Sutuana – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste


I Sutuana sono una band proveniente da Mantova. Nati nel 2006, registrano in cinque anni  un promo e un full lenght autoprodotto. Dopo essersi accasati alla SG Records, registrano Araba Fenice regalando un rock italiano sincero e graffiante.

1. Eccoci qui ragazzi, benvenuti sulle nostre pagine!
Come prende idea il progetto Sutuana, cosa significa questa parola?

LORENZO: Ciao a tutti! Il progetto Sutuana nasce da quattro musicisti della città di Mantova intenzionati sin da subito a produrre musica propria, consci però di dover farsi un po’ di gavetta in giro per locali. Per questo motivo, una volta studiata una scaletta di sano hard rock con pezzi che hanno fatto la storia, iniziammo a girar locali facendoci conoscere! Quando è stato il momento di decidere il nome… diciamo che riuniti ad un tavolo, dopo aver proposto innumerevoli nomi e bevuto qualche birra…  uno di noi se n’è uscito con “Sutuana”: parola partorita dal sistema t9 dei cellulari (provate per capire che vuol dire) ci è piaciuta da subito!!!

2. Descriveteci Araba Fenice

LORENZO: Dodici tracce, tra cui una strumentale, di sano hard rock cantato in italiano. Si divide tra episodi musicali orecchiabili e classici a brani più introversi, quasi sperimentali. Sempre con chitarre potenti, robusti riff di basso, incalzati dalla batteria e voce rocciosa! A dirla tutta secondo noi nel nostro rock si cela pure una punta di prog… ma questo sta a voi tutti, una volta ascoltato il nostro cd, smentirlo o meno…
MARCO: Un’ottima commistione di più generi rock insieme a testi che potrebbero parlare, e sparlare, di ognuno di noi e di chi ci circonda, questo è il nostro “Araba Fenice”…

3. Il vostro rock così roccioso mi ha ricordato un po’ i Negrita e i Timoria, con vari accenni hard rock, concordate?

LORENZO: Dunque senza toglier niente agli artisti da te citati che rispetto ed ammiro, ti assicuro che non ci siamo mai ispirati a queste band. Io e Marco veniamo da un mondo fatto di hard rock/metal/prog/blues/dark in lingua inglese. Il nostro bagaglio musicale quindi si è riversato nei nostri brani imprimendo sicuramente innumerevoli accenni hard rock.
MARCO: Diciamo che tenderemmo ad esser un po’ più “spinti” rispetto alle band da te citate, provando sempre e comunque ad innovare un panorama italiano che attualmente percepiamo un po’ stanco; quello che band come i Queensryche hanno dato in ambito internazionale noi stiamo provando a farlo emergere a livello nazionale.

4. Quanto tempo ha richiesto la preparazione di questo lavoro? Che differenze stilistiche possiamo scorgere tra il nuovo e il precedente “Perdutamente”?

MARCO: La stesura dei pezzi non più di un anno, tre mesi circa per le registrazioni ed altrettanti per mixing e mastering. Per quanto riguarda le differenze stilistiche abbiamo cercato di definire maggiormente il nostro playing, anche perché mescolando così tanti generi abbiamo voluto trovare una linea appunto stilistica che accomunasse tutte le song dell’album. Pensiamo di aver migliorato molto anche la produzione, e sentirete il prossimo…

5. Quale pezzo vi ha dato maggior stimoli in fase di composizione?

LORENZO: Hehehe… tutti senza distinzione! Sarebbe come chiedere ad una madre qual’è il figlio preferito…

6. Come mai in “Follia” avete deciso di carpire alcuni passaggi della famosa filastrocca girotondo casca  il mondo…(da premettere che è il mio pezzo preferito ndr.)?

LORENZO: Questo è uno dei pochi brani di cui ho scritto il testo, quindi ne rispondo in prima persona! Ho immaginato una persona psicologicamente instabile che, oppressa dallo sguardo sputasentenze della società, preso da raptus opera una strage, senza badare a chi ha attorno, falciando come un ciclone chiunque gli si trovi nelle vicinanze. Immaginando questa scena al rallenty ed un po’ annebbiata, offuscata dalla mente malata, come nei migliori film horror che si rispettino l’accostamento di filastrocche per bambini rende sempre più agghiacciante la scena. Cosi la frase del ritornello ” giro giro tondo casca il mondo con voi” sottolinea come non mai la scena straziante e folle della mattanza.

7. Ci descriveste l’artwork?

MARCO: Un artwork vero, composto dalle foto della nostra sala prove arsa a causa di un incendio doloso ad opera di ignoti… Abbiamo così deciso di dedicare (e solo dedicare: a parte “ArdenteMente…”, le tematiche trattate nelle song riguardano la vita di tutti i giorni) l’album alla nostra prima “culla” di idee musicali. Un sentito ringraziamento ad Andrea Lami per le splendide foto!

8. Come vi trovate in casa SG Records?
MARCO/LORENZO: Prossima domanda?!?

9.Illustrateci i vostri progetti futuri

LORENZO: Un nuovo album sicuramente, al quale stiamo già lavorando. Vogliamo cercare di uscire solo con i nostri pezzi, senza cover, veramente un ardua impresa per qualsiasi band underground.
MARCO: Nuovi album, nuovi tour, suonare suonare suonare…

10. Grazie per il tempo concessoci, buona fortuna per tutto.

Grazie a te, allo staff e a chi è arrivato fino in fondo a leggere le nostre parole, a chi sta ascoltando o ascolterà dopo queste quattro chiacchiere il nostro cd.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Last Frontier – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic metal, Classic rock, Hard rock, Interviste, Progressive


Intervista ai Last Frontier, band proveniente dalla città del grande Totò e autori di un primo interessantissimo album “Apocalypse Machine”. Chiediamogli come è nato il loro classic metal / prog / rock ammaliante…

1.    Benvenuti ragazzi, a voi le presentazioni per i nostri lettori

Salve a tutti gente… allora, abbiamo Mimmo Natale (Nitrokill) alle chitarre, Ciro Fasano (Cyrion Faith) alle tastiere, Adriano Di Salvo (Adrian Dèi) al basso, Gaetano Crispo (Zarro B. Cruel) alla batteria e new entry a completare la nuova line-up Antonio D’Ambra (Darka) alla voce.

