Ancient Dome – Intervista

Autore: Ermanno M.  //  Categoria: Interviste, Thrash metal

Thrash Thrash Thrash, ormai l’Italia può vantare una sua scena ben assestata e ricca di valide band in questo settore. Ci giungono in redazione gli Ancient Dome, ennesima prova che sprigiona tanta grinta e voglia di fare, quindi basta dire che l’Italia è seconda a qualcuno! Facciamogli qualche domande sul nuovo “Perception Of This World”

1.    Benvenuti Ancient Dome, una rapida presentazione a chi non vi conosce ancora

Ciao Ermanno, e ciao a tutti i lettori di Eraskor! We’re Ancient Dome from Saronno! Qui Pol, chitarra e voce, a rispondere alle tue domande…
La band è nata nel 2000, con l’intenzione di suonare heavy metal. Siamo partiti come cover band, e solo nel 2004 ci siamo indirizzati verso musica inedita, thrash metal di chiara matrice Bay Area. Dopo una demo, una demo live, un Ep e una demo promozionale per la ricerca di una etichetta, siamo approdati alla corte della Punishment 18 Records, che ci ha permesso di dare alle stampe il nostro debut “Human Key”, uscito a gennaio 2009, ed il nostro secondo album “Perception Of This World”, uscito a fine settembre 2010.

2.    Tra partecipazioni in varie compilation, promo e live, Perception of This World è il terzo o quarto album nella vostra discografia?

Le compilations a cui abbiamo partecipato sono scaricabili online, nessuna è mai stata prodotta fisicamente. “Perception Of This World” è il nostro secondo full length dopo “Human Key”, il resto sono demo che hanno ricevuto una distribuzione davvero limitata; ti basti pensare che di “Once Were Thrashers” (2004) e “Ancient Dome” (2005) abbiamo stampato un centinaio di copie cadauno, non professionalmente purtroppo, ed ammetto che non mi dispiacerebbe per nulla vederle prodotte seriamente un giorno! Prima o poi ce la faremo…

3.    Perception of this World, sembra un perfetto thrash metal con un piede negli anni ottanta e uno nei novanta; mai canzoni fine a se stesse, ma piuttosto ricche di una carica extra-urbana tipica di band come Nuclear Assault, Overkill e Anthrax. Concordate?

Overkill e Anthrax sono tra le band da cui maggiormente piace prendere ispirazione nella composizione dei brani, i Nuclear Assault non li abbiamo mai assimilati del tutto, ma è un paragone che fa sempre un certo effetto ed ovviamente piacere! Mi piace sottolineare come, limitatamente alle nostre capacità di strumentisti, si cerchi sempre di coniugare l’irruenza del thrash con l’eleganza del prog, il tutto condito da tanta melodia basata su fraseggi di chitarra di cui davvero non possiamo fare a meno! Qualcuno ci ha identificato come band techno thrash, e non possiamo che andarne fieri e ringraziare; la componente più tecnica (senza esagerare, siamo comunque limitati rispetto ad una miriade di altre formazioni) proviene dall’amore per Heathen, Coroner, e per gli indimenticabili Death e Control Denied, due band che hanno fatto la storia della nostra musica e restano un’immensa icona.

4.    Guardando l’artwork e leggendo il titolo dell’album, deduco che i vostri testi siano incentrati sulle catastrofi naturali e che noi in un certo senso favoriamo a generarle con il nostro modo di vivere… giusto?

Esatto! Mi fa piacere che tu ti sia soffermato a pensare a quello che stavi ascoltando non solo dal punto di vista musicale, ma anche lirico. Siete (siamo) in pochi! Nel nostro piccolo si è cercato di risvegliare le coscienze, si è cercato di sottolineare come il puro egoismo nato dalla volontà e bramosia di avere sempre più di quel che si ha porta al sovra sfruttamento delle risorse di cui disponiamo; da qui la volontà di rendere nota la nostra “percezione del mondo”, che pur non essendo una visione ottimista, ricorda come si sia ancora in tempo per tornare sui propri passi e ripartire da un rispetto a più ampio raggio di ciò e di chi ci circonda, anche se per ora all’orizzonte “non ci sono speranze che la lezione sia stata assimilata”…

5.    Chi è l’artefice dell’artwork in perfetto stile anni ottanta?

Per fortuna c’è chi come te apprezza il risultato degli sforzi di Tiziano, un amico che lavora come grafico professionista ed è ormai punto di riferimento per la nostra band, già autore anche di artwork e booklet del precedente studio album. Troverete riferimenti e contatti nel nostro sito.
Volevamo (o forse dovrei dire volevo, ah ah ah) una copertina più “old style” rispetto a quella di “Human Key”, che è decisamente più moderna, ed il risultato è quanto ci si poteva aspettare, davvero! Una curiosità: la prima bozza, che poi è stata scannerizzata e riportata su computer, è stata fatta su un tovagliolo (usato) al termine di una pizza in compagnia, ah ah ah!

