Graves Of Nosgoth – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Black metal, death metal, Gothic metal, Interviste


Graves Of Nosgoth, band romagnola che con il suo debutto Ex Tenebris Ad Lucem ha fatto il botto! Un lavoro ricco di atmosfere e genialità da non sottovalutare.. sarà nata una stella?

1.    Benvenuti sul blog di Eraskor.com ragazzi, rompiamo il ghiaccio con le presentazioni…

Risposta 1: Ciao! Innanzitutto grazie per averci dato l’onore di poter rispondere alle tue domande; cogliamo l’occasione per ringraziare tutto lo staff di Eraksor.com!
Siamo qui tutti quanti: Io (Giammarco), Mirko, Luca, Thomas ed Eleonora. Lei è entrata da poco a far parte della band come seconda chitarrista, per questo non appare nell’album. Ne approfittiamo per darle il primo benvenuto pubblico, se così si può definire!
Che dire, per non farla troppo lunga diciamo che tutti quanti siamo ragazzi con grande voglia di suonare e divertirsi, ragazzi che considerano la musica una grande opportunità e una grande sfida.

2.    Da dove nasce il moniker Graves Of Nosgoth?

Risposta 2: Nome non così usuale, vero ? (ride, nda.) Nosgoth è sicuramente un nome conosciuto per tutti coloro (nerd e non) che hanno avuto l’onore di giocare al videogioco Legacy of Kain, per tutti gli altri… beh, giocateci!
La prima parte del nome invece si riferisce direttamente al genere che proponiamo, che, pur essendo abbastanza vario, si ricollega direttamente al filone Death Metal. Cinque tombe sono l’ideale per parlare di morte, dico bene ? (ride, nda.)


3.    Devo farvi i miei sinceri complimenti, Ex Tenebris Ad Lucem è un capolavoro, ci si trova di tutto dentro: death, black, heavy, progressive e rock. Un minestrone (prendetela come complimento ndr.) cucinato dal migliore degli chef italiani, non credete?

Risposta 3: Siamo veramente soddisfatti del lavoro svolto. E’ stata una sorpresa anche per noi, la New Idols ci ha contattati alla sprovvista (e questo ha incrementato il piacere nel ricevere questa richiesta) e abbiamo iniziato a lavorare sodo fin da subito, il che ha portato all’incisione di quelle nove tracce (già tutte presenti nel repertorio prima della richiesta) che ognuno può sentire ora!

4.    Ogni song sembra vivere di luce propria, passando dal death, all’heavy classico, poi al black e ancora al prog, per concludere con la versione rock (per via della timbrica vocale) e acustica di The Fallen Hope. In sede di recensione ho accostato a voi le seguenti influenze: Entombed, Dark Tranquillity, Morbid Angel, Immolation, Vader, Enslaved, Anathema, Edge Of Sanity, Diabolical Masquerade….mi sono avvicinato?

Risposta 4: Esattamente! Non tutti ascoltiamo queste band, ma dobbiamo proprio ammettere che prendendo un pizzico di note da ognuno degli artisti da te nominati si arriva più o meno a ciò che abbiamo creato. Siamo stati accostati ai Dark Tranquillity parecchie volte e pensa che non li ascoltiamo nemmeno così di frequente! (ride nda.). Il fatto che ogni canzone si regga in piedi autonomamente senza per forza dover dipendere dalle altre è una cosa che è nata da sé e sicuramente dal fatto che queste canzoni non sono state scritte tutte nello stesso periodo, anche se uno dei nostri obbiettivi è quello di evitare la monotonia compositiva, che a nostro avviso costituisce uno dei difetti che una band può avere.

5.    Quali temi trattano le vostre song, ETAL è un concept?

Risposta 5: Ex Tenebris Ad Lucem non è nato come un concept, ma lo è diventato man mano che ognuno di noi andava in studio a registrare. Ci siamo lentamente accorti che tra una canzone e l’altra, nonostante ci fossero parecchi divari musicali e tematici, c’erano punti in comune; questo ci ha spinti a creare un ordine che potesse dare vita a un filo logico adatto all’allora venturo album.
I temi sono vari: si parte dalla critica sociale sostenuta da un’enorme allegoria (Dark Age In The Abyss) e si arriva a un terribile omicidio (Scarred Night) in un batter d’occhio.

6.    Tre aggettivi per descrivere ETAL

Risposta 6: Violento, melodico, diverso.