2.    Dopo tre promo, finalmente un album che merita molta attenzione, svelateci la vostra formula vincente fatta di classic metal, progressive e rock suggestivo.

Una formula specifica non esiste; al di là della passione comune per la musica ciò che ci contraddistingue è il fatto che ogni componente del gruppo ha influenze musicali abbastanza diverse. L’obbiettivo quindi è quello di fonderle in modo concreto.


3.    Come scritto in sede di recensione, credo che gli accostamenti più giusti per voi siano Judas Priest, Crimson Glory e Marillion, concordate?

In parte.
La verità è che cerchiamo di rendere tangibile attraverso la musica una nostra identità. Crediamo che sia questa la chiave della nostra proposta musicale che spesso altri  tentano di “etichettare” in qualche modo cercando di accostarla per forza ad un genere specifico.

4.    Chi è il disegnatore dell’artwork dalla classica impronta progressive metal?

Il concept (anche quello) è del gruppo, il realizzatore una disegnatrice di nostra conoscenza: Livia Sorgente

5.    Chi è l’artefice dei testi, e quali argomenti trattate?

Normalmente scindiamo musica e testi, cercando di lasciare nella maggior parte dei casi carta bianca al cantante. Gli argomenti trattati sono prevalentemente di natura mitologica, biblica, mistica e apocalittica. In alcuni casi sono vere e proprie nostre visioni.

6.    Come mai un cambio di vocalist in line up? Perché Mich Crown ha lasciato la band? Devo dire che in certi frangenti sembra di ascoltare il compianto Midnight.

Perché la mattina sorge il sole? :-)
Sono cose che fanno parte dell’ordinaria amministrazione di una band.  Ad ogni modo l’importante è proseguire e perseguire nelle proprie idee.

7.    Live in supporto all’album?

Ci stiamo lavorando… Il cambio di line up purtroppo ci ha portato via un pò di tempo, ma ora siamo pronti a tornare più carichi e incazzati di prima \m/

8.    Cosa bolle in pentola in casa Last Frontier in questo momento?

Ci stiamo riorganizzando col nuovo vocalist (Darka) col quale stiamo trovando un ottimo feeling, e parallelamente lavoriamo intensamente alla stesura di nuovi brani.

9.    Vi ritenete soddisfatti dell’esito finale di Apocalypse Machine? Avreste cambiato qualcosa con il senno di poi?

Per essere un’autoproduzione al 100% non ci si può lamentare.. anche se potendo tornare indietro avremmo migliorato sicuramente alcuni aspetti.. Esperienza e tempo docet

10.    Siamo giunti alle considerazioni finali, in bocca al lupo per tutto! Lascio a voi l’ultima parola…

Ok, con l’occasione vogliamo ringraziare sicuramente te Ermanno che ci ha dato la possibilità di fare questa intervista dedicandoci un pò del tuo tempo, e sicuramente vogliamo ringraziare a tutti coloro che ci hanno seguiti e supportati in questi anni sperando che lo continuino a fare. La scena underground ne ha bisogno tantissimo ragazzi!!
Ovviamente consigliamo a tutti di ascoltare il nostro nuovo cd Apocalypse Machine (alcune tracce sono free sul nostro sito o myspace).
Se volete potete richiedere la vostra copia sul nostro official store http://lastfrontierofficialshop.bigcartel.com/ oppure tramite facebook sulla nostra pagina!! Inoltre è possibile anche acquistare le singole tracce sui principali webmusic- store ad un prezzo davvero irrisorio..
Grazie ancora a tutti per il supporto grazie a eraskor.com.. stay metal \m/
Last Frontier

(A cura di Ermanno Martignano)

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Dubby Dub – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Grunge, Hard rock, Interviste, Punk Rock, Rock Alternative, Stoner Doom


Intervista ai ferraresi Dubby Dub, moniker piuttosto singolare per un rock ‘n’ roll vintage stratificato nello stoner e grunge.

1.    Benvenuti Dubby Dub, a voi le presentazioni per i nostri lettori

Ciao sono Andrea chitarrista cantante dei Dubby Dub , intanto volevo ringraziarvi per lo spazio concesso e raccontarvi un po’ la nostra storia di Dubby Dub.
Il progetto Dubby Dub nasce nel 2001 nella provincia di Ferrara dalle menti dei fratelli Mauro e Andrea Pulga, allora voce e basso degli H-strychnine, conosciuta band della scena hard-core italiana con all’attivo due dischi usciti per AmmoniaRecords-V2/SonyMusic, ed Enrico Negri, noto musicista della zona, nonché cantante dei Noise e batterista dei Charlest One.
Il risultato è di grande effetto ed il trio porta in scena la sua musica calcando palchi in giro per l’Italia, decidendo poi di registrare un disco di 11 brani al Fear Studio di Ravenna. Nel 2005 Enrico e Mauro fondano una nuova band, Sportclub (album “Catchy” uscito per La Baraonda/Self), che li terrà molto impegnati, mentre Andrea continua la sua esperienza nei riformati H-strychnine. I Dubby Dub vengono così messi nel cassetto per qualche anno finché Flavio Tomei, nel tardo 2009, convince i tre amici a ricominciare l’attività troppo presto dimessa. I Dubby Dub ritornano quindi in piena attività live nel 2010, con l’aggiunta della nuova chitarra di Flavio, pubblicando con ALKA record label il loro album “Rock’n’roll head”