6.    Cosa ci dite dei vostri live?

Siamo un po’ fermi purtroppo, a parte un live in febbraio, non c’è nulla in vista; se poi consideri che potrebbe arrivare uno “stop forzato” per alcuni mesi, a causa di impegni che porteranno all’estero uno di noi, la situazione non è proprio idilliaca.
In generale, credo che il fatto di puntare in sede live sulla simpatia, sul ridere prendendoci anche gioco di noi stessi, siano le caratteristiche che più piacciono delle nostre brutte facce: suonare per divertire e per divertirsi, ecco quello che dovremmo fare tutti!

7.    Non ho potuto far a meno di notare certi assoli alla Chuck Schuldiner, quanto vi ha influenzato questo grande chitarrista scomparso prematuramente?

Nota più che veritiera! Come già sottolineato in precedenza, i Death sono un punto focale per gli Ancient Dome; avendoli ascoltati centinaia di volte senza mai cedimenti, è venuto naturale appropriarsi anche dell’approccio solista che il buon Chuck Schuldiner ha sempre mostrato di possedere, e mai negherò che certe scale, certe melodie e fraseggi derivano dall’amore per i brani immortali che ci ha lasciato prima di cedere alla malattia. Come avrebbe detto lui stesso, keep the metal faith alive!

8.    Sono sette anni ormai che siete in scena, ci sono stati bocconi amari che avete dovuto ingoiare e che non riuscite a dimenticare? E quali sono i momenti che vi hanno maggiormente gratificato?

Sette… dalla nascita del combo sono già più di dieci, effettivi come noti tu poco più di sette, da quando insomma abbiamo cominciato a scrivere musica nostra. Di bocconi amari ce ne sono anche stati, ma passano talmente in fretta che non ci si accorge nemmeno di averli ingoiati; siamo una band underground senza particolari mire per uscire dall’ambito, siamo contenti di dove siamo, e col tempo abbiamo imparato a farci due risate su certe situazioni! Tutte le volte che abbiamo ricevuto un complimento sincero, tutti i live che abbiamo condiviso con tanti amici, il fatto che tanti ragazzi supportino e apprezzino la nostra musica, sono tutti stimoli e fanno dimenticare i momenti peggiori, gratificando il tuo operato: cosa si può volere di più dalla vita (a parte un noto amaro, ovviamente…)?

9.    Ascoltando il vostro lavoro sono del parere, e sempre più convinto, che anche l’Italia oramai può vantare un suono dal timbro inconfondibile (escludendo i vari accostamenti a grandi band che non mancheranno mai ndr.). Siete d’accordo con questa mia osservazione?

Sono d’accordo, abbiamo davvero tantissime formazioni che nulla hanno da invidiare alle band provenienti da altre parti del mondo in cui la musica metal è più radicata e presente. In tanti si distinguono dalla massa, e cercano una propria strada per uscire allo scoperto, mantenendo nella maggior parte dei casi un’impronta legata alle sonorità cui fanno riferimento. Limitatamente al nostro genere, non è un caso se si è coniata la definizione “New Wave Of Italian Thrash Metal”, un vero e proprio avvertimento per tutti, ah ah ah! Resta il fatto che sono davvero in pochi i supporter esteri che se ne rendono conto, e troppi quelli che gettano fango senza motivo su gruppi che in altri contesti territoriali verrebbero osannati e premiati per stile e capacità di songwriting… ma tant’è e non serve certo a scoraggiare quanti come noi credono davvero nella propria musica!

10.    Grazie per la disponibilità concessaci, a voi l’ultima parola

Ancora grazie a te, e a quanti si prodigano per offrire un po’ di visibilità a realtà underground come la nostra! Ricordo a quanti si sono avventurati fino in fondo a questa intervista che possono farci visita e farsi un’idea più precisa della nostra proposta connettendosi a http://www.ancientdome.com e http://www.myspace.com/ancientdome. Se poi qualcuno volesse addirittura contattarci per acquistare il nostro cd, gliene saremmo eternamente grati!
Ricordatevi sempre di supportare la nostra scena, l’Italia è seconda a tutti solo per la tradizione musicale che impone certi fenomeni da baraccone all’attenzione delle masse; il sottobosco metal della nostra penisola è vivo e vegeto, ma il suo sviluppo deve partire dagli stessi amanti di queste sonorità, altrimenti rischiamo di finire in un limbo e di non uscirne più… Long live the Italian Underground Scene!

(A cura di Ermanno Martignano)

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