Systr – Gazole (SG Records 2011)

Autore: Ermanno M. | Categoria: electro gothic, Industrial Metal, Recensioni


SYSTR – Gazole (SG Records 2011)

Mentre vi sto scrivendo questa recensione le mie gambe si muovono a ritmo di questo “Gazole”, i Systr provengono dalla Francia e ci propongono un album devoto all’elettronica e all’industrial.

La componente metal, in questo caso funge da tappeto sonoro per quel che diventa sin da subito una danza ricca di suoni freddi e moderni che rimandano alla mente star come Fear Factory, Nine Inch Nail e Deathstars. Inoltre,  è curioso come la traccia 9 “Remaining Silence” balzino alla mente gli Hidden Place. Il tutto scorre abbastanza velocemente grazie alla sua immediatezza e tracce come  Protect Your Horizons, The Race, Understanding, Point Break e All Given Words, si possono definire sicuramente i loro cavalli di battaglia.

Melodie in gran quantità capaci di diffondere la giusta carica mentale, specialmente trovandosi nelle classiche discoteche tedesche dove tali sonorità vanno supportate non poco. Ottimi i passaggi tra voce pulita e cibernetica, un album che probabilmente non accontenterà i puristi delle sonorità estreme ma farà felici i fruitori dell’elktro gothic e ebm. Per chi lo desidera è possibile guardarli all’opera nel video clip incluso di Protect Your Horizons.

VOTO:  75 / 100

Tracklist:

1.    Gazole
2.    DBMB
3.    Protect Your Horizons
4.    The Race
5.    Understanding
6.    Point Break
7.    All Given Words
8.    Sportwear (dead or alive)
9.    Remaining Silence
10.    Superheroes
11.    Protect Your Horizons (Videoclip)

Line Up:

•    Martin: voce, tastiere
•    Selim: voce, tastiere
•    Andrea: chitarra
•    Pierre: batteria

Discografia:

•    Solution (demo 2005)

My Space:
Myspace Systr

Facebook:
http://www.facebook.com/pages/SyStr/41262316529

(A cura di Martignano Ermanno)

{lang: ‘it’}

Hate Inc. – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Industrial Metal, Interviste


Nuovamente sulle nostre pagine i tarantini Hate Inc. Dopo Fragments del 2009 giungono con il full lenght dal titolo “Art Of Suffering” e un contratto con una delle etichette più apprezzato sul suolo italico.

1.    Lieto di riproporvi sulle nostre pagine ragazzi

Piacere nostro ragazzi, è sempre bello fare due chiacchiere con voi.

2.    Sono passati due anni da Fragments, in questo lasso di tempo vi siete concentrati sulla stesura dei nuovi pezzi o avete partecipato anche a qualche live show?

La composizione di nuovo materiale non si ferma mai, abbiamo almeno una dozzina di brani pronti,  il che è un vantaggio perché avremo molta scelta sui brani da introdurre nel successore di Art Of Suffering. Per il resto si abbiamo fatto un bel po’ di date aprendo per Extrema, Dope Stars Inc.,White Pulp e sono in arrivo concerti insieme a Pino Scotto e Diaframma quest’estate, i dettagli delle date sono disponibili sul nostro sito.

3.    Art of Suffering, se non ho visto male, contiene le quattro tracks di Fragments più sette nuovi pezzi. Descriveteci l’album secondo il vostro punto di vista

Si sono contenute le 4 tracce di Fragments, in quanto quell’EP era una sorta di teaser per Art Of Suffering, volevamo incuriosire la gente e gli addetti ai lavori alla nostra proposta musicale e quindi abbiamo scelto di estrapolare alcuni brani rappresentativi del nostro stile e pubblicarli destinandoli a etichette, magazines e webzines, la scelta si è rivelata vincente in quanto alla fine della fase “Fragments” abbiamo conluso l’accordo con My Kingdom Music e raccolto una serie di recensioni con media di voto 7,9, il che ci ha permesso di lanciare Art Of Suffering da una buona base e con ottime aspettative da parte della stampa.
Per rispondere alla seconda parte della tua domanda invece; Art Of Suffering  è un concentrato di esperienze, alcune autobiografiche, alcune inventate ma tutte molto vicine a noi. Testi e musiche tentano di viaggiare di pari passo per ricreare quelle atmosfere e suggestioni che determinano l’apparire di certe emozioni, positive o negative che siano. E’ un album di cui siamo molto fieri e che ci rappresenta perfettamente come musicisti e come persone.