7.    Chi è l’artefice del bellissimo art work?

Risposta 7: L’artefice dell’art work è Giuliano Marcolini, un fotografo amatoriale molto bravo oltre che studente al quinto anno di Ingegneria Elettronica, che ha messo in piedi un set fotografico improvvisato durante una giornata di pioggia per permetterci di avere il materiale giusto! Egli si definisce assolutamente non soddisfatto del lavoro svolto (e questo la dice lunga sulle sue ottime capacità fotografiche), ma noi ne siamo più che soddisfatti! La mano che ognuno può vedere è quella di Thomas, che si è prestato per farsela sporcare e maltrattare per bene!

8.    Avete già avuto modo di promuovere l’album dal vivo?

Risposta 8: Abbiamo fatto un concerto l’undici Giugno durante il quale abbiamo avuto l’occasione di vendere il nostro album e il merchandising, con ottima risposta da parte del pubblico presente, che cogliamo l’occasione per ringraziare!

9.    Quali sono i vostri progetti futuri?

Risposta 9: Dopo un piccolo periodo di pausa abbiamo già iniziato a scrivere nuovo materiale per il prossimo album. Esso sarà un concept più marcato e assolutamente interessante (lo speriamo davvero), si baserà sulla storia di un grande personaggio della letteratura tedesca!

10.    In bocca al lupo per tutto, a voi l’ultima parola.

Risposta 10: Crepi! Di nuovo grazie a Ermanno e a tutto lo staff di Eraksor.com che ci hanno permesso di rispondere a queste domande, un grazie anche alla New Idols e in particolare a Simone Gagliardi, Gabriele Bellini, Mirko Serra e Giacomo Salani, a tutte le nostre famiglie e a tutti coloro che si impegnano per darci un solido supporto! Thanks dudes, keep on rockin’!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Blesed Dead – Secret of Resurrection (autoprodotto 2010)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Death metal, Recensioni


BLESSED DEAD – Secret of Resurrection  (autoprodotto 2010)

Band proveniente da Acquafredda, nella provincia di Brescia quella dei Blessed Dead, dedita a un death metal di stampo fine anni 80’ e primi 90’. Formatisi nel luglio 2009 per volere dei fratelli Shon e Ale, dopo aver completato la formazione, si autoproducono questo mcd dal titolo “Secret of Resurrection”.

Quattro pezzi di puro e incontaminato old school death metal che non aggiungono nulla di nuovo al genere, ma sanno rievocare perfettamente quei richiami oscuri e malsani alla Pestilence, Morbid Angel, Autopsy, Death.. et simila.

La registrazione sfortunatamente è di medio livello, peccato per una batteria troppo roboante che penalizza non poco l’intero prodotto, problema sicuramente causato da inesperienza. Tuttavia, badando perlopiù alla sostanza, attendiamo fiduciosi un nuovo prodotto per una valutazione più profonda.

VOTO:  55/100

Tracklist:

1.    I am the bleddes dead
2.    Dance of the insane
3.    Nightbreed
4.    Secret of resurrection

Line Up:

•    Shon – chitarra
•    Ale – chitarra
•    Patrick – voce
•    Tolo – basso
•    Jonny – batteria

MY SPACE:
Myspace Blessed Dead

(A cura di Ermanno Martignano)

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Lab Eleven – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: death metal, Interviste


Death metal nevrotico, pesante come un macigno e ricco di una giusta melodia, questo è Exceed Veil of Maya dei pisani “Lab Eleven”. Analizziamo al meglio la loro “irruenza sonora”….

1.    Benvenuti Lab Eleven, fate una vostra presentazione ai nostri lettori…

Salve a tutti, i Lab Eleven sono una band Thrash/Death Metal della provincia di Pisa nata nel 2004 dall’incontro di musicisti di varia provenienza ed esperienza musicale.

2.    Exceed Veil of Maya, un album pesante, veloce e melodico quanto basta. Io lo vedo come un mix di sound svedese e americano; in poche parole Vomitory, Cannibal Corpe e Suffocation sembrano le vostre influenze principali… Siete d’accordo con la mia analisi?

Tutto il nostro lavoro è frutto di ascolti personali di varia natura, ma riteniamo che hai centrato perfettamente la descrizione. Oltre ai capostipiti che hai citato, non possiamo non menzionare anche linee guida come, una su tutte, i Carcass ai quali dobbiamo il binomio potenza-melodia strumentale, Cannibal Corpse, Lamb of God, Unleashed, At the Gates e Testament, i quali hanno contribuito alla nostra formazione musicale e ci hanno aiutato a crescere come musicisti.

