale stiamo trovando un ottimo feeling, e parallelamente lavoriamo intensamente alla stesura di nuovi brani.

9.    Vi ritenete soddisfatti dell’esito finale di Apocalypse Machine? Avreste cambiato qualcosa con il senno di poi?

Per essere un’autoproduzione al 100% non ci si può lamentare.. anche se potendo tornare indietro avremmo migliorato sicuramente alcuni aspetti.. Esperienza e tempo docet

10.    Siamo giunti alle considerazioni finali, in bocca al lupo per tutto! Lascio a voi l’ultima parola…

Ok, con l’occasione vogliamo ringraziare sicuramente te Ermanno che ci ha dato la possibilità di fare questa intervista dedicandoci un pò del tuo tempo, e sicuramente vogliamo ringraziare a tutti coloro che ci hanno seguiti e supportati in questi anni sperando che lo continuino a fare. La scena underground ne ha bisogno tantissimo ragazzi!!
Ovviamente consigliamo a tutti di ascoltare il nostro nuovo cd Apocalypse Machine (alcune tracce sono free sul nostro sito o myspace).
Se volete potete richiedere la vostra copia sul nostro official store http://lastfrontierofficialshop.bigcartel.com/ oppure tramite facebook sulla nostra pagina!! Inoltre è possibile anche acquistare le singole tracce sui principali webmusic- store ad un prezzo davvero irrisorio..
Grazie ancora a tutti per il supporto grazie a eraskor.com.. stay metal \m/
Last Frontier

(A cura di Ermanno Martignano)

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Dubby Dub – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Grunge, Hard rock, Interviste, Punk Rock, Rock Alternative, Stoner Doom


Intervista ai ferraresi Dubby Dub, moniker piuttosto singolare per un rock ‘n’ roll vintage stratificato nello stoner e grunge.

1.    Benvenuti Dubby Dub, a voi le presentazioni per i nostri lettori

Ciao sono Andrea chitarrista cantante dei Dubby Dub , intanto volevo ringraziarvi per lo spazio concesso e raccontarvi un po’ la nostra storia di Dubby Dub.
Il progetto Dubby Dub nasce nel 2001 nella provincia di Ferrara dalle menti dei fratelli Mauro e Andrea Pulga, allora voce e basso degli H-strychnine, conosciuta band della scena hard-core italiana con all’attivo due dischi usciti per AmmoniaRecords-V2/SonyMusic, ed Enrico Negri, noto musicista della zona, nonché cantante dei Noise e batterista dei Charlest One.
Il risultato è di grande effetto ed il trio porta in scena la sua musica calcando palchi in giro per l’Italia, decidendo poi di registrare un disco di 11 brani al Fear Studio di Ravenna. Nel 2005 Enrico e Mauro fondano una nuova band, Sportclub (album “Catchy” uscito per La Baraonda/Self), che li terrà molto impegnati, mentre Andrea continua la sua esperienza nei riformati H-strychnine. I Dubby Dub vengono così messi nel cassetto per qualche anno finché Flavio Tomei, nel tardo 2009, convince i tre amici a ricominciare l’attività troppo presto dimessa. I Dubby Dub ritornano quindi in piena attività live nel 2010, con l’aggiunta della nuova chitarra di Flavio, pubblicando con ALKA record label il loro album “Rock’n’roll head”

2.    Come mai un nome così singolare per la band?

La storia è molto semplice, eravamo all’inizio della nostra carriera musicale (inizio 2001).
A quei tempi registravamo le prove su cassette e feci ascoltare una canzone (credo che fosse una prima versione di ‘I’M OK’ forse l’unico pezzo da noi scritto un po’ lento)  a un mio conoscente dal nome Yak  (un personaggio un po’ insolito e della vecchia guardia) e gli chiesi se gli piaceva il pezzo da me registrato.
Lui disse che era molto bello e che un gruppo cosi’ doveva avere un nome molto importante.
Io gli chiesi:
-Che nome daresti al mio nuovo gruppo
Lui rispose:
-Dubby Dub.
Quello fu il momento della nascita dei Dubby Dub, per quel che ne so di Yak non ebbi piu’ notizie ma qualcuno lo vide su una Mercedes decapottabile scappare da un inseguimento della polizia.