4.    Nelle nuove tracce ho riscontrato una maggiore maturazione stilistica e sapienza nel mescolare metal e tecnologia, suoni ancor più freddi e riffing più incisivo rimanendo in bilico tra ariosità e momenti cupi, concordate?

Credo sia un impressione. Come ho detto prima, Fragments non è altro che un estratto di Art Of Suffering, i brani sono stati registrati e prodotti tutti insieme. Certamente ci sono delle differenze tra un brano e l’altro ma penso che siano più da annoverare all’epoca in cui sono stati composti che a quando sono stati registrati.

5.    Come è nato il contratto con la My Kingdom Music / Club Inferno?

Abbiamo inviato Fragments e successivamente il disco completo a Francesco di My Kingdom Music (così come a tante altre labels) lui ci ha proposto un contratto e dopo averlo valutato e confrontato con le altre proposte abbiamo scelto di lavorare con lui.

6.    Qual è la situazione live odierna?

Diciamo non incoraggiante, sebbene i grandi continuano a fare concerti in giro è più difficile per le piccole realtà come noi riuscire a trovare spazio perché il fine non è più diffondere musica ma guadagnare dagli eventi. Io sono convinto che oggi come oggi il live sia la miglior promozione per una giovane band ma, soprattutto dalle nostre parti (siamo originari di Taranto) non si sguazza certo nell’oro. I locali per suonare sono pochi e nel 90% dei casi non sono adatti ai live ma adattati ai live con tutte le conseguenze che ne derivano. Ora con l’etichetta si è discusso della possibilità di fare in piccolo tour in Inghilterra di una decina di date, speriamo di riuscire ad arrivare a un accordo.

7.    Come mai l’idea di creare una versione orchestrale di Frangments come bonus track?

Io ho sempre amato questo genere di sonorità, e poi mi ha sempre affascinato la trasformazione di qualcosa di estremamente elettronico in qualcosa di più scarno ed essenziale. Per di più era un ottima occasione di collaborare con un mio caro amico chitarrista: Davide Esposito che si è occupato di riarrangiare la musica secondo le sue coordinate stilistiche. Io ero ovviamente presente nelle registrazioni ma mi occupavo essenzialmente di catturare i suoni migliori o di riportarlo nei binari Hate Inc. quando rischiavamo di allontanarci troppo, quasi tutti gli strumenti che senti nella versione acustica di Fragments li ha suonati lui tranne la programmazione della drum machine e il pianoforte che ho fatto io. Già subito dopo le registrazioni ascoltando i mix grezzi eravamo entusiasti del lavoro svolto e il risultato di questa collaborazione è a mio avviso eccellente.

8.    Quali saranno i vostri intenti futuri, quelli di rafforzare l’aggressività sonora o mantenervi su queste coordinate?

Molti brani che abbiamo pronti per il prossimo album sono molto aggressivi, alcuni con meno elettronica, altri totalmente elettronici e privi di chitarre. Mi occupo essenzialmente io della composizione e in questo periodo mi sento molto “vario” nelle ispirazioni, vedremo poi quando sarà il tempo di scegliere come dare coerenza a queste diversificazioni oppure se puntare all’uniformità. La cosa fondamentale è continuare sempre a lavorare, più materiale c’è più si ha scelta e più si può puntare ad avere un album di qualità.

9.    Tre aggettivi per descrivere Art Of Suffering

Freddo,cinico,disperato.

