Exedra – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Interviste, Progressive


Dream theater, Pink Floyd, Rush, rock, progressive e atmosfera gothic, questo è il sound che propongono gli Exedra, tarantini doc che ci illustrano il loro ultimo ep “Fenice”

1.    Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di eraskor.com, presentatevi ai nostri lettori

Ciao Ermanno e ciao a tutti gli amici di eraskor.com, e grazie per lo spazio che ci concedete! Il progetto Exedra nasce nel novembre del 2005, in uno scantinato e da qualche cover, come avviene per la maggior parte delle band. L’intento era di creare un prog italiano al 100 %, senza rinnegare la “lezione” delle band anglofone, ma, al tempo stesso, senza svilire la nostra ricchissima lingua. Una scelta contro corrente e forse “impopolare”, ma di cui andiamo fieri. Come ama dire il grandissimo Franz Di Cioccio, batterista e frontman della P.F.M.: “Non siamo la provincia dell’impero!” 
Ci sono voluti un paio d’anni per trovare il nostro sound e la formazione giusta e nel frattempo abbiamo cominciato a dar corpo alle idee che avevamo in testa. Al momento stiamo lavorando a brani nuovi e siamo in totale fermento.
La formazione attuale è composta da Giuseppe Prete alla voce, Luca Orlando al basso, Matteo Capone alla chitarra, Marco Memmola alle tastiere e Andrea Rapisardo alla batteria.

2.    Da quale idea nasce il vostro monicker?

Quando il gruppo è nato venivamo tutti da esperienze differenti e volevamo ricominciare da zero con un nuovo nome e un nuovo progetto. “Exedra” è un termine latino, sta per “esedra”, che, nel mondo greco-romano, era un’area semicircolare in cui si riunivano le menti “illuminate” dell’epoca per confrontarsi e arricchirsi a vicenda. Trovammo che fosse una metafora valida di quello che succede all’interno di una band… e in più aveva un bel suono, così lo scegliemmo.


3.    Parliamo del vostro ep, devo dire che si possono riscontrare le influenze più disparate: progressive, rock e gothic, un mix molto intrigante e un sound spesso mistico direi. Sonorità che partono dagli anni 70 fino ad arrivare ai giorni nostri, qual è il gruppo che ha avuto maggiore influenza su di voi?

Se fai la stessa domanda a ognuno di noi cinque, probabilmente avrai cinque risposte diverse! Facendo un discorso generale, a livello compositivo ci hanno influenzato senza dubbio i primi Dream Theater e i Pink Floyd degli anni ’70. In particolar modo le architetture dei loro brani, prima ancora che le sonorità, il modo in cui costruiscono i loro pezzi, la fluidità e la precisione con cui le parti si assemblano, come se fossero opere d’arte visiva. Sono suoni che creano immagini.
Amiamo molto anche Tool, Rush, Fates Warning, Pantera, Porcupine Tree, P.F.M. Sono tutte band che in un modo o nell’altro ci influenzano. E quando ascolti i nostri brani immagino che la cosa risulti evidente. Sono le nostre radici e non le rinneghiamo.

4.    Cosa trattano i vostri testi?

“Siddharta”, “Venga il tuo regno” e “Apeiron” (una lunga suite che non è stata inclusa nell’EP) sono legate allo stesso concept, visto da angolazioni diverse: il significato della nostra esistenza, il prima e il dopo, la ciclicità di vita e morte, l’esistenza di un dio e il suo senso. Sono temi che ci affascinano, perché alla fine le nostre vite girano intorno a questo, che ci piaccia o no.
Per “Fenice” il discorso è un po’ diverso. È un testo più personale, nato in un periodo di forte frustrazione, anche all’interno del gruppo. Tutto quello che ci era rimasto era scrivere e riversare la rabbia che avevamo nella musica. È un brano a cui siamo legati particolarmente, perché ha tenuto unito il gruppo nel suo momento peggiore. Non è esagerato dire che senza Fenice, senza il suo messaggio di rabbia e speranza, gli Exedra non esisterebbero ora.
È meraviglioso vedere che nei live è il pezzo che il pubblico ama di più: ti fa capire che il messaggio è passato ed è arrivato intatto a destinazione.