3.    La band ha avuto origine nel 2001, poi la decisione di accantonarla per parecchi anni…come mai
Io penso di aver portato sempre i Dubby Dub nel mio cuore e di non averli mai accantonati, si forse abbiamo avuto un periodo di standby ma quale gruppo che non si rispetti non l’ha avuto?

Non so forse i troppi impegni di ognuno di noi, la vita frenetica o forse non era ancora il momento di fare uscire il disco.

4. Il vostro sound, oltre a ritenerlo originale, contorsionistico e miscelato con acidi,  sembra un tributo a note band come Queen, Nirvana, Blur e The Queen of the Stone Age, concordate?

Mi fa molto piacere queste sono band importanti nella cultura musicale di ogni uno di noi e sicuramente questi gruppi sono stati ascoltati da noi tante volte. Penso che quello che abbiamo voluto trasmettere nel disco e soprattutto quello che vogliamo trasmettere ai nostri concerti sia la naturalezza stessa della musica.

5.    Quali sono i temi trattati nei vostri testi?

Principalmente i testi non parlano di politica, parlano a volte un po’ d’amore  forse a dire la verità alcune volte un po’ naif.
Facciamo un esempio, la nostra canzone Revolt Party, parla di una festa nella quale noi non ci divertiamo e così esponiamo il nostro dissenso e facciamo di tutto per boicottarla.
I testi sono principalmente musicati da me e scritti da Enrico forse il vero autore.

6.    L’artwork possiamo dire che è abbastanza provocatorio, vedere la sigaretta in bocca ad un bambino demonizza maggiormente la dura lotta contro il fumo. Chi è l’autore?

A dire il vero quel bambino rappresentato in copertina è una foto del 1968 di mio zio Marco  estratta dall’album di famiglia. Questa foto rappresenta il giusto compromesso tra ribellione e gioia di vivere .

7.    Come è nata la collaborazione con Alka Records, soddisfatti del loro operato?

In effetti  la collaborazione e nata nel novembre del 2010 anche se è da tanti anni che ci conosciamo. Noi siamo molto soddisfatti e ci riteniamo molto fortunati.
A giugno andremo in studio per registrare il nostro secondo disco di undici nuove tracce e si spera per una nuova collaborazione con Alka Records.
Intanto ringraziamoli.

8.    Live in supporto all’album?

Questi mesi abbiamo suonato abbastanza in Emilia e alcune date anche in Veneto. Il ventisette di questo mese suoniamo in provincia di Ferrara e penso che sia l’ultimo concerto prima della registrazione. Comunque per eventuali informazioni ci trovate sul nostro sito www.dubbydub.com o su www.myspace.com/dubbydubmusic

9.    Ho letto nella biografia che fate parte di altri gruppi musicali, volete dirci quali?

Come abbiamo detto all’inizio noi proveniamo da vari gruppi musicali:
Io e mio fratello Mauro abbiamo suonato per oltre dieci anni in un gruppo gli H-Strychnine forse uno dei gruppi noise-core piu’ importanti nella scena italiana. Io in quel gruppo suonavo il basso e mio fratello Mauro cantava.
Enrico ha cantato per molti anni nei Noise un gruppo grunge Ferrarese e ha suonato la batteria nei Charlest One .
Enrico canta insieme a mio fratello alla chitarra negli Sportclub
Infine io al basso e mio fratello Mauro alla voce abbiamo appena creato un nuovo progetto, i Go Koala

10.    Siamo in chiusura, a voi le considerazioni finali.

Un ringraziamento a tutti a presto l’uscita del nostro video in collaborazione con Pseudofabbrica e speriamo a novembre l’uscita del nostro nuovo album.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Dream Of Illusion – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Hard rock, Interviste, Power metal


Decadence, “prima prova terrena” per i veronesi Dream Of Illusion, sonorità che spaziano tra hard rock / metal americano e power di stampo tedesco

