Lockerbie – Olgusjor (Kapitan Platte 2012)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Post Rock, Progressive, Recensioni, Rock Alternative


LOCKERBIE – Olgusjor  (Kapitan Platte 2012)

A volte ti capitano cd tra le mani che hanno poco a che fare con il metal ma talmente particolari e interessanti da non poterli abbandonare su uno scaffale polveroso.

L’album che vi proponiamo oggi potrebbe far felici molti dei fans degli Anathema ultima maniera (specialmente nel cantato e nelle progressioni rock). I Lockerbie provengono dall’Islanda e ci propongono un album cantato nella loro lingua. Le armonizzazioni post rock dalle forti radici folk popolari fanno di questo “Olgusjor” una chicca intrisa di progressiva e raffinata delicatezza con vari momenti davvero esaltanti e altri più riflessivi, che una volta assimilati a dovere saranno canticchiati anche in seguito (provare per credere).

Uno strano viaggio ricco di poesia e creatività e un’aggraziata, ma alquanto standard, confezione digipack, mette in evidenza un artwork ricco di sogni e fantasie personali. Un debutto che consigliamo a chi sa lasciarsi trasportare dal vento….

VOTO: 80 / 100

Tracklist:

1. Laut
2. Laut II
3. Reyklykt
4. Í Draumi
5. Gengur Í Garð
6. Kjarr
7. Ólgusjór
8. Esja
9. Snjóljón
10. Sumar

Line Up:

•    Davíð Arnar Sigurðsson – piano, organo, chitarra acustica, voce, xylophono, glockenspiel
•    Guðmundur Hólm – basso, voce
•    Rúnar Steinn Rúnarsson – batteria, percussioni
•    Þórður Páll Pálsson – voce, chitarra acustica, chitarra, organo, glockenspiel

 

My Space:
Myspace Lockerbie

Facebook:
http://www.facebook.com/lockerbiemusic/info

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Eric Castiglia – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Classic metal, death metal, Interviste, Power metal, Progressive, Thrash metal


Intervista a Eric Castglia, chitarrista dei Sedna, che con il suo album da solista (The End of Our Days) sugella l’ennesimo capolavoro.

 

1. Lieto di risentirti Eric, come mai hai avuto l’esigenza di registrare un album da solista?

Beh ho avuto l’esigenza di registrare un album solista sopratutto per poter dar libero sfogo alla mia creatività acquisita col tempo in questi anni di carriera musicale, mi son detto avendo uno home studio personale “Perchè non registrare un mio album personale?” ed ecco fatto, ho iniziato a buttare giù delle bozze e nel giro di un annetto ho completato le registrazioni di tutto il mio progetto solista…facile è? ahahah

2. The End of Our Days é un lavoro sorprendente, dentro ci si può trovare thrash metal moderno, progressive, black metal (perlopiù nel cantato), ma soprattutto sonorità anni ottanta. Se vogliamo essere precisi, anche power metal e rock in The Pulse of Time (ndr.). Come sei riuscito ad agglomerare tutti questi generi?

Semplicemente perchè non sono mai stato “chiuso mentalmente” nei riguardi di tutti i generi musicali quindi sono riuscito ad amalgamare facilmente tutte le mie influenze acquisite in questi anni, ho ascoltato power metal, gothic, gothic rock, death,black, blues, rock, hip hop ecc.ecc. e posso dire che in tutta la musica c’è del “bello” e sempre qualcosa da usare come spunto.

3. Quali argomenti ami trattare nelle tue liriche? Quanto tempo ci è voluto a scriverle?

Le mie liriche hanno uno scopo semplice ed è quello di far riflettere le persone su quanto decisamente valiamo poco a confronto dell’universo in cui abitiamo…la gente non rispetta il nostro pianeta  come dovrebbe, TEOOD parla soprattutto di umanità con un pò di misantropia e retorica. Il tempo per scrivere i testi non è stato molto lungo e faticoso a confronto della parte strumentale, tutte le liriche sono fluite bene e incastrate perfettamente con gli strumenti

4. TEOOD lo hai concepito solo o ti sei servito di qualche aiuto?

Tutto completamente da solo, non ho voluto aiuti esterni perché ho preferito, essendo un mio progetto, lavorare in piena libertà dei miei pensieri senza cercare consigli da persone esterne al progetto….quello che posso dire è che naturalmente ci sono influenze delle mie band preferite, che non sto a elencare perché sono tantissime.