3.    Quali sono le vostre tematiche?

EVoM racconta storie principalmente di rabbia e cattiveria, ricercando comunque una certa raffinatezza psicologica nel nostro lavoro.
Come in un libro horror di sette capitoli, le tracce dell’album urlano torbide vicende e raccapriccianti storie che qualcuno ancora si ostina a non vedere.
Nei testi sfruttiamo molto l’accostamento di metafore (come la stessa “Aedes Albopictus”) ad immagini immediate, forti, crude, (come in “God’s Masterpiece”) addentrandoci là dove la comune coscienza non ha accesso.

4.    Il vostro art work sembra emanare tristezza, fragilità e rassegnazione, descrivetecelo secondo la vostra visione

La copertina è il nostro “velo di Maya”. Quello che appare è un bacio innocente ma aprendo il poster la realtà che si rivela rispecchia comunque l’intento dell’album, contrapponendo ad una facciata apparentemente “normale” un contenuto di un sicuramente più duro e più crudo impatto.
Lo squarcio del velo è la nostra volontà di vedere oltre,  raccontando nei nostri testi il lato più perverso e oscuro della vera realtà.

5.    Una cosa che dovete svelarmi e che proprio non riesco a ricordare… a che film appartiene la battuta inserita nel finale di “The Novice Butcher”?

L’intramontabile Pulp Fiction [...bravo hai vinto un mappamondo…] a cui dobbiamo questa trovata cruda, sarcastica e stridente con la situazione, scostante dal normale corso degli eventi. Insomma la perfetta “armonia del contrasto” che si ritrova in tutto EVoM

6.    State promovendo EVoM in sede live?

Sicuramente attraverso i live possiamo prendere direttamente contatto con il nostro pubblico e catturare l’attenzione di chi non ci ha mai ascoltati. E’ quindi naturale cercare di promuovere il nostro disco a chi ci viene a sentire. Inoltre si possono trovare anche maglie e altro merchandising.

7.    Tre aggettivi per descrivere EVoM

Brutale, cupo, tagliente.
Il mix giusto per far sprofondare l’ascoltatore nell’underground musicale che da sempre ci contraddistingue. Un disco potente senza troppi fronzoli né compromessi, risultato di tutti i miglioramenti raggiunti in questi anni.

8.    Quali saranno i prossimi passi futuri, avete già qualche idea su nuove canzoni?

Possiamo tranquillamente annunciare che stiamo lavorando al prossimo album, infatti abbiamo già composto dei singoli inediti che proporremo presto anche in sede live.
A proposito di quest’ultima dimensione, il nostro intento è di promuovere il disco anche all’estero calcando palchi in tutta Europa e, perché no, nel mondo.

9.    L’album death metal che ha stravolto la vostra vita…

Qua siamo in crisi. Avremmo una lista interminabile di citazioni, ma al top consideriamo “Swansong” dei Carcass, “The bleeding” dei Cannibal Corpse e “Reign in blood” degli Slayer.

10.    Siamo giunti alla conclusione, non mi resta che ringraziarvi per la vostra collaborazione e lasciare a voi le conclusioni…

Ringraziamo tutta la redazione di (NON LO SO DIO MUFLONE), ed in particolare Ermanno, per averci concesso quest’intervista e la possibilità di avere ulteriore visione online.
A tutti i gruppi che leggeranno l’intervista diciamo: Non perdete mai la passione nella musica che fate e siatene orgogliosi! Siate corretti, umili e uniti… con voi e con gli altri gruppi con cui avrete la fortuna di dividere il palco !!! L’underground Italiano ha bisogno di ogni singolo gruppo per poter far sentire la sua voce, lavoriamo insieme per far si che si possa creare una ‘situazione’ italiana degna di nota.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Forgotten Hope – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Gothic metal, Interviste


Diamo il benvenuto al gruppo calabrese dei Forgotten Hope, usciti nel marzo scorso con un promo di tre pezzi registrato in presa diretta. Poniamo loro le nostre domande…

1.    Salve ragazzi, benvenuti nel blog di Eraskor.com, fateci una breve presentazione della band

(Angel). I Forgotten Hope nascono nel 2006 nella provincia di Cosenza, precisamente ai piedi del bellissimo e suggestivo parco nazionale del Pollino. La band sin dagli esordi ha cercato di mettere in musica, prima con delle cover e poi con brani inediti, i propri stati d’animo, le sensazioni e quel sottile stato d’abbandono che si respira vivendo qui.

