Metaltrashfactory – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: death metal, Doom metal, Hard rock, Interviste, Punk Rock, Thrash metal


Provenienti da Crocetta Del Montello (TV), i Metaltrashfactory dopo1 demo e 1 ep arrivano all’uscita del full lenght in stile thrash, rock n roll, sludge e attitudine punk. Three Bodies Layer è una partenza del tutto convincente!

1.    Benvenuti sulle nostre pagine ragazzi, partiamo con la biografia dei Metaltrashfactory

Il progetto nasce nei primi mesi del 2002 come gruppo punk-rock, appena dopo la registrazione del primo demo”monkey television fucking voodoo” il gruppo si separa in seguito a divergenze musicali. Vengono percio’ reclutati nuovi elementi (basso, chitarra e batteria) che vanno a creare l’attuale formazione e fanno virare le sonorita’ verso un metal a cavallo tra thrash duro e puro e suoni piu’ moderni.
La formazione attuale è composta da Diego “Spino” Spinelli alla voce, Devis Groppo e Davy “Devyl” Lorenzetto alle chitarre, Daniela Vieceli al basso e Luca De Gaspari alla batteria.
Nel 2008 viene registrato, presso i MusicCity Studio di Montebelluna (TV), l’EP autoprodotto “shadows of black” che ottiene interessanti valutazioni dai magazine specializzati: “un riffing molto serrato e sincopato…ma che sa anche andare lento avvicinandosi allo sludge-core di band come i crowbar – metal hammer10/2009″ e ” ..caratterizzato da una lucida follia e dalla ricerca di soluzioni desuete..-rockhard –/2009″. A promozione dell’EP la band inizia a suonare nei locali del Veneto e non solo, componendo nel frattempo nuove canzoni  e cercando di amalgamare, in maniera sempre piu’ omogenea, le diverse influenze (dal doom al rock ‘n’ roll) di ogni singolo componente e fonderle nel creare una violenza sonora che colpisca piu’ alla mente che allo stomaco.
Nel 2011 si arriva al traguardo del 1° full lenght “three bodies layers” registrato sempre al music city studio (impiety, attila csihar, setherial) con l’ausilio di Nicolo’ Gasparini (peterpunk-scacciapensieri) e considerato non un punto di arrivo ma una partenza.

2.    Da dove nasce questo moniker (abbastanza lungo direi ndr.), come mai la decisione di unire i tre aggettivi formando una sola parola?

L’origine del nome è da ricercarsi agli albori del gruppo, in principio era solo la sigla MTF ma successivamente, col cambio di line up, abbiamo deciso di rappresentare il cambiamento senza rinnegare il passato. Ecco che allora si è deciso di dare un significato alle tre lettere del nome precedente e MetalTrashFactory (rigorosamente senza “H”), oltre a richiamare il genere musicale che ci ispira, significa “Fabbrica dei rifiuti metallici”. Ci sembrava efficace e di forte impatto e abbiamo deciso di tenerlo.


3.    Dalle info disponibili in rete la vostra partenza è stata punk rock, come mai questo cambio di rotta? Fattore dovuto alla nuova line up oppure alla voglia di pestare duro!

Un po’ tutti e due. Diciamo che la nuova line up ha voglia di pestare più duro.
Devis e Spino (chitarra e voce), i reduci della precedente esperienza, erano anche quelli che avevano l’anima più metal all’interno del gruppo e con l’arrivo degli altri si è subito voluto puntare ad un sound graffiante e diretto che si avvicinasse allo stile thrash metal degli anni 80.
Detto questo abbiamo cercato di unire il più possibile le varie influenze per personalizzare il genere date dalle esperienze passate dei vari componenti. Da qui la definizione di Hybryd thrash.

4.    Three Bodies Layers, un lavoro che convince sotto ogni punto di vista; trovarsi una band tra le mani che miscela thrash metal, rock n roll, sludge e un pizzico di doom death non capita tutti i giorni! In poche parole siete riusciti a creare un suono incisivo, lasciando invariata l’attitudine sporca del punk, concordate con la mia definizione?

Beh ti ringraziamo per queste belle parole e direi di sì, le condividiamo. Crediamo che il nostro punto di forza sia proprio quello di proporre (o almeno provare a proporre) qualcosa che si differenzi dal resto del panorama metal italiano. Sinceramente siamo stati definiti nei più svariati modi (Black’n roll il più originale) e questo non può farci che piacere.
Oggi che non si può ormai inventare niente di veramente nuovo e perciò crediamo sia diventato fondamentale affidarsi ai “cross-over” per distinguersi.
Come hai detto tu l’attitudine punk, e forse ancor di più quella thrash, fa da base sulla quale costruire un complesso di influenze e variazioni che toccano vari generi restando però ben attenti a conservare intatto il nostro marchio di fabbrica.