5. Questo tuo progetto da solista lo possiamo ritenere un caso isolato, oppure sei intenzionato a portarlo avanti nel tempo?

Naturalmente continuerà nel tempo, magari cambiando concept per un nuovo album futuro.

6. Dato il valore di queste tracce, hai intenzione di cercare un supporto discografico o preferisci rimanga un’autoproduzione?

Beh il supporto discografico mi darebbe una grossa mano, diciamo che non la butto come idea! Per il momento però andrò avanti anche in autoproduzione senza problemi.

7. La scelta per le sonorità anni ottanta possiamo dire che si rivela la ciliegina sulla torta, evocando le numerose hit che quei gloriosi anni ci hanno donato. Come sei arrivato alla scelta conclusiva di Such a Shame?

Beh…sono un amante delle sonorità e delle band 80′s e quindi ho deciso, in modo molto simpatico, di fare una cover di quegli anni proprio per fare un tributo a una band che ha dato molto alle sonorità di quegli anni e perché no ,anche un aiuto alle sonorità dei giorni nostri! Such a Shame mi è sempre piaciuto come brano…me lo canticchiavo sempre e quando ho ricercato per una cover e ho risentito questo pezzo ho subito fermato le ricerche e scelto ad occhi chiusi che quella sarebbe stata la cover perfetta da inserire nel mio album solista.

8. Domandina sui Sedna, come procede la preparazione dei nuovi pezzi?

Direi bene! Stiamo componendo nuovi brani con una nuova “concezione” decisamente più  matura, naturalmente non voglio svelare niente….se vi capita potrete sentire delle novità live il 20 aprile al Traffic di Roma e il 22 al Carlito’s way Pavia in supporto a i TAAKE (NOR)

9. Porterai mai su un palco le songs di questo tuo progetto da solista o magari anche un paio di pezzi durante un live dei Sedna?

Non saprei, se trovassi componenti per formare anche una live band allora potrei anche riprodurre tutto l’album e sarebbe veramente un sogno! Invece riguardo a suonare i miei brani con i Sedna direi proprio un NO deciso, anche perchè con i Sedna abbiamo un’altra tipologia di idee e i miei brani non rispecchiano quello che noi Sedna siamo realmente.

10. In bocca al lupo per tutto e alla prossima occasione.

Grazie mille e speriamo in buon riscontro per un futuro album!

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Eric Castiglia – The End of Our Days (Autoprodotto 2012)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Power metal, Recensioni, Thrash metal


ERIC CASTIGLIA – The End of Our Days (Autoprodotto 2012)

Che soddisfazione immensa provo quando mi capita di recensire gioiellini come questo album da solista di Eric Castiglia, chitarrista dei particolarissimi Sedna (recensiti poco tempo fa su queste stesse pagine), dei White Noise e dei Till Die.

Eric dimostra di aver gusto, classe e cattiveria quando compone canzoni. A mio avviso, l’album in questione assume grande importanza nel circuito underground, questo bravo chitarrista ha saputo forgiare un sound del tutto personale…quanti di voi nella loro vita si sono imbattuti in un thrash / black / prog metal infarcito dai grandiosi suoni anni ottanta?

Ebbene si, Eric dimostra di essere anche figlio di quella grandiosa pop music generando queste 10 tracce più una perfetta interpretazione di Such a Shame…cover dei Talk Talk. Sintetizzando il tutto, nell’album si può ascoltare thrash dai ritmi moderni progressivi e sconquassanti stile Nevermore e Meshuggah: voce pulita, cori e screaming black metal con abbondanti innesti tastieristici incentrati perlopiù negl’anni ottanta ma con accenni anche black.

Pezzi più estasianti Coward Circus, Forevermore, The End of Your Days e la strumentale The Pulse Of Time, in quest’ultima prende piede anche uno stile power teutonico e ballate rock…. senza  parole…complimenti Eric!