2.    Come mai un nome così singolare per la band?

La storia è molto semplice, eravamo all’inizio della nostra carriera musicale (inizio 2001).
A quei tempi registravamo le prove su cassette e feci ascoltare una canzone (credo che fosse una prima versione di ‘I’M OK’ forse l’unico pezzo da noi scritto un po’ lento)  a un mio conoscente dal nome Yak  (un personaggio un po’ insolito e della vecchia guardia) e gli chiesi se gli piaceva il pezzo da me registrato.
Lui disse che era molto bello e che un gruppo cosi’ doveva avere un nome molto importante.
Io gli chiesi:
-Che nome daresti al mio nuovo gruppo
Lui rispose:
-Dubby Dub.
Quello fu il momento della nascita dei Dubby Dub, per quel che ne so di Yak non ebbi piu’ notizie ma qualcuno lo vide su una Mercedes decapottabile scappare da un inseguimento della polizia.

3.    La band ha avuto origine nel 2001, poi la decisione di accantonarla per parecchi anni…come mai
Io penso di aver portato sempre i Dubby Dub nel mio cuore e di non averli mai accantonati, si forse abbiamo avuto un periodo di standby ma quale gruppo che non si rispetti non l’ha avuto?

Non so forse i troppi impegni di ognuno di noi, la vita frenetica o forse non era ancora il momento di fare uscire il disco.

4. Il vostro sound, oltre a ritenerlo originale, contorsionistico e miscelato con acidi,  sembra un tributo a note band come Queen, Nirvana, Blur e The Queen of the Stone Age, concordate?

Mi fa molto piacere queste sono band importanti nella cultura musicale di ogni uno di noi e sicuramente questi gruppi sono stati ascoltati da noi tante volte. Penso che quello che abbiamo voluto trasmettere nel disco e soprattutto quello che vogliamo trasmettere ai nostri concerti sia la naturalezza stessa della musica.

5.    Quali sono i temi trattati nei vostri testi?

Principalmente i testi non parlano di politica, parlano a volte un po’ d’amore  forse a dire la verità alcune volte un po’ naif.
Facciamo un esempio, la nostra canzone Revolt Party, parla di una festa nella quale noi non ci divertiamo e così esponiamo il nostro dissenso e facciamo di tutto per boicottarla.
I testi sono principalmente musicati da me e scritti da Enrico forse il vero autore.

6.    L’artwork possiamo dire che è abbastanza provocatorio, vedere la sigaretta in bocca ad un bambino demonizza maggiormente la dura lotta contro il fumo. Chi è l’autore?

A dire il vero quel bambino rappresentato in copertina è una foto del 1968 di mio zio Marco  estratta dall’album di famiglia. Questa foto rappresenta il giusto compromesso tra ribellione e gioia di vivere .

7.    Come è nata la collaborazione con Alka Records, soddisfatti del loro operato?

In effetti  la collaborazione e nata nel novembre del 2010 anche se è da tanti anni che ci conosciamo. Noi siamo molto soddisfatti e ci riteniamo molto fortunati.
A giugno andremo in studio per registrare il nostro secondo disco di undici nuove tracce e si spera per una nuova collaborazione con Alka Records.
Intanto ringraziamoli.

8.    Live in supporto all’album?

Questi mesi abbiamo suonato abbastanza in Emilia e alcune date anche in Veneto. Il ventisette di questo mese suoniamo in provincia di Ferrara e penso che sia l’ultimo concerto prima della registrazione. Comunque per eventuali informazioni ci trovate sul nostro sito www.dubbydub.com o su www.myspace.com/dubbydubmusic

9.    Ho letto nella biografia che fate parte di altri gruppi musicali, volete dirci quali?

Come abbiamo detto all’inizio noi proveniamo da vari gruppi musicali:
Io e mio fratello Mauro abbiamo suonato per oltre dieci anni in un gruppo gli H-Strychnine forse uno dei gruppi noise-core piu’ importanti nella scena italiana. Io in quel gruppo suonavo il basso e mio fratello Mauro cantava.
Enrico ha cantato per molti anni nei Noise un gruppo grunge Ferrarese e ha suonato la batteria nei Charlest One .
Enrico canta insieme a mio fratello alla chitarra negli Sportclub
Infine io al basso e mio fratello Mauro alla voce abbiamo appena creato un nuovo progetto, i Go Koala

10.    Siamo in chiusura, a voi le considerazioni finali.

Un ringraziamento a tutti a presto l’uscita del nostro video in collaborazione con Pseudofabbrica e speriamo a novembre l’uscita del nostro nuovo album.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Dream Of Illusion – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Hard rock, Interviste, Power metal


Decadence, “prima prova terrena” per i veronesi Dream Of Illusion, sonorità che spaziano tra hard rock / metal americano e power di stampo tedesco

1.    In alto le corna Dream Of illusion, fateci una breve presentazione di chi si cela dietro questo progetto

Ciao a tutti e grazie a voi di Eraskor per lo spazio offertoci e sempre corna in alto! \m/ ahahahah!!! Dietro al progetto DoI troviamo un gruppo di amici che si sono ritrovati con un sogno comune rappresentato dalla musica. La band vede la sua nascita nel 2003, da allora ne abbiamo passate delle belle! Il genere si è evoluto con la nostra crescita artistica e compositiva unendo le diverse influenze musicali proprie di ogni componente in modo naturale senza porre alcun limite. Il risultato di questa sperimentazione è “Decadence”, album per il quale abbiamo sputato sangue e speso molto tempo! Fatiche comunque ripagate al 100%!!