5.    Dieci tracce per quaranta minuti di ascolto, a conti fatti quale è la traccia che vi rende maggiormente orgogliosi? Due parole sulla traccia “Comandante”…

La traccia che ci rende più orgogliosi? A dire la verità è difficile dire quale sia, qualcuno di noi è legato più ad alcune tracce e qualcun’altro ad altre, senza tralasciare pezzi che non sono stati inseriti nel disco e che, chissà, speriamo possano andare a far parte di un secondo lavoro.
“Lost in the snow” è la più vecchia, che risale addirittura alla prima formazione ed è stata rielaborata per inserirla nel disco. E’ chiaro quindi che i due elementi storici del gruppo siano legati a quel pezzo. “Roof of mind” invece rappresenta più di tutte le influenze rock’n'roll ed è probabilmente quella che ci piace di più fare dal vivo. Forse però la canzone che rappresenta un po’ tutti è “Desert warm”, sia per sonorità che per stile vero e proprio.
“Comandante” invece è nata un po’ per gioco. Cercavamo una cover che però potesse darci la possibilità di esprimere al massimo le nostre caratteristiche e quindi volevamo un pezzo che non centrasse assolutamente niente col metal per poterlo stravolgere a nostro piacimento. Dopo varie proposte la scelta è caduta su “Comandante Chè Guevara”, scritta da Carlos Pueblo e diventata canto popolare cubano. Indipendentemente dai riferimenti politici che uno può trovarci, a noi interessava rendere omaggio ad una figura storica che portiamo nel cuore.
Crediamo di aver fatto un buon lavoro rendendola nostra il più possibile visto che alla fine, della versione originale, ne è rimasto solo il testo.

6.    Il vostro art work ha l’aria di essere un capannone in disuso (suppongo sia una foto), chi è l’autore? E’ proprio come lo immaginavate?

E’ proprio come ce lo immaginavamo anche perchè ci siamo occupati noi anche dell’artwork, Luca (batterista) e Spino (voce) in particolare.
La foto di copertina (fronte, retro e inside) in realtà è un collage di foto che abbiamo mescolato assieme per ottenere l’effetto che cercavamo. Volevamo insistere sul concetto di fabbrica per richiamare al nome del gruppo.
Le foto all’interno del booklet invece sono state scattate da Fabricio Selestrino Laurenco ( detto Ramones) e Paolo Dalto all’interno di un ex fornace da anni in disuso e abbandonata a se stessa. Quando l’abbiamo vista per la prima volta ce ne siamo subito innamorati tanto che, dopo alcuni mesi, ci siamo tornati per usarla come location del nostro videoclip “New life pt.II” in uscita a fine novembre.

7.    Mi chiedevo se le tracce contenute nel cd sono tutte nuove oppure qualcuna appartiene al vostro demo (o ep) ed è stata riarrangiata per l’occasione…

Ben 3 delle 5 tracce dell’EP  “Shadows of black” sono state riproposte nell’album e cioè “Lost in the snow”, “Nothing zero dead” e “New life pt.I”. Il motivo è principalmente la necessità di riproporle con una qualità superiore a quella dell’EP sia per quanto riguarda l’arrangiamento sia per quanto riguarda la registrazione. Tutti gli altri invece sono pezzi che abbiamo scritto nel periodo tra i due.
Poi, quando si devono scegliere dieci tracce da inserire in un disco non è mai un lavoro facile. Bisogna fare una cernita cercando di seguire un filo logico e a volte si finisce per escludere pezzi che invece avrebbero meritato di essere pubblicati.

8.    Essendo un lavoro autoprodotto devo dire che è molto professionale, manca solo il nome di un’etichetta discografica…come vi state muovendo in tal senso?

Il merito della qualità del prodotto va diviso con Nicolò Gasparini (ex Peter Punk, ora Scacciapensieri) del MusicCity Studio di Montebelluna (TV) che ha registrato e mixato le dieci tracce presenti nell’album fornendoci una consulenza molto importante anche su una serie di piccoli accorgimenti che hanno contribuito a migliorare il lavoro.
Per quanto riguarda il riconoscimento di un etichetta stiamo inviando il cd a svariate realtà grandi e piccole, così come alle varie agenzie promozionali e di booking. Stiamo a vedere quali saranno i riscontri. A dire la verità una proposta l’abbiamo già ricevuta, stiamo cercando di capire come accordarci ma per scaramanzia preferiamo non parlare ancora di questo…

9.    Immagino che non mancheranno le serate live per sponsorizzare a dovere le nuove tracce…

Infatti, non è così facile però riuscire a trovare date al giorno d’oggi, specie se fai metal e soprattutto se proponi pezzi inediti anziché cover…Ma scuse a parte ci stiamo muovendo per cercare date anche fuori da quello che è stato il nostro “raggio d’azione” in questi anni e cioè la zona del Veneto delle provincia di Treviso, Venezia e Belluno. Ci piacerebbe magari riuscire ad aprire per band importanti o comunque già lanciate nel panorama musicale.
Intanto abbiamo una data importante venerdì 25 novembre al Revolver di San Donà di Piave (VE), per chi fosse in zona…durante la quale presenteremo ufficialmente il nostro videoclip “New life pt.II”, ispirato al film culto “Fight club” e realizzato a fine estate da IrideVideo.