VOTO: 90 / 100

 

Tracklist:

1.    God Won’t Save You
2.    Broken Hourglass
3.    Vacuumba
4.    The Seventh Gate
5.    Interlude
6.    Coward Circus
7.    Such a Shame (cover Talk Talk)
8.    No One Like You…Because You’re Nothing
9.    The Pulse Of Time
10.    Forevermore
11.    The End of Our Days

 

Facebook:
http://www.facebook.com/castigliaeric

 

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Caronte – Ghost Owl (Ep Lo-Fi Creature 2011)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Doom metal, Progressive, Recensioni, Stoner Doom


CARONTE – Ghost Owl  (Ep Lo-Fi Creature 2011)

Oscurità, soffocamento, tradizione di un rock plumbeo, questo è l’ep apripista della band parmense dei Caronte. Inizio qualitativamente alto il loro, un sound che richiama le tradizioni del doom rock di Electric Wizard e Black Sabbath ispirati dalle  tematiche esoteriche e occulte di Aleister Crowley.

Tre sole songs accerchiate da sensazioni mistico/psichiche prive di luce positiva e dall’incedere progressivo. Ottima la voce di Dorian Bones, una timbrica perfetta per il genere e quanto mai simile quella di Gleen Danzig (Danzig). Un elogio dobbiamo farlo anche alla Lo-Fi Creatures per la curata confezione digipack con libretto dettagliato al suo interno. Un anticipo che in 20 minuti mette una certa curiosità su quello che possono esprimere in un futuro full lenght. La partenza è di quelle giuste!

VOTO:  70 / 100  

 

Tracklist:

1.    Ghost Owl
2.    Black Gold
3.    Trice of Dream

Line Up:

•    Dorian Bones – voce
•    Tony Bones – chitarra, cori
•    Henry Bones – basso
•    Mike De Chirico – batteria

 

Facebook:
http://www.facebook.com/ferociailluminata

 

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Shinin’ Shade – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Doom metal, Interviste, Stoner Doom


Gli Shinin’ Shade ci propongono un secondo ep dal titolo Slowmosheen, doom rock progressivo e psichedelico. 20 minuti in cui vivere la “sensazione di respirare etere”…intervistiamo i diretti interessati…

1.    Come anticipato nell’introduzione, ascoltare la vostra musica è come “respirare etere”. Per come la vedo io, incarnate i deliri mentali di Jim Morrison, la ruvidità dei Led Zeppelin in chiave sperimentale e l’oscurità Sabbathiana nei momenti più lenti. Cosa ne pensate?

Per come la vediamo noi la nostra musica è un’incarnazione di numerose influenze, che diventano difficilmente localizzabili all’interno delle canzoni. I deliri mentali che tu ritrovi, sono molto personali e si connettono alla frustrazione che ognuno di noi sperimenta nella vita di tutti i giorni. Siamo stati accomunati a gruppi del passato molto spesso, ma quello che cerchiamo di proporre non vogliamo sia paragonato ai ‘mostri sacri’, perchè è fatto in un’altra epoca, con un’altra mentalità e un’altra personalità.

2.    Che significato ha il titolo “Slowmoshen”? Tre soli aggettivi per descrivere questo ep

‘Slowmosheen’ significa letteralmente ‘bagliori al rallentatore’ e descriverlo in tre aggettivi non sarà semplice (almeno per me): a-temporale, malinconico e paranoico. Possono bastare?

3.    Un anno fa avete prodotto l’ep dal titolo omonimo, ed in questo inizio 2012 un felice ritorno con Slowmosheen. Ritenete che ci siano differenze tra questi due lavori o quest’ultimo segue un discorso intrapreso con il primo?

Le differenze che io trovo tra i due sono esclusivamente a livello produttivo, perchè se il primo lavoro (che è un full-lenght) risulta meno emotivo seppur pieno zeppo di riferimenti ‘classici’, ‘Slowmosheen’ cerca di spiazzare chi lo ascolta riducendo questi riferimenti quasi a zero. In pratica cerchiamo di non essere uguali a qualcosa di già presente sul mercato, una proposta sicuramente difficile quindi, ma che per noi risulta quella più soddisfacente.