2.    Cercando info sul web, mi sembra di aver capito che avete registrato un promo nel 2007 e che Alessandra Ferrari era parte della line up

A dire il vero di promo ce ne sono stati parecchi prima e dopo Alessandra. Sono state tutte esperienze ed esperimenti risultati comunque fondamentali per maturare idee su cui lavorare, ma solo nel 2007, con l’ingresso di Frank alla voce, siamo riusciti a concretizzare il progetto “Decadence” con nuovi pezzi e nuove scelte stilistiche.

3.    Parliamo di Decadence, primo lavoro a nome di Dream Of Illusion, quanto tempo ha richiesto la sua gestazione?

Allora…fare i conti esatti risulta alquanto impossibile, anche perché l’idea di pubblicare un nostro lavoro è nata step by step e per questo ha richiesto tempo. L’effettiva registrazione in studio è durata circa quindici giorni! Ebbene sì, quindici duri e lunghi giorni!

4.    Perché intitolare il vostro album “Decadenza”?

Perché la decadenza risulta il filo conduttore di gran parte dei brani.

5.    Guardando l’artwork, sembra di trovarsi di fronte ad un luna park in stato di abbandono…qual’è la vostra concezione di decadenza?

Le foto dell’artwork raffigurano il paesaggio attuale di Chernobyl che per noi funge da monito per la decadenza di cui solo l’uomo può esserne la causa.

6.    Il simbolo “parental advisory..” presente sulla copertina sta a testimoniare che nei testi si trattano argomenti forti, potete dirci quali sono?

In realtà il simbolo è stato messo non tanto per argomenti forti ma per un linguaggio che può risultare volgare…insomma facciamo ROCK C***O!!

7.    In sede di recensione ho segnalato il vostro sound a “due piedi in una scarpa”, ossia riuscite a passare da tempi hard rock / metal americano, a quelli più rocciosi tipici del power tedesco (prendetela come complimento ndr.);  il tutto come se fosse la cosa più normale di questo mondo.. condividete questo mio pensiero?

Come abbiamo detto in precedenza le influenze musicali sono diverse e i limiti compositivi pari a zero…di conseguenza per noi la cosa è stata più che normale.

8.    Come vi trovate in casa SG Records, vi darà possibilità di suonare i nuovi pezzi dal vivo?

Con SG ci siamo trovati subito benissimo soprattutto per quanto riguarda la promozione e non mancano le possibilità di proporsi in live! Soddisfatti al massimo!

9.    Quali desideri e speranze riversate in Decadence?

Ci piace sognare ma non illuderci, non ci poniamo limiti ma siamo cauti. ;) La speranza è quella che la nostra musica piaccia e che ci siano sempre maggiori possibilità di esprimersi in live, far festa e bere birra! RnR

10.    A voi le considerazioni finali…Buona fortuna per tutto!

Cogliamo l’occasione per ringraziarvi per il supporto che offrite a noi e ad altre band undergorund, SG Record per il lavoro immenso che fa per promuove la nostra musica, tutti i nostri distributori (7HARD, CENTURY MEDIA DISTRO e WARNER MUSIC JAPAN) e naturalmente i lettori e tutti i nostri fans che ci danno forza e carica ripagandoci di tutti i nostri sforzi!
Vi invitiamo a seguirci su MySpace e FaceBook per avere maggiori informazioni e ascoltare le nostre canzoni!!
Ciao a tutti!!! Rooooock!!!

http://www.myspace.com/dreamofillusion

http://www.facebook.com/pages/Dream-of-Illusion/99317069172

(A cura di Ermanno Martignano)

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Lifestream – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Hard rock, Interviste, Progressive


I Lifestream sono un gruppo hard rock progressivo che in Empire of Lies mette in luce delle ottime basi per un futuro scintillante, intervistiamoli…

1.    Benvenuti Lifestream,  si dia il via alla presentazioni della band

Marco: Ciao noi siamo i Lifestream, io sono Marco, voce; Alberto, chitarra; Andrea, basso; Andrea (detto Franco), tastiere; Paolo, batteria. La formazione è quella classica di un quintetto progressive.

2.    Da dove è nata la volontà di dare vita al gruppo?

Alberto: l’iter è solito di tutte le band: le prove nel garage del batterista a suonare i Metallica (pietosamente a ripensarci ora!), si cominciano a scrivere le prime canzoni, vari cambi di formazione fino a raggiungere una situazione stabile.


3.    Perché il nome Lifestream?

Marco: Mi piacerebbe dirti che attraverso la nostra musica vogliamo infondere nell’ascoltatore un senso di positività che inebria i sensi come fosse un “Flusso di vita”  in questo mondo così dilaniato da guerre, morte e sofferenza, ma non è così. La verità è che suonava terribilmente figo e basta, e che il nostro batterista ha finito talmente tante volte Final Fantasy VII che ci ha scritto una guida sopra.

4.    Perché intitolare l’EP “L’impero delle bugie”?

Marco: Empire of lies è la prima traccia del nostro EP e ci sembrava la più rappresentativa per farne una title track. Il testo della canzone è semplicemente una conseguenza del titolo stesso. Siccome siamo contrari alla politica espansionistica di “Darth Vader” abbiamo voluto scrivere questa canzone di protesta contro l’impero. Comunque se si legge il testo parla di Sin City, questo per non incorrere nel richiamo del severo organo censorio dell’imperatore Palpatine.