10.     Lascio a voi le battute finali per esprimere il vostro pensiero su 9 anni di MTF.
In bocca al lupo per tutto!

Prima di tutto vorremmo ringraziare tutti quelli che in questi anni ci hanno seguiti nei concerti e non, in particolare Francesco degli Arkaios e Ramones delle Bambine barbute di donna concetta che hanno cantato come guests nel disco. Vorremmo citare anche Silvia e Ivan che hanno recitato nel video e tutti quelli che come voi sostengono il metal emergente.
Speriamo che i prossimi 9 anni ci regalino altrettante soddisfazioni…crepi il lupo!

(A cura di Ermanno Martignano)

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The Archetype – The fallen Grace (Lost Sound Records 2010)

Autore: Ermanno M. | Categoria: death metal, Progressive, Thrash metal


The Archetype – The fallen Grace  (Lost Sound Records 2010)

The Archetype, prima release per questa band proveniente da terra fiorentina, il loro sound è un intreccio di thrash, death, progressive metal dai suoni moderni.

Otto canzoni per 51 minuti di durata che spaziano tra tempi aggressivi e melodici ben intrecciati tra loro con un alternanza tra growl e clean vocals. La sensazione che si scorge è quella di ascoltare, una certa modernità Nevermore, aggressività “melodica”dei Soilwork e oscurità / progressività degli Opeth; una formula vincente che a primo impatto si fa  apprezzare con facilità, ma che a metà della sua durata perde un po’ di freschezza dando quella sensazione di qualcosa di già sentito.

Concludendo, un album bello da ascoltare più e più volte,  così da inglobare la giusta assimilazione. Un album che merita un buon voto per l’ottimo lavoro tecnico-compositivo da parte di tutti i suoi componenti, ma che in futuro ci auguriamo che ci regalino un sound leggermente più vario e incalzante sotto l’aspetto “assalto frontale”.  Un pregio va sicuramente a Memoria unica track in lingua madre e dalla interpretazione vocale “sopra le righe” di Gianluca.

VOTO: 70/100

Tracklist:

1.    The Fall – 3:54
2.    Parasites – 5:34
3.    Ghost – 7:21
4.    Ethereal – 6:06
5.    Blinded by Sand – 5:45
6.    Twisted Visions – 11:44
7.    Rise Again – 7:00
8.    Memoria – 3:46

Line Up:

•    Giordano – chitarra ritmica / acustica
•    Alessandro – chitarra ritmica
•    Marco/Alessandro – batteria
•    Gianluca – voce
•    Niccolò – basso

(A cura di Ermanno Martignano)

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Resurrecturis – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: death metal, Interviste


Resurrecturis, band proveniente dalle Marche e dall’undergound anni ’90, creatura di Carlo Strappa (chitarra/voce). Dopo cinque anni ritornano con questo nuovo lavoro dal titolo “Non voglio Morire”, che comprende vari stili diversi appartenenti al metal!

Risponde: Carlo Strappa

1.    Benvenuti ragazzi, a voi una breve presentazione del gruppo…

I Resurrecturis sono nati nel lontano 1990. Da allora abbiamo fatto 3 album, qualche demo e cose del genere. Oggi la band si è trasformata definitivamente in un progetto personale di Carlo Strappa, unico superstite dopo tanti anni di scorribande nel metal estremo. Se siete curiosi di ripercorrere le tappe musicali del nostro cammino andate su www.resurrecturis.com e leggetevi la biografia dove per sommi capi vengono raccontate alcune delle cose che ci sono capitate in questi anni. Sempre sul sito potete scaricare i nostri lavori musicali dai primi demo degli anni ’90 fino al recente album “Non Voglio Morire”. Così potrete farvi un’idea di chi siamo e cosa facciamo…

RESURRECTURIS foto band

2.    Veri complimenti per “Non voglio morire” lo trovo un perfetto mix di death, heavy metal classico e hard rock. Come mai l’idea di concretizzare un album ricco di tante sfaccettature?

Ti ringrazio. Vedi, le scelte artistiche che stanno dietro a “Non Voglio Morire” si possono far risalire a due elementi principali: da una parte c’è il mio background musicale. Sulle mie spalle ci sono 30 anni di ascolti e quasi 25 sullo strumento. In questo lungo lasso di tempo si sono succedute mode, stili, strumenti e tecniche di registrazione molto diverse tra loro. Siccome sono da sempre un fan del rock duro, col tempo ho interiorizzato tutte queste differenti soluzioni ed approcci e quindi in un certo senso mi viene abbastanza naturale attingere a registri sonori eterogenei. Cosa che trovo anche più stimolante che non andare ad attingere sempre dalla stessa fonte.
Dall’altra parte il concept dell’album, dove ripercorrevo un pò tutta la storia del mio rapporto con la musica, mi ha quasi costretto a presentare sonorità diverse che rappresentassero le diverse fasi di questa lunga storia.

3.    Come nasce un vostro pezzo, prima sound o testi?

In passato la musica nasceva prima, poi veniva ideato un testo che più o meno si incastrasse bene con le atmosfere del pezzo.
Oggi, visti gli ultimi sviluppi del progetto Resurrecturis, la prima cosa che viene ideata è l’architettura concettuale del disco nella sua interezza, dopodichè si comincia la stesura di testi e musica per arrivare a riempire tutte le caselle vuote che costituiscono i temi da toccare nell’album. È un modo di lavorare completamente diverso dal passato. Ma mi sembra molto più stimolante perché sono costretto a pormi degli interrogativi stilistici che prima non c’erano. Credo che questo nuovo modo di lavorare col tempo mi costringerà ad affinare il songwriting in maniera importante.