10.    A voi le considerazioni finali…

Vi  lascio i recapiti della band con l’auspicio di poter far conoscere la nostra musica a nuovi ascoltatori e vi ringrazio ancora una volta per lo spazio, è molto importante dal mio punto di vista che si dia visibilità alle nuove bands che sgomitano per emergere.
Un saluto a voi e ai vostri lettori.
www.hateinc.net
www.facebook.com/thehateinc

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Human Void – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: electro gothic, Industrial Metal, Interviste


Gli Human Void è una band che sa colpire dritta alla mente sin dal primo ascolto; il gruppo, proveniente da Trento e Verona, fa subito terra bruciata con il primo lavoro dal titolo Era Zero.

1.    Benvenuti su Eraskor.com ragazzi, una breve presentazione per i nostri lettori…

(Alessio – chitarre, synth, programming, electronics) La band si è formata ad inizio 2007 su iniziativa mia e di Gabriel (il vocalist). Dopo alcune esperienze in varie band dell’underground trentino e veronese, ci siamo ritrovati dopo anni e abbiamo capito che avevamo le stesse idee musicali,  cercando di portare ‘oltre’ un certo tipo di sperimentazione in ambito extreme metal. Così abbiamo iniziato ad abbozzare le prime idee ed abbiamo subito capito che quello che avevamo in mente si stava concretizzando.

2.    Con Era Zero non potevate affacciarvi sulle scena in modo migliore! Descrivere la vostra proposta come death/black industrial mi è sembrato alquanto riduttivo, credo che extreme industrial metal calzi meglio, non credete?

Ti ringrazio per le belle parole! Non mi piacciono particolarmente le etichette, comunque come definizione ci sta tutta, tentiamo di assimilare tutte le correnti ‘estreme’ del metal (che rimane comunque il nostro background) con la scena electro/industrial che ci ha sempre di più coinvolto negli ultimi anni. Non ci fermeremo qui comunque, vogliamo sperimentare sempre cose nuove.

3.    Illustrateci Era Zero dal vostro punto di vista, suona esattamente come lo immaginavate?

Il risultato finale è stato molto soddisfacente, ovviamente ogni musicista a posteriori ci vede sempre qualche dettaglio che avrebbe fatto diversamente, ma in generale il tutto è riuscito bene e siamo molto soddisfatti, sia dal punto di vista sonoro che visuale. Abbiamo lavorato molto sul mix finale, tanto che esistono due diverse versioni dell’album che suonano parecchio differenti l’una dall’altra…

4.    Era Zero è estremamente claustrofobico, dark e coinvolgente per la sua “semplicità”, per l’uso della drum machine e qualche effetto campionato. Dopo il primo ascolto mi è venuto spontaneo accostarvi in parte ad Aborym, dal canto vostro quali ritenete siano le vostre maggiori influenze?

Io mi occupo quasi totalmente della composizione delle song, e l’obiettivo che avevo in mente era proprio quello di creare un paesaggio surreale e claustrofobico, che trasmettesse un senso di  vuoto e disperazione. L’accostamento ad Aborym non può che farmi piacere, sono un gruppo che adoro, anche se a dir il vero vedo ben poche similitudini; tutto ciò che ascolto mi influenza in qualche modo.. Dai Bathory agli Hocico..

5.    Artwork, logo e sound possiamo dire che sono “pappa e ciccia”, il tutto è pura sincronia uditiva e visiva. Chi è l’artefice dell’artwork?

L’artwork è stato realizzato dalla Dirtsesign (www.dirtdesign.it) sotto mia supervisione; avevo in mente un certo tipo di ambientazione che riflettesse nel miglior modo possibile la musica che ho creato, e devo dire che Roberto è riuscito nel migliore dei modi a tradurre graficamente le mie idee.

6.    Come nasce un vostro pezzo? A chi tocca l’arduo compito di scrivere i testi, e cosa trattano?

Come dicevo prima, io mi occupo della composizione e degli arrangiamenti, il vocalist si occupa invece delle linee vocali e dei testi; questi trattano vari temi, in particolare approfondiscono il lato oscuro della mente umana e tutto ciò che è insolito e inspiegabile, come ad esempio il fenomeno dell’autocombustione umana o il mistero dell’esplosione nella regione di Tunguska in Siberia. Nella composizione creo le linee guida con il mio portatile, poi in sala prove studiamo le strutture e gli eventuali arrangiamenti.