2.    Come e quando è nata l’idea di formare la band, perché chiamarla Forgotten Hope? Qual’è la speranza dimenticata?

(Angel). L’esigenza di mettere in musica ciò che viviamo ogni giorno? Si, penso sia stata proprio questa l’idea principale che ci ha spinto a imbracciare gli strumenti e buttare fuori tutto ciò che cova dentro di noi. Sul nome della band posso dirti la mia visione della cosa. Un ragazzo/a, che vive in questi bellissimi posti, il silenzio, la precarietà della vita,  lo stato di abbandono, che non necessariamente è dovuto alle persone che hai attorno, ma a tutte quelle situazioni che si vengono a creare, con l’inevitabile maturazione di una persona. Tutto ciò, porta a perdere quella speranza che vive il massimo splendore nell’età della fanciullezza. Dopodiché, per citare il titolo di un nostro pezzo…After…the void.

3.    Ascoltando il vostro promo, ho riscontrato buone idee e anche qualche difetto, come mai l’idea di registrare in presa diretta? Questa decisione possiamo ritenerla causa di aver sperimentato clean vocals poco convincenti e suoni troppo bassi?

(Angel). Sicuramente la scarsa qualità della registrazione, è dovuta ai pochi mezzi a nostra disposizione, soprattutto economici, come ricordava Luca. Nello stesso tempo, penso  che in giro ci siano molti prodotti che vengono spacciati addirittura come album ufficiali e dove la qualità è davvero scarsa se non peggiore della nostra. Questa non vuole essere una giustificazione ovviamente, ma penso che registrare live, ci abbia messo a nudo anche come musicisti, non abbiamo avuto una fase di pre produzione in cui abbiamo regolato, volumi, effetti, ecc. Siamo andati in questa saletta e abbiamo suonato, punto. Mi capita spesso di ascoltare promo,demo ecc e la prima cosa che noto è sempre la stessa. Sembrano prodotti suonati non da essere umani, ma da alieni, batterie ultra veloci, chitarre moltiplicate decine di volte e tanti, ma tanti effetti. Le prossime nostre uscite, ovviamente, non avranno questa qualità, ma faremo di tutto per migliorare la registrazione senza perdere di naturalezza.

(Luca). La scelta è relativa principalmente a fattori economici. Una registrazione in multitraccia ci sarebbe costata molto più di quello che potevamo permetterci; anche perché, parliamoci chiaro, ciò che si riesce a guadagnare con le serata, è poco più di zero. Per il resto è stato comunque un modo per avere qualcosa in mano, un lavoro concreto. La qualità sonora, aggiunta a diverse sbavature esecutive, è indubbiamente riconducibile alla presa diretta; ma personalmente credo che la nostra musica si senta, al di là di tutti i difetti, e per essere un prodotto creato così velocemente, siamo stati anche fortunati. In futuro cercheremo di fare meglio, sempre meglio, intanto abbiamo tirato fuori qualcosa che ci permette, nel bene e nel male, di far conoscere la nostra musica.

4.    Le vostre influenze stilistiche possiamo dire che abbracciano il progressive, dark, gothic e death metal, concordate?

(Angel). Hai dimenticato il black ehehe. Si, diciamo che mettiamo insieme tutto ciò che “emotivamente” lascia un segno dentro di noi. Spesso ci capita di iniziare con un riff di stampo death o prog, per poi spostarci sul gothic. Credo che tutto ciò sia dovuto al nostro amore viscerale e a 360 gradi verso il Metal, nelle sue varie sfaccettature e sfumature.

(Luca). Concordo pienamente. Ma le influenze musicali sono praticamente infinite, se si guarda nel dettaglio la situazione. Si tratta di un’acquisizione di “dati”, avvenuta nel corso degli anni, per ognuno di noi, e che inevitabilmente viene fuori al momento della composizione. Abbiamo gusti differenti tra di noi, talvolta così diversi che ci stupiamo di andare così d’accordo in fase compositiva. Eppure credo sia uno dei nostri punti di forza, perché il fatto stesso di fare musica, ci permette di amalgamare idee gothic a sfumature prog, ecc. Mettiamo insieme tante idee, mille gusti, ed è così che arriviamo a essere un gruppo.