1.    In alto le corna Dream Of illusion, fateci una breve presentazione di chi si cela dietro questo progetto

Ciao a tutti e grazie a voi di Eraskor per lo spazio offertoci e sempre corna in alto! \m/ ahahahah!!! Dietro al progetto DoI troviamo un gruppo di amici che si sono ritrovati con un sogno comune rappresentato dalla musica. La band vede la sua nascita nel 2003, da allora ne abbiamo passate delle belle! Il genere si è evoluto con la nostra crescita artistica e compositiva unendo le diverse influenze musicali proprie di ogni componente in modo naturale senza porre alcun limite. Il risultato di questa sperimentazione è “Decadence”, album per il quale abbiamo sputato sangue e speso molto tempo! Fatiche comunque ripagate al 100%!!

2.    Cercando info sul web, mi sembra di aver capito che avete registrato un promo nel 2007 e che Alessandra Ferrari era parte della line up

A dire il vero di promo ce ne sono stati parecchi prima e dopo Alessandra. Sono state tutte esperienze ed esperimenti risultati comunque fondamentali per maturare idee su cui lavorare, ma solo nel 2007, con l’ingresso di Frank alla voce, siamo riusciti a concretizzare il progetto “Decadence” con nuovi pezzi e nuove scelte stilistiche.

3.    Parliamo di Decadence, primo lavoro a nome di Dream Of Illusion, quanto tempo ha richiesto la sua gestazione?

Allora…fare i conti esatti risulta alquanto impossibile, anche perché l’idea di pubblicare un nostro lavoro è nata step by step e per questo ha richiesto tempo. L’effettiva registrazione in studio è durata circa quindici giorni! Ebbene sì, quindici duri e lunghi giorni!

4.    Perché intitolare il vostro album “Decadenza”?

Perché la decadenza risulta il filo conduttore di gran parte dei brani.

5.    Guardando l’artwork, sembra di trovarsi di fronte ad un luna park in stato di abbandono…qual’è la vostra concezione di decadenza?

Le foto dell’artwork raffigurano il paesaggio attuale di Chernobyl che per noi funge da monito per la decadenza di cui solo l’uomo può esserne la causa.

6.    Il simbolo “parental advisory..” presente sulla copertina sta a testimoniare che nei testi si trattano argomenti forti, potete dirci quali sono?

In realtà il simbolo è stato messo non tanto per argomenti forti ma per un linguaggio che può risultare volgare…insomma facciamo ROCK C***O!!

7.    In sede di recensione ho segnalato il vostro sound a “due piedi in una scarpa”, ossia riuscite a passare da tempi hard rock / metal americano, a quelli più rocciosi tipici del power tedesco (prendetela come complimento ndr.);  il tutto come se fosse la cosa più normale di questo mondo.. condividete questo mio pensiero?

Come abbiamo detto in precedenza le influenze musicali sono diverse e i limiti compositivi pari a zero…di conseguenza per noi la cosa è stata più che normale.

8.    Come vi trovate in casa SG Records, vi darà possibilità di suonare i nuovi pezzi dal vivo?

Con SG ci siamo trovati subito benissimo soprattutto per quanto riguarda la promozione e non mancano le possibilità di proporsi in live! Soddisfatti al massimo!

9.    Quali desideri e speranze riversate in Decadence?

Ci piace sognare ma non illuderci, non ci poniamo limiti ma siamo cauti. ;) La speranza è quella che la nostra musica piaccia e che ci siano sempre maggiori possibilità di esprimersi in live, far festa e bere birra! RnR

10.    A voi le considerazioni finali…Buona fortuna per tutto!

Cogliamo l’occasione per ringraziarvi per il supporto che offrite a noi e ad altre band undergorund, SG Record per il lavoro immenso che fa per promuove la nostra musica, tutti i nostri distributori (7HARD, CENTURY MEDIA DISTRO e WARNER MUSIC JAPAN) e naturalmente i lettori e tutti i nostri fans che ci danno forza e carica ripagandoci di tutti i nostri sforzi!
Vi invitiamo a seguirci su MySpace e FaceBook per avere maggiori informazioni e ascoltare le nostre canzoni!!
Ciao a tutti!!! Rooooock!!!

http://www.myspace.com/dreamofillusion

http://www.facebook.com/pages/Dream-of-Illusion/99317069172

(A cura di Ermanno Martignano)

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Lifestream – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Hard rock, Interviste, Progressive


I Lifestream sono un gruppo hard rock progressivo che in Empire of Lies mette in luce delle ottime basi per un futuro scintillante, intervistiamoli…

1.    Benvenuti Lifestream,  si dia il via alla presentazioni della band

Marco: Ciao noi siamo i Lifestream, io sono Marco, voce; Alberto, chitarra; Andrea, basso; Andrea (detto Franco), tastiere; Paolo, batteria. La formazione è quella classica di un quintetto progressive.