5.    Veniamo al sound, a volte capita che un prodotto con poche tracce non esprime pienamente tutto il suo potenziale, ma con Empire of lies sembra tutto molto chiaro: un hard rock molto progressivo che funge da ottima carta di identità. Quali sono le influenze che sentite scorrere nelle vostre vene?

Marco: Qua sono costretto a una risposta banale da gruppo metallaro, le nostre influenze sono le più molteplici ma principalmente possiamo parlare di Blind Guardian, Symphony X, Pain of Salvation per quanto riguarda i sound più moderni, Genesis, Pink Floyd e Kansas per ciò che ci ha fatto crescere.

6.    Come prende forma una vostra song?

Alberto: il più delle volte faccio in parallelo musica e testo. La musica nasce principalmente da una melodia vocale che viene “farcita” con tutto il resto. Il testo nasce da un concetto o più semplicemente da un titolo. Quando musica e testo sono sufficientemente maturi cerco l’abbinamento tra di loro che più mi piace. Non c’è chissà quale percorso concettuale dietro se non trasformare un giretto di accordi da spiaggia in una canzone sullo stile progressive.

7.    Parliamo del futuro full lenght che state preparando, a che punto sono le registrazioni?

Alberto: Abbiamo ultimato la fase di scrittura ma ancora non abbiamo iniziato le registrazioni. Vogliamo fare tutto da soli quindi ci prendiamo il tempo che serve.

8.    Live in programma?

Marco: Niente di che togliendo le 48 date del big Four (che ora è verosimilmente big five). No, a parte gli scherzi siamo un po’ fermi concertisticamente parlando per concentrarci di più sul full lenght.

9.    Qualche etichetta ha dimostrato interesse per il vostro lavoro?

Marco: Vorrei dirti di sì, ma purtroppo niente di serio e che ci soddisfacesse, è per questo che guardandoci un po’ intorno abbiamo deciso di auto produrre ogni aspetto del full lenght.

10.    Buona fortuna per tutto! A voi le conclusioni…

Grazie di tutto e ricordatevi che nel Jurassic Park non si bada a spese.
Se non si fosse notato, siamo a un passo dal coniare il Nerd Metal!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Salvo Vecchio – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Hard rock, Interviste


Intervista a Salvo Vecchio, chitarrista della prog band Ivory, da poco fuori con il suo album da solista e interamente strumentale: The Warm Light of Night, un hard rock e blues di qualità…

1. Benvenuto Salvo, ti chiediamo subito una tua analisi personale su The Warm Light of Night

Grazie Ermanno. Dunque The Warm Light of Night è il mio debutto come solista e penso di poterlo definire come un album di rock eterogeneo!! Mi spiego, inizialmente non avevo intenzione di fare un intero disco e trovandomi con varie idee, anche molto diverse tra loro, ho cominciato ad assemblarle e ho chiesto aiuto ad Andrea Marincola (tastiere) per poterle cominciare a registrare. Abbiamo lavorato tra casa mia e casa sua, fino a quando ci siamo trovati con una decina di pezzi il cui comune denominatore penso possa essere la melodia. Di fatto però stilisticamente ho liberamente spaziato tra metal, rock, prog e persino il country…vitaminizzato!! Il tutto è poi stato apprezzato ed appoggiato da SG Records e New LM Records
che mi stanno supportando molto facendo un ottimo lavoro di promozione.

2. Come mai la decisione di registrare un album interamente strumentale e non avvalersi di un cantante con dei temi da trattare?

Ho sempre apprezzato la musica strumentale e sono sempre stato influenzato anche dai grandi solisti della chitarra che hanno nobilitato la musica strumentale andando ben al di là della sterile esibizione tecnica.
Ero in un periodo di stasi con Ivory e siccome non mi andava di stare fermo ad aspettare che si smuovesse qualcosa ho cominciato a lavorare su cose che magari per Ivory sarebbero state poco idonee.
Penso che un album strumentale rientri negli obiettivi di molti chitarristi, lo dimostra l’enorme numero di produzioni, soprattutto indipendenti, che si possono trovare sul web. Per mettersi un minimo in evidenza in mezzo a tanto marasma secondo me è necessario puntare su composizioni vere, che possano catturare l’attenzione dell’ascoltatore anche senza la voce perchè magari sei riuscito a creare vere melodie e non solo interminabili svolazzamenti solistici, che ci stanno anche, adoro lo shred, però non sono l’unica ragione per cui ci si butta in un progetto simile.

3. Nella biografia a mia disposizione, The Warm Light of Night  viene indicato  come il tuo secondo lavoro (ma non vi è traccia del primo), quindi mi chiedo è riferito a quello registrato con Ivory, oppure esiste ma erroneamente non menzionato?

E’ effettivamente il mio secondo lavoro strumentale, sebbene il primo fosse
uscito sotto il moniker Attitude, con il tastierista Simone Damiani e molti
musicisti come guests anche in quella occasione.
The Warm Light of Night è il mio primo album solista in senso stretto
diciamo!!

4. Come mai l’esigenza di registrare qualcosa al di fuori di Ivory, pensi che
alcune soluzioni contenute in TWLON non potrebbero mai essere pubblicate in quel progetto?

Sì l’idea era quella, sebbene mi renda conto che componendo buona parte della musica degli Ivory possano riscontrarsi alcuni elementi in comune.
L’attività della band era in stand by a causa dei numerosi impegni lavorativi di ciascuno di noi, ma la voglia di suonare non è mai sopita, anzi, le idee sono andate via via aumentando mano a mano che il progetto si evolveva e sono stato molto contento di poterle concretizzare fino ad arrivare ad un disco completo apportandovi anche un nutrito gruppo di amici musicisti tra un pezzo e l’altro.