4.    Di cosa parlano i vostri testi?

Tutti i testi di “Non Voglio Morire” parlano di cosa rappresentano l’arte e la musica per me e come questo significato è mutato nel tempo. I testi sono molto personali, però credo che in questa mia storia di amore viscerale per la musica molti possano riconoscersi. Cosa che puntualmente sta avvenendo! Ti dirò infatti che curiosamente alcuni dei commenti più accalorati rispetto alle liriche del disco li ho avuti da gente completamente estranea al giro metal. Una cosa che mi ha anche reso orgoglioso.
In questo disco emerge spesso questa idea di separazione, di spaccatura interiore, si veda ad es. “The Fracture”. Questo è un tema che sta alla base del progetto dei due dischi di cui NVM rappresenta il primo capitolo. Nel corso degli anni ho sempre dovuto fare compromessi tra il mio amore per la musica e la necessità di fare altro per guadagnarmi da vivere. Un profondo solco che ha attraversato sempre la mia esistenza e mi ha influenzato moltissimo nel modo di pensare e vivere le cose. Ci sono altre cose che vengono fuori dai testi, ma lascio che siano gli ascoltatori a fare le loro conclusioni. Sennò che gusto c’è?

5.    Complimenti per il video di “The Fracture” credo che sia la track che rappresenta al meglio l’intero album, con che stato d’animo si vive la realizzazione di un video?

Grazie! Abbiamo messo così tanto lavoro in quel video che davvero mi fa piacere sapere che lo hai apprezzato. Si la canzone è stata scelta perché ha delle sonorità che si collocano al centro del vasto spettro che viene presentato nel disco. Quindi non potendo fare quattro videoclip, mi è sembrato appropriato lavorare su una canzone che stesse un pò al centro del discorso musicale, in modo di non dare un’idea troppo fuorviante agli ascoltatori.
Inoltre “The Fracture” si portava dietro un visual eccezionale, che ci ha permesso di creare una cosa bella, d’impatto e piena zeppa di riferimenti al mondo dell’arte (Hermann Nitsch, Gunter Brus, Rudolf Schwarzgokogler, Kurt Kren, ecc), una cosa necessaria se consideri che tutto il disco è dedicata al mio rapporto con la musica e quindi con l’arte.
Le condizioni operative non sono state semplicissime, in particolare io mi sono dovuto sottoporre ad una specie di tortura prolungata, però i ragazzi della produzione (HeGo Film) hanno fatto un lavoro fenomenale sia dal punto della professionalità che dal lato umano, mettendo tutti a proprio agio e tirando fuori da ciascuno il meglio.
Come stato d’animo ero abbastanza teso perché sapevo che buona parte della efficacia del video poggiava sulla mia “interpretazione”, una bella responsabilità per uno che non a mai fatto niente del genere in vita sua. D’altra parte ero molto compiaciuto dalla professionalità dell’organizzazione e dalla passione dedicata dalle numerose persone che sono state coinvolte… Per me è stata una vera figata pensare che tutte quelle persone erano lì per realizzare qualcosa che era partita da una idea partorita da me!

6.    Live per “Non voglio Morire”?

Si, anche se ancora non so come e quando!

7.    La vostra band è nata negli anni ’90 e nel sound si scorge perfettamente quelle sensazioni che si provavano allora. Cosa ricordate di un periodo in cui tutto era sorretto da un’atmosfera più vera e genuina, ma con meno possibilità di emergere?

La parte in cui ho goduto maggiormente della mia militanza nell’underground risale a qualche anno prima la nascita dei Resurrecturis. Tra l’86 ed il ’90 ho pubblicato una fanzine dal nome Lethal Metal, che insieme a poche altre è stata tra le primissime a presentare le sonorità estreme in Italia (all’epoca non si scappava da NWOBHM e thrash metal quando andava bene). È stata un’esperienza bellissima che mi ha permesso di vivere in prima persona la genesi del movimento death metal e grindcore, dando anche il mio piccolo contributo. Leggere oggi un libro come “Choosing Death” di Albert Mundrian mi fa quasi venire i lacrimoni, perché ripenso ai tempi del tape trading e delle lettere che scambiavo spessissimo con gente che poi ha fatto la storia di questo genere musicale. Erano altri tempi, direi pionieristici. C’era un’altra attitudine ed anche un’altra età, che ci permetteva di fare le cose con un entusiasmo che poi con il tempo si è trasformato in professionalità, tecnica musicale ed altre cose molto belle, ma che non potranno mai pareggiare con l’energia incontenibile di uno “Slaughter Of The Innocents”, uno “Scum” o un “Symphonies Of Sickness”!