4.    Che sensazioni volete trasmettere con i vostri brani a chi vi ascolta?

Vogliamo trasmettere un modo di pensare magari astruso per i giorni nostri: ogni persona vive sentimenti in maniera totalmente diversa da un’altra ed è proprio grazie a questo modo di pensare che ogni soggetto ‘risuona’ in ogni canzone a modo proprio. Alla fine è come ritrovare se stessi attraverso le emozioni che la musica risveglia nel nostro essere.

5.    Tanto di cappello alla super confezione digipack, oltre al mistico art work tutti i caratteri sono in rilievo e molto curati. Chi è il vostro grafico?

Il nostro grafico è Jack Larana, che lavora in stretta collaborazione con la nostra etichetta. Il suo apporto per l’art-work è stato fondamentale, perchè è riuscito ad includere in maniera personale le idee che avevamo per copertina e presentazione.

6.    Dopo 2 ep mi auguro sia la volta del primo full lenght, ci state già pensando?

Come già ti accennavo, il primo lavoro del 2010 è un full-lenght, anche se ha quasi poca coscienza di esserlo.
In questo momento stiamo vivendo un periodo abbastanza produttivo, dal quale speriamo di uscirne con un nuovo lavoro entro la fine dell’anno.

7.    Questa è la seconda uscita per la Moonlight Records, deduco che siate soddisfatti del loro operato

Con Moonlight c’è un buon rapporto e sopratutto molta fiducia. Sicuramente l’etichetta e il nostro manager ci indirizzano e spingono la nostra produttività al fine di poter essere altamente personali in quel che facciamo.

8.    Grazie per il vostro tempo, buona fortuna per tutto!

 

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Endless Coma – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: electro gothic, Gothic metal, Horror Metal, Industrial Metal, Interviste, Post Rock, Progressive, Rock Alternative


Gli Endless Coma sono una band italo-inglese proveniente dal padovano che debutta con “Rising Rage”, un album dai molteplici stili.

1. Benvenuti ragazzi, vi và di presentarvi ai nostri lettori?

(Dark Priest) Che dire… molto piacere siamo gli incubi del passato che ritornano. Era ora che qualcuno tornasse a far capire alla gente che non sono questi tempi in cui si possa stare tranquilli. Oggigiorno sono tutti troppo rilassati dietro ai nuovi cliché, usati come maschera da quelli che temono di non essere accettati da chi li circonda, ed utilizzati da altri come scudo, i quali seppur insofferenti alla situazione in cui vivono non vi si oppongono in alcun modo. Non è questo il modo di agire… Bisogna iniziare a temere ciò che stiamo diventando e ci penseranno gli Endless Coma a ripristinare le vecchie gerarchie, mostrando come uno specchio, il riflesso di quello che spesso non la gente non vede più in sé stessa.

2. Perché chiamarvi “Coma senza Fine”, da dove nasce questo monicker?

(Dark Priest) Ci consideriamo il frutto della realtà di oggi e per chiunque abbia un po’ di spirito riflessivo non risulterà difficile comprendere le motivazioni che ci hanno fatto definire questi ultimi anni come lo stato “comatoso dell’essere umano”. Abbiamo elaborato le nostre reazioni, frustrazioni e difficoltà misurandole sulla base di quello che vediamo attorno a noi, conseguendone soltanto un senso di profonda amarezza e di rabbia. Sembra proprio che i “segni vitali” siano sempre più bassi, non c’è la minima avvisaglia di ripresa, il coma non accenna a finire e ci siamo resi conto che bisogna accettare questo stato se si vuol fare qualcosa di nuovo per cambiare, l’abbiamo accettato a tal punto da esserci identificati in esso.

3. La vostra provenienza si divide tra Italia e UK, come è nata l’idea di unirvi in un’ unica band?

(Sal) Il mio primo contatto con la band è avvenuto in aprile dello scorso 2011 qui in Italia, dove attualmente risiedo. L’incontro con Dark Priest è avvenuto grazie a delle coincidenze puramente casuali in un contesto che non centrava nulla con la musica ma, come si dice in questi casi, le cose migliori accadono proprio quando meno te le aspetti. Mi è stato illustrato il loro piano di lavoro, all’epoca Rising Rage non era ancora completato e la band aveva bisogno di un nuovo chitarrista.