2.    Da dove è nata la volontà di dare vita al gruppo?

Alberto: l’iter è solito di tutte le band: le prove nel garage del batterista a suonare i Metallica (pietosamente a ripensarci ora!), si cominciano a scrivere le prime canzoni, vari cambi di formazione fino a raggiungere una situazione stabile.


3.    Perché il nome Lifestream?

Marco: Mi piacerebbe dirti che attraverso la nostra musica vogliamo infondere nell’ascoltatore un senso di positività che inebria i sensi come fosse un “Flusso di vita”  in questo mondo così dilaniato da guerre, morte e sofferenza, ma non è così. La verità è che suonava terribilmente figo e basta, e che il nostro batterista ha finito talmente tante volte Final Fantasy VII che ci ha scritto una guida sopra.

4.    Perché intitolare l’EP “L’impero delle bugie”?

Marco: Empire of lies è la prima traccia del nostro EP e ci sembrava la più rappresentativa per farne una title track. Il testo della canzone è semplicemente una conseguenza del titolo stesso. Siccome siamo contrari alla politica espansionistica di “Darth Vader” abbiamo voluto scrivere questa canzone di protesta contro l’impero. Comunque se si legge il testo parla di Sin City, questo per non incorrere nel richiamo del severo organo censorio dell’imperatore Palpatine.

5.    Veniamo al sound, a volte capita che un prodotto con poche tracce non esprime pienamente tutto il suo potenziale, ma con Empire of lies sembra tutto molto chiaro: un hard rock molto progressivo che funge da ottima carta di identità. Quali sono le influenze che sentite scorrere nelle vostre vene?

Marco: Qua sono costretto a una risposta banale da gruppo metallaro, le nostre influenze sono le più molteplici ma principalmente possiamo parlare di Blind Guardian, Symphony X, Pain of Salvation per quanto riguarda i sound più moderni, Genesis, Pink Floyd e Kansas per ciò che ci ha fatto crescere.

6.    Come prende forma una vostra song?

Alberto: il più delle volte faccio in parallelo musica e testo. La musica nasce principalmente da una melodia vocale che viene “farcita” con tutto il resto. Il testo nasce da un concetto o più semplicemente da un titolo. Quando musica e testo sono sufficientemente maturi cerco l’abbinamento tra di loro che più mi piace. Non c’è chissà quale percorso concettuale dietro se non trasformare un giretto di accordi da spiaggia in una canzone sullo stile progressive.

7.    Parliamo del futuro full lenght che state preparando, a che punto sono le registrazioni?

Alberto: Abbiamo ultimato la fase di scrittura ma ancora non abbiamo iniziato le registrazioni. Vogliamo fare tutto da soli quindi ci prendiamo il tempo che serve.

8.    Live in programma?

Marco: Niente di che togliendo le 48 date del big Four (che ora è verosimilmente big five). No, a parte gli scherzi siamo un po’ fermi concertisticamente parlando per concentrarci di più sul full lenght.

9.    Qualche etichetta ha dimostrato interesse per il vostro lavoro?

Marco: Vorrei dirti di sì, ma purtroppo niente di serio e che ci soddisfacesse, è per questo che guardandoci un po’ intorno abbiamo deciso di auto produrre ogni aspetto del full lenght.

10.    Buona fortuna per tutto! A voi le conclusioni…

Grazie di tutto e ricordatevi che nel Jurassic Park non si bada a spese.
Se non si fosse notato, siamo a un passo dal coniare il Nerd Metal!

(A cura di Ermanno Martignano)

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