7.    Come è nata la collaborazione con la Crash & Burn Records, chi dei due ha fatto il primo passo per un contatto?

Ho inviato io il nostro ‘promo 2009’ e loro si sono mostrati subito interessati. Dopo varie trattative siamo arrivati alla firma del contratto ed all’uscita del disco.

8.    Qualche live in supporto ad EZ?

Per il momento è difficile, la distanza non ci aiuta di certo, già è complicato riuscire a trovarsi per provare… ci stiamo però organizzando e prima o poi riusciremo a fare qualche data live, sicuramente non tour prolungati ma piuttosto qualche data isolata o festival.

9.    Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro: un nuovo album che viaggia sulla stessa direzione stilistica, oppure un maggior “irrobustimento” dell’elettronica o del metal?

Questo è un po’ presto per dirlo, io ho già pronte diverse tracce base da arrangiare e sinceramente suonano un po’ diverse da Era zero. Lascio che sia l’ispirazione a guidarmi e non faccio nessun programma su come devono suonare i nuovi pezzi.. quelli già pronti saranno un po’ meno elettronici ma più sperimentali a livello di strutture e arrangiamenti. Alcuni hanno un feeling quasi ‘nordico’ con richiami al black scandinavo, alcuni invece sono più pesanti e ‘groovy’. C’è in cantiere uno split con alcuni gruppi finlandesi, sarà solo in formato lp e in picture sagomato, vedremo se riusciremo a realizzare questo interessante progetto.

10.    Grazie per il vostro contributo, continuate così! A voi le considerazioni finali…

Grazie a voi per lo spazio ed il supporto!! Chiunque fosse interessato ad ’Era zero’ può contattarmi direttamente all’indirizzo: asphodel_mystigma@hotmail.com
Il costo del cd è 10 euro, a breve saranno disponibili spille e t-shirt. Sono invece ancora disponibili il nostro demo cd ‘S.H.C’ del 2007 ed il promo cd ‘2009’

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Hate Inc – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Industrial Metal, Interviste


Ecco a voi, cari Lettori, l’intervista al mastermind degli Hate inc, band industrial metal tarantina, che ha da poco rilasciato il promo “Fragments”. Una piacevole chiacchierata con una persona davvero talentuosa e intelligente. Buona lettura.

Risponde Vincent Vega

1) Diamo il benvenuto a Vincent Vega, mente principale e fondatore degli Hate Inc. Sono lieto di dare spazio al tuo progetto sulla nostra webzine, Vincent. Potresti far luce sul tuo progetto e descrivere ai nostri lettori come nacque?

Io vi ringrazio per lo spazio su ERASKOR.COM e sono lietissimo di fare una chiacchierata con voi! Il progetto Hate Inc. nasce un pò’ di anni fa, attorno al 2002. Inizialmente, era solo un one-man-project in cui io mi occupavo di tutti i lati compositivi ed esecutivi.

Sono sempre stato affascinato dalla scena industrial metal, e non potendo militare in una band del genere all’epoca per vari motivi (1- genere quasi sconosciuto in questa landa desolata – 2- ero impegnato a tempo pieno in altri progetti in cui suonavo la batteria),mi limitavo a divertirmi a casa con drum machines e compagnia bella, poi col tempo ho capito che per fare qualcosa di serio nella musica (come in politica e in tutti i campi del resto) c’era bisogno di un leader, di qualcuno che sacrificasse il proprio tempo per un progetto, qualcuno che si preoccupasse di tutti gli aspetti della band. In primis quello del darle una ragion d’esistere; che mettesse se stesso e le proprie cose in secondo piano per permettere al progetto di andare avanti in modo professionale.

In tutte le band in cui ho militato da batterista, i front-man o i leader, qualora ce ne fossero, avevano la massima espressione di impegno musicale nel presentarsi alle prove, altri semplicemente sono spariti nel nulla… alla fine ho mandato tutto a quel paese e ho fondato la mia band. HATE INC. è un estensione della mia personalità, è il modo più facile e diretto che ho per esprimermi ed è il modo più semplice per conoscermi. Quando sono arrivato a un certo numero di brani completi ho preso la decisione di farne una vera e propria band e dedicarmi solo e soltanto a questo progetto con lo scopo di farlo crescere e divenire una realtà di cui potessi andare orgoglioso.