5. Hai iniziato a suonare all’età di 14 anni, chi o quale situazione ha contribuito in questa decisione?

Beh alcuni amici avevano cominciato a suonare e rimasi immediatamente affascinato dalla chitarra e dalle possibilità espressive e tecniche che essa permetteva; poi un giorno uno di loro mi diede una cassettina (tempi preistorici!!) con da un lato Passion and Warfare di Steve Vai e dall’altro Surfing with the Alien di Satriani, tutt’ora i miei due dischi strumentali preferiti. Da allora difficilmente è trascorso un giorno senza che avessi suonato, anche solo per qualche minuto, una chitarra!!

6. Suonerai le tue canzoni dal vivo, oppure rimarranno solo in studio
version?

Questo è un tasto dolentissimo!! E’ difficile in Italia portare la propria musica dal vivo se non si è una tribute band… figurarsi con un album strumentale… Onestamente sapevo che difficilmente avrei portato su un palco questi pezzi, comunque non a mio nome, ma penso che con una delle band con cui suono sarebbe fattibile inserire in scaletta almeno un paio di pezzi. Questo sì, mi piacerebbe molto.

7. Cosa riserva il futuro di Salvo Vecchio, un nuovo album strumentale, oppure un nuovo act a nome Ivory?

Le idee ci sarebbero, la voglia anche; quel che scarseggia è come sempre il tempo. Mi piacerebbe evitare di ripetermi, non vivendo di sola musica ho la libertà di scrivere e suonare quel che mi passa per la testa senza aver il timore che se poi non dovesse piacere non potrei pagare la bolletta della luce (l’ultima è stata pure una bella legnata!!).
Anche gli impegni degli altri sono poi ovviamente da considerare, non sai quanto sia difficile a volte mettere insieme 4 o 5 persone per una prova, insomma è un periodo in cui stiamo cercando di pianificare qualcosa sia come Ivory che per altre varie ed eventuali… per me è passione, quindi periodicamente sento il bisogno di tornare su un progetto piuttosto che un altro per aggiornare quella “fotografia” che rispecchia un dato momento e non più, magari, quello attuale. In tal senso sicuramente un prossimo CD Ivory sarà sicuramente diverso da quanto fatto col primo.

8. C’è un pezzo dell’album che ritieni superiore ad altri? Quale è stato quello che ti ha dato più grattacapi in fase di composizione?

Superiore o più problematico no, però potrei citarti Salvation dal punto di vista meramente tecnico, My old wine per groove ed arrangiamenti e Intense Horizons per melodia e dinamiche.

9. Vuoi dirci i nomi delle persone che hanno collaborato con te in questo album? Vuoi ringraziare qualcuno per l’esito finale?

Con moltissimo piacere, anche perchè è grazie a loro se il progetto è arrivato alla sua concreta realizzazione.
Oltre ad Andrea Marincola (che ha co-prodotto con me il CD) e Luca Bernazzi (basso su due pezzi) che suonano con me anche negli Ivory, hanno partecipato Cristiano Bertocchi (Labyrinth, Vision Divine) su due pezzi, Alessio Lucatti (Vision Divine) su un pezzo con un assolo, Sted (Highlord) con un assolo e idem Gilbert Pot (ex Elegy) su un altro pezzo.
Inoltre Simone Mularoni (DGM, Empyrios) si è occupato del mastering e Davide Nadalin della Nerve Design dell’artwork di copertina.

10. Lascio a te le considerazioni finali.. Grazie per il tempo concessoci, alla prossima!

Grazie infinite a te Ermanno per lo spazio concessomi, è stato un piacere rispondere alle tue domande. Invito i tuoi lettori a fare un salto sul mio myspace www.myspace.com/salvoguitar dove oltre a qualche mp3 potranno trovare tutti i link utili per eventualmente reperire il CD.
Saludos!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Run Over – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Hard rock, Interviste


Intervistiamo il chitarrista Andrea Vitelli, mente principale dei Run Over, band heavy rock che da poco ha dato alle stampe il primo ep Rage Pain Fear.

1.    Ciao Andrea, benvenuto nel nostro blog. Presentaci la tua band..

Ciao Ermanno, prima di tutto ti volevo ringraziare per questa intervista, passando ai Run Over direi che dopo anni passati a suonare hard rock dentro le nostre vene ribolliva sempre di più la rabbia del metal. Il progetto prende vita dopo la morte dei Rattlesnake, band che vedeva alla chitarra Matteo Buti dei SubHuman (http://www.myspace.com/subhumanweb ) e alla voce Leonardo Deri dei Silver Bullets (http://www.myspace.com/silverbulletsgnr ).
Erano anni che desideravo fare un progetto metal (stile Pantera, Testament, Metallica ecc…) ma molto influenzato dall’ hard rock (stile Skid Row, Black label society, WhiteSnake ecc…)  e dopo aver conosciuto Marco Biagioli, il nostro attuale cantate, questo sogno ha cominciato a concretizzarsi. La sezione ritmica dei Run Over è la stessa dei Rattlesnake, Alberto Marzano alla batteria e Igor Giuliani al basso.
Mi ha fatto molto piacere, che la parte ritmica dei Rattlesnake abbia deciso di seguirmi in questo progetto rimettendosi nuovamente in gioco!!!

