Nuova intervista al chitarrista bergamasco Guido Campiglio che ci presenta il nuovissimo Rumble In The Jungle, sempre sotto l’ala protettiva della SG Records.
1. Ber ritrovato sul Blog di Eraskor.com Guido
Piacere mio, ricordo ancora con gioia la nostra conoscenza e la chiacchierata in occasione dell’uscita di Saturn.
2. Parliamo subito di Rumble In The Jungle, a mio avviso un lavoro più diretto e meno intricato del precedente Saturn, concordi?
A mio parere “Rumble in the jungle” è un lavoro in grado di raggiungere molta più gente, non è riservato solo ai chitarristi o agli amanti della chitarra di genere rock, e ciò è dovuto sia alla composizione dei pezzi –decisamente più orecchiabili- che al sound complessivo del disco –ricco di elettronica- che ho voluto conferire al lavoro.

3. Perché intitolarlo rombo nella jungla? La jungla rappresenta il mondo, ormai privo di regole?
Il titolo di questo lavoro ha davvero un’origine curiosa; il mio stile compositivo, per natura, è ricco di componenti tribali, etniche ed esotiche ed avevo già in mente di scrivere un lavoro in cui dare via libera a queste componenti. Quello che mi ha dato l’illuminazione su come intitolarlo è stata una enorme festa in Germania, dove mi trovavo l’anno scorso, era organizzata in un locale nelle vicinanze di Francoforte, che si chiama appunto “Rumble in the jungle”, questo nome mi e’ entrato in testa e conquistato da subito! Riguardo alla tua domanda… bè direi che se le regole del mondo fossero più simili a quelle della jungla…sarebbe di sicuro un mondo migliore, privo di falsità!
4. In sede di recensione ho paragonato il tuo sound ai gloriosi anni ottanta, specialmente riferendomi al periodo 83/84, (anche se si scorgono altri stili musicali sparsi in tutto l’album ndr.). In parole povere, un sound più schietto ma pur sempre tecnologico, sei d’accordo con me?
Io mi riconosco pienamente in tutta la decade anni ’80, a partire dalle scelte stilistiche fino ad arrivare a quelle foniche. Per “Rumble in the jungle” è stata fatta la scelta di ricorrere a tappeti elettronici per arricchire il tutto e per far emergere ulteriormente alcune scelte tribali (si pensi a quante percussioni sono incluse in un pezzo come “Dhalsim”, “Tomahawk” o in “Drakkar”), per quanto riguarda il suono della mia chitarra, invece, direi che e’ compatibile con sonorità di fine anni ’80, lo paragonerei al suono Cacophony o al Malmsteen epoca ‘Eclipse’.
5. Quale è il pezzo che hai composto più velocemente e quello che ti ha dato maggior soddisfazione?
Il pezzo che si e’ letteralmente scritto in un’unica mattinata e’ stato “Tomahawk”, un bellissimo brano che pare uscito da una tribù di nativi americani (da qui il titolo ), che ho notato essere già stato apprezzato parecchio; c’e’ un pezzo che pero mi inorgoglisce maggiormente ed è “Butterfly suite op no 1”, ha un tema inquietante e misterioso ed uno svolgimento articolato. E’ un brano che si è generato quasi autonomamente, senza che operassi delle scelte, un vero frutto di ispirazione!
6. Credo che un chitarrista attivo come te non smetta mai di essere in tour, sai già quali palchi solcherai in questo autunno / inverno?
Quest’anno l’attività live è sorprendente, non solo per il numero di date ma anche per la loro natura, ho notato che viene apprezzata la musica originale maggiormente che le cover, e devo dire che questa e’ una conquista, forse i tempi stanno cambiando. Aggiungo con un po’ di autostima che il nuovo materiale sta venendo davvero apprezzato contribuisce a questo. Ho suonato praticamente in tutta Italia e sono in programma un sacco di date anche in regioni finora mai toccate, come la Liguria. Segnalo con particolare piacere una realtà che e’ nata quest’anno ed e’ il vero e proprio sodalizio con un’altra band targata SG Records, gli IBRIDOMA, la maggior parte delle date viene realizzata come un doppio live in loro compagnia, questo ha aiutato parecchio ad aumentare la visibilità di entrambi, ho avuto piacere anche di suonare concretamente in formazione con loro alcuni spettacoli di cover, e’ stato un vero piacere! Vi anticipo poi che il prossimo anno ci sarà anche una novità a stelle e strisce, ma è tutto ancora in fase organizzativa.
7. Wood nel 2009, Saturn nel 2010 e Rumble In The Jungle nel 2011, in pratica sforni un lavoro all’anno e sempre diversi tra loro. Possiamo dire che l’ispirazione è sempre dietro l’angolo?
Ho sempre avuto la predilezione per la musica originale, perfino quando ero molto più giovane, ogni volta che scrivo un lavoro genero sempre materiale che viene scartato e che rappresenta una miniera da cui riciclare idee, ed è anche una sorpresa il rimaneggiamento che ne viene fuori, “C.D.T. Simphony”, il pezzo che apre il nuovo album, era addirittura precedente a Saturn nella sua forma embrionale.
8. Quante ore di allenamento dedichi al giorno al tuo strumento? Hai qualche buon consiglio da dare a chi inizia ad imbracciare una chitarra?
Io passo praticamente tutto il giorno con la chitarra addosso, ciò è dovuto anche al fatto che insegno in diversi corsi in provincia di Bergamo, dedico settimanalmente almeno due mattinate allo studio personale. Come dico ai miei allievi l’importante è stabilire una buona routine di allenamento con esercizi validi e successivamente a questi dedicarsi allo studio di un solo brano, come fosse una specie di premio.
9. Secondo te quale è il chitarrista più letale al mondo da quando è stata inventata la chitarra?
Bellissima domanda, e ti rispondo che complessivamente, relativamente all’epoca, alla maturità musicale, allo stile mi viene in mente subito questo nome: Randy Roads! Chissà cosa sarebbe venuto fuori se non fosse morto cosi giovane. Devo dire che ha un discendente che mi ha davvero steso quando l’ho sentito dal vivo, parlo di Gus G, il nuovo chitarrista di Ozzy. Chi non avesse ancora sentito questo chitarrista non se lo perda!
10. Grazie e alla prossima occasione!
Grazie a te Ermanno, è stato un piacere e devo dire che erano domande davvero valide ad inquadrare il mio recente lavoro, ti ringrazio davvero! Un abbraccio, shred on!
(A cura di Ermanno Martignano)
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