5.    Come va interpretato questo inizio?….come un biglietto da visita alla consueta ricerca di un etichetta discografica, oppure il vostro obbiettivo era quello di incidere semplicemente le vostre idee, sensazioni etc..?

(Angel). Personalmente direi tutte e due le cose. E’ un inizio, un biglietto da visita e anche un modo per memorizzare da qualche parte un periodo delle nostre vite. Se poi questo dischetto susciterà l’attenzione di qualche addetto ai lavori, che ben venga, ma sappiamo com’è la pseudo scena dello stivale, ma questo è un altro discorso che non voglio di certo approfondire in questa sede.

(Luca). Diciamo che non avevamo nessuna intenzione specifica. L’unica cosa che mi sento di dire è: vogliamo andare avanti, in qualsiasi direzione. Noi tutti abbiamo speranze (a dispetto del nome della band), sogni, magari anche differenti. Il promo è una concretizzazione del lavoro intrapreso insieme, non ha pretese, ma non vuole passare inosservato. Ha avuto indiscutibilmente lo scopo di buttare giù idee e sensazioni, è un po’ come uno specchio per noi, in più è un modo per dire a chiunque abbia la possibilità di ascoltarlo: “al di là di tutto, noi ci siamo; pronti a mettere in gioco tutta la nostra anima, a cadere nella tristezza di una melodia e a rinascere nel rombo distruttivo di un tuono”. Abbiamo mille difetti, così come il nostro promo, ma vogliamo crescere e credere in noi stessi; questo inizio, per me, va interpretato come quello che è, un inizio.

6.    Chi è la penna del gruppo, che argomenti trattano le vostre liriche?

(Angel). La cosa bella dei Forgotten è che riusciamo ad amalgamare le nostre 4 teste, cosa molto difficile in una band, questo non vuol dire che non ci siano momenti di tensione, anzi, se non ci fossero la cosa mi puzzerebbe e tanto. Collaboriamo attivamente tutti e quattro alla nascita di un pezzo, che può trattare di sicuro temi di carattere personale, ma anche che parlano della nostra terra e delle persone che ci vivono usando, com’è successo, delle allegorie. Il mondo dei Forgotten è un mondo personale, intimista, dove paradiso e inferno si incontrano spesso e la follia e la decadenza la fanno da contorno.

(Luca). Chiunque abbia qualcosa da dire, ha pieno diritto alla penna. Ultimamente stiamo utilizzando un testo di Pasquale, il nostro bassista, per creare un nuovo pezzo. Sul promo c’è Harlequin Melancholic Herd, scritta a quattro mani da Angelo e Giuseppe, e After… the Void ed Echoes From Silence, scritti da me. Gli argomenti sono diversi, ma trattano sempre e comunque il disagio che questa vita ci procura; talvolta relativo alla società, in altri casi relativo a proprie percezioni delle più comuni esperienze di vita. Siamo nati dalla cosiddetta parte giusta del mondo, ma siamo consapevoli che l’essere umano è una macchina difettosa.

7.    Come nasce una vostra track, prima testo o sound?

(Angel). Come diceva Luca, si può partire da un semplice riff o da un testo che portiamo in sala prove. Si prova, si trovano varie soluzioni, fino a trovare i tasselli con l’incastro giusto per poter avere un “puzzle” completo e di cui siamo pienamente soddisfatti. Non lasciamo niente a caso, anche nel titolo di un pezzo possiamo perdere delle ore o delle giornate com’è già capitato eheh…

(Luca). Tutto è molto libero e relativo. Si parte da un riff, da un testo, da una frase, un’idea. Non ci siamo messi alcun tipo di limite. Nei periodi più creativi, spariamo idee a raffica, poi le riordiniamo, e facciamo una cernita. Non esiste un metodo prestabilito, proprio perché lasciamo tutto alle sensazioni. Per dirne una, che mi riguarda, sugli assoli e sulle parti di chitarra: posso stare un’intera settimana a cercare le note giuste e non riuscire a essere soddisfatto, e magari trascorrere due ore in sala e trovare la soluzione; oppure, al contrario, non avere nessuna soluzione a portata di mano durante le prove e, una volta arrivato a casa o addirittura nel tragitto, avere un’idea illuminante..