5.    L’artwork ha un impronta molto nostalgica, chi è l’autore?

Ci ha lavorato Giuseppe, il cantante. È solo una bozza in realtà. L’artwork vero e proprio, quello definitivo, sarà un altro, anche se manterrà l’impronta di questo: l’idea del pontile sospeso verso l’infinito. Sarà maggiormente curato e meno “oscuro”, più arioso, se vogliamo.

6.    In sede di recensione ho considerato “Fenice” come un antipasto di quello che mi auguro sarà un futuro full-leght. Ritenete anche voi che questo ep va considerato come un preludio di qualcosa di più completo?

Assolutamente si. Abbiamo incluso nell’EP solo i brani registrati fin qui (insieme alla cover de “I Giardini di Marzo”, il primissimo brano a cui abbiamo lavorato insieme), ma, come accennavo prima, non abbiamo incluso Apeiron (una suite di 20 minuti di puro prog) e altri due pezzi a cui stiamo attualmente ancora lavorando.
Vista la lunghezza media dei nostri brani, non ci sentiamo molto a nostro agio nella dimensione EP, che è oggettivamente limitante. Il nostro obiettivo è decisamente il full-lenght.

7.    Come nasce una canzone degli Exedra, prima testi o sound?

È semplice: uno di noi arriva in sala prove con un’idea e tutti cercano di cambiarla! No dai, scherzi a parte, per i brani “brevi” di solito partiamo da un tema centrale e ci lavoriamo su, dando man mano forma alle musiche. Ha funzionato così, ad esempio, per “Siddharta” e “Fenice”. Il lavoro su “Venga il tuo regno”, invece, è stato un po’ più complesso. Anche lì siamo partiti fondamentalmente da un’idea centrale, ma il corpo del brano è stato lavorato in modo più articolato, alcune idee sono state collegate e messe insieme, altre scartate, finchè non siamo arrivati al risultato finale.
Melodie vocali e testi vengono dopo in genere, anche se non li mettiamo mai in secondo piano a livello di importanza
È un po’ come creare una grossa scultura: prima curi le proporzioni in modo che sia solida e resti in piedi, poi la sbozzi, la perfezioni e infine lavori sui dettagli.

8.    State promuovendo la vostra musica in sede live?

Certamente, in tutta onestà ci consideriamo innanzitutto una band da “live”. Abbiamo iniziato inserendo un certo numero di cover nelle scalette, per una questione di praticità: il live deve essere innanzitutto un momento di divertimento, e se suoni per un’ora e mezza roba che la gente non conosce, rischi di far addormentare tutti. Man mano che passa il tempo, però, la risposta del pubblico ai nostri brani aumenta, quindi puntiamo verso scalette sempre più ricche di inediti.

9.    Passi futuri?

Conquistare il mondo! Gli obiettivi futuri più urgenti sono terminare di comporre l’album e trovare un’etichetta interessata al nostro lavoro, continuando, ovviamente, la nostra attività live, che è e resta la miglior palestra per una band. Poi il resto si vedrà, un passo alla volta, da qualche parte attiveremo!

10.    Siamo alle conclusioni, a voi le battute finali…

Innanzitutto ti ringraziamo per lo spazio che ci hai concesso per parlare della nostra musica!  Un abbraccio a tutti i nostri fan e chiunque sia capitato su questa pagina e abbia letto l’intervista e la recensione… vi invitiamo tutti ai nostri prossimi live!
Per tutti gli aggiornamenti sugli Exedra, o se volete semplicemente ascoltare qualche nostro pezzo, potete visitare il nostro myspace www.myspace.com/exedraband o la nostra pagina su Facebook http://it-it.facebook.com/pages/Exedra/110098393668?ref=ts.
Stay prog!

(a cura di Ermanno Martignano)

Rainfall – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Interviste, Progressive


Rainfall, band proveniente di Tivoli (RM) è pronta a presentarci il loro metal progressive in “Lost in a cold World”

1. Ciao ragazzi, a voi le presentazioni di rito..

Ciao a voi ragazzi, innanzitutto grazie per lo spazio concessoci. I Rainfall sono una realtà che nasce nel 2006 dall’idea di Emanuela e Matteo, entrambi chitarristi e amici da tempo, ma il progetto ha iniziato a concretizzarsi nei due anni successivi, con la progressiva entrata nel gruppo degli altri componenti. Solo recentemente la band ha trovato la sua formazione stabile con l’ingresso finale di Francesca alla voce. Per due anni infatti i Rainfall sono rimasti un progetto strumentale, data la difficoltà riscontrata nel trovare una voce femminile che si adattasse al genere. L’attuale line-up è costituita da: Francesca (voce), Emanuela (chitarra e cori), Veronica (basso), Giorgio (tastiere), Paolo (batteria).