Ho subito visto il potenziale del progetto ed ho accettato di completare le registrazioni con loro e entrare a far parte degli Endless Coma. Come sappiamo tutti però l’Italia è uno dei posti peggiori per cercare di emergere sotto qualunque piano, soprattutto quello musicale, e ancora di più per un gruppo come il nostro che offre qualcosa di nuovo, di diverso, di originale. Grazie alle mie origini britanniche vado in Inghilterra più volte l’anno, e lì la situazione è molto diversa, l’approccio che hanno le persone verso la musica è totalmente diverso, e proprio per questo stiamo lavorando a pieno ritmo per trasferirci a Londra entro il 2012 e far partire da lì la nostra carriera musicale.

4. Rising Rage, un mix di molteplici sonorità: alternative, nu metal e post rock. Quali ritenete siano le vostre influenze più significative?

(Nick Franz) Siamo sempre molto onorati quando ascoltiamo i pareri dei diversi spettatori di “Rising Rage”. Apprezziamo davvero moltissimo il fatto che ogni singolo ascoltatore sia in grado di captare influenze completamente differenti che sicuramente fanno parte del nostro inconscio e delle nostre memorie durante la stesura dei brani, molte delle quali non sapevamo minimamente di avere. Non c’è una fonte di ispirazione più importante, non ce n’è una meno significativa.

Qualsiasi fenomeno musicale, qualsiasi cultura che fa parte del mondo della musica, immagazzinata nella nostra psiche, può essere una fonte fondamentale. Il mondo alternative, con il quale ho passato buona parte della mia adolescenza, sicuramente si associa in modo significativo a questa miscela rock chiamata “Rising Rage”, così come lo sono sicuramente l’industrial per Dark Priest ed il prog per Sal. Non siamo mai stati grandi amanti di post rock, il nostro istinto e la nostra irrazionalità accompagnano la mente nell’ adottare atmosfere, sensazioni ed espressioni di musiche che senza ombra di dubbio abbiamo ascoltato, ma che non sono propriamente nelle nostre corde.

5. Nelle vostre tracce è presente una evidente componente intimista e melodrammatica, quali temi trattano le vostre liriche e cosa volete che esprimano i vostri pezzi a chi li ascolta?

(Dark Priest) Sicuramente la componente intimista rispecchia alcuni elementi del flusso tematico del disco, in quanto parte della sfera emozionale del soggetto protagonista di “Rising Rage”. Ciò che si sente in questo album è  una confusa serie di reazioni di una persona non ancora in età matura, mentalmente genuina e pura, la quale proprio per questo motivo si sente ancor più piena di ira dopo essere stata tradita dalla società in cui vive. La scelta di far filtrare tutto attraverso una visione quasi adolescenziale rende meglio l’idea di cosa abbiamo provato negli anni passati, confrontandoci col il mondo, sentivamo quindi il bisogno di far esplodere tutto ciò che avevamo chiuso in un involucro e trattenuto dentro di noi fin troppo a lungo.

Il risultato assomiglia più ad uno sputo in faccia che ad un’opera teatrale ma non abbiamo certamente trascurato la nostra natura di esseri “amplificati all’ennesima potenza” nel riprodurre il tutto con vestigia di spettacolare esaltazione dei temi. In sostanza “Rising Rage” siete un po’ tutti voi quando eravate nella vostra cameretta in preda alle vostre emozioni, e noi siamo l’orrore che vi stava alle spalle.

6. Chi è la penna del gruppo, quali fattori scatenano in voi la creatività per la loro composizione?

(Dark Priest) Le parti musicali portanti di ogni pezzo sono principalmente frutto del genio creativo di Nick, il quale con l’aiuto mio e di Sal, confeziona ogni volta brandelli di verità inquietanti tanto quanto le riflessioni che spingono me a scrivere i testi.