8.    Quali saranno le prossime mosse dei Forgotten Hope?

(Angel). Sicuramente scrivere nuovi pezzi e cercare finalmente di produrre il nostro primo album. Abbiamo già un po’ di pezzi che potrebbero andare a finire sul nostro full, ma sarà un processo lungo e costruito con la massima calma e dedizione.

9.    Il vostro sogno nel cassetto…

(Angel). Come dico e ripeto spesso, la cosa più importante è quella di continuare questo nostro percorso insieme a prescindere dai risultati che otterremo. Di band ne nascono parecchie, e l’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di metal band, ma mantenere un gruppo è la cosa più difficile, spesso si viene presi dall’entusiasmo dei primi periodi e poi basta un nulla per buttare tutto nel cesso. Nel nostro caso per fortuna non è stato cosi, dopo 4 anni siamo ancora qui e per noi, che viviamo in questo territorio, credimi è già un piccolo traguardo.

10.    Siamo alle battute finali, a voi le conclusioni e buona fortuna per il futuro della band!

(Angel). Grazie a te Ermanno per averci concesso questo spazio e un ringraziamento a quelle poche e vere persone che ci hanno sempre sostenuto e continuano a farlo. A tutti i lettori invece, volevo solo dire di continuare e supportare il metal italiano, non dobbiamo sentirci inferiori a nessun’altra scena mondiale, abbiamo grosse potenzialità, manca solo il vero e concreto supporto da parte vostra. SUPPORT!!! (true).

(A cura di Ermanno Martignano)

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Abyss of Pain – Professing through terror (Crash & Burn Records 2010)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Death metal, Recensioni


ABYSS OF PAIN – Professing through terror  (Crash & Burn Records 2010)

Per uno come me, che ascolta il death metal di Autopsy, Immolation, Cannibal Corpse, Carcass, Morbid Angel, Bolt Thrower, Obituary, Six Feet Under, Sinister e via discorrendo… insomma, quello più oltranzista, cupo, ferale (“muro sonoro”), I friulani Abyss of Pain caricano il mio lato più oscuro a 1000, “turbando la mia psiche!”.

Processing through terror è un macigno claustrofobico che non ti lascia scampo, un muro di suoni e growl ultra-cavernosi che catturano l’attenzione sin dal primo ascolto, l’album scorre lineare sotto ogni punto di vista, undici pezzi che non mancano di passaggi classic death a con tempi sontuosi e cadenzati per passare a sfuriate grind intrise di un certo sapore tipicamente thrash metal che permea lungo la durata complessiva dell’album.

Belle ed intriganti anche le scream vocals sfruttate solo un paio di volte qua e là, qualcuna in più avrebbe sicuramente donato più dinamicità e respiro. Dopo vari ascolti, ci si rende conto che questi ragazzi hanno inglobato il sound putrido e tecnico di Autopsy e l’angoscia emotiva che sprigionano gli Immolation, quindi non resta che ringraziarli per aver donato “cotanta oscurità e pesantezza al bel paese!”.

VOTO: 90/100

Tracklist:

1.    Forever In Hell
2.    Son Of Darkness
3.    Your Dying Body
4.    Death Will Rise Again
5.    Can’t Hate You No more
6.    No Mercy For you
7.    My Suffer
8.    K’atun II
9.    Dead: Finally Alive
10.    Empty Screams
11.    Dirty Bitch

Line up:
•    Alessandro “BB” Molaro – voce
•    Gimmi Piccin – chitarra
•    Emanuele Anastasia – basso
•    Anup Canuti – batteria

Discografia:
•    . . . And Pain Grows Stronger  (Demo Aprile 2007)

(A cura di Ermanno Martignano)

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Natrium – intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: death metal, Interviste


Death metal dei bei tempi, nudo e crudo, che porterà un piacevole ricordo a chi vive di Autopsy, Death e Six Feet Under, i Natrium sono tutto questo. Da poco usciti con il loro demo “Inscribed in the victims scars”, sentiamo cosa hanno da dirci…

natrium foto band

1. Salve Natrium, cominciamo con le presentazioni..

Lorenzo: Ciao a tutti voi di Eraskor, io sono Lorenzo Orrù, voce della band sarda Natrium (prima ho cantato con Infector e Mutilation trade, entrambe Brutal Death). Gli altri componenti del gruppo sono i fratelli Andrea e Edoardo De Muro, rispettivamente chitarra e batteria, i padri fondatori del gruppo; Alessio Locci chitarra e Lucio Manca basso. Essendo uno dei nuovi arrivati passo la parola a Andrea per un po’  di storia del gruppo.