Ho coinvolto WILL MARS, alle tastiere, con cui collaboravo già da tempo e che aveva anche partecipato ad alcune sessioni di registrazione “primordiali” degli HATE INC.; poi sono arrivati Schwarz al basso, Dave alla batteria e Roxxxy alla seconda chitarra, così oggi ci presentiamo al pubblico e siamo soliti riferirci alla band come una famiglia, non nel senso “docile” del termine ma come famiglia in “dogfather style” una sorta di coinvolgimento e dedizione totale alla band, ed effettivamente sono molto soddisfatto di come vanno le cose ora, dopo lunghi periodi di tribolazioni, problemi, sostituzione di membri e disinteresse, ora HATE INC. possiede più forza che mai ed è proprio il momento migliore per mettere fuori la testa in questo mondo mediocre.

hate inc scalini2

2) Il 31 ottobre avete rilasciato il promo “Fragments” che anticipa il rilascio del vostro primo full-lenght “Art Of Suffering”. Complimenti per il materiale contenuto in questo disco, davvero molto valido.
Cosa ti ha spinto a rilasciare un promo prima del full-lenght? Stai cercando agganci con qualche valida etichetta discografica?

Grazie! La decisione di rilasciare questo promo è stata dettata dal fatto che ci siamo resi conto di avere effettivamente un buon prodotto per le mani e sarebbe stato uno spreco, di forze e anche finanziario,fare uscire un album da perfetti sconosciuti (perché come ben sapete, fare musica costa…),quindi parlando con Victor siamo arrivati a prendere questa decisione.

Rilasciando Fragments vogliamo presentare HATE INC. al pubblico, alla stampa, alle webzine e agli addetti ai lavori senza sfornare tutto l’album. Un “assaggio” per presentarci al mondo e fare girare il nome in modo che il full lenght abbia una base solida da cui partire. E poi, si, anche per valutare proposte da eventuali etichette,ci stiamo già muovendo in questo senso e a tempo debito sveleremo nuovi dettagli.

3) Hai registrato “Art of Suffering” in una sola estate. Come è stato il processo di registrazione? In studio hai modificato idee precedenti o introdotto nuovi elementi rispetto al materiale pre-registrazione?

Il processo di registrazione è stato standard, prima batteria, poi basso, chitarre ed infine voci, poi a registrazioni concluse, sono andato a Roma, dove Victor ha editato e mixato tutto il materiale (mastering compreso) e il risultato è quello che puoi sentire sul promo “Fragments” e sul full-lenght “Art Of Suffering”. In fase di editing i brani sono rimasti praticamente identici a come gli avevo concepiti, su consiglio di Victor abbiamo inserito qualche loop nelle parti più industrial,tagliato qualcosa che era di troppo e smussato qualche suono che era troppo invadente, ma fondamentalmente i brani rispecchiano abbastanza fedelmente i demo, solo che dopo il lavoro di Victor spaccano il xxlo!

Il vantaggio principale di aver registrato tutto da me è stato quello di potermi gestire il lavoro secondo tempi e necessità che non dovevo conciliare con uno studio di registrazione, ho potuto lavorare a qualsiasi ora del giorno e della notte, in qualsiasi punto di casa mia, alcune voci sono state anche registrate a Lecce e non avevo nessuna fretta o pressione, dato che non c’era nessuno a cui dovevo dar conto.

Gli svantaggi invece sono prevalentemente di “comodità”, a volte è difficile tenere alta la concentrazione dei musicisti quando l’ambiente è troppo “amichevole”, è stato necessario, in certi casi anche diventare il “rompixxlle” di turno, però alla fine in questo modo si hanno più vantaggi che svantaggi, basta far capire che bisogna lavorare in modo serio, e le cose filano abbastanza lisce. Ovviamente poi registrare un album non è mai una passeggiata ma questo è proprio il bello della cosa.

4) La produzione e il missaggio del disco recano la firma di un’importante figura del panorama musicale italiano: Victor Love (Dope Star Inc – Epochate)! Come è nata questa collaborazione? Penso che il risultato di essa sia stato molto appagante.