2.    Cosa significa il monicker Run Over?

Run Over significa “schiacciare, investire…TRAVOLGERE”
la cosa molto divertente è che significa anche “travolto”, perchè noi siamo travolti dalla musica e con essa vogliamo travolgere chi ci ascolta.
Anche se non suoniamo Thrash, oppure Death, la nostra attitudine live è molto brutale. Non esiste un nostro live senza un “xxzzo di pogo”!!! eheheh
Da notare che la traccia di apertura del nostro EP si intitola Overrun, che è Run Over al contrario heeheh

3. Prima di formare i Run Over suonavi nei Rattlesnake, come mai questa band ha cessato di esistere?

Bella domanda. I Rattlesnake hanno cessato di esistere per problemi economici, purtroppo ci siamo trovati in un periodo decisamente NERO e sai, senza soldi niente musica. C’è anche da dire che solamente ora ho capito come si fa a mandare avanti una band. Niente è dovuto, non importa quanto siano belli i tuoi pezzi, se non ti sbatti a cercare live, a far girare il tuo nome, a conoscere gente, a supportare la scena (anche di altri generi) e non esci mai di casa, la tua musica morirà in sala prove.

4.    Perchè intitolare il vostro ep “rabbia, dolore, paura”, tre sensazioni che non vorremmo provare mai. Di cosa parlano i vostri testi?

Rabbia, dolore e paura…sono le sensazioni che ho provato dopo lo scioglimento dei Rattlesnake…
…stavo male davvero…tutta la nostra musica nasce dalla rabbia che è dentro di me e dentro i miei compagni. Ci sono talmente tante cose che ci fanno schifo che potremmo scrivere 100 canzoni al giorno.
Quasi tutto l’ep parla di molte situazioni che ho vissuto che sono state spiacevoli. Molte volte anch’io mi sono comportato come un totale pezzo di xxrda e ciò non mi ha mai portato a nulla… solo a stare peggio.
L’unico modo per vivere bene è essere se stessi, dobbiamo pensare molto bene alle nostre scelte perchè in molti casi non si può tornare indietro. Altra cosa fondamentale, non dobbiamo mai credere di avere sempre ragione,dato che è una cosa che mi ha fatto sbagliare molte volte.

5.    Questo ep che significato ha per voi, semplice rodaggio della band, oppure dobbiamo considerarlo come un biglietto da visita per far conoscere la vostra proposta ai kids, media o a qualche etichetta discografica?

Questo ep è solo per dire: “ Hey ci siamo”
Sai, noi ci siamo formati a febbraio e l’ep ha visto la luce a giugno…diciamo che abbiamo fatto tutto molto velocemente e che non vogliamo perdere tempo. Lo abbiamo inciso solo per avere del materiale per farci conoscere e per iniziare a far girare il nome. Le tracce sono molto studiate ma abbiamo deciso di non esagerare con la registrazione (anche se molto bella), dato che questo ep è solo un accenno del Full lenght che uscirà verso aprile.

6.    Quali sono i vostri progetti futuri… live, un altro ep, o meglio un full lenght?

Come live diciamo che ci stiamo dando parecchio da fare. Da febbraio (mese in cui ci siamo formati) ad oggi abbiamo fatto più di 15 live.
Noi vogliamo essere un gruppo live. Adoriamo le sensazioni che si provano quando si propone musica nuova a gente che non l’ha mai sentita. È una sfida continua, un continuo mettersi in gioco.
Diciamo che il posto più bello dove siamo mai stati in vita nostra è IL PALCO!!! Ovviamente un cd è importantissimo per fissare i propri pezzi e per permettere alla gente di ricordare la tua arte.
Come dicevo prima abbiamo intenzione di uscire verso aprile con un Full Lenght contenente anche le 4 tracce dell’ep, ovviamente sarà tutto ri-registrato e questa volta sarà tutto fatto in studio.

7.    Ascoltando RPF non ho potuto far a meno di focalizzare la mia mente sulla poderosa registrazione, pulita e che ha saputo catturare interamente la vostra energia e groove. A chi va il merito di questo risultato?

ehehehhe…la registrazione è uno spettacolo ed il merito va a Matteo Buti chitarrista dei SubHuman. Ha da poco aperto uno studio di registrazione il Touch sound recording studio (http://www.facebook.com/pages/Touch-Sound-Recording-Studio/164484883571434 )
Lui è veramente un genio e lavorare con lui per questo EP è stato un onore.

8.    Dopo lo scioglimento dei Rattlesnake, che sensazione hai provato a formare una nuova band? Entusiasmo per una nuova avventura, oppure frustrazione per il semplice motivo di dover ricominciare da zero?

Formare una nuova band è stata davvero dura, all’inizio ho provato a collaborare con musicisti quali Furyo Biagioni (Mandragora Scream, Furyo, A:Void ecc…) oppure con il mitico Davide Mei (Maniscalco Maldestro, Overdrive) ma dopo poco purtroppo non ci siamo trovati.
Per fortuna quando ho deciso di richiamare la vecchia sezione ritmica dei Rattlesnake, loro hanno accettato senza neanche un minimo di perplessità.
All’inizio l’unica paura che avevamo era “la voce”.
Io credo fortemente che la voce in una band sia il il 50% di una “band spaccaxxli” è inutile fare un pezzo strafigo se a cantarlo poi c’è un xxzzone che fa schifo… quindi eravamo terrorizzati dalla paura di non trovare nessuno, con del talento, disposto a creare una band da zero.
Ma ci sbagliavamo. La qualità dei nostri riff, la nostra professionalità e (passami il termine) coordinazione, ha attirato il nostro attuale cantante, il quale ha saputo adempiere totalmente al suo dovere.

9.    Le vostre speranze e desiderio più recondito su questo nuovo progetto

Il nostro obiettivo principale, o almeno il mio, è suonare al Gods of Metal…è un sogno che ho fin dall’età di 14 anni quando ascoltavo gli Slayer a tutto volume (cosa che faccio ancora). Tutto ciò che verrà dopo sarà tutto di guadagnato. Da poco siamo entrati sotto l’agenzia Bologna Rock City e piano piano ci stanno dando una mano per portare la nostra musica nei locali d’Italia. Sono molto contento di come ci sta andando e, la cosa che mi fa stare davvero bene, è che credo fermamente nei miei compagni e nel progetto Run Over.