Andrea: Ciao, la band l’abbiamo formata io (chitarra) e mio fratello Edoardo (batteria) nel 2001. Dopo una miriade di cambi di formazione dovuti a varie questioni tra cui il voler comporre qualcosa di più brutale, dopo aver registrato 4 demo e un full e molti live abbiamo avuto la fortuna di continuare per la nostra strada insieme ad Alessio Locci alla chitarra, Lorenzo Orrù alla voce e Lucio Manca al basso, che si sono uniti a noi nel 2007.

2. Il vostro death metal possiamo dire che è ricco di stili differenti, in alcuni frangenti si possono scorgere i primi Metallica, i riff dei Death, la pesantezza dei Six Feet Under e l’inossidabilità “terremotante” degli Autopsy. Secondo voi il vostro suono nasconde ben altro oltre alle band da me citate?

Lorenzo: Beh, Six Feet Under a parte, si può dire che i gruppi da te citati siano alla
base di tutti i gruppi death metal. Tra le altre nostre influenze non nego che ci siano i
Suffocation, i Carcass ed i Cannibal Corpse.

3. Siete soddisfatti del prodotto finale o vi siete accorti che qualcosa poteva esser fatta meglio?

Lorenzo: Considerando che è stato autoprodotto, registrato nella nostra saletta e mixato con ore e ore di sbattimenti da parte di Andrea, che doveva accontentare un po’  tutti superando i limiti tecnici della strumentazione che avevamo, non posso che esserne non solo contento ma fiero e orgoglioso. Non toccherei nulla, suona benissimo così.

Andrea: Sono perfettamente d’accordo con Lorenzo, con la nuova formazione sono cambiate molte cose dal punto di vista compositivo: prima componevo quasi tutto io, mentre ora ci chiudiamo per ore in sala quasi tutti i giorni e componiamo tutti insieme, sicuramente il processo è molto più u naturale e le influenze dei singoli si sentono anche nel prodotto finale. Buttiamo via molti riff proprio per ottenere un’originalità più marcata possibile.

4. Quali sono le tematiche dei vostri testi, cosa volete trasmettere a chi vi ascolta?

Lorenzo: I miei testi non sono frutto di fantasia o spiritualità ma parlano di attualità,
cronaca e dell’orrore che ci circonda ovunque sotto varie forme. Ci sono cose che non
sopporto ed è questo che voglio trasmettere. Non mi va di fare troppi discorsi a chi
ascolta, al limite consiglio a tutti di informarsi il più possibile e non dar retta ai tg o
quotidiani di “stato”.

5. Quale è la canzone che vi ha dato maggior soddisfazione registrarla e quale vi ha creato maggiore difficoltà?

Lorenzo: da parte mia mi è piaciuto registrare Eyes of Ineluctability, anche perchè da un certo punto di vista, anticipa la nuova strada che stiamo percorrendo attualmente. Non ricordo difficoltà in genere, abbiamo deciso di registrare dopo aver suonato a lungo e spesso in sede live.

Andrea: Penso che la soddisfazione maggiore sia sempre nella traccia che ancora non è stata registrata, perche da sempre una certa curiosità il pensiero di mettere un cd e ascoltare un pezzo che fino a quel momento hai solo suonato, diciamo che la soddisfazione sta dal punto di vista dell’ascoltatore.

6. Promuoverete le nuove canzoni dal vivo? Con quale band underground italiane vorreste dividere il palco un giorno?

Lorenzo: Come ti ho già anticipato abbiamo già alle spalle numerosi live. Abbiamo fatto due date in Inghilterra e abbiamo avuto la fortuna di aprire per i concerti di gruppi come i Mnemic e soprattutto (visto che sono loro fan) gli Extrema. A parte di nuovo con i mitici Extrema, mi piacerebbe suonare con altri gruppi taliani come: Hour of Penance, Eyeconoclast, FleshGod Apocalypse, Necrotorture, Clinicamente Morti.

7. Il vostro art work è molto apocalittico, l’enorme cicatrice che tiene unita la terra cosa rappresenta per voi? Chi sono le vittime in questione?