Si, Victor è un grande ed è stato un piacere lavorare con lui. Il clima era molto sereno e lui è uno che sa dove mettere le mani. L’ho contattato senza grosse pretese, principalmente perchè so che è un produttore e un musicista molto impegnato, e poi non avevo idea di cosa potesse pensare della musica degli HATE INC. Ad ogni modo, un amico della band, essendo il cugino di Victor gli ha parlato di noi e gli ha detto che cercavamo la persona giusta a cui affidare la “gestazione” del nostro primo album, lui ha ascoltato i brani e ci ha contattati accettando di farci da produttore, è stato molto gentile, ci ha dato consigli su tanti fronti, ma la cosa che ci dava più motivazione nel lavorare con lui era che gli piaceva la nostra musica!

Alla fine da questa esperienza ho capito fondamentalmente che bisogna provarci sempre se si vuole che le cose prendano piede. Lavorare con un produttore di fama internazionale non è cosa da tutti i giorni ed è stata una delle esperienze più stimolanti da quando suoniamo, se poi questa esperienza da vita al tuo primo album, immagina che figata!

5) E ora una domanda di carattere extra-musicale Vincent. All’interno del promo ho trovato una citazione di Cesare Pavese e sul myspace, con molto piacere, ho letto numerose citazioni di altre figure di spicco della letteratura: De Balzac, Hermann Hesse, Ovidio, Byron, Paulo Coelho, Samuel Johnson e via dicendo.
Ho letto e seguito, con molto interesse, anche la corrispondenza/dibattito che hai avuto con una sorta di associazione religiosa.

Tutti questi sono elementi che hanno stimolato la mia curiosità e con piacere ho prestato molta attenzione alle tue liriche che si sono rivelate davvero ben scritte. Qual è il tuo rapporto con la letteratura? Quanto pensi Essa influenzi il tuo scrivere e/o il tuo pensiero?

Innanzitutto ti ringrazio per la splendida domanda! Io adoro leggere ed acculturarmi, sono costantemente assetato di sapere e sicuramente le mie letture hanno influenzato in modo determinante il mio pensiero,come lo scrivere canzoni, però in entrambe le cose hanno avuto un ruolo fondamentale anche le esperienze di vita vissuta. Come avrai potuto immaginare adoro Cesare Pavese, il suo pessimismo, la sua eleganza nel descrivere i fallimenti della vita, è un uomo che ha un grande fascino su di me come tutte le persone con una mente non standard, famose o no che siano.

Per quanto riguarda la questione di DIOBUONO.IT avevo intrapreso una corrispondenza con loro, con la speranza di avere un confronto culturale… ma come ogni volta in cui ti poni con qualcosa di destabilizzante davanti a gente che fa della routine e dei dogmi la propria ragione di vita, è stato tutto sterile, infatti non ho più proseguito a scrivere. Fondamentalmente avevo la speranza di rivalutare i credenti, di accettare le loro tesi pur non condividendole, invece è stata una delusione, i soliti discorsi da bar, i soliti “perchè è così”, “perchè dio lo vuole” (dio lo scrivo minuscolo di proposito).

Alla fine si sono rivelati i soliti ciarlatani, così intrisi di buonismo da generare ribrezzo. Io temo questa gente, si pongono come depositari della verità, e visto che stiamo parlando di cultura e di lettura, faremmo bene a leggere la storia, neppure troppo lontana, e accorgerci che quando qualcuno stabilisce che qualcosa è “buono” si tende a disprezzare ciò che non lo è. Tutte le aberrazioni della storia dell’umanità sono nate dall’ignoranza e le sue manifestazioni più celebrative sono proprio le istituzioni, la chiesa, i governi, la politica ecc ecc.

Spero che in futuro potremmo avere una popolazione che sviluppi un giudizio critico e scevro dalle credenze fantasiose delle religioni, che sappia scegliere la propria classe dirigente e che non si faccia prendere per il xxlo così facilmente. Allo stesso tempo, però, godo nel vedere gli ignoranti, gli stupidi e i bigotti subire queste angherie, del resto, l’ignoranza è una colpa, ed è un foxxutissimo peccato, come diceva La Vey, che non sia dolorosa.