10.    Buona fortuna per tutto e grazie per la vostra partecipazione.

Grazie a te di questa fantastica intervista e grazie per tenere viva la scena underground

(A cura di Ermanno Martignano)

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Wildroads – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Hard rock, Interviste


Diamo il benvenuto alla band toscana Wildroads che ha appena autoprodotto il primo ep di 5 tracce in stile hard rock dei bei tempi che furono…

1.    Salve ragazzi, fateci una breve presentazione della band

WR: Ciao Ermanno!! Innanzi tutto, è un piacere partecipare a questa intervista! Dunque, la nascita dei Wildroads risale al 2001 da un’idea del chitarrista Nik Capitini, il quale decide di dar vita ad un progetto hard rock, caratterizzato da diverse influenze dei grandi del passato e del presente, che hanno fatto la storia dell’hard rock e dell’heavy metal negli anni ’80-’90 e che tuttora continuano ad essere presenti sulla scena mondiale.
Un susseguirsi di imprevisti fecero sì che la band, nel corso della sua esistenza, subisse molti cambi di line-up. L’arrivo alla chitarra di Giulio Antonelli rafforzò le tendenze all’ heavy metal, non trascurando comunque le principali e native preferenze hard rock. Con il passare degli anni, i Wildroads si improntarono come gruppo strumentale, data la mancanza di un cantante che soddisfacesse le loro esigenze.
Nell’Ottobre 2007 vi e’ l’ingresso del cantante Michael Cavallini, che finalmente si addice al loro repertorio e ai loro progetti, data la sua voce impostata sui toni alti e puliti.Il 2009 vede l’entrata in formazione del bassista Alex Lupo e il ritorno dietro le pelli del batterista Simone Baldi.

2.    La band è nata nel lontanissimo 2001, come mai 9 anni per partorire il primo ep?

WR: Un continuo cambio di line-up e problemi vari hanno rallentato di brutto l’arrivo di questo EP. Inoltre, la cosa piu’ importante, ovvero, l’assenza per circa cinque anni della voce! Siamo partiti come band strumentale. Ma dopo tanto, la soddisfazione nel nostro piccolo è arrivata!!

3.    Come mai la scelta di ricalcare sonorità hard rock prettamente anni 80 e primi anni 90? Non temete, data la supremazia dei generi estremi, che con questa scelta emergere sarà più difficile vivendo in questa nazione che stenta a supportare questo genere?

WR: Beh il nostro cuore e la nostra mente ci dicono questo!! Ne siamo consapevoli della triste realtà della nostra nazione…ma si suona per piacere, per passione, per divertimento, perche’ ci crediamo fino in fondo, e’ il nostro cuore e la nostra mente che ci comandano! Se andrà bene, sara’ un successo, altrimenti un bel ricordo!

4.    Tre aggettivi per descrivere il vostro ep

WR: VERY

FUCKING

LOUD!!

(ahhahahaha)

5.    Di cosa parlano i vostri testi, chi è la penna?

WR: Beh le maggiori ispirazioni di questi cinque pezzi,sono i fatti realmente accaduti, vedi in Re-Live My Life, due innamorati dove lei perde la vita in un tragico incidente; una storia con ironia al femminile, vedi She Has Been Cheated, dove lei viene tradita dal lui che coglie sul fatto e gli spacca la macchina, qui abbiamo usato come intro una scena del film di Jim Carrey – Io,Me & Irene eheheh;
Rider of The sunset, dedicata a tutti i bicker!
Sick Soul, l’anima dannata vista in senso metaforico, si tratta della mente di questo “pazzo” chiuso in cella, ma in realtà non c’e’ niente di clinico ma solo una metafora rivolta alla società in cui viviamo oggi!!
Wildroads, beh…indovinate un po!??! ehehhehe!!

6.    Come nasce una vostra canzone, prima sound o testi?

WR: Beh, i brani che ascolti su questi EP sono stati scritti mooolti anni fa, quasi agli inizi, come ho premesso, siamo stati per circa cinque anni come band strumentale, quindi, in questo caso, sono stati adattati i testi e la linea vocale alla musica gia’ esistente.

7.    Cosa vi aspettate da questo ep? Lo dobbiamo considerare un biglietto da visita nella spasmodica ricerca di un contratto?

WR: Questo EP e’ il nostro attuale biglietto da visita dopo tanti anni di cambi di line-up e periodi poco fortunati, per adesso abbiamo ricevuto una buona risposta positiva da parte del pubblico e delle webzine, quindi si, lo consideriamo un biglietto da visita per la ricerca di un contratto. Ne siamo molto soddisfatti del risultato, ma chiaramente, il parere al pubblico e agli esperti!!

8.    Il vostro desiderio nel cassetto….

WR: Eheheheh beh, credo quello di tutte le band underground, ovvero quello di emergere dalle fogne e girare il mondo suonando a volume alto!! ehehehhe!! Dice che i sogni son desideri….chissà!! ehehehhehe!!

9.    A quando il primo full-lenght?

WR: Adesso stiamo lavorando ai nuovi pezzi da inserire, dobbiamo decidere quante tracce finiranno sul disco insieme alle cinque dell’EP….credo che torneremo in studio il prossimo anno, per adesso facciamo girare l’EP!

10.    Grazie per la disponibilità concessaci, buona fortuna!

WR: Grazie a te Ermanno!! E’ stato un piacere parlare con te!! Un saluto a tutti i lettori e allo staff !! Sempre Rock N Roll!!!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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