8.    Come mai la scelta di pubblicare su un’etichetta inglese e non italiana? Come vi state trovando con la Casket?

Mai lavorato con labels italiane, prima non ce ne erano di decenti, mentre oggi credo che non ci sia il minimo interesse nei nostri confronti da parte delle etichette nostrane. Almeno da parte delle migliori. Sicuramente le nostre ambizioni maggiori sono rivolte all’estero, per cui non soffriamo troppo di questa situazione. Tra l’altro oggi le etichette che possono davvero fare la differenza sono pochissime e ci sono tantissime band di ottimo livello in giro. La competizione è davvero durissima.
La Casket è una specie di tritacarne che butta fuori dischi a ripetizione facendo su ognuno un minimo lavoro standardizzato. Tutte quello che non rientra in questo standard ricade sulle spalle delle band. Per NVM ho deciso di fare una promozione importante, perché mi sembrava che il disco lo meritasse. Ma il tutto è stato gestito da me in prima persona. La label ha fatto ben poco, a parte curare la distribuzione.

9.    Progetti futuri?

Competare la dialogia pubblicando il secondo capitolo. Alcuni pezzi sono già nella fase embrionale. Prima vorrei andare in tour, ma ancora stiamo vedendo come fare. In questo il lavoro è un impedimento veramente ingombrante, considera che ho dovuto lasciar cadere già 3 offerte di cui una davvero appetibile! Mi piacerebbe fare anche un altro video, per “In Retrospective”, ma penso che alla fine il progetto non si concretizzerà per motivi economici!

10.    Siamo alle conclusioni, lasciamo a voi la chiusura di questa intervista, ringraziandovi e augurandovi una carriera di grande successo e ricca di soddisfazioni!

Per prima cosa grazie per l’interesse sui Resurrecturis e per il supporto! Grazie per l’augurio. In realtà già il fatto di esserci ancora dopo tutti questi anni e dopo tutta la xxrda che abbiamo dovuto ingoiare credo sia un grande successo. Anche se lo sanno in pochi. Ciao!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Phenium – Intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Interviste, Thrash metal


Dai Castelli Romani (Rm), ecco giungere i Phenium, band dal forte impatto sonoro e giusta melodia. La loro mistura di thrash/death scorre con vero piacere nei padiglioni auricolari, soprattutto con “Incubhate”, nuova fatica della band.

Facciamo qualche domanda al gruppo…

1.    Benvenuti “Phenium”, a voi le presentazioni…come nasce il gruppo?

Il gruppo nasce nel 2004 ad opera di Dharem, Gore e Bost, ognuno dei quali proveniente da differenti esperienze musicali. La line-up si è progressivamente saldata con l’ingresso di Mast alla batteria è, infine, di me (Val) alla voce. In seguito ai buoni risultati ottenuti suonando in giro, abbiamo quindi inciso un demo nel 2008, di cui due songs sono addirittura finite in compilation oltreoceano, e poi il nuovo Ep Incubhate. In ultimo, a causa di problemi personali, Mast ci ha dovuto salutare, ed alle pelli è arrivato il nostro nuovo “mostro” Leo.

VAL voce

2.    Solitamente descrivo io il sound proposto, questa volta cambiamo, descrivete  la vostra ultima fatica ai lettori…

Quando ci formammo, eravamo una classica Thrash metal band, molto influenzata dal bay area sound. Col tempo e la conoscenza reciproca, però, sono venute fuori tutte le influenze e le passioni, ed ora infatti amiamo definirci thrash-core, in quanto al suono della bay area abbiamo aggiunto il metalcore alla Trivium o all Unheart, l’hardcore e molto altro. Diciamo che se cercate strofe aggressive, mosh potenti e ritornell melodic…avete trovato quello che fa per voi!!!

3.    Come mai il titolo “Incubhate”, possiamo decretarla come l’unione di 2 parole tipo, incubo e odio?

Si, assolutamente! Su queste due parole, infatti, si muove il concept dell’EP, di cui comunque non amo parlare in dettaglio perché vorrei che chiunque, leggendo i testi, potesse farsi una sua idea. Posso dirti però che questo EP è un vero e proprio “incubo” sociale dovuto all’ ”odio” che governa la nostra società ed i rapporti interpersonali. Capire come tali tensioni si risolvano nelle lyrics dell’EP è però compito dei nostri fans!!

DARHEM chitarra

4.    Cosa rappresenta il vostro artwork dall’aspetto macabro, chi è l’autore dell’opera?

L’autore è Angelo Roccagli di Black Reflections Media, un ragazzo di Pordenone che sta facendo dei lavori veramente eccezionali! L’abbiamo conosciuto su un forum e da li, chiacchierando, abbiamo deciso di collaborare. L’artwork è una sua elaborazione, che muove proprio dai concetti di incubo ed odio…ed in parte rispecchia l’idea complessiva del concept…in effetti, appena ce l’ha mostrata, siamo rimasti a bocca aperta!

5.    Di cosa parlano i vostri testi?

Guarda, come ti ho detto, essendo questo un concept non vorrei spiegarlo nel dettaglio, perché mi piacerebbe che un qualsiasi lettore potesse farsi una sua idea leggendo le lyrics. Sicuramente però posso dirti che non parliamo di draghi ed elfi, o di quanto è bello Satana, o di sex drugs and rock’n’roll!! Mi sento molto vicino al modo di scrivere di artisti come i Nevermore, ed i miei testi hanno sempre come sfondo i rapporti devastati tra l’uomo e la società moderna.