Lorenzo: ho fatto quel disegno in un periodo non molto felice per me in quanto ero bloccato a letto in convalescenza da un operazione. Gli altri del gruppo dicono che è un bene sennò con tutti i miei impegni non avrei mai dedicato tutto quel tempo alla copertina… ma loro sono xxstardi xD!
Il significato è legato alla titletrack, dedicata alle vittime e agli sfollati impazziti dall’orrore dei massacri in Darfur e riprende una frase del testo che, seguendo un discorso legato al silenzio assordante che copre quelle vicende a noi lontane, conclude con “molte prove sono state bruciate ma rimangono inscritte nelle cicatrici delle vittime”

8. Progetti futuri?

Lorenzo: Al momento stiamo lavorando ad un full LP e ti posso dire che siamo già a buon punto. Nel periodo successivo all’uscita della demo abbiamo continuato a comporre senza sosta e a sperimentare il più possibile. I nuovi pezzi sono molto più vicini al Brutal Death e ci saranno molti più blast beat (già presenti comunque In “Inscribed..”). Il tutto è più sincopato e “dispari” che in passato. Non vediamo l’ora di farveli sentire, da parte mia mi ritengo molto soddisfatto.
Contemporaneamente stiamo suonando dal vivo e potete seguire le nostre date e altre news su “myspace.com/natriumspace“.

9. Secondo voi la scena death metal italiana odierna gode di ottima salute? Qualche consiglio su qualche band che merita più attenzione?

Lorenzo: Secondo me sta meglio che in passato, forse per via dei metodi di diffusione più moderni come internet. E’ cresciuto non solo il numero ma anche il livello di band
interessanti e molto valide che non hanno nulla da invidiare a bands internazionali più
blasonate (basta pensare a quelle che ho elencato prima, che reputo allucinanti). In più vorrei aggiungere qualche band sarda come Ill brain, Mutilated Soul, Bremys, Bavarja (in quest’ultime in nostro bassista suona il basso (Bremys) e canta (Bavarja), Verbo Nero, Accabbadora e i nostri cugini veneti From the Shores.

10. Grazie infinite per essere stati con noi, buona fortuna per il futuro! A voi le conclusioni…

Lorenzo: Un saluto dalla Sardegna a voi di Eraskor e a tutti i vostri lettori. Grazie per
l’interessamento e il supporto che date alle band undeground STAY SICK!

Andrea: Ciao a tutti e vi invito a dare un’occhiata a myspace.com/natriumspace e ai video di alcuni nostri concerti i cui link si trovano nel nostro myspace stesso. a presto!!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Napalm Death – Cripple Bastards

Autore: Ermanno M. | Categoria: Concerti


napalm death logo

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cripple bastards logo

1 Ottobre “Alpheus” Roma

2 Ottobre “Koko” Castelletto Cervo (BI)

3 Ottobre “Rock Planet” Pinarella di Cervia (RA)

4 Ottobre “Zion Rock Club” Conegliano Veneto (TV)

Per l’acquisto dei biglietti:

http://www.ticketone.it/

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Obituary – Darkest Day (Candelight 2009)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Death metal, Recensioni


OBITUARY – Darkest Day (Candelight 2009)

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Dopo due album altalenanti come Frozen Time e Xecutioner’s Return i paladini del death metal sincopato e marcio, riemergono in maniera più convincente con questo nuovo Darkest Day registrando tracks più efficaci, anche se in sostanza la loro proposta continua a sembrare un copia/incolla…

Si sa, il loro death metal made in florida non è mai cambiato di una virgola in tutti questi anni, dimostrandosi coerenti con se stessi e con chi gli ha sempre stimati. Il loro sound è sinonimo di brutalità, sporcizia e “disturbo mentale”, questo è stato il loro marchio di fabbrica e lo sarà sempre.

Certo gli anni passano e i fratelli tardy continuano a svolgere il loro lavoro al meglio non riusceno però a colpire al 100%, sembra che nemmeno gli ottimi riff di Ralph Satolla siano riusciti a dare nuovi stimoli e quella marcia in più al resto del gruppo. Tuttavia, anche se questo nuovo capitolo non brilla di genialità e incisività, la stima per la band americana rimane immutata attendendo l’album che spazzerà via ogni dubbio.

Molto bello e interessante l’artwork del grande disegnatore Andreas Marshall, unica pecca… forse troppo sullo stile power metal!

Tracklist:

1. List Of Dead
2. Blood To Give
3. Lost
4. Outside My Head
5. Payback
6. Your Darkest Day
7. This Life
8. See Me Now
9. Fields Of Pain
10. Violent Dreams
11. Truth Be Told

(A cura di Ermanno Martignano)

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