rainfall foto band

2. Come nasce il nome Rainfall?

Le sue origini ricalcano quel che essenzialmente è il significato del nome stesso: è nato proprio durante un pomeriggio piovoso, quando guardando la pioggia dai vetri di una finestra Emanuela ha pensato al nome e lo ha proposto agli altri (all’epoca il gruppo non era ancora al completo), i quali hanno approvato. Ma al di là di ciò, il termine è venuto fuori in rapporto al tipo di sound che stavamo iniziando a sperimentare in quel periodo e del quale potrete ascoltare i risultati nell’EP, soprattutto in “Thorns”. In un certo senso, la pioggia è permeata di una certa melanconia, ma allo stesso tempo ha ìnsita in sé anche una funzione catartica, perché cadendo è come se rigenerasse tutte le cose che bagna, donandogli nuova vita. E questa forse è anche la metafora del gruppo, la continua ricerca di una catarsi sonora, di rinnovamento e sperimentazione continua, pur avendo già gettato le basi per un nostro stile personale.

3. Il sound da voi creato si rivela originale e personale. Oltre ai Lacuna Coil è difficile trovare altre band che vi hanno in qualche modo influenzato, svelatecele voi…

In realtà non abbiamo mai guardato ai Lacuna Coil come fonte di ispirazione primaria per la nostra musica. Ovviamente dicendo questo non intendiamo sminuire il lavoro di una grande band come i Lacuna, ma le nostre influenze sono essenzialmente altre ed anche molto variegate, le quali contribuiscono tutte a creare un prodotto che noi speriamo sia per gli ascoltatori “fresco ed innovativo”. Il nostro sound cerca di amalgamare le varie influenze musicali di ciascun componente del gruppo senza però allontanarsi dall’idea di base, che è quella di realizzare un sound moderno riconducibile al metal e intriso di spunti melodici. Ciononostante, possiamo menzionare tra i generi che influenzano lo stile dei Rainfall il progressive, sia nelle sue forme più recenti che in quelle più antiche, il thrash metal, il death metal e la musica classica, che ci offre spunti sinfonici per arricchire le canzoni. Dati i nostri background musicali eterogenei, i nostri “gruppi preferiti” sono molteplici: dai Dream Theater, agli HIM, passando per Opeth, Stratovarius, Metallica e Katatonia, giusto per citarne qualcuno.

4. Perché il titolo “Perso in un mondo freddo”? Qual’è per voi il mondo freddo?

Il titolo cerca in qualche modo di spiegare ed esprimere la nostra riflessione su situazioni di disagio e malessere, sia personale che generale. Troppo spesso riscontriamo difficoltà nel relazionarci in maniera coerente con gli altri. La tendenza è quella di rimanere delusi da quanto sia facile restare incastrati nella sfera del superficiale. Un’illusoria serenità nasconde un clima di tensione che ogni giorno contribuisce a congelare l’atmosfera in cui viviamo. In realtà ogni persona potrebbe benissimo dare la propria personale definizione di “mondo freddo”, non è difficile immedesimarsi, ognuno di noi sa cos’è che può congelare il proprio mondo.

5. Quali sono le tematiche dei vostri testi?

I nostri testi sono in linea con il titolo del demo, si soffermano sul fatto che persone e avvenimenti ci lasciano dentro ricordi e sensazioni difficili da raccontare a parole. Si viaggia tra i sentimenti che ci legano al freddo di questo mondo in cui spesso ci perdiamo, passando dalla paura al desiderio, dalla rabbia alla riscossa, dal dolore al disprezzo, scorrendo in lungo e in largo l’incomprensibile sensazione di gelo che ci ingabbia quando ci sentiamo soli e sperduti. Spesso sono le nostre fantasie utopiche che ci ispirano, dandoci la voglia di contemplare ciò che di più profondo c’è in noi.

6. Siete pienamente soddisfatti del prodotto finale, o modifichereste qualcosa?

“Lost in a Cold World” rappresenta sicuramente un punto di partenza per i Rainfall, trattandosi della nostra prima esperienza in uno studio di registrazione professionale. Col senno di poi, non neghiamo che qualche modifica su alcuni arrangiamenti l’avremmo effettuata, tuttavia ci riteniamo abbastanza soddisfatti del prodotto finale; certo, la produzione non è delle migliori, ma speriamo che questo non influenzi negativamente il giudizio sui nostri brani.