(Nick Franz) La musica per me non è altro che un insieme di memorie, un diario nel quale annoti delle situazioni di cui hai un tremendo bisogno di ricordare i momenti più particolari. Trascriviamo  soltanto emozioni che per quanto siano toccanti, incontrollate o pesantemente traumatiche, vorremmo dominare in qualsiasi momento, per riuscire a sovrastare le debolezze psicologiche che turbano la nostra ragione di esseri umani. Scrivere una pagina vuota senza mai fermarsi con la penna, quindi comporre la musica senza mai fermare i pensieri. Quando sento il bisogno di esporre determinati stati d’animo particolarmente eloquenti lascio totalmente coinvolgere il mio spirito in un “auto dettato psicologico” senza sosta. Ogni brano non è altro che traduzione perfetta di quel preciso istante in cui ci si esprime.

7. Come nasce un vostro pezzo? La provenienza da due nazioni vi crea problemi in fase di composizione? Preferite usufruite della tecnologia a distanza o attendere di ritrovarvi in una sala prove e fare tutto alla vecchia maniera?

(Nick Franz) Gli Endless Coma attualmente risiedono in Italia, perciò le distanze non sono un problema e non lo sarebbero comunque in nessun caso data la modalità di scrittura dei brani. Le tracce presenti in “Rising Rage” sono nate da una prima fase di composizione musicale estremamente istintiva, quasi impulsiva, nella quale sono stati trascritti tutti i riffs e le percussioni che sostengono per intero ogni pezzo. In seguito tramite tecnologia a distanza (per questo le dicevo che le distanze non sarebbero comunque un problema) abbiamo lavorato al minimo dettaglio e con moltissima dedizione arrangiamenti, linee vocali, arpeggi, tastiere, elettronica, metrica e ritmica di ogni pezzo. La composizione in sala prove non è il caso di “Rising Rage”. Si può affermare che il nostro primo lavoro sia il perfetto equilibrio tra l’estrema impulsività di scrittura ed un meditato arrangiamento.

8. Come è nato il contratto con la Buil2Kill Records, soddisfatti del loro operato?

(Sal) I primi contatti con la Buil2Kill Records risalgono allo scorso autunno. Avevamo da poco terminato le registrazioni di Rising Rage ed eravamo alla ricerca di una buona etichetta. Dopo aver valutato attentamente le varie proposte che ci erano state fatte da diverse case discografiche, quella di Buil2Kill, in congiunta ai servizi di Nadir Promotion, ci è sembrata la migliore ed abbiamo quindi trovato l’accordo con loro. I ragazzi che lavorano nella Buil2Kill si sono mostrati subito molto disponibili e abbiamo con loro un rapporto di stima e fiducia reciproca che sicuramente gioverà ad entrambe le parti. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare Federico e Trevor per il lavoro che hanno svolto in questi mesi e stanno tutt’ora svolgendo alla grande!

9. Concretizzerete esibizioni live in supporto a RR?

(Sal) Certamente! Durante l’autunno e l’inverno abbiamo suonato in gran parte dei locali qui nel Veneto come forma di supporto a Rising Rage raccogliendo molti fan. Al momento i nostri sforzi si stanno concentrando maggiormente per trasferirci a Londra entro la fine dell’anno, e da lì abbiamo intenzione di far partire una tournée europea che avrà come tappe principali Inghilterra, Danimarca, Belgio e Germania, ma abbiamo in programma qualche altra data italiana prima di partire. Abbiamo una grossa fetta di fan che viene dalla Russia, quindi ci piacerebbe molto suonare anche da loro, però effettivamente partire dall’Europa è più semplice per tutti, quindi per adesso continuiamo a raccogliere i contatti necessari per definire quello che sarà il Rising Rage European Tour.

10. Buona fortuna per tutto, lascio a voi le considerazioni finali.

Tutto il gruppo ringrazia i sostenitori per la stima ricevuta finora e si auspica di ottenere sempre più attenzione in futuro. Qualcosa di macabro incombe, non sentitevi troppo al sicuro perché gli Endless Coma stanno arrivando a sgretolare le vostre sicurezze.