6) Ritornando al lato musicale: siete già al lavoro su nuovo materiale inedito?

Si, addirittura mentre eravamo a lavoro su ART OF SUFFERING sviluppavo nuove idee, poi c’è tutto il materiale che non è finito sul disco e che abbiamo dovuto escludere. Abbiamo un sacco di roba in cantiere e nel prossimo disco voglio coinvolgere anche gli altri membri della band nella composizione, o quantomeno tentare questo esperimento. Mi farebbe piacere avere delle idee esterne, delle proposte, delle influenze nuove, come dicevo prima sono sempre assetato di apprendere, e anche le influenze musicali rientrano in questo campo.

Il nostro batterista scrive roba che mi piace molto, proprio in questi giorni sto scrivendo il testo di un brano che è nato da una sua idea, fondamentalmente vorrei evitare di scrivere da solo anche sul prossimo album, per evitare di ripetermi più che altro, ma anche per dare un maggiore senso di appartenenza agli altri ragazzi della band, ovviamente poi tutto il materiale proposto deve essere vagliato e reso coerente con il resto del repertorio.

7) State organizzando qualche live di promozione e qualche minitour con date straniere?

Per ora siamo in stand by, ci stiamo concentrando sul diffondere nella maniera migliore possibile “Fragments” e stiamo aspettando i primi responsi dalla stampa di settore. Probabilmente faremo delle date di spalla ai Dope Stars Inc. a gennaio, è tutto però ancora da stabilire precisamente. Certamente la nostra proposta musicale necessiterà di una visibilità anche fuori dall’Italia e speriamo presto di varcare i confini di qualche nazione nordeuropea!.

8 ) Domanda di carattere personale e domanda rituale oramai : cosa stai ascoltando in questo periodo? Qual è il tuo giudizio sulla scena musicale italiana odierna?

Sono una persona molto “fedele” da questo punto di vista, ascolto ora come tempo fa, e come penso tra 10 anni, i gruppi “pilastro” che mi hanno fatto amare questa musica: Ministry, NIN, Rammstein, KMFDM, Skinny Puppy… ecc ecc. Poi tra i miei ascolti, non manca mai qualche testimonianza della musica anni 50-60 (è strano, lo so). Generalmente divido la musica in due categorie, quella fatta bene e quella fatta male. Se è fatta bene, non pongo barriere di sorta ai miei ascolti. Se devo fare nomi, alcune delle persone che apprezzo del panorama italiano odierno sono: Giorgio Canali, Cristiano Godano (come paroliere), Franco Battiato, Adriano Celentano e pochi altri. Detesto invece tutti questi nuovi gruppetti finto-rock, che da un decennio a questa parte stanno portando il nulla sulle radio e sulle tv musicali italiane.

Sin da piccolo mi sono posto una domanda: “Perchè in Inghilterra hanno i Pink Floyd e in Italia invece abbiamo Pooh?” Penso che il danno maggiore sia da annoverare nelle menti dei giovani ascoltatori, che bombardati dal gruppetto del momento scambiano per “rock” tutti coloro che imbracciano una chitarra elettrica.

Non che io voglia una sorta d’elite di ascoltatori tutti colti e attenti a scoprire nuovi talenti sofistico-degenerati, però penso che il livello delle produzioni italiane sia calato a picco da un bel pò, e non è un caso, che un gruppi validi come ad esempio i Dope Stars Inc. siano considerati stranieri da molta gente, invece sono italianissimi. Forse, semplicemente, non siamo abituati alla qualità.

9) Bene Vincent è stato un piacere fare questa breve chiacchierata. L’intero staff di ERASKOR porge i complimenti alla tua band, ci sentiamo presto per la release di “Art of Suffering”.

Grazie a voi per lo spazio e complimenti a voi per il vostro lavoro a favore della musica, spero di poter chiacchierare presto di nuovo con voi. Ciao!

Vincent.

(A cura di Marco Squillino)

{lang: ‘it’}