GORE chitarra ritmica

6.    Complimenti per il video di “Bleeding My Sorrow”, come mai la scelta di girarlo è caduta su questo pezzo rispetto ad altri, e chi è il regista?

Grazie per i complimenti! La scelta di “Bleeding” è dovuta al fatto che, in tutto l’EP, ci sembra il giusto singolo, che riunisce insieme, nella maniera più bilanciata possibile, tutte le nostre influenze e tutte le nostre idee musicali. E infatti, è anche il brano di apertura dell’EP!! Il regista è Marco Del Frate, un giovane regista undeground i cui corti stanno spopolando in vari festival dedicati al genere horror/dark. Era la prima volta che, sia noi che lui, ci cimentavano con un videoclip…ma dato che il video sta girando, con ottimi risultati, un pò in tutto il mondo, devo dire che ne siamo molto soddisfatti!!!

7.    Live in promozione per “Incubhate”?

Meno di un mese fa abbiamo tenuto un gran bel release party al jailbreak di Roma, dove l’album ha riscosso un ottimo consenso. Stiamo valutando con cura i prossimi live, vogliamo inserirli solo nel contesto di serate che ci piacciono davvero! Ma stai sicuro che ci vedrai spesso in giro!!!

P BOST basso

8.    Soddisfatti dell’esito finale del prodotto?…Cambiereste qualcosa a conti fatti?

Non credo che esista musicista che, ascoltando e riascoltando il suo prodotto, se ne dica pienamente soddisfatto. Ad oggi cambieremmo diverse cose, sia sonore che stilistiche…ma questo è dovuto al fatto che siamo una band in continua trasformazione, lavoriamo duro ogni singolo giorno per portare al massimo le nostre capacità ed il nostro stile…ed Incubhate è sicuramente una fotografia che ci rispecchia e di cui siamo orgogliosi…ma già sappiamo che i prossimi lavori suoneranno più potenti!!!

9.    Cosa riserva il futuro ai Phenium?

Guarda, per scaramanzia ed accordi presi, non posso dirti cosa si sta muovendo…ma posso dirti una cosa: stiamo lavorando a nuovi brani, ed alla possibilità di fare un passo fuori dall’underground!

LEO batteria

10.    Grazie per averci concesso questa intervista, a voi le considerazioni finali…

Grazie a te per l’interesse nei nostri confronti, e grazie a tutti i fans che ci seguono fedelmente dal vivo e, sia al di quà che al di là dell’oceano, stanno scaricando l’album da iTunes. Speriamo di incontrare presto tutti voi durante un nostro live…e li ci aspettiamo tutto il vostro sangue nel pogo! Fino ad allora…keep on bangin’!!!!!!!

(A cura di Ermanno Martignano)

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Human Dirge – intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: Interviste, Thrash metal


Diamo il benvenuto ai romani Human Dirge che con il loro EP “Seventy times seven” mettono in risalto le loro qualità ed un thrash metal dallo stile americano…. A loro la parola…

1. Salve Human Dirge, diamo il via con una breve presentazione della band…

Ciao, gli HD sono John (vocalist), Tommy (chitarra solista), Giulia (basso), Flavio (chitarra ritmica). In questo preciso istante stiamo cercando un batterista; abbiamo interrotto con Danilo una collaborazione durata più di un anno per divergenze stilistiche e musicali sebbene i rapporti tra noi siano rimasti buoni. Gli HD nascono nel 2006 con il nome “Oscura Poetry” ed erano sicuramente molto diversi per lineup e genere dagli odierni. Ci siamo evoluti col tempo e, diciamolo, siamo in piena evoluzione.

human dirge foto band

2. Il vostro sound viaggia su stili tipici americani, molto in linea con Testament e Nevermore. Un sound veloce, melodico, pesante ed oscuro, tuttavia da un ascolto più attento si scorge anche una certa influenza svedese. A chi vi siete ispirati per realizzare questo perfetto mix?

Si vero, c’ è un po’ di tutto, questo perché abbiamo ascolti ampi e eterogenei. Sentiamo non solo metal (e per metal intendiamo tutto) ma anche altri generi quindi le composizioni hanno venature diverse. L’ influenza di partenza, perché è innegabile che ce ne sia una, è sicuramente il thrash moderno americano alla Nevermore ma come afferma il nostro promo, adesso il genere diventa “difficilmente etichettabile”. Come avete ben percepito le scene alle quali ci rifacciamo maggiormente sono quella death/thrash americana e la death svedese stile Darkane senza tralasciare influenze classiche quali Carcass ecc…

3. Seventy times seven è un ep che in soli 14 minuti racchiude molto di più di quanto possa offrire un tempo così ridotto, è stata una scelta voluta quella di inserire solo 3 canzoni?

La storia di un promo è difficile da racchiudere in poche righe perché a farla non sono solo le note ma anche le vicissitudini a esse legate. Pensavamo di dare una smossa al precedente EP “Embryo”, seppur a noi piace particolarmente, e abbiamo deciso di provarci con 3 song, abbastanza per capire l’ evoluzione. Nella loro stesura non pochi sono stati i problemi organizzativi e compositivi che abbiamo trovato perché non si voleva fare qualcosa di già sentito o facilmente etichettabile.