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Shinin’ Shade – Slowmosheen (EP Moonlight Records 2012)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Classic rock, Doom metal, Gothic metal, Recensioni


SHININ’ SHADE – Slowmosheen  (EP Moonlight Records 2012)

Tra le note di Slowmosheen dei parmensi Shinin’ Shade, si percorre un viaggio trascendentale: quattro songs per una manciata di minuti che trasmettono sane allucinazioni mentali.

Un ep che convince e che incuriosisce la mente, le sensazioni che si scorgono sono quelle di respirare ettolitri di etere, puro delirio. Slowmosheen è un doom rock progressivo e psichedelico dai ritmi “dolciastri” che ci avvicinano ai deliri mentali di Jim Morrison, a rimembrare la ruvidità dei Led Zeppelin più sperimentatori, fino a giungere alle lenti note dei primi Black Sabbath; ma potremmo citarne tanti altri…

Splendida la voce di Jane Esther-Collins a tratti molto simile (complimenti veri ndr) a quella della bella Anneke Van Giersbergen (ex-The Gathering), che tocca il suo apice in “(Day) Eye”.
Che altro aggiungere, anche il mistico art work fa la sua bella figura assieme all’accurata confezione digipack con tutti i caratteri in rilievo.

VOTO: 70 / 100

 

Tracklist:

1.    In The Darkness
2.    May You Rest In Slowmo
3.    (Day) Eye
4.    Square The Circle

Line Up:

•    Jane Esther-Collins – voce
•    Allen Kramer – chitarra, cori
•    Mek Jefrey – chitarra
•    Roger Davis – basso
•    Mike De Chirico – batteria

Discografia:

•    Shinin’ Shade (ep 2011)

 

My Space:
Myspace Shinin Shade

Facebook:
http://www.facebook.com/pages/SHININ-SHADE/169113931530?sk=info

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Ram–Zet – Freaks In Wonderland (Buil2KillRecords 2012)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, Gothic metal, Recensioni, Thrash metal


RAM–ZET – Freaks In Wonderland  (Buil2KillRecords 2012)

Album di non facile assimilazione quello del quintetto norvegese, band di cui non conoscevo nulla e che con somma sorpresa sono giunti al loro quarto lavoro discografico.

Firmato il contratto con la nostrana Buil2Kill Records, (etichetta che dimostra ogni giorno di cavalcare la scena a pieno ritmo ndr), Freaks In Wonderland piomba sulle nostre teste con tutta la sua geniale schizofrenia.

Catalogarlo è quasi impossibile, possiamo dire che il buon Zet  potrebbe aver avuto ispirazione da David Towsend e i suoi Strapping Young Lad, catturando la teatralità degli Arcturus di “La Masquerade Infernale” ed elaborando la complessità stilistica dei Cradle Of Filth.

Eresie…mah, quello che sembra di ascoltare qui è un mix fuori dal comune di thrash metal, progressive e un pizzico di black metal sinfonico con un look tra una normale giornata in ufficio e una serata all’insegna di un locale prettamente gotico. Perfetta la voce apparentemente stile gothic della leggiadra e vampiresca Sfinxs che spesso duetta con quella di Zet e che tocca il suo apice nella parte conclusiva di questo act.

Un lavoro sicuramente interessante e dalle mille sfaccettature, che consigliano a chi non giudica al primo ascolto. Potreste rimanerne visibilmente sorpresi.

VOTO:  70 / 100

Tracklist:

1. Story Without A Happy End
2. I Am
3. Mojo
4. Land Of Fury
5. Madre
6. Circle
7. The Sign
8. As The Carpet Silent Falls

Line Up:

•    Sfinx – voce
•    Kuth – batteria, percussioni
•    Lanius – basso
•    Ka -  keyboard, voce
•    Zet – voce, chitarra

Discografia:

•    Pure Therapy   (2000)
•    Esacpe   (2002)
•    Intra    (2005)

 

My Space:
Myspace Ram-Zet

Feacebook:
http://www.facebook.com/pages/Ram-Zet/112126645469314?ref=ts&sk=info

Sito Web:
http://www.ram-zet.com/

 

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}