7. Come mai la scelta di incidere solo tre canzoni piuttosto che un prodotto più completo? Possiamo considerare Lost in a cold world un biglietto da visita?

L’idea era quella di realizzare un EP che racchiudesse al suo interno lo stile proprio dei Rainfall. Le tre canzoni in esso contenute infatti rappresentano un biglietto da visita per gli ascoltatori. Ma la scelta di incidere solo tre pezzi è stata dettata anche da un fattore di tipo economico: siamo cinque persone nella band, quattro dei quali studenti universitari, quindi il nostro budget non ci ha permesso molto. Indubbiamente la voglia di far conoscere altre sfumature dei Rainfall agli ascoltatori c’é, anche perché abbiamo tanto materiale ancora da proporre, quindi magari in un futuro prossimo l’idea di un full-length potrebbe realizzarsi concretamente però per adesso l’unico modo per scoprire le altre carte del nostro mazzo sono i live, che speriamo di poter iniziare al più presto.

8. Live show in vista?

Per ora è tutto work in progress: giusto il tempo di riassestarci un attimo dopo le vacanze estive e di dedicarci alla composizione/arrangiamento di nuovi pezzi e poi saremo sicuramente pronti per “uscire allo scoperto”.

9. Progetti e speranze per il futuro…

Per quanto riguarda i progetti, sicuramente serate live per promuovere il demo e cercare di far conoscere la nostra musica in giro; per quel che concerne le speranze, speriamo di arrivare al maggior numero possibile di persone con la nostra musica e di emergere dal prolifico panorama dell’undergroun nazionale. Staremo a vedere cosa accadrà.

10. Siamo in dirittura d’arrivo, vi auguriamo buona fortuna e vi ringraziamo per la disponibilità. A voi le ultime parole…

Grazie ancora ragazzi per lo spazio dedicatoci e grazie ai lettori che leggeranno questa intervista, se volete seguire le nostre avventure e tenervi aggiornati su quel che riguarda il gruppo, news, date, etc. potete visitare il nostro Myspace all’indirizzo www.myspace.com/rainfallroma .
A presto!

(A cura di Ermanno Martignano)

Replosion – intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Interviste, Progressive


Progressive metal dai suoni caldi e coinvolgenti, questa è la proposta dei mantovani Replosion caratterizzati da sonorità vicine ai Dream Theater e Shadow Gallery.
Ma non ci dilunghiamo e cominciamo subito con le nostre domande…

1.    Benvenuti su Eraskor.com Replosion, a voi le presentazioni

Mike T. – Ciao e grazie ad Eraskor.com per ospitarci e sostenerci con questa intervista.
Il nostro percorso inizia a tutti gli effetti dal 2006 e abbiamo all’attivo un Demo “The Resting Place Of Illusion” al quale seguirà tra breve l’omonimo cd, contenente alcuni brani del demo oltre le ultime release. Il nostro genere tende al Progressive-Metal senza volerne però esaurire, tutti gli standard e cliché compositivi.

replosion band

2.    Da dove nasce il nome Replosion

Mike T. - L’idea del“Resting Place Of Illusion” nasce da un concetto di psicologia: “un’area che consente uno sviluppo soggettivo ed una vita psichica creativa”. Il nome e il concetto ci suonavano perfetti per i percorso musicale che avevamo in mente; essendo troppo lungo però lo condensammo in “Replosion”

3.    volevo farvi i complimenti per il vostro EP “Resting place of illusion”, si scorge una forte venatura del tipico sound Dream Theater e Shadow Gallery per via dell’ottima tecnica compositiva e del calore che riescono ad emanare le vostre canzoni. Oltre ai gruppi da me citati, quali sono le vostre maggiori influenze?

Mike T.- Il primo nucleo della band è nato e cresciuto ascoltando Queen, e al di là dei gruppi in sé  ritengo importante dire che ascoltavamo e apprezzavamo qualcosa di ogni genere a cui approcciassimo.

Gabriele M.- Grazie di cuore per i complimenti! Per le influenze sicuramente citerei le band progressive degli anni ’70, dai Genesis agli Emerson Lake & Palmer, senza dimenticare i nostri ‘mostri sacri’ come PFM e Banco del Mutuo Soccorso, che di quel ‘calore’ di cui parli sono maestri indiscussi.