4. Quali sono le differenze sostanziali tra l’ep targato 2007 “Embryo” e il nuovo Seventy…

A parte la produzione, più massiccia e aggressiva, i pezzi sono più veloci, più d’ impatto mentre “Embryo” è più melodico e avvolgente. Quest’ ultimo promo vuole picchiare l’ ascoltatore. Non è detto che non si ritorni a sonorità “Embryo”, ci piacciono entrambe a dire il vero. Ma aspettatevi nel futuro un’ altra evoluzione. Non vogliamo di certo annoiarvi.

5. Ho letto che siete alla ricerca di un nuovo batterista, potete fare un appello se lo desiderate.

Cogliamo l’ opportunità per dire a tutti gli interessati, amanti del genere, che cerchiamo un batterista. Chi fosse interessato può contattarci ai nostri indirizzi e-mail e space.

6. Quali saranno i passi futuri della band?…a quando l’arrivo del primo full-legth?

Domandona…vedere il futuro ora, senza il batterista, non è facilissimo. Pensiamo di trovarlo quanto prima e avviare una serie di concerti live parallelamente alla stesura di nuovi brani. Il full sarà un bel parto perché noi abbiamo il pallino di non far uscire le prime cose che ci vengono in testa ma lavorarci su mesi e mesi per arrangiarlo al meglio e non far nulla di scontato. Vedremo…

7. Leggendo la vostra biografia, ho scoperto che prima di Human Dirge il gruppo si chiamava “Oscura poetry”, quali erano la differenza di stile tra le due band?

Inizialmente non c’ era stile…chi avvia band musicali lo sa…c’ è un’ idea mutevole di base, ci si lavora su e non è detto venga perseguita. Questo è il caso nostro. Siamo stati per mesi a creare pezzi senza capire dove andare a parare finché la line up non s’ è invigorita con elementi compositivi di spessore. Tutto questo è stato quasi automatico, senza alcuna frattura. Siamo partiti da un doom/goth/black per raggiungere un prog/thrash/death…non siamo amanti di etichette, facciamo metal come ci girano le idee, questo ci basta.

8. Sono previsti dei live?

Per ora no, però vi invito a consultare di continuo il nostro myspace per aggiornamenti.

9. Con quali band vorreste dividere il palco un giorno?

Sarebbero davvero moltissime, nemmeno a elencarle! E non solo band di grosso calibro ma anche valenti band underground che spesso sono mascherate e nascoste dalla brillantezza (ahimé) monetaria di band famose.

10. L’intervista si conclude qui, non resta che ringraziarvi per la disponibilità concessaci e augurarvi buona fortuna per il futuro. A voi le conclusioni…

Beh, continuate a seguire la scena underground italica, non necessariamente noi. Questa può crescere solo se voi lo volete. Non vi fate ingannare da art work, pubblicità ridondanti, apparenza… Ascoltate tutto, con le orecchie e col cuore, e scegliete con quelle. Grazie dello spazio concesso, un saluto.

(A cura di Ermanno Martignano)

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Human Dirge – Seventy Times Seven (autoprodotto 2009)

Autore: Ermanno M. | Categoria: Recensioni, Thrash metal


HUMAN DIRGE – Seventy Times Seven (autoprodotto 2009)

human dirge artwork

Un EP di piccola durata ma che si rivela molto interessante. Gli Human Dirge si sono formati nel 2006 sotto il nome di Oscura Poetry e diretti verso un sound più gotico.
Dopo il cambio di nome, nel 2007, registrano il primo EP intitolato “Embryo” per poi giungere al nuovo album  “Seventy Times Seven” nel 2009. Il loro thrash metal di matrice americana, tanto caro a gruppi come Testament e Nevermore, dimostra appieno le capacità compositive della band con songs dirette, oscure e tecnicamente elevate.

Incisiva e rabbiosa la voce del frontman John Balla, sulla scia di Warrel Dane (Nevermore), Paul Baloff (Exodus) e vagamente John Connelly (Nuclear Assault), dove, dietro al microfono, dimostra una certa padronanza delle sue doti vocali. Le 2 chitarre di Tommy e Flavio risultano molto precise ed efficaci nell’accompagnare la devastante batteria di Danilo (non più parte integrante della band) e la bassista Giulia.

Nonostante, una durata di soli 14 minuti del loro ultimo EP, possiamo dire che questi ragazzi sono riusciti a concentrare le loro idee in modo “massiccio” e pressocchè lodevole. Sicuramente non mancheranno i riscontri futuri nell’attivissimo panaroma underground.

Tracklist:
unclean alb
no one can decide
the worldof flesh

Line up:
John Balla – voce
Tommy Aurizzi – lead guitars
Flavio Elawi – rhythm guitars
Giulia Cavallo – bass guitars

(A cura di Ermanno Martignano)

{lang: ‘it’}

Hyra – intervista

Autore: Ermanno M. | Categoria: death metal, Interviste


Tecnica contorta, logorante, soffocante, distruttiva, i padovani Hyra piombano sulle nostre teste con questo primo full leght “Seek For Salvation”, un concentrato di pura “violenza” e genialità che suscita grande curiosità…
Iniziamo a porre le nostre domande…

1. Benvenuti Hyra, presentatevi ai nostri lettori

(HyRA) Salve, molte grazie per lo spazio dedicatoci.