4.    Ho riscontrato che l’EP è targato 2007. Come è stato il riscontro da parte del pubblico?…Quando ascolteremo un nuovo prodotto?

Gabriele M.-Direi che il lavoro è stato accolto nel complesso più che positivamente da coloro a cui è stato sottoposto. Le webzines che hanno recensito il nostro demo si sono sbilanciate in complimenti e apprezzamenti di vario genere, segnalando comunque criticamente quali potessero essere gli aspetti da migliorare nel sound, e sui quali in seguito abbiamo deciso di investire maggiormente. Adesso siamo in fase di pre-produzione del primo disco dei Replosion che dovrebbe vedere la luce all’inizio del 2010.

5.    Quali sono le tematiche dei vostri testi?…E chi è l’autore?

Mike T. – Facendo un paio di considerazioni posso affermare che in generale i testi parlano degli esseri umani in relazione a sé stessi ed in relazione a situazioni in cui si trovano. L’unico testo che si discosta ed è più staccato dalla realtà, più “sognante” è appunto quello che dà il nome al gruppo ed al demo: in questo caso il concetto segue la musica, uno giustifica l’altro e viceversa.

6.    Qual’è secondo voi il “resting place of illusion” (luogo di riposo e illusione)?
Mike T. – Il “Resting Place Of Illusion” cioè “il luogo in cui giacciono le illusioni”, è il luogo in cui si formano i desideri, le nostre illusioni. Il luogo in cui noi generiamo i nostri sogni da realizzare; sta poi ad ognuno di noi lottare per portare quelle illusioni a diventare realtà. Questo è poi il senso del testo dell’omonima canzone.

7.    Ci descrivete il messaggio che nasconde il vostro artwork e chi è il disegnatore dell’opera?

Mike T. – L’art concept è stato studiato e fatto apposta da Andrea Franzoni, artista bolognese molto talentuoso e concettuale. Da come abbiamo descritto il nostro nome “Replosion” nelle prime domande, potete ben capire, anche senza spiegazioni ulteriori, il perché poi del logo col volto di donna. Ci sono tanti luoghi “dentro” di noi, più o meno consapevolmente, tutti noi, ci troviamo a vivere una vita intera stando in uno o nell’altro. La consapevolezza dell’illusione è un modo di non lasciare mai andare i sogni, ma nel contempo restare aggrappato al concreto per cercare di realizzarli, di non esserne succube solamente.

8.    Quanto è difficile in Italia emergere come band progressive, essendo un sound più particolare e magari più ostico da inglobare rispetto al classic heavy, power, thrash, death, black e gothic?

Gabri M. – In Italia emergere è difficile. Punto. Ritengo comunque che il progressive sia un po’ ‘di casa’, nel senso che nella nostra penisola ha sempre avuto un buon seguito ed ha dato spazio a gruppi che sono diventati veri e propri portabandiera del genere dalle origini ad oggi. Il ‘bello’ del metal moderno, poi, è che riesce ad ‘attrarre’ a sé come una calamita anche generi più eterogenei, senza rimanere mai troppo ancorato a se stesso, e questo ci permette di esprimerci liberamente e completamente. Cosa ci riserverà il futuro poi non lo so.

9.    Serate live?

Mike T. – Ci stiamo da tempo dedicando alla preparazione dell’album ufficiale, le date live le stiamo selezionando molto. L’ultima data è stata a Luglio coi Killing Touch (il nuovo progetto di Michele Luppi, ex Vision Divine), venivamo comunque da un paio d’anni di live in cui abbiamo toccato più volte Milano, Brescia, Verona, Bologna, Reggio, e Cremona.

10.    Siamo alle battute finali, non ci resta che ringraziarvi e augurarvi buona fortuna per il futuro! A voi le considerazioni finali…

Mike T. – Grazie a voi per questo spazio, spero di avere l’opportunità di diffondere la musica dei Replosion e di tornare un giorno a contattarvi per ringraziarvi di avere visto qualcosa in noi. In Italia è difficile, ma iniziative come la vostra aiutano a dar senso alle tante persone che hanno la forza di fare arte al meglio delle proprie possibilità, in silenzio senza pretese di notorietà o di ricchezza.
Grazie, a presto col nostro primo cd ufficiale “The Resting Place Of Illusion”.
Mike

(A cura di Ermanno Martignano)