2. Seek for Salvation è sbalorditivo, il vostro sound è a dir poco dilaniante e tecnicamente perfetto, come nasce una vostra canzone?

(Max) Non partiamo quasi mai da uno strumento in particolare, ma da un idea che può essere proposta da ogni singolo componente. Ognuno è fondamentale al risultato dei brani. Non seguiamo uno schema ben preciso nella realizzazione dei pezzi, é grazie alla nostra forte intesa artistica che riusciamo ad unire le nostre varie idee sempre molto velocemente e senza nessun problema.

hyra-foto-band

3. Ascoltando le vostre canzoni, mi vengono in mente gruppi come Meshuggah, Pantera e Hypocrisy (quest’ultima per via della track “seed of brutality”), tuttavia da un ascolto più approfondito si possono scorgere influenze di altri gruppi, o sbaglio? Chi ha contribuito nella nascita della band?

(Tommy) No non sbagli assolutamente. Ascoltiamo davvero tanti generi, ognuno di noi ha preferenze molto diverse dagli altri…
E’ stato sicuramente questo una delle nostre forze maggiori e uno degli elementi fondamentali nella creazione di “Seek For Salvation” e del suo sound. Ovviamente ascoltiamo tutti quanti gruppi moderni come Lamb Of God, Meshuggah, Job For A Cowboy e Carnifex o come gli storici Slayer, Pantera e Sepultura, ma poi spaziamo dalla musica etnica ad artisti come l’intramontabile Elvis per esempio. Per questo penso che per quanto riguarda le influenze potrei dire che ne abbiamo tante, come nessuna.

4. Quali sono le tematiche dei vostri testi?

(Fernando) I nostri testi parlano di esperienze di vita reali e di concezioni astratte con scenari surreali che in parte però, rispecchiano le tematiche negative dei tempi odierni. Alcuni trattano della nostra concezione personale dei sentimenti e pensieri negativi che sempre di più predominano nella vita quotidiana di ognuno di noi. I testi sono assolutamente collegati fra loro, però (per intenderci) non come capitoli di un libro.

5. Siete pienamente soddisfatti del prodotto finale o avreste voluto apportare qualche modifica?

(HyRA) Siamo sicuramente tutti molto soddisfatti del prodotto finale e abbiamo visto che il disco è stato ben capito ed apprezzato. Non cambieremmo niente di quello che abbiamo fatto, ci piace così e ne siamo fieri.

6. L’artwork mi ha molto affascinato per i colori usati, per l’idea del dipinto e per il volto sofferto della figura femminile. Qual è il vero significato di tutto ciò?

(Patrik)L’aspetto grafico della copertina doveva essere un’immagine che saltasse all’occhio subito e che rispecchiasse l’indole psicopatica del gruppo. Doveva dare l’idea della rabbia e dell’odio che noi sette ci portiamo dentro, il tutto visto tramite appunto la rabbia e l’odio che questa povera ragazza ha appena subito. Per rendere l’idea ci siamo affidati alle mani sapienti di una nostra grande amica/artista, Eva Di Martino, e poi l’art work è stato definito da un altro nostro amico disegnatore, Valentino Vivian. Direi che è stato colto nel segno.

7. Concerti imminenti?

(Chris) Sicuramente saranno moltissimi, noi siamo una live band a tutti gli effetti, stiamo anche trattando con un paio di agenzie di booking, ma nulla ancora è certo. Di certo c’è che da metà settembre ripartiremo, ed aspettatevi di vederci ovunque perchè abbiamo intenzione di suonare il più possibile e in qualunque luogo. Noi viviamo per i live, passeremmo volentieri tutta la nostra vita in tour.

8. Nel panorama metal italiano iniziano a farsi spazio molte ottime band che con grandi sacrifici sembrano uscire allo scoperto, cosa ne pensate? Potete elencarci qualche band valida che merita maggiore visibilità?

(Luca) Ci sono tantissime ottime band. Siamo un ottimo paese per quanto riguarda il metal e affini, uno dei migliori secondo me, abbiamo grandissimi musicisti, in moltissime band e le persone che ascoltano non sono per niente poche, peccato che non venga dato lo spazio che sarebbe giusto avere ed è davvero triste che molti gruppi abbiano dovuto spostarsi all’estero. Fate un giro sul nostro myspace (myspace.com/hyra8), li potrete trovare bands che secondo noi valgono davvero.

9. Progetti futuri?

(HyRA) Tantissimi live-shows, ovunque, speriamo di suonare il più possibile e più o meno fra un anno pensiamo che sarà pronto il prossimo Album. Preparatevi…

10. Siamo in dirittura di arrivo, a noi non resta che ringraziarvi per la disponibilità concessaci e augurarvi buona fortuna. A voi le conclusioni…

(HyRA) Come sempre grazie a voi, grazie ancora per lo spazio dedicatoci e complimenti per il website. A tutti i nostri fans un saluto e un a presto, vi verremo a prendere tutti bastardi….

(A cura di Ermanno Martignano)

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